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    Maria nell'esperienza di gruppo



    Proposte per la vita dei gruppi giovanili

    Domenico Sigalini

    (NPG 1993-04-56)


    Non è di oggi soltanto che nella esperienza di cammino di fede dei giovani ci si pone il problema di come aiutarli a ricollocare la figura e la funzione di Maria al centro della vita spirituale.
    Ancora oggi però si devono superare non poche difficoltà: da una parte c'è una generazione di educatori stile anni '70, che affrontavano il problema in termini razionali più che teologici e lasciavano un po' di margine alla devozione o alle occasioni; dall'altra c'è un approccio irrazionale o meglio non progettuale che dà per scontati tanti elementi di comprensione della figura di Maria, da affidarsi solo al sentimentalismo spesso distorcente, ma sicuramente di breve impatto spirituale.
    La particolare esperienza del pellegrinaggio, amplificata e portata a live- lo di base dalle Giornate Mondiali della Gioventù (a Czestochowa erano presenti circa 50000 giovani italiani), ha accelerato forse il compito educativo degli animatori e forse li ha trovati anche impreparati.
    Si sono dovuti ricuperare in fretta simboli e segni, modelli di preghiera ripetitivi, canti mariani, preghiere spontanee, ma soprattutto confronto con la fede delle generazioni precedenti. Due soprattutto: quella degli adulti-anziani, molto orientati alla devozione, alle pratiche religiose, alle manifestazioni popolari, e quella dei giovani-adulti quasi miscredenti da questo punto di vista, senza tante manifestazioni emotive, scarse preghiere e piccole reminescenze infantili.

    I princìpi di partenza

    Alcuni elementi chiari in cui ci si può muovere sono:
    - la centratura sulla globale spiritualità giovanile.
    Si tratta di riferirsi alla costruzione di una struttura di personalità cristiana, radicata in Gesù Cristo. Spiritualità mariana non sarà quindi una serie di preghiere e di pellegrinaggi, ma la collocazione di Maria come figura necessaria nella costruzione di una vita credente;
    - nel modello educativo dell'animazione.
    È necessario che la figura di Maria sia accostata con tutta quella attenzione educativa che si pone ai cammini della fede. Non è fatto secondario per il quale si può semplificare o lasciare a qualche apprendimento o esperienza marginale. Deve avvalersi di una partecipata interrogazione tra la fede e la vita, dentro i problemi reali dei giovani e nella assoluta fedeltà alla sconvolgente grazia di Dio, di cui Maria ha esperienza piena;
    - sviluppata in itinerari educativi.
    Fa parte del nostro bagaglio educativo lavorare per itinerari in tutte le finalità delle attività di gruppo e di comunità. Questo significa che non si può lasciare il rapporto con Maria alla pura spontaneità che lentamente diventa l'adattamento a tutti i luoghi comuni e l'abbandono, di un fatto così importante per la fede, ai devozionalismi imperanti. Si deve e si può oggi essere espliciti con itinerari costruiti appositamente, collocati o trasversalmente in tutto un progetto educativo oppure in tempi particolarmente propizi;
    - con una responsabilità esplicita dell'educatore.
    Questo non solo significa che l'animatore deve metterci tutta la cura per questi itinerari come ce la mette per tutte le altre esperienze o unità didattiche, ma che deve lui stesso chiarire a se stesso e crescere in questo rapporto di fede con Maria. Deve essere aiutato superare le difficoltà di una educazione ricevuta forse troppo illuministica o intellettuale, dove lo spazio per la figura di Maria era sottinteso, lasciato alla vita personale, non collocato nell'elaborazione delle sue domande religiose o di fede.

    Suggerimenti per la vita di gruppo

    1. L'itinerario
    Alla base di tutto ci deve stare un piccolo progetto. Il gruppo decide o durante il mese di maggio, anche se difficile per la dissoluzione imminente o già latente dei gruppi, o nel mese di ottobre, o nell'Avvento che si presta molto bene perché si prende come punto di riferimento la logica dell'Incarnazione, di educarsi a una spiritualità in cui Maria sia collocata nella sua relazione con Cristo in Dio.
    Significa allora stabilire un obiettivo concreto con tutti i passaggi necessari: lettura delle domande del giovane, delle sue difficoltà e esperienze di fede, del posto della persona di Maria in esse, del tipo di devozione positiva o negativa in cui è immerso. Tutto questo da porre in mutua interrogazione col dato biblico, ecclesiologico, con i catechismi e la tradizione della Chiesa. Può sembrare lavoro troppo arido, ma deve avere la possibilità di entrare in profondità nella vita del giovane. In seguito si stabiliscono le tappe, corredate di esperienze, di approfondimenti anche conoscitivi. La distribuzione classica nelle varie aree dell'itinerario si presta molto bene perché coinvolge tutta la vita del giovane.
    Area dell'identità personale. Che ruolo gioca nella ricerca di una propria identità fondata su Cristo, l'identità di Maria, credente totale e assimilata a Cristo anche nella carne?
    Area dell'incontro con Cristo. Come ci si può aprire con più decisione e senso all'incontro con Cristo, se è veicolato, sorretto, condotto per mano di Maria?
    Area dell'appartenenza alla Chiesa. La ricchezza delle immagini che Maria realizza della Chiesa sono un prezioso dono per un amore e una appartenenza alla Chiesa oltre la funzionalità.
    Area della vita come vocazione. Se risuona la mentalità del Magnificat in un itinerario è più semplice trovare la strada della vita.
    La realizzazione trova poi molte possibilità che aprono il gruppo anche all'esterno, a quel mondo culturale e a quella storia che precede i giovani molto segnata dalla devozione mariana.

    2. Esperienze privilegiate: camposcuola, feste popolari, pellegrinaggi
    La facilità di fare cammini globali di fede in campiscuola o pellegrinaggi è molto presente. C'è forse una accentuazione mariana nel pellegrinaggio con poca attenzione alla spiritualità globale e troppo scarsa attenzione a Maria nei campiscuola, sempre molto legati a problemi e mete dell'età evolutiva.
    Non occorre necessariamente fare un camposcuola sulla figura di Maria nella vita di fede, anche se in un progetto educativo serio può essere programmato; è importante invece ripensare tutti i campiscuola da questo punto di vista e non limitarsi a parlare di Maria alla fine di ogni discorso come è in uso nelle predicazioni. Più difficile invece è ripensare le feste popolari, sia perché spesso i gruppi di giovani sono esterni a queste manifestazioni, sia perché una parrocchia media si limita a chiedere collaborazioni di tipo strumentale (portare la statua, accendere i flambeaux, preparare lo spettacolo dopo la processione...). I canti spesso non sono agibili per i giovani: «Mira il tuo popolo» e «Noi vogliam Dio» non aiutano molto il mondo giovanile a esprimersi con partecipazione. Nello stesso tempo il modello processione non riesce a esprimere la loro fede, il modello marcia non aiuta gli adulti. Alcuni gruppi però si sono buttati in questa esperienza, e con fantasia e rispetto hanno saputo ridare significato per la propria fede e attualità per la loro vita alla festa popolare mariana e alle stesse processioni. Si può impiegare una serie di incontri di gruppo a preparare una celebrazione mariana. Si otterrà anche il risultato di aiutare a esprimere nella cultura della propria gente la fede dei giovani.

    3. Approcci attraverso nuovi linguaggi: canzoni, drammatizzazioni della vita di Gesù, iconografia (cf icone)
    I linguaggi non parlati sono forse quelli più utilizzati e più adatti per aiutare itinerari giovanili mariani. Hanno la capacità di essere evocativi di tutta l'esperienza di fede di Maria. La forza della contemplazione di una bella icona in un clima di canti o moduli ripetitivi e solenni aiuta l'interiorizzazione e l'«esposizione» della propria vita alla radicalità e unicità della fede di Maria. Le drammatizzazioni progettate con queste intenzioni educative di Via Crucis e Natività potrebbero ottenere di più di qualche soddisfazione artistica, se preparate come parte del cammino di fede del gruppo. I canti mariani oggi sono abbastanza più presenti di ieri, anche se occorre fare qualcosa di più soprattutto nel renderli espressivi delle tensioni vere dei giovani e del dono autentico che è Maria per la loro vita.

    4. Il fascino della figura di Giovanni Paolo II
    Un fatto abbastanza simpatico che si sta verificando nel mondo giovanile è la ripresa della spiritualità cristiana segnata dalla figura di Maria, a partire dal fascino e dall'esempio che Giovanni Paolo II offre con le sue vicende personali (cf attentato il 13 maggio), con la sua devozione robusta e cristallina a Maria. Il gruppo dovrebbe aiutare i giovani poi a smontare al rallentatore questo esempio affascinante, facendone vedere la intima coerenza con la vita cristiana, la profondità teologica dell'impostazione, la pervasività di tutta l'esistenza riscritta nella fede in Gesù, portato nelle braccia di Maria. Questo aiuterebbe i giovani a non consumare solo in gesti o in occasioni sporadiche l'imitazione, la stima e l'amore per il papa.


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