Strumenti di programmazione per l'educazione politica

(NPG 1977-8-55)

SCHEMA DI VERIFICA PER UNA COMUNITÀ EDUCATIVA
a cura di Umberto De Vanna

L'impegno politico coinvolge necessariamente tutta la comunità educativa: è impossibile pensare di rimanerne neutrali. Come sensibilizzare l'intera comunità? Suggeriamo di dedicare alcuni incontri di studio e ricerca comunitari. E per favorire lo sviluppo organico, diamo una traccia di ordine del giorno della conversazione.
1. Siamo persuasi che l'educazione politica debba essere un'esigenza sentita da tutti gli insegnanti, come parte integrante della educazione globale dei giovani, in quanto strumento efficace di collegamento tra scuola e vita?
2. Alla fine del triennio della Scuola media l'alunno termina la scuola dell'obbligo. Ritiene importante la nostra comunità trasmettere agli allievi una adeguata cultura politica e una sufficiente conoscenza delle varie ideologie? Tale educazione politica andrà trasmessa in forma diretta o indiretta?
3. Come andranno trasmesse concretamente tali conoscenze e la adeguata sensibilità?
- Con conversazioni su argomenti di attualità e confronto di articoli di vari giornali;
- ampliando le lezioni di educazione civica;
- esaminando criticamente e in profondità alcuni fatti storici;
- con stimolazioni che provengono dall'ambiente di vita dei ragazzi, sottolineando le esigenze dei quartieri, della città, del paese;
- altro...
4. Come pensiamo possa essere impostata a livello di Biennio superiore una educazione politica costruttiva?
- Soprattutto durante le ore di scuola (svolgendo anche argomenti di diritto, economia, filosofia, sociologia...);
- favorendo il formarsi di gruppi culturali (quali? confessionali? pluralistici?);
- attraverso assemblee di classe e di istituto.
5. Quali devono essere i contenuti di tale educazione?
- Problemi attuali e fatti politici;
- programmi e ideologie di partiti e sindacati;
- aspetti della civiltà dei popoli;
- storia di conflitti sociali;
- costituzione italiana;
- integrazione europea.
6. Quali metodi ci sembrano più idonei all'acquisizione di tali contenuti?
- Dialogo e confronto;
- indagine di fenomeni storici messi a confronto con la realtà;
- promozione di contatti tra scuola e società (mondo del lavoro, sindacati, economia);
- valorizzazione del lavoro di gruppo;
- inchieste, recitals, giornale di classe o di gruppo.
7. A livello di Triennio, con quali mezzi pensiamo di poter continuare la sensibilizzazione politica, in modo più approfondito, anche per liberare sempre più i giovani dai condizionamenti che provengono dall'ambiente, dai mezzi di comunicazione, ecc.?
Occorre in concreto che gli allievi siano abilitati
- ad una lettura tecnico-interpretativa per cogliere le deformazioni apportate all'informazione;
- ad una analisi socio-politica della realtà, in modo da facilitare una scelta consapevole e concreta di impegno politico e di servizio;
- a misurarsi col reale, trovando sbocchi di impegno nell'ambito del quartiere, del giornalismo (anche soltanto locale), nella partecipazione a radio-libere, ecc.
8. Quanto a noi educatori, ci riteniamo preparati ad affrontare un discorso politico con
i nostri allievi, il dialogo aperto con i colleghi, la collaborazione concreta con i genitori?
9. Cosa si può fare per estendere la sensibilità verso il problema politico tra le altre comunità che vivono nella nostra città, nella nostra zona? (dibattiti, incontri di studio...).


TEMATICHE DI TIPO POLITICO CULTURALE
a cura di Aldo Ellena

1. PROBLEMI MACRO-SOCIALI
1.1 L'incremento demografico e il problema della popolazione.
1.2 La crisi energetica:
1.2.1 Implicazioni economiche.
1.2.2 Implicazioni politiche.
1.2.3 Una lezione «culturale»: fine del progresso lineare.
1.2.4 Crisi economica e crisi politica. Quale via d'uscita per il Movimento Operaio?
1.3 Dal sottosviluppo al terzomondismo.
1.3.1 Contro l'etnocentrismo.
1.4 L'organizzazione del lavoro a livello internazionale.
1.4.1 Le multinazionali.
1.4.2 Spartizione in sfere di influenze da parte delle superpotenze.
2. LE GRANDI RIVOLUZIONI
2.1 La rivoluzione russa.
2.2 La rivoluzione cinese.
2.3 Le scelte dell'India.
2.4 Cuba.
2.5 Uno scacco all'imperialismo: Vietnam e il Sud Est Asiatico.
2.6 Il Medio Oriente.
3. IDEOLOGIE E DOTTRINE POLITICHE
3.1 Il liberalismo.
3.2 Marx e i «marxismi».
3.2.1 Le «vie al Socialismo».
3.3 Il «pensiero sociale» della Chiesa (da Leone XIII alla «Octogesima Adveniens» di Paolo VI).
3.4 La modernizzazione come ideologia (funzionalismo, efficientismo, tecnocrazia).
4. LE GRANDI RELIGIONI ORIENTALI
5. L'INDUSTRIA CULTURALE
5.1 Aspetti socio-culturali della rivoluzione industriale.
5.2 Le comunicazioni di massa: influenze ed effetti.
5.3 La cultura e la partecipazione.
5.3.1 Cultura e classe operaia.
5.3.2 Cultura e giovani.
5.3.3 La donna e la cultura.
5.4 Le istituzioni culturali: crisi della scuola e dell'università.
5.4.1 La ricerca di nuove pedagogie.
5.4.2 La sperimentazione ai vari livelli.
5.5 Gli istituti di ricerca e i loro rapporti con l'industria.
5.6 Per una rinnovata analisi e per un nuovo inquadramento della «cultura» e della «antropologia culturale» nel quadro delle scienze sociali come frutto di un nuovo rapporto con la realtà.
5.7 Analisi del profondo: scuole e terapie.
5.8 La crisi professionale.
5.8.1 Problemi socio-culturali e di qualificazione.
5.8.2 L'animazione sociale e culturale.
5.8.3 La ricerca di nuovi ruoli di alcune professioni (insegnante, medico, sacerdote, sociologo, ...).
5.9 La letteratura e le opzioni letterarie.
5.10 Arte oggi.
5.11 Informazione democratica e libertà di informazione (TV - radio - giornali - pubblicazioni spontanee, ecc.).
5.11.1 Tecniche della «contro-informazione».
6. L'ITALIA
6.1 Le varie questioni.
6.1.1 La questione meridionale.
6.1.2 L'emigrazione.
6.1.3 La questione cattolica.
6.1.4 La questione comunista.
6.2 Il rapporto: sindacato - partiti - nuove forze politiche.
6.3 Nuove strutture di base e unità sindacale.
6.4 Il fascismo di ieri e di oggi: i corpi separati dello Stato (esercito, burocrazia, stampa).
6.5 La partecipazione politica nello stato democratico.
6.5.1 Rapporti parlamento-esecutivo.
6.5.2 L'Ente Regione e le autonomie locali.
7. IL MONDO CATTOLICO
7.1 Crisi della cultura e dell'associazionismo cattolico.
7.2 La comunità ecclesiale dal Concilio in poi.
7.2.1 La contestazione nella Chiesa italiana.
7.2.2 Il senso della diaspora e le comunità di base.
7.2.3 Il ripensamento del «dato di fede»: storia ed escatologia.
7.2.4 L'integrismo risorgente.
7.3 Fede e politica.
7.3.1 La scelta di classe e l'anticapitalismo.
7.4 Tra secolarizzazione e senso del trascendente.
7.4.1 Dissacrazione e desacralizzazione.
7.4.2 Il sacro, il profano, il religioso: prospettiva teologica e prospettiva sociologica.
7.4.3 Dalla critica alla religione (Marx, Feuerbach, Freud, ecc.), alla prospettiva di una nuova validità del «dato di fede».
7.4.4 Per una sociologia della religione: dal descrittivismo ad una più pertinente impostazione storica e teoretica.
8. LA FAMIGLIA
8.1 Da patriarcale a nucleare: la famiglia nella società industriale.
8.2 La famiglia e i consumi.
8.3 La famiglia e l'impegno politico.
8.3.1 Al suo interno.
8.3.2 Nella scuola.
8.3.3 Nel quartiere.
8.3.4 Famiglia piccola Chiesa.
8.4 I rapporti interpersonali nella famiglia e la nascita di una nuova etica sessuale: tensioni e prospettive.
9. I GIOVANI: GIOVANI TRA CLASSE E GENERAZIONE
9.1 Il concetto di giovane.
9.2 Giovani, ideologie, tradizioni popolari.
9.3 Le nuove insorgenze culturali e religiose.
9.4 I giovani e l'impegno politico.
10.L'EMARGINAZIONE
10.1 Massimizzazione della produttività e massimizzazione dell'esclusione.
10.2 Per una tipologia.
10.2.1 Il vecchio.
10.2.2 Il malato.
10.2.3 L'handicappato.
10.2.4 Il drogato.
10.2.5 Il malato mentale.
10.3 Emarginazione e discriminazioni di classe: un'analisi delle istituzioni totali.
10.3.1 L'ospedale psichiatrico.
10.3.2 Il carcere minorile.
11. PER UN NUOVO USO DEL TERRITORIO
11.1 L'urbanizzazione: accentramento industriale e insediamenti residenziali.
11.2 La speculazione edilizia e la rendita fondiaria.
11.2.1 La legislazione vigente.
11.3 L'ideologia del rinnovo del centro urbano.
11.3.1 L'espulsione dei ceti popolari verso le periferie.
11.3.2 Per un'analisi del conflitto sociale nella città.
11.4 Amministrare l'urbanistica: riforme sul territorio.
11.4.1 Le unità sanitarie locali.
11.4.2 I trasporti e il pendolarismo.


IPOTESI SPERIMENTALI DI EDUCAZIONE POLITICA
una proposta dell'UCIIM

METE, CONTENUTI E METODI DELL'EDUCAZIONE POLITICA NELLA SCUOLA MEDIA

Assunte come valide le linee generali e d'impostazione del documento conclusivo del Seminario nazionale AEDE-UCIIM, svoltosi a Formia dall'1 al 3 marzo 1975, per la parte riguardante la Scuola Media si ribadiscono alcuni obiettivi:
a) promuovere nei giovani, sulla base di una maturata coscienza storica, la graduale scoperta dei problemi politici;
b) favorire la conquista di una capacità critica che permetta loro di rendere razionali i propri giudizi e comportamenti, sulla base di consapevoli scelte di valori;
c) stimolare e sostenere la volontà di partecipazione come coscienza del contributo personale da portare alla costruzione della comunità;
d) educare al rifiuto dell'impiego della violenza e delle sue deteriori motivazioni, mediante la rimozione della immaturità psicologica, nell'accettazione del confronto critico e del pluralismo da cui deve muovere la elaborazione del consenso.
L'educazione politica costituisce lo sbocco e la sintesi di una permanente circolarità culturale e formativa che investe l'educazione morale, civile e civica. Perciò, l'insegnamento dell'educazione civica deve essere recuperato nei suoi valori istitutivi, come momento basilare dell'educazione politica medesima.

I. METE EDUCATIVE DELL'EDUCAZIONE POLITICA

1) Raggiungimento di un primo grado di coscienza storica, come acquisizione del concetto spazio-temporale degli avvenimenti, come confronto con essi, come collocazione personale in essi, ai fini di una graduale partecipazione alla vita socio-politica.
2) Scoperta da parte dell'alunno della propria dimensione umana in rapporto con gli altri, nella prospettiva di un processo di innovazione, che parta dall'ambiente circostante e si estenda gradualmente ad ambienti sempre più vasti.
3) Disponibilità al servizio mediante forme e modi di partecipazione alle attività scolastiche, in rapporto con le esperienze di vita, con la realtà circostante e del mondo contemporaneo.

II. CONTENUTI

1) Dimensione socio-politica dello studio d'ambiente, considerato negli aspetti e nelle incidenze, che investano l'esperienza dell'alunno: famiglia, scuola, quartiere, attività extra-scolastiche, vita di relazione, ecc.
2) Raccordo delle esperienze personali del preadolescente, in ordine alle istituzioni fondamentali, con i principi della Costituzione.
3) Approfondimento graduale del concetto e del valore delle istituzioni, che sono alla base della organizzazione democratica della società.
4) Avvio ad una analisi critica delle strutture socio-economiche-culturali esistenti, in prospettiva di innovazione.
5) Identificazione, da parte del Consiglio di classe, dei contributi che le diverse discipline possono fornire alla formazione morale, civile, politica del preadolescente in ordine alla piena promozione della persona umana, quali potrebbero essere, ad esempio, i seguenti: mondo del lavoro e problemi sindacali; servizi sanitari e problemi dell'assistenza; problemi connessi con l'esplosione demografica e con il progressivo esaurirsi delle risorse naturali; dimensione europea e mondiale delle tensioni socio-economiche-politiche derivanti in particolare dalla rivoluzione tecnologica, dai problemi dell'urbanesimo, della emigrazione e dell'assetto del territorio; problemi specifici posti dalla società dei consumi; ecologia, droga, automazione, alienazione, ecc.

III. METODOLOGIA

1) Partire dall'esperienza diretta della classe scolastica organizzata in gruppi, per scoprire la dimensione politica della vita di gruppo, dei ruoli sociali, della divisione dei poteri nel microcosmo scolastico, impostato in modo partecipativo e sull'autogoverno.
2) Far scoprire per gradi il valore politico dell'Istituto scolastico, organizzato come «comunità triangolare» (insegnanti-genitori-alunni); a titolo sperimentale consultare in modo responsabilizzante anche gli alunni di età inferiore ai 14 anni.
3) Guidare all'esplorazione sistematica dell'ambiente sociale circostante, favorendone anche una lettura della sua dimensione politica (organi politici, vita politica, caratteri politici dei problemi ambientali).
4) Confrontare l'esperienza politica maturata nella classe con quella dell'ambiente, utilizzando il metodo della discussione.
5) Elaborare induttivamente i criteri della condotta democratica attraverso le seguenti tecniche:
a) dialogo (ascolto dell'altro),
b) confronto delle opinioni (tutte perfettibili),
c) vaglio critico (momento essenziale della educazione politica),
d) esercizio da parte della maggioranza del diritto-dovere decisionale (con motivazioni pertinenti),
e) rispetto delle minoranze,
f) elaborazione del consenso,
g) collaborazione sulle piattaforme consensuali,
h) esercizio di democrazia diretta in tutto ciò che lo consenta,
i) esercizio di democrazia rappresentativa,
l) perfezionamento del metodo della discussione,
m) accettazione di responsabilità di guida e di rappresentanza, non per dominare o sopraffare gli altri, ma per rendere loro un servizio.
I punti metodologici ora esposti mettono in evidenza come sia possibile già nella scuola media attuale impostare un tipo di didattica generale dalla quale l'educazione politica scaturisce come vissuta in qualsiasi momento dell'attività scolastica, e, in pari tempo, pur valorizzando la funzione della classe e del Consiglio di classe, come «gruppi sociali», essa si dilata secondo modalità che raccordano la esperienza di democrazia diretta nella scuola con il più vasto problema politico nell'ambiente sociale circostante e del mondo contemporaneo.
Si sottolinea, altresì, che una prospettiva di una scuola della piena educazione offrirebbe numerose altre possibilità di realizzazione di una educazione politica, fondata su «gruppi opzionali», su «circoli culturali» e su specifiche attività di perfezionamento e di integrazione.

CONTENUTI E METODI DELL'EDUCAZIONE POLITICA NELLA SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO

Nonostante siano emerse alcune perplessità in ordine alla collocazione dell'educazione politica nella struttura scolastica e alle sue possibili strumentalizzazioni partitiche o statuali ed una certa quasi preoccupazione circa l'impreparazione ed il disimpegno degli insegnanti, tuttavia ne è evidente l'importanza come parte integrante dell'educazione globale del giovane, in quanto mezzo efficace di collegamento della scuola con la vita in una società democratica.
È stata decisamente rifiutata la configurazione dell'educazione politica a sé stante con cattedra specifica, mentre è stata riaffermata la necessità di recuperare gli aspetti positivi dell'educazione civica, integrandoli in un contesto più consono alle odierne esigenze. È stato, inoltre, sottolineato che l'educazione politica deve intendersi non come istruzione, ma come autentica educazione.
Di conseguenza se ne tenta una definizione come educazione al rapporto tra il singolo ed i problemi della comunità, sì da realizzare la maturazione di una coscienza sociale del bene comune.
Si propongono ai docenti i seguenti «contenuti» dell'educazione politica, affermando preliminarmente che essi debbono essere diversificati secondo una gradualità corrispondente agli stadi pedagogici (biennio-triennio):
1. situazione e fenomeni della realtà attuale (problemi locali e fatti politici, valori più sentiti dai giovani, ecc.);
2. ideologie e programmi dei partiti e dei sindacati;
3. dottrine politiche;
4. aspetti esemplari della civiltà dei popoli;
5. storia dei conflitti sociali;
6. costituzione italiana e costituzioni;
7 problematica dell'integrazione europea.
Hanno assunto grande rilievo le seguenti proposte di metodo:
1. Rigore scientifico, inteso soprattutto come esigenza di serio approfondimento, di sistematicità e di obiettività;
2. Interdisciplinarità, intesa come impegno collegiale in cui ciascun docente porti la propria competenza specifica;
3. Formulazione di un piano di lavoro da parte del consiglio di classe;
4. Dialogo e confronto;
5. Indagine dei fenomeni storici da mettere a confronto con la realtà;
6. Interpretazione scientifica dei fenomeni della realtà, onde condurre alla demitizzazione dell'ideologia;
7. Promozione di contatti tra scuola e società (mondo del lavoro, sindacati, ecc.);
8. Valorizzazione del lavoro di gruppo e costituzione di seminari di ricerca;
9. Formulazione di uno statuto degli studenti;
10. Realizzazione di esperienze (di lavoro, di associazionismo nell'ambito dell'istituto e al di fuori, di corresponsabilizzazione e di partecipazione).
Gli spazi utilizzabili per l'attuazione dell'educazione politica nell'ambito scolastico sembrano essere:
- la lezione,
- le assemblee di classe e di istituto,
- i gruppi culturali,
- le eventuali ore autogestite.
È essenziale che si propongano chiare mete educative, quali ad esempio, le seguenti:
a) comportamento ispirato a serietà ed onestà;
b) corretto esercizio democratico;
c) stimolazione di capacità creative;
d) formazione di una coscienza critica.
Concludendo, è stata identificata nell'educazione politica la compresenza delle dimensioni locale, statuale, europea, mondiale.

EDUCAZIONE POLITICA E MASS-MEDIA: CONTENUTI E METODI

Per la trasformazione del mondo attuale, si è evidenziato un nuovo modo di conoscere attraverso l'immagine sonora, visiva, audiovisiva, di cui i mezzi di comunicazione sociale sono, in varia maniera, i portatori.
Abbiamo, pertanto, una conoscenza eminentemente intuitiva-immaginifica, che si affianca al nostro modo di conoscere essenzialmente logico-verbale. Si tratta di due linguaggi diversi, il primo dei quali è peculiare dei ragazzi, che hanno nel confronto dell'immagine, una capacità intuitiva molto maggiore di quella degli adulti.
I mezzi di massa si inseriscono nella educazione politica perché:
1) incidono sulla sensibilizzazione politica;
2) permettono di coinvolgere l'alunno stesso nella sua liberazione dai condizionamenti. Questi fini possono essere raggiunti nella scuola in due modi:
1) come educazione a una lettura tecnico-interpretativa dei media offerti dalla società (ed è questa l'educazione all'immagine);
2) come produzione in équipe e come gestione del prodotto culturale audiovisivo da parte dei ragazzi nel contesto ambientale (in questo caso si ha l'educazione con l'immagine, meta da acquisire con gradualità).
Finora abbiamo strumentalizzato i media in funzione sussidiaria, mentre la capacità di una lettura tecnico-interpretativa permette, per se stessa, di cogliere le deformazioni apportate alle informazioni e alle idee dall'uso degli stessi mezzi.
Relativamente al giornale è prioritaria l'analisi tecnica e formale, che consente di conoscere in prima istanza la cella ideologica: in un secondo momento si potranno assumere i contenuti per un'analisi sociologica-politica o, genericamente, contenutistica.
La fusione dei tre aspetti: tecnico, formale, sociologico, consente la lettura strutturale del giornale.
Si è rilevato, tuttavia, che il giornale non incide, tranne pochissimi casi, nella sensibilizzazione politica dei giovani ed è da tener presente che pure la lettura strutturale del giornale non è l'esempio migliore per chiarire il capovolgimento che l'adozione del linguaggio dell'immagine opera nel fruitore di esso. La demassificazione, dunque, deve tendere, soprattutto, a dare il possesso dei mezzi tecnici nell'ambito degli audiovisivi. Le conoscenze tecniche necessarie sono a livello non di operosità, ma di qualità prodotte nelle immagini.
L'educazione politica, nel confronto del settarismo ideologico dominante nella produzione dei mass-media, si realizza pure con controproposte che, partendo dalla decodificazione dei segni, consentano di realizzare il passaggio all'utilizzazione pedagogica di essi.
Possono essere utili a questo fine:
1) l'uso del cartellone o dei manifesti murali rispondente al linguaggio visivo;
2) la raccolta di giornali illustrati su certi argomenti per realizzare il cartellone con fotomontaggio;
3) le mostre fotografiche (d'ambiente, su un problema dell'ambiente);
4) il racconto fotografico che, mediante la disposizione delle fotografie in un certo ordine di valore, fa prevalere un criterio dimostrativo o descrittivo;
5) l'uso dei grafici, in cui ogni segno ha la sua funzione proprio per graficizzare il discorso verbale realizzando, in tal modo, una via di mezzo tra il linguaggio totalmente visivo e quello verbale;
6) l'uso ottimale dei mass-media si potrà avere con l'impegno di un'équipe su argomenti di larga presa, anche di carattere storico, presso alunni, genitori, docenti, abitanti del quartiere e del distretto.
Risvolti politici e attualità di argomenti potranno essere illustrati dallo storico e dal politologo. Con l'aiuto del semiologo gli alunni formulano i contenuti ed i metodi per tradurre in immagini l'indagine storica e ricercano il materiale iconico che l'operatore audiovisivo metterà in cassetta. Loro sarà la gestione di questo prodotto culturale (assemblea-distretto-quartiere) .
In tal modo si cattura l'interesse del ragazzo con gli stessi mezzi di cui egli fruisce normalmente: si utilizza, su un contenuto storico, una discussione con i risvolti ideologici che esso comporta; si realizza il fine preminente di sviluppare una coscienza sto- rica, abituando a portare, come supporto del proprio agire politico, l'utilizzazione dei fatti storici.
Il recupero pedagogico dei mass-media consente, dunque, di stimolare l'uso democratico delle assemblee, di presentare le diverse forme di democrazia nei suoi aspetti storici ed ideologici, di valorizzare iniziative di studio e di impegno scolastico ed extrascolastico nell'ambito del rapporto scuola e città.
Si segnala come utile supporto per la metodologia e la metodica della lettura strutturale dell'immagine tecnica, il Centro internazionale spettacolo e comunicazione sociale (CISCS), via Siria 20, Roma, insieme con il periodico «Edav».


SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI
a cura di Riccardo Tonelli

Suggeriamo alcune opere, ricche e stimolanti, con cui ci siamo confrontati nel nostro lavoro e che possono sostenere lo studio di coloro che desiderano approfondire questo argomento.

Braido Pietro, Politica dell'educazione e educazione politica, in "Orientamenti pedagogici" 23 (1976) 919-957.
Si tratta di uno studio prevalentemente di «filosofia dell'educazione politica». Esso pone le basi antropologiche e pedagogiche, in senso globale, da cui ricavare poi i criteri operativi per l'educazione all'impegno politico.

Desramaut Francesco - Midali Mario (ed.), L'impegno della famiglia salesiana per la giustizia, Elle Di Ci, Torino-Leumann 1976.
Il testo, molto ricco, raccoglie gli atti di un convegno europeo sull'impegno politico della famiglia salesiana. Consigliamo soprattutto il capitolo che offre una rassegna documentata dei più recenti documenti ecclesiastici sull'impegno politico del cristiano e della comunità ecclesiale.
Educazione e politica. Vol 1. Educazione, fede e politica, SEI, Torino 1976. Vol. 2. Società e politica nella scuola italiana, SEI, Torino 1976.
I due volumi raccolgono gli articoli comparsi in questi ultimi anni sulla rivista «Orientamenti pedagogici» e gli atti di un convegno promosso dalla stessa rivista, sul tema dell'impegno politico. Si tratta di un materiale assai pregevole, anche per la ricchezza di prospettive (teologica, socioculturale, pedagogica, metodologica...) con cui è affrontato il tema.

Fallico Antonio, Gruppi ecclesiali e impegno politico, Marietti, Torino 1976.
Il tema è affrontato, in chiave educativa e pastorale, nella prospettiva dei gruppi giovanili ecclesiali.

Freire Paulo, La pedagogia degli oppressi, Mondadori, Milano 1971.
- L'educazione come pratica della libertà, Mondadori, Milano 1973.
Tutti conoscono P. Freire, come studioso dell'educazione liberatrice. Le sue intuizioni pedagogiche hanno orientato anche questa nostra ricerca. Dell'autore consigliamo soprattutto i due testi citati.

Gaiotti Paola - Riboldi Francesco - Natali Paolo, Scuola e politica. Una proposta cristiana, Editrice Ancora, Milano 1976.
La scuola è luogo privilegiato di educazione politica, anche perché essa si trova oggi al crocevia delle contraddizioni della nostra società e della condizione giovanile. Non basta politicizzare la scuola, per renderla «educativa». Che fare? Questo libro suggerisce orientamenti concreti, nella prospettiva soprattutto di una istituzione scolastica ad ispirazione cristiana.

Girardi Giulio, Educare: per quale società?, Cittadella, Assisi 1975.
Si tratta di un'opera conosciuta, che valutiamo pregevole, da un lato ma da considerare in termini critici, dall'altro. L'autore riflette sulla educazione liberatrice e sulla specificità dell'impegno politico del cristiano, da un'angolatura marxista. Molti aspetti sono condivisibili. Su altri, invece (soprattutto nella parte teologica del libro), avanziamo riserve. Il libro è una ulteriore dimostrazione di come la definizione di politica sia sempre orientata da una ideologia.

Goffi Tullo, Etica cristiana in acculturazione marxista, Cittadella, Assisi 1975.
Il cristiano, che vive la sua fede nella storia quotidiana, si scontra ogni giorno con la necessità di assumere strumenti interpretativi e operativi dalle diverse culture, perché la fede non gli offre in modo ultimativo questi apparati tecnici. Tra le culture oggi più ricorrenti, soprattutto in campo politico, c'è il marxismo. Di qui il problema pratico: è possibile «acculturare» la fede nell'umanesimo marxista?

Milanesi Giancarlo - Monamì Pompili Lucia - Chistolini Sandra, Educare alla non-violenza, LAS, Roma 1977.
Impegno politico e confronto con la violenza si intersecano. Gli autori scelgono nettamente un impegno politico «non-violento», ma nello stesso tempo aiutano a leggere in termini critici la violenza presente di fatto in molte istituzioni attuali. La parte conclusiva dello studio è molto ricca di stimolazioni, anche in vista di una educazione all'impegno politico.

Moltmann Jurgen, Uomo. L'antropologia cristiana tra i conflitti del presente, Queriniana, Brescia 1973.
- La Chiesa nella forza dello Spirito. Contributo per una ecclesiologia messianica, Queriniana, Brescia 1976.
Questi due libri del noto teologo tedesco ci aiutano a definire l'antropologia che sta alla base di ogni educazione liberatrice. Il secondo, poi, approfondisce il rapporto tra comunità ecclesiale e impegno politico.

Perucci Carlo, L'educazione politica nel quadro dell'educazione permanente, Le Monnier, Firenze 1976.
Il libro affronta il tema dell'educazione politica in una prospettiva decisamente pedagogico-metodologica. Si tratta quindi di uno strumento prezioso, arricchito dall'analisi dei diversi ambienti, nei quali è possibile realizzare l'educazione politica.

Tullio-Altan Carlo, I valori difficili, Bompiani, Milano 1974.
Tullio-Altan Carlo - Marradi Alberto, Valori, classi sociali, scelte politiche. Indagine sulla gioventù degli anni settanta, Bompiani, Milano 1976.
Questi due libri, che si affiancano alle molte ricerche sull'attuale condizione giovanile, hanno il pregio di offrire un'interpretazione di ordine antropologico e culturale dei dati sociologici, relativi agli atteggiamenti, scelte, orientamenti e valori (prevalentemente in ambito politico) dei giovani italiani degli anni settanta.