La funzione dell'animatore nella dinamica di gruppo


Claudio Della Porta  

(NPG 1969-06/07-59)

Scopo di questo intervento non è tanto quello di descrivere le doti e gli attributi specifici di un buon animatore di gruppi, quanto piuttosto quello di rilevare l'insieme delle relazioni e delle funzioni che si realizzano nel concreto della vita di gruppo tra l'animatore e i membri del gruppo medesimo.
Per far ciò occorre stabilire alcune premesse indispensabili intorno alla definizione di gruppo, mentre sarà pure importante soffermarsi sulla diversità di ruolo che giocano alcuni componenti del gruppo, i quali si pongono in un rapporto particolare con l'animatore.

Il gruppo

Per quanto riguarda il primo problema sarà anzitutto importante stabilire quando una semplice convivenza cessa di essere tale per iniziare a vivere come gruppo. Alcuni sociologi definiscono il gruppo come «la minima unità associativa» in cui è possibile tra i membri il colloquio e lo scambio, in cui c'è quindi per tutti la possibilità di dare piena e libera espressione alle proprie esperienze ed esigenze di persona.
Un gruppo diviene allora uno strumento importantissimo per la crescita degli individui, i quali realizzano in esso due fondamentali elementi di maturazione per la propria persona, e cioè la socializzazione delle proprie esperienze, attraverso il confronto con quelle vissute da altri, e l'interiorizzazione di quelle stesse esperienze, attraverso la riflessione e il dialogo comune.
Non qualsiasi forma di convivenza realizza però un gruppo come l'abbiamo inteso.
È necessario perciò che tali forme di convivenza acquistino alcune caratteristiche essenziali, solo in presenza delle quali si potrà parlare di gruppo. Bisognerà anzitutto che tra i partecipanti si sviluppi una rete di rapporti personali così fitta e profonda da garantire una notevole consonanza di mentalità e di sensibilità di fronte agli avvenimenti e alle persone, in modo da far sentire tutti a proprio agio nel gruppo, senza bloccaggi e diffidenze reciproche. Sarà anche necessario garantire a tutti i membri la possibilità di esprimersi e realizzarsi secondo la propria irripetibile originalità, e ciò fin dal momento iniziale della adesione al gruppo, allo scopo di permettere alle persone, quella piena realizzazione cui prima si accennava.
Se tutto questo è valido per qualsiasi gruppo, tanto più avrà rilevanza in gruppi giovanili qualificati in senso religioso, dato che questa finalità (il «riferimento» religioso) non può essere conseguita se il gruppo non riesce ad entrare in contatto con ogni piega della totalità dell'esperienza del giovane. È la natura stessa della funzione a dar luogo a quei rapporti di tipo espressivo-affettivo cui prima si faceva cenno.
È evidente che queste caratteristiche non si acquisiscono per virtù spontanea senza la presenza di qualcuno che vi dedichi un impegno particolare. Assume quindi una notevole rilevanza, nel cammino che una convivenza di persone percorre per diventare gruppo, la figura e la funzione dell'animatore. Se poi il gruppo che si sta costituendo è formato da giovani, allora il ruolo dell'animatore assumerà un'importanza ancora più notevole, dato che la sua opera dovrà tenere conto delle particolari esigenze educative e di crescita proprie dell'età giovanile.

L'animatore nel gruppo

Osservando ora più da vicino l'opera dell'animatore nel gruppo, porremo subito un rilievo che ci sembra essenziale e fondante tutto quanto in seguito diremo. Ci sembra cioè che presupposto indispensabile di una corretta presenza dell'animatore nel gruppo sia la coscienza che il fine che il gruppo persegue è lo sviluppo globale della persona, e che quindi il primato spetta a colui che deve realizzare questo sviluppo, il quale entra in un rapporto educativo con l'animatore non per adeguarsi ad esso o ad alcuni contenuti fissati aprioristicamente, ma perché l'animatore si adegui a lui, adeguando a lui tali contenuti. Lo sviluppo come tale è infatti assolutamente personale. Non si può raggiungere che il proprio sviluppo. Non si può avere che la propria vita.
È quindi tenendo presente questo postulato fondamentale che esamineremo ora più da vicino alcune funzioni che ci sembrano importanti per l'animatore di un gruppo giovanile di riferimento religioso. Tali funzioni ci sembrano soprattutto tre:

- Funzione psicologica
Consiste nel comprendere e favorire la vita del gruppo derivante dalle interazioni reciproche dei membri.
Parlando del gruppo avevamo prima sottolineato l'importanza di una rete fitta e profonda di relazioni reciproche tra i membri, tale da coinvolgere completamente le persone nella vita del gruppo. È evidente che l'animatore svolge un ruolo determinante per favorire lo stabilirsi e l'approfondirsi di tali relazioni. La presenza dell'animatore sarà a questo punto più feconda quanto più egli terrà conto di alcune tendenze che si stanno manifestando sempre più chiaramente nei gruppi giovanili. Dice infatti il Babin che i giovani diventano sempre più allergici allo stile educativo di un maestro lontano e astratto. Essi vogliono più un fratello che un padre, più un aiuto fraterno che un insegnamento magistrale. Un testimone, un uomo che partecipi con loro alla lotta umana e alla ricerca. Uno che stimoli anziché uno che diriga e che comandi.
Si evidenziano a questo punto due esigenze:
* Si vuole un animatore che faccia parte del gruppo.
«... Piuttosto che entusiasmarsi o adirarsi per o contro i loro educatori essi desiderano incorporarli nel loro gruppo, e tentano di inserirveli con dei legami personali. Se ci sono alcuni che non si prestano, ebbene questi vengono classificati come sorpassati...».
* Si vuole un animatore al servizio del gruppo.
L'animatore quindi non verrà considerato come il custode di verità da distribuire ex cathedra quanto piuttosto colui che è al servizio del gruppo, che lo stimola e lo aiuta a porsi i vari problemi, ad esprimersi, a ricercare la verità.

- Funzione pedagogica
Consiste in quell'attenzione all'originalità dei singoli cui prima si è accennato.
Non basta che una «cosa» sia buona oggettivamente (sia cioè un «valore»), perché venga accolta dall'individuo e muova la sua volontà. Occorre che il «valore» sia riconosciuto e accettato soggettivamente, occorre cioè che il soggetto si «accorga» di quella cosa e si convinca che è buona. Orbene, il cammino attraverso il quale le persone prendono coscienza dei valori è per ciascuno assolutamente originale. Giocano infatti in esso tutte quelle componenti razionali, affettive, tutte le esperienze, le sensazioni, gli stati d'animo, che fanno ogni persona diversa dalle altre. Una chiacchierata, uno sguardo, un cenno, una lettura, insignificanti per una persona, diventano decisivi per la storia di un'altra. Tutto ciò naturalmente dovrà essere tenuto in gran conto dall'animatore, perché solo quando ciascuno avrà preso coscienza, secondo il suo proprio cammino, dei valori educativi che gli si propongono, sarà in grado di effettuare quella libera opzione che muove poi la volontà al perseguimento del valore medesimo.

- Funzione di mediazione religiosa
Un gruppo di riferimento religioso pone a fondamento della propria esistenza la capacità di mediare i contenuti religiosi in riferimento ai fatti, alle esperienze quotidiane dei membri del gruppo. È evidente che quest'opera mediatrice è effettuata dal gruppo nel suo complesso.
È però importante tener presente che i giovani sono in genere molto attenti e sensibili al modo in cui l'animatore vive i contenuti e le proposte che va facendo al gruppo. È' inutile insistere su questo punto, che appare quanto mai evidente. Aggiungiamo solo che sarebbe molto pericoloso illudersi di poter mascherare con tecniche psicologiche e pedagogiche incoerenze o infedeltà dell'animatore rispetto ai valori che propone.

L'animatore e i leaders

Dopo aver esaminato alcune funzioni dell'animatore nel gruppo che ci sono sembrate particolarmente importanti, soffermiamoci ora brevemente sui leaders. Essi sono quei componenti del gruppo che, per l'ascendente naturale che mettono nel favorire e sviluppare la vita di gruppo, assumono in esso una particolare «importanza» e sviluppano particolari rapporti con l'animatore.
Noteremo anzitutto che la funzione e l'esistenza stessa di leaders è messa in discussione a proposito di gruppi formati da giovani adulti. La loro importanza è invece notevole in gruppi più giovani e specialmente in quelli di adolescenti. L'animatore quindi cercherà di stabilire, ove la situazione concreta del gruppo lo renda possibile, un rapporto di questo tipo:
animatore e leaders verso il gruppo.

Quali sono i motivi di questa particolare attenzione ai leaders?
1) I leaders realizzano esplicitamente quell'esigenza di corresponsabilizzazione di tutti i membri del gruppo nella conduzione dello stesso di cui prima si parlava. L'animatore, tenendo conto delle opinioni e degli apprezzamenti dei leaders, potrà meglio individuare la volontà del gruppo, mentre sul piano operativo la spinta dal basso dei leaders sarà un efficace stimolo per eventuali iniziative.
2) I leaders rappresentano un tramite per le proposte educative dell'animatore. Nel processo di «soggettivizzazione» dei valori da parte dei giovani un notevole incentivo è dato dal constatare che tali valori sono stati accettati da altri membri del gruppo, che sono sentiti più vicini a sé rispetto all'animatore e con i quali ci si identifica più facilmente.
3) Qualche volta intorno ai vari leaders si coagulano gruppetti omogenei, e ciò può essere importante nel caso di gruppi numerosi od eterogenei, dato che il gruppo che abbiamo qui ipotizzato sarà in genere poco numeroso ed omogeneo rispetto alla mentalità, allo stile di vita dei membri.
Queste ragioni ci sembrano già sufficienti per esigere dall'animatore una cura particolare nella ricerca dei leaders, e nel rapporto con essi. Egli dovrà però, nello stesso tempo, porre attenzione ad alcuni rischi, e principalmente a quello di veder assorbito con i leaders tutto il suo tempo e le sue energie. È un problema di equilibrio per il quale non esistono ovviamente soluzioni prefabbricate e che dovrà essere risolto caso per caso.

L'animatore e «dal di dentro»

Tutto quanto sin qui detto ci sembra a questo punto esigere questa conclusione.
Non è pensabile nessuna proposta educativa con e tra i giovani senza che ci sia la capacità e la volontà di porsi «dal di dentro» nella loro vita. Non è sufficiente «aver simpatia» per i giovani. Questa è una affermazione che spesso maschera atteggiamenti paternalistici o addirittura autoritari. Occorre invece che l'animatore sappia cogliere i problemi e le esigenze dei giovani così come essi li sentono, rinunciando a porre solo la sua verità, ponendosi invece con umiltà in posizione di attenta e vitale partecipazione alle esperienze della loro vita.