GMG di Lisbona

Veglia Papa Gmg7


Attendiamo altre testimonianze,
per condividere, per rivivere, per continuare

 

Quello che abbiamo vissuto a Lisbona è l'inizio di un mondo nuovo»
Paolo Santi, seminarista della diocesi di San Marino-Montefeltro


Aveva ragione papa Francesco: «La realtà è superiore all’idea. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora». Sono parole della Evangelii gaudium, al numero 231. Sono le nostre parole, al termine della Gmg di Lisbona. Sì, la realtà è molto di più di quello che il mondo ci racconta e ci propone. Sentiamo parlare di giovani assenti dalla società: noi a Lisbona li abbiamo visti presenti e pieni di entusiasmo. Abbiamo la percezione che il mondo sia senza speranza salvo poi aver constatato che i giovani sono un futuro (e un presente) promettente. Ci hanno detto che «non è più il mondo di una volta»: tutto sembra finito. Abbiamo scoperto invece che sotto le ceneri ci attende l’alba di un nuovo inizio. Riflessioni sparse, poco ordinate e senza pretese. Del resto, ciò che conta non è ciò che è stato o verrà narrato, ma ciò che si è vissuto. Insieme.
Gioia. Sì, è ancora possibile. Non ci crediamo più neppure noi, preti, catechisti, adulti, ragazzi... Eppure le strade di Lisbona hanno testimoniato che a salvare il mondo sarà l’entusiasmo di chi grida e corre in fretta. Quanto siamo belli quando siamo insieme! Motivazione. C’è un senso anche se non lo hai trovato. E la vita non è da buttare se ancora sei incompleto o incerto. Ho letto questa frase nel volto di tanti ragazzi e a confermarla ci ha pensato il Santo Padre nel discorso ai giovani universitari (3 agosto) citando Pessoa: «Essere insoddisfatti è essere uomini».
Amore. I nostri giovani sanno amare più di quanto pensiamo. Hanno un’energia di vita che sposta gli equilibri e che ci interroga sulle nostre mancanze d’amore. Sì, amare cambia la storia: basta vedere la vita di Gesù. Quanti giovani si sono confessati, raccontati e amati! Quanti di essi hanno confidato le loro debolezze: che coraggio! Siamo partiti calcolando al “centimetro” se lo spazio dentro lo zaino fosse sufficiente e lo abbiamo fatto forse con la tipica angoscia di chi parte per un viaggio senza certezze. Siamo tornati consapevoli che “calcolare” l’amore, la consolazione e i doni ricevuti non è possibile. E lo abbiamo sperimentato con la “mai tipica” emozione di chi torna da un cammino senza più certezze perché tutto è cambiato. Frasi strappalacrime poi, quelle dei due “condottieri” del nostro pullman: «Siamo partiti autisti, siamo tornati amici».
Lo senti? Ancora il rumore di Lisbona ti assorda. Porgi l’orecchio: non è finita qua.
Chi ci ruberà la gioia? Non saranno i ladri che al rientro dalla Gmg hanno fatto irruzione sul nostro pullman. Non sarà neppure chi ci dirà che quello che abbiamo vissuto passerà. Niente e nessuno può rubare l’amore incontrato e donato tra gli oltre 50 pellegrini, accompagnati dalla preziosa presenza del vescovo Andrea Turazzi e del vicario generale don Mirco Cesarini. Un grazie alla Pastorale giovanile.
Voglia il cielo che la Gmg possa continuare in noi: forse quel grido e quell’amicizia chiedono di diventare parte di noi. Guai dire: «Un nuovo mondo è possibile». Il mondo nuovo è già iniziato ed è qua: a Roma, a Lisbona, a San Marino. Il Regno di Dio è più vicino che mai. Primo appuntamento diocesano dopo la Gmg è stato il 2 settembre, alla vigilia della festa del santo patrono Marino con l’incontro per i giovani e la Messa in Basilica del Santo con il vescovo Turazzi. Emozionanti le testimonianze di alcuni ragazzi e ragazze di ritorno dal Portogallo e dal Jamboree in Corea del Sud. Perché, ragazzi, ora non ci si può fermare!

avvenire.it/giovani/pagine/quello-che-abbiamo-vissuto-a-lisbona-e-l-inizio-di-un-mondo-nuovo


Si alzarono e andarono in fretta

L’avventura dei 60 giovani delle nostre comunità alla GMG di Lisbona
Emma David *


"Ragazzi, quest’anno la GMG sarà a Lisbona, venite?".
È iniziata così questa esperienza, da una domanda lanciata in un momento inaspettato durante una delle tante riunioni in oratorio. Ci siamo guardati, molti con le facce perplesse non sapendo nemmeno che cosa fosse la GMG, ma incuriositi ci siamo portati a casa questo invito.
Partire, è questo il primo verbo con cui si inizia un viaggio, con cui è iniziato anche il nostro viaggio. Sapevamo ben poco di quello che ci aspettava, ancora molti interrogativi ci risuonavano dentro, non avevamo le idee chiare di cosa avremmo vissuto, ma con lo zaino colmo di gioia, speranza e curiosità ci siamo messi in cammino verso Lisbona. Non c’erano paure e timori perché tutti eravamo, forse inconsciamente, consapevoli che non saremmo stati soli, che avremo sempre trovato qualcuno al nostro fianco pronto ad aiutarci e ad accompagnarci.
Il motto che ci siamo portati dentro dall’inizio del nostro viaggio è: “Se puoi fare una cosa, falla”! Quando puoi andare in bagno, vai; quando puoi mangiare, mangia; quando puoi dormire, dormi; quando puoi lavarti, lavati… perché non sai quando sarà la prossima volta che ne avrai la possibilità!
Lo spirito di adattamento è di certo una cosa che non è mancata nel nostro bagaglio da pellegrini: tutte le comodità di casa da un giorno all’altro sono sparite, tutto ciò che diamo per scontato per vivere, un bagno, un letto, una doccia calda. Abbiamo trascorso ore in coda per il cibo, abbiamo girato vie in cerca di luoghi dove mangiare, ci siamo visti passare davanti autobus troppo pieni che non ci facevano entrare. Nel pensare a questo però non ricordo mai una volta in cui ci siano state delle lamentele da parte nostra, anzi c’erano sempre sorrisi immensi nel vivere tutto questo e, oltre ai sorrisi, si era creato quel clima di unica grande famiglia per cui se qualcuno aveva bisogno di qualcosa trovava mani ad aiutarlo, spalle a sorreggerlo e cuori pronti ad ascoltarlo.
Sono stati tanti i paragoni con la vita di casa, tante volte ci siamo detti “Ma chi se lo sarebbe aspettato di mangiare pasta e insalata seduti per terra sul marciapiede”, e la risposta era sempre “Però ragazzi, guardate che cosa stiamo vivendo”. Non c’erano preoccupazioni, non c’erano menti cupe, arrabbiate, deluse. Eravamo animati dallo spirito, da uno spirito giovane pronto a crescere sempre più e a diffondersi tra la gente.
La prima cosa che ci ha colpito appena usciti dall’aeroporto è stata la quantità di giovani attorno a noi, ogni gruppo con la propria bandiera, con la propria storia, tutti con uno stesso scopo. Ma non eravamo ancora consapevoli di quanti effettivamente si fossero mossi per questa Giornata Mondiale della Gioventù.
Camminare, questo è il secondo verbo che ci ha accompagnato in questi giorni, camminare verso la stessa meta, tutti i giovani del mondo camminano verso lo stesso posto. Abbiamo sperimentato questo primo cammino con la Via Crucis, ritrovandoci tutti a Parque Eduardo VII, giovani da tutto il mondo pronti a vivere “il cammino che più è inciso nel nostro cuore, la via della Croce. […] E la croce che accompagna ogni Giornata Mondiale della Gioventù è l’icona di questo cammino” utilizzando le parole di Papa Francesco. Qui abbiamo vissuto la prima atmosfera di questo grande evento che è la GMG, ci siamo ritrovati tutti in strada a camminare a fianco a giovani provenienti da paesi vicini al nostro e meravigliandoci nel vedere bandiere di paesi lontanissimi. Abbiamo realizzato che non importavano le ore, se non addirittura i giorni, di viaggio, ma lo spirito e la motivazione per la quale un milione e mezzo di giovani si sono mossi da tutto il mondo. È stata la risposta a una chiamata, siamo stati chiamati per nome a metterci in cammino per seguire e ascoltare la parola di Dio.
“Maria si alzò e andò in fretta” sono le parole del Vangelo che ci accompagnano in questa Giornata Mondiale della Gioventù. Un po’ come Maria, anche noi ci siamo alzati in fretta, preparato il nostro zaino e messi in cammino, consapevoli che avremmo vissuto una notte fuori all’aperto, che avremmo dormito per terra, senza lavarci, che avremmo mangiato quello che ci capitava, ma importava ben poco. Come noi si sono messi in cammino un milione e mezzo di giovani, le strade sono state invase, fiumi e fiumi di persone verso lo stesso posto. Non riuscivamo a non meravigliarci nel guardare l’ultimo pezzo di strada prima di raggiungere la meta, che da dove eravamo posizionati noi si vedeva bene. Per tutto il giorno e fino a notte fonda ci sono stati giovani che arrivavano. Un milione e cinquecento mila giovani.
Il senso di comunità si è sentito nel passare da un “simpatico chiasso” di canti, cori, chiacchiere in tutte le lingue del mondo, a un silenzio travolgente, pronti ad ascoltare le parole di papa Francesco, “parole scritte nel cuore” che parlano direttamente a noi, al nostro nome. Vedere attorno a sè tutti i giovani in ginocchio, chi con le lacrime agli occhi, chi per mano dell’amico, chi con lo sguardo fisso su un punto, fa vivere in ciascuno di noi l’appartenenza a una “comunità di quelli che sono chiamati”, chiamati così come siamo, con i problemi che abbiamo, con le limitazioni che abbiamo, con la nostra gioia travolgente.
È proprio la gioia che si è vissuta in questi giorni; ognuno di noi, dal più vicino al più distante, era portatore di gioia. Così è iniziato il discorso alla Veglia, parlando di una “gioia missionaria”, che non è per uno, ma è per portare qualcosa. “Noi abbiamo radici di gioia e possiamo essere radici di gioia per gli altri. Non si tratta di portare una gioia passeggera, una gioia del momento, si tratta di una gioia che crea radici.”
Credo che ognuno di noi abbia il suo modo di vivere la fede, ma tutti siamo accumunati dal desiderio di amare il prossimo, di donarsi all’altro e di porsi al servizio. Molti giovani partiti per vivere questa esperienza, sono animatori in parrocchia, catechismo, ACR, scout, campi scuola; ognuno ha un’idea chiara di che cosa voglia dire accompagnare e sostenere chi ha bisogno. Nell’essere animatore si sperimenta l’essere una guida per qualcuno, un punto di riferimento, così come Gesù lo può essere per noi, e si sperimenta anche un sentimento gratuito, l’amore. Vivere la gioia, vivere l’amore, vivere il servizio sono modi di vivere la fede che ciascuno porta dentro.
Gli ultimi tre verbi di questo nostro viaggio, ci arrivano direttamente dal nostro Papa: brillare, ascoltare e non temere. Ogni giovane del mondo si porta a casa queste tre parole, a ogni giovane del mondo risuonano nel cuore queste tre parole.
Sono un augurio per la vita: brillare della luce di Cristo quando amiamo il prossimo, quando doniamo qualcosa all’altro e ci doniamo, anche sapendo che non avrà nulla in cambio per noi; ascoltare, ascoltare Gesù che ci indica la strada, il cammino dell’amore; non avere paura, non temere di vivere e realizzare i propri sogni, perché Dio ci ama qualunque cosa accada. Risuonano dentro ciascuno e l’augurio è che “la juventud del Papa” possa essere, nel suo ritorno a casa, gioiosa testimone di ciò che ha vissuto.

* Parrocchia di S. Bertilla di Spinea (VE)

 

Gmg a Lisbona, un’esperienza piena di valori,
grande emozione la veglia con Papa Francesco


Mentre preparavo l’esame di maturità ed ero tormentata da diverse domande sulla mia fede, sono venuta a conoscenza che la Pastorale Giovanile di Imola stava organizzando il viaggio per partecipare alla Giornate Mondiali della Gioventù di Lisbona (Portogallo) per i giovani della diocesi dai 15 ai 30 anni, dal 29 luglio all’8 agosto. Ho deciso quindi di accettare la «sfida». Sono partita il 29 notte da Imola, dopo la Santa Messa presieduta dal vescovo Giovanni Mosciatti in San Giovanni Nuovo, ignara di quello che sarebbe successo: non avevo mai visto una Gmg in tutta la mia vita e mi sono trovata catapultata in questa nuova esperienza, senza conoscere nessuno.
I primi giorni si sono rivelati abbastanza complicati: difficoltà nel parlare con gli altri, poiché erano tutti divisi per gruppi parrocchiali e io facevo letteralmente «parrocchia per i fatti miei», perché non appartengo a nessuna parrocchia di Imola ed ero l’unica di Casola Valsenio ad aver aderito. Il primo giorno di viaggio da Imola a Lourdes mi ha consentito di partecipare alla processione serale «aux flambeaux», che mi ha commosso molto perché ho sentito tutte queste persone pregare e cantare ad una sola voce la Madonna.
La seconda parte del viaggio ci ha visto arrivare a Malveira (a circa 40 km da Lisbona) dove ognuno di noi ha avuto la propria destinazione, chi in famiglia chi in parrocchia (Pasm). Ogni mattina seguivamo una catechesi: siamo stati accolti dal cardinale Zuppi, abbiamo assistito alla testimonianza di Don Luigi Ciotti (sacerdote che lotta contro la mafia da più di 40 anni) sempre secondo la traccia del Vangelo dove Maria corre da Elisabetta, in fretta ma senza ansia e il diverso atteggiamento di Marta e Maria di fronte al Signore. Nel pomeriggio ci spostavamo a Lisbona per partecipare ai vari eventi del programma, come la Santa messa presieduta da Papa Francesco al parco Edoardo VII, alla via Crucis o alla festa degli italiani (questa tenutasi in un’altra zona di Lisbona).
Non è stato sempre semplice: ore trascorse a camminare sotto il sole cocente e non sempre avevamo del cibo fresco e i piedi sotto al tavolo. Ma sapete qual è stato il bello in tutti questi momenti non semplici? Guardare nel volto del proprio compagno di viaggio la gioia nel cantare a squarciagola l’inno d’Italia o Romagna mia; salutare i connazionali o ragazzi provenienti da tutto il mondo; festeggiare alla Festa degli italiani tutti insieme cantando e saltando; svegliarsi dopo la notte della veglia col Papa con un prete che faceva dj set; scoprire Cristo e il messaggio d’amore che ha per noi e, cosa che mi ha colpito molto, pregare insieme a un milione di persone in lingue diverse lo stesso Dio. Non solo ho avuto la possibilità di stringere amicizia con alcuni ragazzi che hanno le mie stesse grandi domande e stanno cercando le proprie risposte, ma anche di conoscere le persone originarie del posto, che hanno vissuto alcune Gmg in passato e di stringere amicizia con loro: tutti i ragazzi maggiorenni, inclusa io, abbiamo alloggiato a Malveira nelle case dei volontari della Gmg, entrando nelle loro vite e abitudini.
Una mia compagna di viaggio ed io abbiamo abitato per 5 giorni a casa di Hugo e Sara con i loro bambini, Vasco e Marta. Si sono subito rivelati molto amichevoli e disponibili, nonostante non avessero alcuna informazione su di noi, e ho scoperto grazie a loro alcune tradizioni e assaggiato i dolci tipici del Portogallo, ma, cosa più importante, siamo rimasti in contatto e ci siamo dati appuntamento in Italia al Giubileo a Roma nel 2025!
Onestamente è stata un’impresa ardua e faticosa, però ho compreso che non esiste grazia più bella di aprire il proprio cuore agli altri, di farsi conoscere per come si è: noi ragazzi tendiamo a chiuderci perché abbiamo paura di fallire, proviamo ansia costante per il futuro incerto che ci aspetta e a volte veniamo abbandonati a noi stessi, con mille domande e nessun tentativo di risposta. Il Papa, la notte della Veglia, ha espresso la sua vicinanza e con questa frase ha racchiuso, secondo me, il senso della Gmg: «Camminate e, se cadete, rialzatevi; camminate con un obiettivo, allenatevi ogni giorno nella vita. Nella vita niente è gratuito, tutto si paga, solo una cosa è gratuita: l’amore di Gesù! Quindi, con l’unica cosa gratuita che abbiamo, l’amore di Gesù, e con il desiderio e la voglia di camminare, camminiamo nella speranza, guardiamo alle nostre radici. Senza paura. Non abbiate paura!».
Clelia Tozzola
https://www.settesere.it/it/notizie-romagna-il-racconto-di-clelia-tozzola-da-casola-gmg-a-lisbona-unesperienza-piena-di-valori-grande-emozione-la-veglia-con-papa-francesco-n40489.php

 


Le testimonianze 
dei giovani ticinesi

I partecipanti ticinesi alla GMG di Lisbona sono rientrati negli scorsi giorni dal loro viaggio. Qui di seguito una raccolta di testimonianze che raccontano la loro esperienza e il loro vissuto.

«Quando ho deciso di partire per la GMG mi aspettavo di vivere una bella esperienza comunitaria con la Pastorale Giovanile e di incontrare grandi masse di giovani cattolici. In particolare ci tenevo a conoscere tutti quei ragazzi che normalmente non frequentano gli eventi della PG. I momenti più belli sono stati quelli in cui il papa era presente o ci parlava. Sono stata molto colpita dalla via crucis, accompagnata da una coreografia spettacolare e da testimonianze personali di alcuni giovani che avevano vissuto la sofferenza sulla propria pelle. La veglia è stata scomoda e polverosa ma il momento con il papa è stato bellissimo, in particolare mi è rimasto impresso il fatto che bisogna sempre rialzarsi, anche quando si è stanchi e stufi. Inoltre, è importante aiutare gli altri a rialzarsi. Come ha ribadito il Papa l›unico momento in cui è lecito guardare qualcuno dall›alto è per aiutarlo a rialzarsi. Personalmente quello che mi porto a casa da questa esperienza è che l›altro è un dono. Specialmente durante i momenti di condivisione con i ragazzi più giovani mi è diventato chiaro che lo Spirito semina una sete di Dio nel cuore di tutti noi, sia vicini sia lontani dalla fede». (Anoja Muthusamy, 30 anni)

«Mi aspettavo di fare un’esperienza diversa da una vacanza comune, non mi aspettavo che farne una meravigliosa nello stare nelle famiglie portoghesi , non mi aspettavo che ci fosse così tanta apertura verso il prossimo, il diverso e verso paesi diversi dal tuo ed ero pronta per farmi sorprendere.
Mi porto la testimonianza di Fede da parte di giovani di tutto il mondo, il sentire la presenza che qualcuno la sopra ci sia che non ci lasci mai soli, la voglia di continuare a fare esperienze di questo tipo che ti fanno vivere la vita a pieno, l’importanza di sapere lingue internazionali per poter comunicare con persone di tutto il mondo senza problemi e di quanto sia bello essere aperti verso il prossimo perché ti può donare davvero tanto.
Ho trovato una grande apertura verso il prossimo, il non sentirsi giudicati, la libertà di essere sé stessi, la gioia di vivere e una grande accoglienza, presenza e gentilezza da parte delle famiglie portoghesi.» (Nora Scalzi, 18 anni)

«Sinceramente io mi aspettavo meno persone che venivano e invece ne sono venute un milione e mezzo, mi sono quai spaventato di quante persone c’erano e quanto erano amichevoli nei nostri confronti.
Prima di partire sono andato a un incontro di preparazione e avevo paura, paura di restare solo per 2 settimane, invece ho trovato un sacco di amici e persone disponibili e gentili, alcune con problemi ma mi piaceva comunque stare con loro. Restavo impressionato quando altre persone di diversi paesi ci salutavano come se ci conoscessimo da una vita.
Alla GMG ho ritrovato il me stesso di una volta, un nuovo ma vecchio me, solo grazie a questo incontro, certo non è stato facilissimo affrontare il pellegrinaggio perché era molto faticoso ma é stata un esperienza che farei tutti i giorni, non posso fare altro che sottolineare la bellezza di questi giorni.
Come ho già detto prima ho trovato tanti amici e persone disponibili ma ho la percezione di aver rafforzato e ritrovato l’amicizia di un mio grandissimo amico: Dio.
All’inizio non ero molto sicuro dell’esistenza di Dio e sono andato proprio per questo alla GMG e come avrete notato ora come ora sono sicurissimo su questo punto, anche perché dopo la GMG ci é arrivata la notizia di un possibile miracolo: una ragazza ceca ha riavuto la vista e ciò ha sconvolto in senso positivo tutti.
Mi porto a casa l’amore e la bellezza di Dio.» (Giovanni Fia, 14 anni)

«Sinceramente, mi aspettavo tutt’altro da quello che è successo alla GMG. Non avevo la minima idea di cosa fosse la GMG, quindi andavo in un campo inesplorato, dove pensavo ci sarebbero state solo passeggiate e messe. Invece no, tutto quello che ho trascorso qui mi è piaciuto da impazzire. Ho amato l’ambiente in cui mi sono ritrovata, mi sono sentita libera e leggere. Mi hanno – e avete – fatto provare emozioni di spensieratezza che probabilmente non avevo mai provato così forti. Il ritrovarmi in mezzo a tutta quella gente mi ha messo un po’ in panico, ma l’essere stata lì con la mia migliore amica mi ha aiutato. Non vedevamo l’ora di partire, ed io ero elettrizzata di fare questa esperienza insieme a lei. E sono fiera di aver accettato la sua proposta di venire a questa GMG. Mi porto a casa degli amici fantastici, un’esperienza meravigliosa e nuovi obbiettivi.
Le persone che ho conosciuto grazie alla GMG mi sono entrate nel cuore immediatamente, e non volevo che finisse mai. Mi porto a casa emozioni mai provate, esperienze da raccontare ai miei amici e familiari a casa.
Mi porto a casa la voglia di rifare all’infinito questa fantastica esperienza, sperando che i miei amici più cari potranno accompagnarmi in futuro. Mi porto a casa realizzazioni, pensieri e più sicurezza.
Alla GMG ho trovato una totale libertà. Credo che non ridessi così tanto da troppo tempo. In queste due settimane i miei problemi si sono fatti da parte e ho avuto la possibilità di vivere la vita e godermela. Ho trovato modi di vedere il mondo in un altro modo – anche se già lo vedevo diversamente. Ho scoperto che riesco anche a dormire in mezzo a milioni di persone, e non credevo di farcela, con tutta sincerità.
Mi ha fatto piacere vedere tutti questi giovani riuniti a Lisbona per lo stesso nostro obiettivo, il fatto che tutti noi contribuissimo.» (Rebecca Greppi, 16 anni)

«Il dialogo è un comunicare reciprocamente, entrambe le parti formulano domande e danno risposte. Il dialogo è uno scambio di informazioni, è un mondo i far fluire le questioni senza interruzioni. Il dialogo può essere verbale o non verbale, può essere immateriale o anche terribilmente materiale, lineare oppure fastidiosamente confusionale, formale o colloquiale, acceso o spento, monotono o per alcuni esuberante. Alle volte può diventare anche completamente gestuale e teatrale. Per quanto tu possa utilizzare quello che più ti piace, rimane sempre e comunque dialogo. Ed è proprio qui che nasce la GMG. Nasce da questa varietà esorbitante di dialoghi. La GMG è fatta per dialogare. Dialogare innanzitutto con te stesso, per poi dialogare con i tuoi compagni, i tuoi amici, i preti, i vescovi, arrivi a dialogare anche con la tua fede, dialogare con Dio. Già solo pregare, è un modo di dialogare su un piano trascendente. Alla GMG cerchi di leggere attraverso quelle persone che mai avresti visto, erano semplicemente impegnate a vivere la loro vita dall’altra parte del mondo. Tutti, da tutte le parti del monto, portano testimonianza della loro esperienza, e lo fanno, dialogando proprio con te. Tutto questo diventa possibile grazie a un eterno filo conduttore che ognuno stringe nel palmo delle proprie mani e che lentamente, passo dopo passo, cerca di seguire. Con due milioni di persone si forma dunque, capirete, un gigantesca ragnatela fatta di un unico filo. Il filo della fede. Ed è proprio in questo dedalo aggrovigliato di speranza che si vive la GMG. (Abele, 17 anni)

«La GMG, ma con lei pure tutti i pellegrinaggi/colonie dell’AC/campi della CMSI/Taizé/… sono momenti necessari ad un sano ›spaesamento’ e per rimettere al centro della vita ciò che veramente è importante, Dio. La routine di queste settimane è normalmente scandita da ritmi diversi (spesso caratterizzati da meno ore di sonno) e da uno stile di vita semplice (dove il materasso per dormire è un lusso),… ma soprattutto dall’incontro continuo con gli altri. È questa nuova realtà che mi aiuta a smussare alcuni tratti del mio stile di vita di tutti i giorni che finisce per concedere più spazio all’ascolto, ai sorrisi, alle messe,… a scapito di tempo passato su Instagram, spotify, netflix e altre piattaforme. Lungi da me demonizzarle, ma l’essenziale a volte fa fatica a trovare il suo posto in vite che rischiano di diventare frenetiche.
Questa GMG è stata un po’ diversa per me, in quanto ho dovuto rinunciare al culmine della settimana a Lisbona, ovvero la veglia con il Papa sulla spiaggia di Cascais. Il veto cordiale ma fermo del dottore riguardo ad un’ulteriore notte in sacco a pelo, mi aveva costretta a chiedere una notte in più alla famiglia d’accoglienza nella campagna portoghese, a due ore da Lisbona. Non senza qualche lacrimuccia da adolescente in castigo un venerdì sera, ho dovuto far pace con questa condizione. Da sola, in una casetta per gli ospiti di una coppia anziana di una generosità che non necessitava traduzioni, ho dovuto riorganizzare la mia serata. Mentre da una parte mi sentivo assolutamente legittimata a riposarmi guardandomi un film, mi sono velocemente resa conto che non ne avevo voglia. Mi sono ritrovata a sgranare il rosario di Fatima mentre in sottofondo sentivo la diretta della veglia. Ed è scandendo un ave Maria dopo l’altra, che mi sono accorta che la GMG per me era quello: dei giovani alla ricerca di un legame più forte con Dio. Malata, in una casetta che non avrei potuto situare su una mappa, lontana dai miei amici che sapevo essere tutti assieme in riva al mare, non mi sono mai sentita sola.» (Valérie, 27 anni)

(FONTE: https://www.catt.ch/newsi/gmg-a-lisbona-le-testimonianze-dei-giovani-ticinesi/)

 


Giovani dall'Ordinariato Militare

Sono riuscito a ritagliarmi un piccolo spazio di Spiritualità, chiedendo e ottenendo una Licenza per partecipare alla trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù.
Non sapevo cosa mi sarebbe servito, cosa avrei fatto, chi avrei incontrato, insomma tante domande e poche risposte se non un messaggio di Don Mauro che diceva: “Soprattutto portate voi stessi con la vostra allegria e divertimento. Sono quelle esperienze che vivi raramente e per questo riesci a cogliere appieno ogni piccolo gesto, silenzio, rumore, parola. Il clima di spiritualità saliva, lo percepivo, i primi brividi alla pelle, i primi occhi lucidi dopo una riflessione, dopo un breve momento di deserto accompagnato dal suono di una chitarra, di un tamburo. La Presenza si faceva sentire, bastava solo sapere cogliere l’attimo, farsi trovare con il cuore libero e aperto, disponibile lasciando fuori ogni preoccupazione o dubbio, debellando il nostro IO da PENSIONATI. Sono entrato con forza nella lunghezza d’onda della Giornata Mondiale della Gioventù. Il silenzio, le scene, gli argomenti di meditazione proposti hanno creato in me un vortice di emozioni, cresceva in me la voglia di essere protagonista ancora di più nella mia vita, sentivo il cuore sorridere, ero e sono un ragazzo fortunato mi ripetevo. Un gruppo così affiatato non si era mai visto, pensare che ci conoscevamo solo da tre giorni. Che spettacolo. Abbiamo atteso la veglia, nel silenzio, riposando, leggendo alcuni passi del Vangelo, qualche frase di qualche santo, facendo conversazione con altri ragazzi e ragazze di altri stati. Un’esperienza favolosa grazie a un gruppo eccezionale.
(Mauro Tonella – Allievo Carabiniere – 135° Corso Allievi Carabinieri – Campobasso)

Presi esempio dalla semplicità con cui gli altri stavano di fronte alla bellezza delle cose che vedevamo e sentivamo ogni giorno: alla bellezza dei rapporti con persone incontrate al momento, con cui magari ci si scambiava due parole e poi non le si rivedeva più. Questo mi permise di non soffermarmi troppo sul “come dovevano andare le cose” e di godere invece di ogni cosa: dalla presenza del Papa lì in mezzo a noi, alla bellezza di conoscere e scambiare due chiacchiere con giovani provenienti da tutto il mondo, condividendo insieme ai membri del gruppo i gesti di preghiera, cercando di non perdersi neanche una parola. Rimasi commosso e colpito da come cercavo di carpire la pienezza delle cose che ci venivano dette, in particolare cercai di pregare davvero con tutto il cuore la sera della veglia. Fu proprio un momento fantastico che mi permise di meditare e ringraziare il Signore per quello che mi dà ogni giorno.
(Tommaso Carlini – Allievo Carabiniere – 135° Corso Allievi Carabinieri – Campobasso)

Che privilegio partecipare con la più “giovane” diocesi d'Italia alla giornata mondiale della gioventù! Ho percepito appieno il significato di pellegrinaggio, di camminare verso una meta, che è Gesù, dal primo giorno all'aeroporto a Fiumicino dove siamo stati accolti dai Cappellani come fossimo attesi ed atteso lo sono stato davvero... Infatti fino a pochi giorni prima combattevo sul letto una varicella che voleva ricordarmi quanto fossi giovane, ma che rischiava di farmi saltare un cammino che desideravo percorrere e ricordo che pregavo il Signore con queste parole: “se non è tua volontà mettimi tutti gli impedimenti possibili perchè non vada”. La varicella mi ha lasciato in tempo, ma un poco debilitato. Però, quanto mi hanno ricaricato le giornate trascorse in Polonia! Mi hanno molto risuonato le parole del Santo Padre alla veglia al Campus quando ci metteva in guardia dal non essere “kanapa”, giovani in cerca di un divano comodo, ma nello stare in questa vita per lasciare un'impronta, per generare, aggiungerei io. Non basta capire che la vita sul divano non è vita, ma bisogna chiedere la Grazia per averla già ricevuta in dono. Allora tornando a casa non possiamo far svanire il gusto della speranza di un mondo migliore che possiamo costruire già adesso, senza diventare premi nobel, ma semplicemente confidando in Lui.
(Danilo Cristaldi – Capitano EI – Polo Mantenimento M. T. E. O. – Roma)

(FONTE: http://www.ordinariatomilitare.it/wp-content/uploads/sites/2/2018/12/Alcune-testimonianze-dalla-GMG.pdf)

 

I racconti, le testimonianze
dei giovani bolognesi

 
IL SERVIZIO DI 12PORTE

Una leggenda metropolitana, sicuramente falsa ma suggestiva, dice che quando i navigatori portoghesi giunsero in Giappone, portarono con loro una parola che entrò nel vocabolario nipponico: il grazie lusitano “obrigado”, divenne così l’“arigatou” giapponese. Non è vero, dicevamo, ma è bello pensare che anche i 900 giovani bolognesi che hanno partecipato alla GMG abbiano avuto l’opportunità di arricchire il loro vocabolario spirituale.
L’italiano “grazie” riconosce lo stupore della gratuità. Il portoghese “obrigado” mostra come chi ha ricevuto un dono senta poi l’obbligo di ricambiarlo, perché il dono ricevuto in qualche modo ti segna per la vita. Ed è proprio la parola Obrigado che il papa sceglie alla fine della messa conclusiva della GMG per riassumere l’evento di Lisbona: “Tutti, in questo evento di grazia, abbiamo ricevuto e ora il Signore ci fa sentire il bisogno, tornando a casa, di condividere e donare a nostra volta, testimoniando, con gioia e gratuità, il bene che Dio ci ha messo nel cuore”. “obrigado a te, Lisbona, che rimarrai nella memoria di questi giovani come casa di fraternità e città di sogni!”. E “Un obrigado speciale a chi ha vegliato sulla Gmg dall’alto, cioè ai Santi patroni dell’evento: uno su tutti, Giovanni Paolo II, che ha dato vita alle Giornate mondiali della gioventù”.
Francesco annuncia che la strada verso la prossima GMG nel 2027 che si terrà a Seul in Corea, passa attraverso Roma, quando nel 2025 si terrà il Giubileo dei Giovani. È proprio la grande intuizione di san Giovanni Paolo II: la GMG non è un evento, ma un cammino. I giovani di tutto il mondo che lo percorrono, devono sapere che la vita cristiana non è un insieme di episodi isolati, ma un percorso in cui tutto si deve tenere insieme. È l’ultima raccomandazione del Papa: “Dio solo conosce quello che ha seminato nei vostri cuori. Per favore, custoditelo con cura. Vorrei dirvi: fatene memoria, fissate nella mente i momenti più belli. Poi, quando arriverà qualche inevitabile momento di fatica e scoraggiamento, e magari la tentazione di fermarvi nel cammino o di chiudervi in voi stessi, ravvivate le esperienze e la grazia di questi giorni, perché – non dimenticatelo mai – questa è la realtà, questo siete voi: il santo Popolo di Dio che cammina nella gioia del Vangelo!”.
12PORTE ha seguito la GMG di Lisbona, grazie all’aiuto di alcuni giovani pellegrini. Ringraziamo in modo speciale Simone, Efrem e Filippo per le puntuali corrispondenze che ci hanno permesso di documentare questi giorni così attesi e così speciali. Ci arrivano anche i messaggi e la testimonianza della gioventù domenicana del nord-Italia che ha la sua base nel convento patriarcale di Bologna.
Avevamo lasciato il nostro racconto a Lourdes: la Madre del Signore con il suo messaggio di conversione e di speranza è stata la porta di ingresso verso la penisola iberica per molti pellegrini della GMG.
La base logistica della nostra delegazione è la cittadina di Mafra, collocata a una trentina di chilometri da Lisbona, dominata dal complesso della real basilica di Santa Maria e Sant’Antonio, con il convento-palazzo, chiamato l’Escorial del Portogallo, il trionfo del barocco edificato anche grazie ai tesori provenienti dal nuovo mondo.
Il grosso della delegazione bolognese vi arriva martedì primo agosto proveniente da Lourdes. L’alloggio consiste in realtà in un istituto scolastico e i letti sono i pavimenti delle palestre e della aule.
In serata la Messa di apertura ufficiale della GMG presieduta dal Patriarca di Lisbona, il Cardinale Manuel Clemente.
I giovani bolognesi cominciano ad impratichirsi con la radiolina, un antico strumento analogico che viene buono per seguire la traduzione simultanea, ma dopo poche ore, molti di loro – compreso il Papa – si assuefanno ad un pastone linguistico che mescola molte cadenze neolatine.
Per il Patriarca, “non è neanche sempre necessario capire le parole, come sta accadendo ora, tra così tante lingue qui riunite” quando “sono gli occhi a parlare e vi sentite sicuri e fiduciosi, nell’atmosfera cristiana che insieme create e nei semplici gesti con cui comunicate”.
Viene celebrata la Messa della Visitazione a ricordo del tema assegnato dal Papa a questa giornata.
“Per molti di voi – ha detto il Patriarca – è stato un viaggio difficile a causa della distanza, dei collegamenti e dei costi. Avete dovuto trovare le risorse, organizzando diverse attività e contando su gesti di solidarietà che, grazie a Dio, non sono mancati. Partendo da lontano o da vicino, vi siete messi in cammino. Ed è così che dobbiamo affrontare la vita stessa: come un cammino da percorrere, facendo di ogni giorno una nuova tappa”.
Le mattinate dei giovani sono scandite dalle catechesi offerte dai Vescovi, secondo il programma disposto dalla Santa Sede per ogni giornata. Vengono chiamate “Rise up” alludendo proprio alla sollecitudine con la quale la Madre del Signore si mise in viaggio verso la cugina anziana.
Il primo incontro di mercoledì 2 agosto, nel real basilica Santa Maria e Sant’Antonio di Mafra è stato con il Cardinale Zuppi che ha voluto ricordare la coincidenza con la triste data della strage alla stazione di Bologna, una ferita che brucia ancora nella vita della città.
“Ogni volta che passo dalla stazione – ha detto l’Arcivescovo – leggo i nomi e l’età. Lì potevamo esserci tutti. Il terrorismo, come le mafie, colpiscono tutti. Ed è quello che succede in tante parti del mondo con la violenza organizzata e giustificata della guerra. La storia nostra e il nostro essere cristiani non è fuori dal mondo. Dobbiamo leggere la presenza del Signore nella nostra vita, così come è. Anche nelle tragedie di una bomba messa in maniera vigliacca, senza volto e con tante complicità”.
“Qualche volta pensiamo che l’essere cristiani è come prendere la maturità: quando si arriva, è fatta. E invece no, è una ricerca che ci accompagna tutta la vita, con tante contraddizioni”, ha aggiunto il cardinale: “Io amo la Chiesa anche con tutte le difficoltà. Diffidate di quelli che sembrano angeli: c’è qualcosa che non funziona. L’amore vince il male e nessuno di noi è libero dal male. Ce lo portiamo dentro, qualche volta facciamo delle cose non buone. E il Signore non si scandalizza, ma ci vuol bene, deboli, fragili come siamo. Ci aiuta a cambiare perché ci ama e ci chiede di amare”.

INTERVISTA

Il Cardinale Zuppi ha poi invitato don Luigi Ciotti ad offrire la sua testimonianza. “I veri cambiamenti – ha detto – hanno bisogno di ciascuno di noi. La vera malattia del giorno d’oggi è l’indifferenza, la rassegnazione, pensare che le cose non cambieranno mai; e i più pericolosi sono i neutrali, che stanno alla finestra a guardare, ma peggio ancora sono i mormoranti, sempre zitti in pubblico ma che nei loro salotti giudicano, etichettano, semplificano e seminano zizzania.
Ormai i lunghi percorsi da compiere da Mafra a Lisbona e poi all’interno della capitale portoghese cominciano ad essere abituali: ma ogni spostamento si traduce in una festa chiassosa e contagiosa. Lisbona è invasa da centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo, ma si vive in un clima di grande sicurezza e fraternità. Nel pomeriggio di giovedì il primo incontro con Francesco, arrivato poche ore prima da Roma. E il Papa si dice subito felice del simpatico chiasso dei giovani della GMG, contagiato da tanta gioia. Siete in tanti, ma “il Signore vi ha chiamato per nome, uno per uno, scandisce il Papa.
E queste sono le frasi di Francesco che i giovani ci hanno riportato dalla loro memoria: “Nessuno di noi è cristiano solo per caso. Siamo stati chiamati perché amati. Siamo chiamati così come siamo: Non come vorremmo essere o vorremmo apparire, ma senza trucco.
La Chiesa è la comunità dei chiamati, non dei migliori, siamo tutti peccatori. Con i nostri problemi, i nostri limiti, la nostra gioia. Nella Chiesa c’è spazio per tutti. Il Signore non punta il dito ma apre le braccia, come Gesù in croce. Dio ti ama e ti chiama.”.
Tra i tanti momenti indimenticabili c’è anche quello della Festa degli Italiani, 80mila: in fondo, quando siamo in giro per il mondo, amiamo incontrarci tra connazionali. Da sempre le GMG sono una delle più numerose migrazioni di Italiani nelle varie sedi del mondo. La festa è stata anche il momento di condividere preziose testimonianze di fede raccolte nel nostro paese.
La Conferenza Episcopale aveva voluto che il tricolore facesse parte della dotazione di ogni partecipante alla GMG e il Presidente Mattarella aveva anche ricevuto al Quirinale una delegazione di giovani in partenza per Lisbona e ha inviati a Lisbona il suo messaggio.
I giovani campanari bolognesi non resistono alla tentazione di salire la torre campanaria di San Jorge do Castelo sulla collina più alta di Lisbona e di eseguire una scampanzata alla bolognese.
Di quanto è successo nelle giornate conclusive, è possibile solo immaginare l’immensità. Non è stato semplice per i giovani raggiungere il parco Tejo: già dalla tarda mattinata di sabato si sono messi in strada per sistemarsi poi con stuoini, sacchi a pelo, teli e coperte termiche: 8/10 km a piedi con una temperatura in aumento tra una fiumana di gente. Lo spazio riservato ai nostri è lontano dal palco: terra più o meno battuta; sullo sfondo il ponte Vasco de Gama (18 km, uno dei ponti più lunghi) sulla foce del fiume Tejo, che sembra il mare.
Non c’è erba!. Terra nuda. Il sole è infuocato. Si gioca a fare capanne con i teli per proteggersi. Pensi che il vento che sta per alzarsi porti refrigerio, ma è come un phon. Si alza una polvere che incipria cose e persone.
Un’attesa di sei-sette ore intercalata da musica e canti, incontri con altri giovani, scambi di gadget… È sorprendente come anche in queste situazioni i ragazzi sappiano prendere le cose sportivamente. Dopo lo smarrimento del primo momento, tanta solidarietà, amicizia, allegria e… ricerca dei bagni. Cena, colazione e pranzo per la domenica, vengono offerti in un unico contenitore. Menù non facilmente identificabile (omogeneizzati, salse, marmellate e pane dolce). E tanta acqua…
Un grido: «Passa il Papa!». Sono ormai le venti. Un’ora dopo inizia la Veglia. Partecipare non è facile, ma si crea silenzio. Si segue con radiolina e telefono.
La musica non è colonna sonora, ma è protagonista, messaggio, preghiera. Vengono proposte melodie solenni, ma anche semplici e arriva l’Eucaristia, un pane consacrato collocato dentro una raggiera dorata e davanti un milione e mezzo di giovani e poi un grande silenzio che fa di tanti cuori un solo cuore: ti adoro, ti amo, ti rendo grazie, ti chiedo perdono, ti chiedo grazie…
Poi la notte, con le manovre per disporsi a dormire sotto le stelle. Forse le batterie del cellulare per una volta durano più delle energie vitali. In qualche modo si dorme, fino a quando di prima mattina non viene affidato a un improbabile prete americano il compito di dare la sveglia con musica tecno a tutto volume.
È da poco spuntato il sole su questa che sarà una giornata memorabile. Papa Francesco ritorna per la Messa della Trasfigurazione. Come proposto da San Pietro, molti giovani hanno fatto capanne almeno per proteggersi dal sole. È la festa della bellezza, è la festa di Gesù Cristo più splendente del sole. Brillare, ascoltare, non temere. Il Papa ama predicare facendo ricorso ai verbi che trova nel Vangelo. Il soggetto e il complemento oggetto sono Cristo e la vita di questi giovani.

(FONTE: https://www.chiesadibologna.it/il-racconto-dei-giovani-di-ritorno-da-lisbona/)

 

I giovani dell’Associazione Santi Pietro e Paolo
alla Gmg con alcune guardie svizzere

Quello dei giovani dell’Associazione Santi Pietro e Paolo è stato l’unico gruppo registrato come proveniente dallo Stato della Città del Vaticano sul portale ufficiale della Giornata mondiale della gioventù di Lisbona. Una realtà di 25 ragazzi — soci, aspiranti e allievi del sodalizio — che ha compiuto questa esperienza di fraternità insieme anche con alcune guardie svizzere.
I giovani si sono preparati per questo importante incontro nella preghiera, attraverso le meditazioni alle adorazioni e i rosari. E hanno organizzato conferenze mirate all’approfondimento della pastorale giovanile e della figura storica di Gesù. Tutto questo per arrivare pronti all’appuntamento con il Papa e gli altri giovani a Lisbona.
Il gruppo dell’Associazione Santi Pietro e Paolo è stato ospite, durante la Gmg, nella casa provinciale delle suore Francescane Missionarie di Maria, situata a pochi minuti da Parque Eduardo VII.
In particolare, il gruppo ha prestato servizio liturgico per la celebrazione della messa, il 30 luglio, nella chiesa di Nostra Signora di Loreto, conosciuta anche come “chiesa degli italiani”. Proseguendo questa esperienza con la partecipazione alla messa di apertura della Gmg, accanto al presidente della Repubblica portoghese, Marcelo Rebelo de Sousa.
«La Gmg vissuta con lo spirito dell’Associazione Santi Pietro e Paolo — racconta Michel Staszewicz, uno dei 25 ragazzi — è stata una profonda esperienza di accoglienza e amicizia. Il gruppo è stato come una famiglia, un luogo di vita in Cristo e un esempio della fraternità cristiana. Abbiamo vissuto insieme tanti momenti di ricca e dolce felicità. Come voleva san Giovanni Paolo ii, anche questa edizione della Giornata mondiale della gioventù ha dimostrato che ancora oggi i giovani cattolici possono essere testimoni visibili della fede della Chiesa, senza avere paura».
Nel Sodalizio si ripete che esso è una “seconda famiglia” e i giovani che hanno partecipato a questa Gmg ne hanno fatta viva esperienza. «La “seconda famiglia” come l’Associazione viene spesso identificata — confida Alessandro Grasso, altro giovane del gruppo andato a Lisbona — ha compiutamente preso forma in quel viaggio movimentato, con tutte le sorprese che l’hanno caratterizzato, con tutti i momenti di gioia e di confronto, che sono elementi propri di una famiglia».
A far da guida nel pellegrinaggio per la Gmg, come padre spirituale, è stato monsignor Ivan Santus, vice assistente spirituale dell’Associazione Santi Pietro e Paolo.
Con questo spirito, è stata una esperienza di gioia che è poi il fulcro stesso del tema della Gmg di quest’anno, ovvero quella gioia che, trasformata in desiderio, ci fa alzare e andare in fretta. Come Maria che si alza e va senza indugio, senza essere frettolosa, ma andando in fretta nel senso di non avere altro desiderio se non arrivare da Elisabetta. Lo stile che dovrà segnare i giovani che ora nel cuore hanno questo stesso desiderio, andando incontro al prossimo come veri testimoni del Cristo vivente.
In conclusione, a esprimere il senso e le prospettive di questa esperienza dei giovani dell’Associazione ci sono le parole di Paolo Cudal: «“Incontro” è una delle parole chiave di questa Gmg. Un incontro con tre direzioni: verso l’alto per avvicinarsi a Dio, verso l’orizzonte per ascoltare e accogliere tutti i nostri fratelli e, come ha detto il Santo Padre, verso il basso per aiutare i nostri fratelli a rialzarsi».

(FONTE: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2023-08/quo-189/dal-vaticano-a-lisbona-con-lo-stile-della-famiglia.html)


Testimonianze su AVVENIRE (con foto)

https://www.avvenire.it/giovani/pagine/i-volti-e-le-storie-dei-ragazzi-della-gmg