Etty Hillesum - Citazioni a tema
COMPASSIONE
“Bisogna discernere bene il lato negativo delle persone, nella cui cerchia si vive e difendersene, ma non per questo bisogna respingere, disprezzare l'intera persona, bensì offrirle la nostra compassione”.
Le cose veramente primordiali in me sono i sentimenti umani, una sorta di amore e di compassione elementari che provo per le persone, per tutte le persone.
Ma questo, in ogni caso, è il programma per il fine settimana: nel mio cuore voler bene a mio padre, e perdonargli se mi sottrae alla mia comoda tranquillità. Gli voglio in fondo molto bene, ma è - o piuttosto era - un amore complicato: ricercato, spasmodico, e così mescolato alla compassione che quasi mi aveva spezzato il cuore. Ma era una compassione masochista, un amore che aveva portato a grandi esplosioni di compassione e dolore ma non a un semplice gesto;
Dentro di me ci sono due grandi sentimenti basilari: l'amore, un amore inspiegabile, forse non meglio identificabile, perché è un sentimento primigenio nei confronti delle creature e di Dio, o perlomeno di ciò che io chiamo Dio; e la compassione, una compassione infinita che a volte mi provoca pianti a dirotto.
Già, amore e compassione: cerca di usare questi termini con parsimonia, almeno dal punto di vista teorico e linguistico. Del resto, puoi vivere come meglio credi. Ma, per un altro verso, ci sarà sempre lo scherno, l'acutezza intellettuale, l'ingegno analitico, il cinismo, il dubbio, l'incertezza.
Tutto questo ha come risultato che, a volte, sui tratti del tuo viso ultracontrollati appaiono una ritrosia, una diffidenza e un'incertezza per le quali io provo una travolgente compassione. È qualcosa di molto triste.
La mamma. Di colpo quell'ondata di amore e di compassione che cancellava tutte le piccole irritazioni. Cinque minuti dopo ero naturalmente irritata di nuovo. Ma più tardi, quel giorno o quella sera, m'è venuto di pensare: forse, quando sarai molto vecchia, io passerò un po' di tempo con te, ti spiegherò cos'hai dentro e ti libererò dalla tua irrequietezza, perché pian piano comincio a capire come sei combinata.
Gli ho anche raccontato che era terribilmente difficile essere una donna “adulta” e lui: Non bisogna avere una simile pretesa, bisogna vivere sino in fondo le proprie imperfezioni. Gli ho anche detto quanto fossi colpita da parole come Mitleid [“compassione”], Unfreiheit [“mancanza di libertà”], ecc. E lui: Sì, ma certi concetti devi vederli alla luce di determinati contesti.
Non mi lascio più andare in pezzi per una compassione autodistruttiva, unita a sensi di colpa, ogni volta che vedo i miei genitori o penso a loro. Sono consapevole della loro vita, ma è la loro vita, maturata così negli anni, io non posso cambiare molto di questo stile, posso solo continuare ad amarli e andare avanti con la mia esistenza. Molto è cambiato nella mia relazione interiore con i miei genitori, molti legami stretti si sono rotti, e con questo si sono liberate molte energie per amarli davvero.
Han trova la vita semplice e buona, e le prospettive materiali e incerte del futuro lo preoccupano più di quelle interiori. Ma poi mi appare di colpo tanto fragile e delicato, e io mi preoccupo, provo un senso di profonda compassione protettiva nei suoi confronti.
In passato ritenevo che fosse un mio diritto cedere completamente alla tristezza, ogni altra cosa doveva lasciarle spazio e non c'era nient'altro di importante paragonato alla grande, enorme desolazione che attraversava tutto il mio essere. Adesso non è più così, anche se a volte si sfiorano i limiti. In un giorno come questo, in cui mi sento fisicamente davvero uno straccio, in cui la depressione mi affligge e mi cresce dentro una tristezza sempre più greve, sono subito tentata di perdonare troppo a me stessa e di liberarmi un po' del lavoro. Al momento non capisco dove devo prendere l'energia per preparare due lezioni e stasera andare anche alla prima della rappresentazione di Veterman. E forse ho tanta compassione per me stessa di fronte a un simile “fitto” programma. Figuriamoci: due allievi e una serata a teatro. E in mezzo tutto il tempo per me stessa.
Un essere umano è in realtà così ingrato e immoderato nelle sue richieste. Sabato e domenica sono stati giorni talmente duri per me, pieni di autocompassione, di ribellione, di tristezza e insoddisfazione nei confronti di me stessa.
Solo nell'estasi della fine, mentre il suo corpo era steso sul mio, sono stata improvvisamente sopraffatta da un'ondata di tristezza che era profondamente umana, e poi da un sentimento di compassione per me e per tutti, e poi ancora mi pareva che tutto fosse come doveva essere.
Non devo aver pregato abbastanza bene stanotte. Quando ho letto il suo biglietto stamattina, qualcosa s'è spezzato, qualcosa m'è traboccato dentro. Stavo occupandomi della tavola per la colazione e di colpo dovetti congiungere le mani e chinare profondamente il capo e lacrime che avevo tenute dentro a lungo m'inondarono il cuore, e in me c'era così tanto amore compassione dolcezza, e anche così tanta forza, che dovrà pur servire a qualcosa. Dopo aver letto le sue parole, ho vissuto un momento di una serietà e di un'intensità estreme.
C'è una frase della Bibbia che mi dà sempre forza. Credo che dica, all'incirca: «Se tu mi ami, devi abbandonare i tuoi genitori». Ieri sera, mentre dovevo di nuovo lottare duramente per non essere paralizzata dalla compassione verso i miei genitori, l'ho interpretata anche così: non bisogna lasciarsi consumare dal dolore e dalle preoccupazioni per la famiglia al punto da non provare più interesse e amore nei confronti del prossimo. Sono sempre più convinta che l'amore per il prossimo, per qualsiasi creatura a somiglianza di Dio, debba stare più in alto dell'amore verso i parenti. Non fraintendetemi, vi prego. Si dice che sia contro natura... mi rendo conto che fatico ancora troppo a scrivere di queste cose, mentre sono così semplici da provare nella vita. (Lettere)