Volgere (senza rimpianti)

indietro lo sguardo

per guardare

(con speranza) avanti

Colloquio con d. Cesare Bissoli

A cura di Giancarlo De Nicolò


 

Don Cesare, vedo che nei suoi messaggi  un po' scherzosamente, un po' immagino seriamente  Lei dice che sta meditando "sulla vita e sul dopo vita"... e ancora: "Adesso attendo la verità piena nel regno di Dio".
È ovviamente una cosa per tutti... e intanto – visto che siamo ancora di qua – possiamo anche solo riflettere sulla verità "parziale" che è quella storica e quella personale.
Lei è uno dei "grandi vecchi" (con rispetto) della PG, almeno di quella legata al progetto di NPG, ormai circa un cinquantennio.
È tempo anche di una sintesi, non dico della vita (che lasciamo ovviamente alla sua coscienza e alla misericordia del buon Dio), ma di una parte di vita che è stato il suo impegno in campo biblico e catechetico che ha afferito alla pastorale giovanile sostanziandola non solo scientificamente (e rendendola una disciplina accademica seria), ma anche e soprattutto esistenzialmente, per una dignità e ricchezza di vita dei giovani.
Di questo vorremmo parlare... ma andiamo con ordine.

1. Per i lettori più giovani... può ridire a brevi cenni i tratti salienti della sua vita, e anche - come testimonianza vocazionale - dire la ragione per cui ha intrapreso la via salesiana, e poi la strada maestra della Scrittura (come docenza e come passione personale)?

Sono nato a Bussolengo di Verona il 26 novembre 1933! Ho la mia età, posso dire di avere attraversato due secoli! Quanta storia, quante esperienze, l’ultima, la più importante, sarà il mio incontro definitivo con il Signore che, spero sarà benevolo! La memoria purtroppo va svanendo ma mi permette di ricordare i dati per me più significativi. Li raduno in alcune sintetiche affermazioni
* L’educazione cristiana in famiglia con papà, mamma e una sorella, in una condizione di grande povertà (siamo ai tempi vicini e propri della seconda guerra mondiale, 1939-1945). Tra tante cose mi commuove ancora l’esempio indimenticabile della mamma: donna di fede, di lavoro, di sacrifici, di onestà. Per me in paradiso è certamente beata e desidero tanto di rivederla!
* Ho frequentato scuola media e ginnasio all’Istituto Don Bosco di Verona. Lì è spuntata la mia vocazione di salesiano soprattutto per una ragione: alla mia vivacità di ragazzo e adolescente i salesiani (ricordo ancora i volti e i nomi!) si comportarono, non con i castighi severi che pur meritavo, ma proprio come dice Don Bosco con “ragione, religione, amorevolezza=pazienza”, in un clima di allegria, festoso in chiesa e fuori. Posso dire in verità che mi son fatto salesiano perché ho trovato salesiani che pur con i loro limiti, erano simpatici, credibili e convincenti. Grazie a loro conobbi e apprezzai Don Bosco, più che viceversa.
* A 16 anni dal 1949 iniziai il curricolo formativo: noviziato (Albarè di Verona), poi a Nave (Brescia) studentato filosofico conseguendo la maturità liceale, tirocinio a Trento allora aspirantato (splendida esperienza di apprendistato salesiano tra i giovani), cui seguì la professione perpetua di Salesiano di Don Bosco, dal 1956 gli studi teologici nella famosa “Crocetta” di Torino, allora Pontificio Ateneo, con docenti insigni (tra tutti Don Quadrio), la ricchezza di compagni di tutte le parti del mondo(anche francesi, belgi, tedeschi, olandesi, nordamericani…) e una prossimità quanto mai formativa con i luoghi originari di Don Bosco. Nel 1961, fui ordinato prete. E lo sono ancora, con progressiva maturazione della vocazione salesiana di prete dei giovani
* In verità lo divenni non stando tanto fra di loro, attraverso la formazione dei formatori dei giovani. A ciò mi portava il ciclo di studi biblici all’Istituto Biblico di Roma, cui fece seguito l’inizio del mio insegnamento di Sacra Scrittura prima al teologato di Monteortone (Padova) poi a Verona-Saval e infine poi all’Università Pontificia Salesiana (UPS) nell’Istituto di catechetica, dove mi trovo dal 1978 fino ad oggi. Oggi considerato con fraterna, paziente bontà come un ‘emerito’, simpatico vecchietto con i malanni della sua età. Più avanti, rispondendo ad altre domande, specificherò il mio servizio universitario in particolare con relazione alla pastorale giovanile (dal punto di vista della Bibbia), a seguito della sollecitazione dalla rivista di Note di Pastorale Giovanile, con cui ho collaborato si può dire fin dagli anni ’80.
* Ma prima di sviluppare più ampiamente questo tema cui sono stato invitato, vorrei richiamare tre esperienze, fra le altre, che mi hanno quanto mai arricchito:
- dato il profilo di pastorale biblica del mio insegnamento all’ UPS, ho sempre mantenuto un impegno di prete salesiano nel servizio della gente, specie dei catechisti, con la pratica della Bibbia: iniziazione al Libro Sacro, promozione di gruppi biblici a livello nazionale, l’animazione (biblica) della pastorale giovanile nella Chiesa di Roma e a livello nazionale, la predicazione, ispirata alla Bibbia, nel ministero parrocchiale e negli Esercizi Spirituali, partecipazione a convegni biblici (catechistici) nazionali e internazionali;
- una qualche competenza nell’ambito della catechesi biblica mi ha data la grazia di andare in tutto il mondo per un servizio a missionari salesiani e di altre Congregazioni, con una apertura incomparabile di mente e di cuore. Ho scoperto la Bibbia, la Parola di Dio, dentro l’umanità con le sue sofferenze, le sue attese, le sue speranze. Ne sono stato profondamente colpito;
- a tutto ciò si è accompagnato un approfondimento progressivo della mia fede nel mistero di Gesù Cristo e della Madonna, nella Chiesa e in relazione al mondo giovanile. Alla visione di questo Gesù e di sua madre spero di arrivare grazie anche al dono di essere salesiano di Don Bosco.

2. Ci riferiamo più direttamente all'università salesiana, come docente (negli anni 80 e seguenti).
Ai primi anni, come si "esprimeva" quanto poi è diventata pastorale giovanile? Quali erano i nomi, i temi, gli sviluppi al tempo? C'era grande rilievo della catechetica, con nomi noti e altri che lo diventarono...

Non mi riferisco alla storia della pastorale giovanile come è stata ben attestata dalla rivista NPG dagli inizi fino ad oggi e come sarà ripresentata in questa rubrica di “storia di NPG”. Come è richiesto, riferisco della pastorale giovanile in relazione all’Università Salesiana (UPS). Merita farlo, perché l’UPS tiene un rapporto diretto e rilevante con essa. Il punto di riferimento originario, che possiamo dire generativo, sta nel fatto che l’UPS è stata voluta dai fondatori (segnatamente D. Pietro Ricaldone) come Università di Don Bosco per i giovani. Per questo l’indirizzo pedagogico cristiano per la gioventù, appare fin dall’inizio degli Statuti, compito che è stato assunto esplicitamente da quella poi chiamata Facoltà di Scienze dell’educazione (FSE).
Per questo l’Istituto di Catechetica (ICA), cui appartengo anch’ io, fu collocato fin dall’inizio, nella FSE come responsabile di un curriculo che veniva a tradurre l’istanza pedagogica cristiana in catechesi per le diverse età, dai bambini agli adulti, fissando nella sua ratio un corso specifico di catechesi giovanile. Questi furono i temi che strutturarono il curricolo fino ai giorni nostri. Vanno ricordati temi complementari necessari, tra cui la storia della catechesi e in particolare la catechesi biblica, della cui cattedra fui fondatore.
Rimase nota caratteristica, unica nel suo genere, questa collocazione dell’ICA, non - come era ed è abituale - nella Facoltà di teologia, ma di scienze pedagogiche umane, la FSE appunto. Merita anche ricordare che l’iter formativo per giovani era nominato curriculo catechistico, non per sé di pastorale giovanile, ma di fatto per le discipline proposte e il modo di realizzarlo, tendeva ad essere tale, anche se avvennero successivamente notevoli fatti di cambio. Intanto notiamo nel progetto dell’ ICA alcune caratteristiche di questa pastorale giovanile germinale incipiente: il chiaro indirizzo educativo, espresso anche da un approfondito interesse metodologico potendo avvalersi dell’ausilio delle scienze umane della FSE )e questa fu una qualità originale dell’Istituto di Catechetica); l’estensione della proposta formativa per docenti di religione; l’internazionalità del corpo docente e degli alunni con modulazioni formative adeguate; un’apertura di orizzonti culturali e di relazioni feconde con Istituti catechetici esteri (Francia, Germania, Belgio, Spagna, Centro ecumenico a Ginevra…), comprensivi di periodici incontri di studio dei docenti e visita annuale delle diverse sedi nazionali e internazionali, dei nostri studenti. Non posso dimenticare da parte mia l’iniziativa di “Bibbia alla sorgente” realizzata in ogni estate con viaggi studio della Terra Santa. Mi è gradito fare sintesi, menzionando il particolare riconoscimento dell’ICA a livello nazionale e internazionale, con l’invito a collaborare in ambito catechistico con la S. Sede e con la Chiesa italiana, collaborando alla produzione di testi catechistici, anche per giovani, e curando la formazione di operatori nei tempi estivi a Colfosco e a Corvara, in Val Badia.
La descrizione fin qui fatta suscita necessariamente l’interrogativo su come andarono effettivamente le cose per la istituzione di Pastorale Giovanile all’ UPS, dato che fin qui non era stata raggiunta compiutamente in termini specifici ed autonomi. È quanto cercherò di dire, badando ai tanti stimoli avanzati dalla domanda successiva.

3. Poi sono arrivati i vari Midali, Tonelli, Gevaert, Alberich, Groppo… Come ha cominciato a strutturarsi allora il quadro di una PG più organica e sistematica? Quali ostacoli, prevenzioni, intuizioni?
E può dirci qualcosa di quelle persone con cui ha vissuto e collaborato? Cosa hanno portato alla PG?
I primi dialoghi sono certo avvenuti con la teologia pastorale (come suggeriscono gli studi di d. Midali) e la catechetica... come?
E la parte biblica, quando è entrata, e come?
Col tempo altre discipline hanno fatto parte essenziale del quadro, come la sociologia, la pedagogia... come è stato facile/difficile la loro integrazione?

Risponderò per parti.
* I nomi citati all’inizio sono i costruttori del curriculo specifico di PG nell’Università Salesiana. Per l’Istituto di Catechetica dobbiamo aggiungere C. Bucciarelli, F. Veronese, R. Giannatelli, F. Lever, Z Trenti, F. Pajer. Poi ci sono citati due nomi della Facoltà di Teologia (FT), M. Midali e R. Tonelli, che, a partire dagli anni ’80 furono protagonisti iniziatori della Pastorale-Giovanile nella FT.
M. Midali era docente di pastorale generale con una competenza riconosciuta in tale campo, che essendo ambito salesiano non poteva trascurare uno specifico impegno per i giovani. Era diventato un suo scopo quanto mai sentito- data anche la minore valorizzazione delle risorse formative della FT in ambito giovanile- arrivando finalmente alla istituzionalizzazione della cattedra di PG e alla guida nei suoi primi passi. Ma certamente il contributo decisivo per il profilo assunto di essa venne dato da R. Tonelli, che già dagli anni ‘60 era diventato segretario di redazione della Rivista di NPG. Fu di grande beneficio per lui - che della rivista e del conseguente sviluppo pastorale sarebbe stato Direttore- la frequentazione dell’Università Salesiana, per il conseguimento del dottorato in pastorale giovanile, con una appartenenza prevista – si badi- alla Facoltà di Scienze dell’educazione, data la presenza di una specifica cura giovanile nell’ICA. La tesi- quanto mai apprezzata e innovativa nella scena italiana - ebbe molteplici edizioni di continuo fino al 2011- aveva per titolo Per la vita e la speranza, Un progetto di pastorale giovanile, LAS, Roma (19? ). A questo punto fu ritenuto logico il passaggio di Tonelli alla FdT per la costruenda PG. Mi piace qui notare subito come risultati: la nascita di un curriculo specifico ed autonomo di PG nella suddetta Facoltà connotato da due esistenziali che caratterizzano il progetto: una PG volta alla promozione del binomio di “vita e speranza”; Tonelli divenne subito l’animatore vivace e fecondo del curriculo di PG; a questo compito, grazie all’arricchimento dello studio compiuto, Tonelli continuò ad associare con evidente nuovo slancio e competenza la direzione di NPG.
* Ma qui va ricordato un importante passaggio istituzionale con notevoli conseguenze. Il rettor maggiore dei Salesiani, Egidio Viganò, in qualità di Gran Cancelliere intese mantenere una collaborazione tra l’ICA, patrono originario della PG ed e la FT, dotata della nuova cattedra di PG. A questo scopo, il Gran Cancelliere istituì un Dipartimento di PG e catechetica (DPGC). Ciò fece perché ci fosse una messa in comune di competenze di teologia e di scienze dell’educazione per un più efficace servizio della gioventù. L’istituzione del DPGC avvenne nel 1981; 1987 e continuò fino con alterne vicende fino al 2016. Toccò ancora una volta soprattutto a Tonelli una conduzione feconda ed equilibrata. Il Dipartimento cessò a causa in particolare di tre motivi: la crescente stabilizzazione teologica della PG in FT portava ad un certo distanziamento e distacco dalla visione marcatamente antropologica e metodologica propria della visione dell’ICA internamente alla FSE; si aggiunga che la FT intese di facilitare il titolo di licenza entro due anni non in tre come per l’ICA. Un effetto del cambio fu la maggiore partecipazione di clero nel curricolo teologico di PG, in quanto per lo più già detentori con gli studi compiuti del necessario baccellierato, il che favorì nel curriculo di PG in FT l’aumento di salesiani e una minoritaria presenza di religiose e di laici. Terzo fattore di decadenza del Dipartimento fu l’avvento nelle due Facoltà di professori nuovi specie nell’ ICA, ignari della ricca tradizione storica. Tutto ciò portò certamente ad una maggior autonomia, che tradusse in indipendenza.
Ma ciò, a mio parere, portò anche ad una grave perdita di visione comune e di necessaria collaborazione con l’esito discutibile che l’Istituto di Catechetica continuò con una catechesi giovanile, in verità finita in cultura antropologica del mondo giovanile con il deplorevole effetto che all’ICA venne a meno l’istanza di PG che andava delineandosi nella FT, mentre a questa veniva a mancare una robusta impostazione catechetica. Cosa che continua fino ad oggi. Scrisse un padre del Dipartimento E. Alberich dell’ICA: “La creazione di questo Dipartimento rappresenta una parziale rottura con la linea fondazionale che per 40 anni assegnava la catechetica all’ambito della pedagogia. Ma porta anche con sé la riaffermazione della centralità, all’interno dell’UPS, del carattere pastorale e catechetico della sua missione… espressione nella Chiesa della missione dei salesiani per l’evangelizzazione dei giovani”. Si deve riconoscere che R. Tonelli guidò il Dipartimento cercando il dialogo e la collaborazione, tra le due impostazioni, con uno stile di inclusione nella differenza che caratterizzerà il suo servizio in NPG.
* Nella visione a fin qui delineata vi è la risposta alla domanda sulla integrazione di altre discipline (sociologia, psicologia, pedagogia…) al farsi della nuova PG. In sintesi potrei dire che nella stagione del Dipartimento si cercò di approfondire il loro contributo ponendole nella ratio studiorum. Poi non vi fu più un’armonica, motivata collaborazione.
Quanto alla componente biblica in verità ebbe nascita e sviluppo nell’ICA con la creazione da parte mia della cattedra di catechesi biblica (Va’ e annuncia (Mc 5,19). Manuale di catechesi biblica, Elledici, Leumann Torino, 2006)
. Fu il corso principale nel Dipartimento, cui si affiancarono due seminari biblici da parte della FT curati da M. Cimosa e C. Buzzetti. Ma il più diretto ed ampio sviluppo sul rapporto Giovani e Bibbia fu da me svolto su riviste, segnatamente in NPG.
Abbiamo fin qui condotta una lunga riflessione sulla genesi della PG all’UPS.
Concludo con un’importante postilla. Dobbiamo a NPG una ripresa articolata tra le varie componenti, con una insistenza semmai sulla componente metodologica (v. ad es., la valorizzazione del principio dell’animazione), ma una cura via via più approfondita della fondazione teologica.

4. Entriamo nel cuore della PG. Il quadro orientativo e gli obiettivi della PG venivano ripresi dal famoso Documento di base dei Vescovi sulla catechesi in Italia. È stata una scelta corretta? Come mai nel tempo gli obiettivi cambiavano (integrazione fede-vita; assunzione-ricerca di una pienezza di vita; incontro con Gesù... fino ad articolarsi poi in un quadro più complesso...)?
E il metodo? Agli inizi molti impostato sulla dinamica di gruppo, e poi il grande tema dell'animazione culturale...
Come vede ora tutto questo?

La cascata delle domande è grande e rumorosa. Cercherò di dire i miei pensieri nati dall’esperienza di lavoro. Anche qui procedo per parti.
* Il Documento Base della Chiesa italiana all’indomani del Vaticano II (1971) proponeva una visione nuova di catechesi, segnatamente quanto alla impostazione teologica e ai vari elementi intervenienti: Rivelazione, Chiesa, fonti (tra cui eccelle il riferimento alla Bibbia), indicazioni di metodo, figura del catechista…). Ai giovani è dedicato un paragrafo n.138 con un tentativo di descrizione dell’indole, bisogni e rapide indicazioni formative, secondo gli anni ’70! Ma è un discorso che non si può dire, se non parzialmente, una figura di PG, che per altro non appare nemmeno nominata nell’Indice analitico, dove pure di pastorale si fanno citazioni.
* Certamente, sempre restando in ambito catechistico, furono dati stimoli rimasti ancora utili in PG. Mi permetto di aggiungere che per tanta parte della nuova ricerca catechistica, fu artefice l’Istituto di Catechetica dell’UPS, apportando diversi assunti e sussidi dedicati alla PG. Furono membri dell’ICA che, nel lavoro di elaborazione della linea catechistica chiamata Catechismo per la vita cristiana, apportò un significativo contributo con la stesura dei due volumi di Catechismo dedicati ai giovani: “Io ho scelto voi” per adolescenti (14-18 anni) del 1993; “Venite e vedrete” (18-20 anni) del 1997. Sono testi del tutto) o quasi) fuori uso, ma son convinto che la PG di oggi, sulla proposta della vita di fede dei giovani, non ha prodotto nulla di migliore a livello nazionale, per cui i Catechismi CEI rimangono un eccellente riferimento da valorizzare, al seguito e in consonanza di Christus vivit di Papa Francesco (2019).
* Devo dire che per la componente metodologica, merita ricordare anzitutto le proposte della CEI, sviluppate dal neonato Servizio di PG, all’ interno degli Orientamenti pastorali dei Vescovi italiani Nel decennio 2010-2020 è rimarcato l’impegno educativo, con riferimento alla sollecitazione di Benedetto XVI sul suo contenuto: “Mi sembra che questo sia il punto fondamentale nella nostra cura pastorale per i giovani: attirare l'attenzione sulla scelta di Dio, che è la vita. Sul fatto che Dio c'è. E c'è in modo molto concreto. È insegnare l'amicizia con Gesù Cristo”.
* In questo quadro vengono elaborati i noti metodi di dinamica di gruppo, di animazione culturale, di cura di un progetto di vita … Il che apporta un necessario contributo a ripensare la stessa catechesi. Qui si inserisce l’apporto di sintesi cercato in NPG.

5. Storicamente, quali sono i temi che per lei sono stati più promettenti nel corso della storia della PG (e di NPG)? quali quelli disattesi?
Potremmo a questo punto completare il lavoro da lei fatto di "storia" dei primi 20 anni di PG?

Le risposte sono evidentemente del tutto soggettive.
* Enumero al positivo le seguenti tematiche, riferendomi ai contenuti e all’impegno redazionale:
- attenzione interessata e continua al mondo giovanile in prospettiva educativa cristiana (secondo la vocazione salesiana alla scuola di Don Bosco);
- la volontà costante di aggiornamento in ciò che riguarda gli ambienti di vita, le problematiche giovanili e le componenti positive nell’esistenza dei giovani;
- una continua volontà di aggiornamento riguardo alle scienze umane (segnatamente richiamo il largo spazio dato al metodo dell’animazione);
- io ci metto l’attenzione alla Bibbia, segnatamente ai Vangeli, tentando un’applicazione per giovani;
- ho trovato quanto mai positivo l’incontro periodico in clima di stima, amicizia, franchezza di esperti in numero rilevante e competenze diverse) penso a C. Molari, C. Di Sante, M. Pollo, un membro di associazioni giovanili, una suora delle FMA, e naturalmente R. Tonelli, e il segretario intelligente, diligente e puntuale GC. De Nicolò);
- attualmente vedo la bontà dell’orizzonte aperto dal Sinodo dei giovani, un contatto maggiore con responsabili giovanili salesiani, la partecipazione diretta dell’incaricato del servizio giovanile della CEI. Mettiamo pure la lunga gloriosa storia di NPG che l’ha resa la rivista per giovani tra le migliori, se non la migliore, per dire talora unica in Italia;
- per molti anni ho usufruito della diretta partecipazione al gruppo redazionale di NPG.

* Punti disattesi che preferisco chiamare piuttosto carenti (anche inevitabilmente):
- la non immediata lettura della rivista da parte dei giovani stessi (in fondo non fatta per loro), ma ancor più un certo distacco e la non partecipazione di animatori giovanili, specie salesiani;
- per diverso tempo, notai una scrittura troppo densa del testo senza immagini, sommari per articoli maggiori, stelloncini… Oggi la stesura della rivista è più ampia e leggibile, ancora senza sommari articolo per articolo;
- il mancato proficuo contatto con i responsabili maggiori della vita salesiana (Consiglio generale, ispettori, direttori, responsabili di animazione giovanile…) e con materiale di tale ambito (riviste, libri, organizzazioni e manifestazioni giovanili salesiane in Italia e nel mondo);
- lo scarso rilievo dato alle Giornate mondiali della gioventù (Tonelli ne ha partecipato almeno ad una?);
- una certa disattenzione circa il mondo universitario laico e delle università della Chiesa (ad es. l’UPS);
- attenzione piuttosto quasi italo-centrica. E il mondo giovanile in Europa, nel mondo salesiano (v. ANS quotidiana) e non-salesiano?
- scarsa informazione, ad es. di pubblicazioni e manifestazioni (ad esempio penso a Mision Jóven, a pubblicazioni sociologiche (religiose) sull’età giovanile, negli ambienti di vita e nella scuola di religione;
- l’inevitabile silenzio sul linguaggio digitale e sui social, specie di ordine musicale;
- la deficiente assunzione pastorale della questione ecologica nelle vaie sfaccettature (i 7 punti di Papa Francesco dalla Laudato si’…), perché NPG non determina ed anima un convegno di PG a livelli pertinenti?
- riguardo alla Bibbia, sento la mancanza di proposte circa la costituzione di ‘gruppi biblici, di pratica della Lectio Divina o Scuola della Parola secondo la via indicata del Card. Martini.
In prospettiva analoga avrebbe un suo valore educativo la conoscenza e l’invito alla frequentazione di luoghi privilegiati i di Pastorale anche giovanile, come Bose, come Taizé ed altri centri di spiritualità indirizzati ai giovani;
- da ultimo richiamo - come particolarmente importante - la non adeguata attenzione alla dimensione catechistica o di evangelizzazione in senso stretto
* Completare il lavoro da lei fatto di "storia" dei primi 20 anni di PG?
Da parte mia non sento più le forze e non sarei capace di documentarmi analiticamente. Sarebbe bello che quanto è stato chiesto a me, fosse rivolto anche ad altri, magari per una licenza, un dottorato di ricerca, in ogni caso entro una prospettiva non solo di raccolta dati, ma anche di valutazione critica (contenuti maggiori e minori, costanti, evoluzione concettuale e temporale, elementi ancora validi, vuoti da colmare…).

6. Intanto i giovani cambiavano, dagli anni 70 in avanti.
Ha uno sguardo "sapienziale" per questo tempo di oggi sui giovani destinatari-soggetti di una PG mai immobile?

Per sguardo ‘sapienziale' intendo lo sguardo che mi dona la fede alla luce della Parola di Dio. Indico tre riferimenti motivazionali che ritengo tuttora validi.
- Il Signore Gesù non è assente dalla storia degli uomini. Al centro della Parola di Dio si fa memoria del Gesù del passato come Maestro della fede che continua oggi e sempre con il suo Spirito. La Chiesa richiama oggi vivacemente il compito dell’evangelizzazione, perché lo Spirito di Gesù evangelizza oggi e chiede la nostra mano, perché “la messe è molta” (Mt 9, 37). Dio Trinità, il Signore Gesù, il suo Spirito sono nostri solleciti contemporanei agiscono dall’alto, perché noi la Chiesa, gli diamo una mano dal basso con le nostre povere ma necessarie forze. Essi ci precedono sempre, volendo retare nostri compagni di viaggio, perché altrimenti andiamo per sentieri sbagliati.
- Noi siamo impazienti: vorremmo vedere dell’evangelizzazione esiti positivi immediatamente. Il Signore Gesù, ancora nel c.4 del Vangelo di Giovanni ci dà un orientamento decisivo: “Uno semina e uno miete, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato, altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro” (Gv 4, 36-38). Ecco una parola di saggezza realistica da parte dello stesso Gesù quando ci troviamo- come fu per Lui- in imprese non facili, come l’evangelizzazione della gente, specie dei giovani, non di rado si attende con ansia un esito positivo quasi immediato, altrimenti gettiamo la spugna.
- “Per la vita e la speranza” che guidò l’impegno intenso di Tonelli, si traduce in scopi da perseguire e ispirazioni con cui operare il servizio ai giovani e all’uomo di oggi.

7. Con uno sguardo globale e ricco di esperienza, cosa suggerirebbe a un educatore/evangelizzatore oggi per capire e vivere bene la sua missione?

Qui sopra ho indicato potenti fattori di ispirazione per l’azione. Qui aggiungo alcuni miei convincimenti:
- avere fede - sempre di più - in Gesù Cristo, il Signore nostro contemporaneo e nostro futuro con il suo Spirito nonostante tutto (difficoltà, incapacità, errori, ma anche per quanto va bene) per lasciare interamente nelle mani di Gesù cose che sono sue e della sua Chiesa, nella quale sono anche e privilegiatamente membri gli operatori di PG);
- essere percepiti anzitutto testimoni delle proprie convinzioni di fede perché si cerca di esserlo, imparando ad esserlo in armonia con la propria fragilità, umiltà, serenità, fiducia;
- accettare di essere educatori dei giovani, di ciascuno di essi, con una fiducia intelligente e dialogante, vivendo - come il padre Abramo - “la speranza contro ogni speranza”, curando in particolare quanti fanno fatica nella vita. “Amare i giovani, diceva Don Bosco, perché amino quello che proponi loro”. Solo l’amore è anzitutto e veramente credibile. Questo ‘amore’ si esprime con stima e fiducia “a priori” per ciascun giovane, come se esistesse solo lui, eppure in compagnia con altri. E questo in modo specifico con giovani in difficoltà o difficili;
- proporre esperienze concrete di incontro) a tu per tu) con adulti positivi, credenti genuini ed anche non credenti, ma seri e costruttivi nelle aree della vita) famiglia, lavoro, impegno sociale, politico…). Per suscitare nei giovani la volontà di fare esperienze.

8. E a un giovane per la sua esperienza cristiana? E rispetto a giovani oggi abbastanza distanti o indifferenti alla proposta del Vangelo, quali strade proporrebbe?

Più che uno svolgimento pieno, metto alcuni miei pensieri che mi vengono dall’esperienza pastorale e dalla mia esistenza
- Certamente un dato che oggi fa pensare (e soffrire di più) un pastore-educatore dei giovani lo esprimo così: “Gesù insignificante”, non lo si nega, ma non coinvolge, sembra che non interessi, e d’altra parte è un personaggio che appare ‘simpatico’, lo si ammira, attira, ci si fa anche domande.
Non possiamo tacere, che entro questo quadro si annida la tentazione del peccato.
– Avendo ben chiaro questo come problema, e al positivo, averlo come scopo supremo dell’azione pastorale, non si dovrebbero dare risposte immediate come in un catechismo di altri tempi, troppo in fretta, troppo ‘ a priori’, ma fare un processo di maturazione insieme )educatore e giovane), per scoprire, conoscere, accogliere e gustare (per te amico giovane ma anche pe me educatore) Gesù nella sua realtà di storia e mistero, intimamente interessato e coinvolgente non in affermazioni dottrinali, ma nelle vicende della vita.
- La vita è dunque l’aerea dell’incontro con Gesù, come lui faceva (e fa) - lo attesta il Vangelo - con le persone di ogni tipo e condizione per aiutarle a vivere, anche miracolosamente (particolarmente i poveri, i malati, i fragili, i peccatori, uomini, ma anche, donne, giovani, bambini …). Ciò porta motivatamente a fare una vera e propria “scoperta” di Lui nella sua realtà totale, perciò conoscerli fino in fondo secondo la migliore indagine scientifica. Qui si giunge allo svelamento storico-esistenziale del cosiddetto “mistero pasquale”, cioè la morte di Cristo
per testimoniare l’amore d Dio per l’uomo, da cui scaturisce la sua risurrezione, perché chi ama così non può restare nella tomba, ma vive in modo per la liberazione e per la salvezza di tutti, vivendo come nostro contemporaneo, anzi nostro futuro. Per cui ci può interessare, perché Lui si interessa di noi. Fa da guida infallibile il “Credo” della Messa.
- Qui si aprono piste quanto mai ricche di conoscenza - fiducia - affidamento a Lui: è la fede cui tendere e gustare:
^ la pista biblica del NT e dell’AT come preparazione profetica di un popolo al Messia come Emmanuele, Dio con noi);
^ la pista teologica della conoscenza del mistero di Dio cui Gesù si affida come Figlio al Padre con infinito amore ed obbedienza in comunione con lo Spirito Santo)il mistero di Dio unità e trinità);
^ il fatto della contemporaneità di Gesù, nel mistero della Chiesa, dei Sacramenti, della morale come amore a Dio e al prossimo;
^ la pista escatologica, la vita come cammino verso il grande Avvento finale decisivo, con la prima, fondamentale tappa del Natale, ossia il farsi uomo del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria.
- Oggi non si possono tralasciare problematiche giovanili che non c’erano ieri: senso della libertà oggi, scienza e fede, la questione di genere, senso e valorizzazione della sessualità, la questione della religione come problema umano, oggi arricchito dalla realtà del pluralismo… ed ogni altra questione che il giovane porta con sé e magari egli stesso propone… Veramente il processo di sinodalità è il più adeguato oggi in pastorale giovanile.
- scoperta della vocazione cristiana ad essere fratello-discepolo di Gesù il Signore risorto, con il suo stile di vita, nei diversi ambiti di vita, mostrando che essere discepoli di Gesù comporta di essere veramente persone che vivono con competenza la vita umana, di giovani uomini e donne di pari dignità nelle situazioni proprie di giovani e del loro futuro: studio, lavoro, impegno sociale e politico…: scelta vocazionale del fare famiglia, o per la vita religiosa e di presbitero;
- fare come Gesù, non solo palarne, per conoscerlo e sperimentarlo con gioia. Una scelta oggi diffusa tra i giovani si chiama “volontariato” a partire dai più bisognosi. Fa parte tra l’altro, di un volontariato genuino impostare una relazione benefica con la propria famiglia. Solo chi si apre a questa visione positiva e costruttiva della vita propria con gli altri, rifiuta egocentrismo, consumismo, ricerca di potere prova la soddisfazione di essere cristiano, come uomo libero, valorizzato, animato di speranza per sé e per gli altri;
- qui si pongono certe pratiche sostanziali da apprendere e fare per essere cristiano: la preghiera, l’Eucaristia (domenicale), la confessione, la direzione spirituale…
Da ultimo, ma vale come primo, si badi di operare rispettando la diversità pastorale-educativa tra adolescenti e giovani.

9. Una persona ricca di giorni come Lei ha un patrimonio da lasciare alla PG e ai giovani. Possiamo iniziare ad assaporarlo?

Ho detto qui sopra il mio modesto pensiero. A me ora si addicono la memoria e l’attesa conclusiva mantenendo una profonda simpatia esistenziale per i giovani e i loro educatori.