Il coraggio di “combattere”:

da Batman ai giorni nostri

Virginia Drago

Batman


Ultimamente sembra che le belle notizie fatichino ad entrare nelle nostre vite: prima una pandemia, una terribile pandemia dalla quale non siamo ancora usciti e nella quale stiamo cercando di rialzarci. Ora una guerra, una crudele guerra, ingiusta come tutte le guerre! Ci si alza dal letto sentendosi fortunati per quel che si ha e ci si corica con il senso di colpa per la sofferenza della tanta gente che si trova, non proprio dall’altra parte del mondo, ma a due passi da casa nostra. Chi non si è chiesto “perché”? Chi non ha pensato a quanto accade in Ucraina come un’ingiustizia o una follia? Nel male non c’è mai nulla di razionale; nella forza sproporzionata, nel dolore, nel sangue degli innocenti non c’è nulla di giusto! È in nome di questa giustizia che cerchiamo risposte pronte e concrete a qualcosa che a parole, non riesco, e chi come me, non riusciamo a spiegare e metabolizzare. Ci si ferma a riflettere: è inevitabile in queste situazioni. Ci si chiede cosa effettivamente si possa fare, com’è possibile reagire. Ci si siede cercando modelli a cui ispirarsi: grandi personaggi della storia, uomini e donne comuni, o personaggi mistici, magari per far volare più velocemente la fantasia.
Il dolore, la forza, il coraggio, il desiderio di riscatto di cui oggi abbiamo bisogno sono, per esempio, rintracciabili in un supereroe, capolavoro della DC Comics: Batman, l’uomo pipistrello, identità segreta di Bruce Wayne. Bruce è un bambino che assiste all’uccisione del padre e della madre; conosce l’assassino dei genitori e la criminalità che si nasconde nella parte più oscura di Gotham City. Il padre era uno stimato imprenditore fortemente impegnato nell’aiuto dei più poveri, nell’eliminazione del disagio sociale, luogo di forte proliferazione di disperazione e criminalità.
Diventato ormai adulto, Bruce, dopo anni di lontananza dalla propria città, vi ritorna con un unico obiettivo: cercare i mezzi per sconfiggere le ingiustizie, per volgere la paura contro coloro che la usano per depredare. Era pronto ad uccidere chi aveva privato della vita i suoi cari, ma ritorna sui suoi passi. “La giustizia è equilibrio” ma non vendetta, è uno strumento che ripara. Parlo di una giustizia che si pone nell’ottica della riconciliazione, del riavvicinamento, della risoluzione di conflitti e “battaglie”. Bruce è il simbolo di questa giustizia che guarisce e riconcilia, che porta purezza e bellezza. Il protagonista guarisce dal senso di colpa, si riconcilia con sé stesso, nel medesimo tempo vittima e “carnefice”, si purifica e purifica Gotham da quanto di più putrido e sporco si nasconda tra le sue vie. In questa storia c’è comunque un dietro le quinte da non sottovalutare, da osservare e tenere bene a mente: bisogna soffermarsi sull’analisi, seppur breve, dei personaggi che tracciano le linee guida del percorso di Batman. Primo fra tutti, Alfred: maggiordomo di casa Wayne, che non smette di credere nel giovane ragazzo e ci insegna come ogni caduta debba rappresentare un’opportunità per rimetterci in piedi, più forti di prima, con nuove consapevolezze che non ci facciano commettere i precedenti errori.
Poi, Rachel, amica d’infanzia di Bruce, avvocato e convinta giurista impegnata nella lotta alla corruzione di Gotham. “Non è tanto chi sei, quanto quello che fai, che ti qualifica”, ricorda lei in un passo fondamentale di questa storia. Non importa avere i superpoteri, importa un gesto, un piccolo gesto per restituire al nostro mondo la bellezza che si è persa e si sta continuando a perdere. È vero, Batman combatte contro la “mafia” di Gotham, ma come lui quotidianamente ognuno intraprende la propria battaglia. Lo si fa in nome di quella giustizia che chiediamo e ricerchiamo, perché un giorno si possa vedere con nuovi occhi quanto ci circonda, perché si possa agire con giustizia e in nome della giustizia.