Due parole di premessa (al dossier: Nuove forme di regia dell’oratorio)

Federica Crotti *

(NPG 2022-01-12)


 

Perché questa ricerca?

Da quando l’Oratorio esiste, ha sempre accolto la sfida di lasciarsi provocare e mettere in discussione dai bisogni e dalle urgenze del proprio tempo. E se tutto questo in passato era sostenuto da una tradizione consolidata, conosciuta e ben guidata soprattutto dal numeroso clero giovane a disposizione, oggi dobbiamo ammettere che non è più così. In particolare, il tema della guida e della “forma di regia” dell’Oratorio risulta essere sempre più sotto pressione: non solo per il calo del clero (dato certamente non secondario), ma anche per quel “cambiamento d’epoca” nel quale siamo immersi. A tale proposito, tante sono le domande e le questioni che si sollevano per chi ha a che fare con l’Oratorio. Quali modalità per incontrare realmente i destinatari e i contesti sociali per e dentro i quali l’Oratorio opera? A quale “modello di pastorale” ispirarsi, se occorre coinvolgere le dinamiche familiari dentro un progetto educativo fatto di alleanze? E quale “governo”, quale “forma di Chiesa” per ancora ben supportare questo “servizio” che viene fatto e desidera continuare ad essere offerto a tutta la comunità, cristiana e non?

Le pagine che compongono questo dossier sono l’estratto di un’ampia ricerca che ha avuto la finalità di mostrare come, in diverse realtà della Regione Ecclesiastica Lombarda, si è tentato di dare risposta alle domande che ci siamo appena posti . Nel 2019, ODL (Oratori Diocesi Lombarde), attraverso il tavolo di coordinamento degli uffici diocesani per la pastorale giovanile, ha ritenuto opportuno avviare questa ricerca ponendo al centro innanzitutto la questione fondamentale della “forma di regia” degli Oratori del futuro. È chiaro, come dicevamo, che la questione della regia non esaurisce le domande sull'Oratorio: una ulteriore ricerca, più radicale sull'Oratorio stesso, sarà sempre più necessaria. Ad oggi però, si è scelto di partire proprio dalla “forma di regia”, affinché nell’immediato essa possa essere non l’unico ma certamente un ulteriore e soprattutto autorevole luogo di discernimento sulla forma dell’Oratorio stesso, contribuendo così, per quel che potrà, alla costruzione di una Chiesa dal volto sempre più conciliare, dove preti e laici potranno realmente camminare insieme.

Come si è svolta la ricerca?

Quattro sono le prospettive particolari che si è deciso di assumere per questa ricerca: quella pastorale, quella pedagogica, quella canonica e quella civilistica-giuslavorativa. ODL ha convocato persone esperte e competenti in questi quattro differenti ambiti e ha dato loro mandato di avviare la riflessione su questi temi. Per avere del materiale concreto su cui riflettere, si è ritenuto opportuno incontrare da 1 a 5 realtà per ogni Diocesi lombarda disponibile, chiedendo al corrispettivo Ufficio di Pastorale Giovanile di indicare quali fossero le esperienze e le sperimentazioni più virtuose, in termini di “forma di regia”, alla luce del loro sguardo diocesano. Dopo attento discernimento, sul territorio lombardo sono state individuate 29 realtà e ognuna di esse è stata intervistata con un incontro in presenza. Le interviste sono state svolte da due intervistatori incaricati direttamente da ODL per la loro competenza in campo pedagogico e pastorale. Per le interviste si sono incontrati tutti i soggetti coinvolti nella nuova “forma di regia”: sacerdoti (parroci, direttori di oratorio o collaboratori pastorali) e laici (volontari e/o retribuiti con differenti compiti), in forma singola oppure di gruppo.

Le aree tematiche sulle quali condurre l’intervista e poi la ricerca, sono state individuate dal gruppo di lavoro di ODL. Esse sono quattro: l’area organizzativa, l’area formativa, l’area operativa e l’area prospettica. Le descriviamo brevemente. Definiamo l’area organizzativa in termini di composizione di persone, qualità e “innovazioni” poste in campo dal prezioso capitale umano coinvolto nella regia. L’area formativa si concentra sull’accompagnamento pedagogico e pastorale fornito dalle singole Diocesi a sostegno della formazione dei soggetti coinvolti. L’area operativa guarda con attenzione all’ordinarietà della vita dell’oratorio che non si ferma e impegna la riflessione e la cura del gruppo di regia. L’area prospettica chiede di proiettarsi nel futuro per provare ad immaginare come questi nuovi dispositivi di gestione e di responsabilità potranno trasformare e accompagnare l’Oratorio in questo cambiamento d’epoca.

Tutto il materiale raccolto dagli intervistatori è stato registrato, debitamente trascritto e consegnato agli esperti nelle quattro aree di indagine, per essere rielaborato ai fini di consegnare fondamenti di senso, prospettive promettenti e indicazioni preziose di metodo.
In questo dossier ci focalizzeremo in modo particolare sullo sguardo pastorale, fornito da don Paolo Carrara (teologo pastorale della Diocesi di Bergamo) e su quello canonico, elaborato da don Marco Nogara (cancelliere della Diocesi di Como). Anche tre esperienze concrete prenderanno parola per affondare le riflessioni nella realtà concreta: Livigno, Monza e Crema. Le conclusioni pastorali per il futuro prenderanno forza dal quadro gradualmente delineato.

Quale desidera essere la posta in gioco?

Al netto delle rilevazioni fatte e delle esperienze quotidiane che ci coinvolgono direttamente, questa situazione inedita e ancora sospesa ci provoca proprio a non chiudere la riflessione ma a tenere aperte le domande che la ricerca ha raccolto e sollevato come centrali per un’onesta riflessione sull’oratorio del futuro. Proprio per il tempo di “passaggio” nel quale ci troviamo, occorre che i temi trattati riattivino un pensiero e diventino sempre più oggetto di un lavoro condiviso nei singoli territori: non per omologare, ma per fare nostra la sfida che “le urgenze e i bisogni di questo tempo” ci pongono. E garantire una ripartenza audace, e allo stesso tempo creativa, dei nostri territori attraverso quello strumento prezioso che è l’Oratorio.

“Audaci e creativi” è un’indicazione di atteggiamento personale e pastorale che Papa Francesco consegna al n. 33 dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium. Il suo invito è alla Chiesa tutta, ad un approccio pastorale di comunità, nel quale fraternità e sinodalità diventino basi solide su cui fondare azioni umane e processi ecclesiali.
Come accennato in precedenza, la loro sperimentazione pastorale della forma di regia condivisa potrà forse rappresentare un importante laboratorio di Chiesa del Terzo Millennio che, come ci ha consegnato Papa Francesco in occasione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi nel 2015, è chiamata a incamminarsi sulla strada della sinodalità, potenziando le sinergie in tutti gli ambiti della sua missione.

* Collaboratrice Ufficio Pastorale Età Evolutiva - Diocesi di Bergamo