La coppia, icona di verità

Giancarlo Bruni


Il progetto: affidare alla coppia maschio-femmina, benedetta da Dio (Gen 1,28), un compito che è una benedizione per tutti, essere nel piccolo l’icona di cose grandi.

In primo luogo il prototipo della struttura dell’umanità: una nella diversità oltre ogni assimilazione, oltre gli imperialismi, e ogni divisione, gli etnocentrismi. Coppia dunque come immagine dell’unità plurale della società umana.
Coppia in secondo luogo uguale a prototipo della verità dell’essere, l’uomo è costitutivamente relazione io-tu che domanda declinazione nella più assoluta uguaglianza dei soggetti, nel riconoscimento della diversità e dell’unicità dell’altro e in una reciproca donazione fedele e gratuita consegnata alla lunga litania dei perdoni che permette giorno dopo giorno di riprendere cammino. Il tutto nella libertà e nel grazie. Coppia dunque come immagine di una elementare verità, nessuno è un’isola (Gen 2,18) e nessuno esiste senza l’altro, e relazione umana autentica è quella nell’alleanza amica al di là di rapporti prepotenti e astuti che tramutano l’eden in inferno relazionale.
Coppia in terzo luogo come prototipo epifanico di un «grande mistero»: la Trinità come unità distinta di volti e di nomi nell’amore e nella reciprocità, Trinità origine della coppia a sua immagine e somiglianza (Gen 1,27), a sua icona, e l’amore di Cristo come paradigma ultimo di ogni amore: «E voi, mariti, amate le vostre mogli…, e voi, mogli, amate i vostri mariti come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25).
Coppia dunque come sacramento dell’unità distinta e comunionale di un Dio che in sé e per sé è relazione, e come segno dell’amore di fuoco del Figlio. Queste le grandi cose affidate al racconto di coppie fragili e esposte: «Chi può capire capisca» (Mt 19,12) e non mancano coloro «ai quali è stato concesso» (Mt 19,11), i quali hanno fatto spazio in se stessi a questa parola.
Un capire e un fare spazio oggi, nel tempo in cui forte è la crisi della identità personale, dei legami affettivi, delle relazioni sociali, dell’idea di scelte definitive, della configurazione stessa della coppia e in cui forte è l’oblio di una parola di senso che venga da oltre. Che fare? Nei giorni dello smarrimento di ragioni solide e di amori solidi, quindi di rapporti corti, l’importante, sulle orme di Gesù, è di non perdersi in battaglie di retroguardia sulla «famiglia» quanto di risvegliare la coscienza personale e ecclesiale alla lettura evangelica della coppia, conservandone viva in responsabilità in questo mondo e per questo mondo la memoria, l’annuncio e la testimonianza.
Nello stupore di come una realtà piccola, fragile e vulnerabile affidata al sogno di Dio su di lei e alla forza di Dio possa diventare portatrice di messaggi singolari: Dio non divorzia mai dal suo immaginare una umanità a sua somiglianza una e distinta; Dio non divorzia mai dal suo essere volto di amore fedele e incondizionato al volto dell’altro rispettato nella sua diversità, univocità e libertà; Dio non divorzia mai dalla unilateralità di un amore che si fa perdono e attesa, speranza di sempre nuovi inizi. Questo racconta la vicenda della donna adultera (Gv 8,1-11) perché «se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso» (2 Tm 2,13).
Insegnamenti in «casa» (Mc 10,10), nel tu per tu dell’incontro ecclesiale, di coppia e personale con il Signore, che aprono gli occhi sul come una umanissima, gioiosa e faticata storia d’amore sia stata costituita icona o finestra aperta sulla verità di Dio e dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio. Un essere chiamato a divenire sempre più unità nella distinzione, nella reciprocità e in un amore fino alla sua traduzione unilaterale. Questo narra la coppia bisessuale maschio-femmina che ha accolto in sé una parola dura al cuore dell’uomo ma resa amabile e possibile dalla persuasione e dalla forza dello Spirito.

Comunità di Bose - Lettera End - DICEMBRE-FEBBRAIO 2021