La grammatica della generatività

affronta la fatica

Lidia Maggi

Quando il futuro sembra chiuso, al punto da far fatica a pensare al domani, è tempo di fermarsi e interrogarsi. Perché ci sentiamo sterili? Perché non riusciamo a far nascere il nuovo? Non intendo proporre una riflessione sul calo di natalità in Italia. Vorrei piuttosto affrontare la questione del futuro in dialogo con la sapienza biblica. Ritengo, infatti, che il confronto con una parola antica, per molti aspetti lontana, possa fornirci nuove chiavi di lettura per leggere i nostri giorni e trovare barlumi di senso nel buio del presente. Ma cosa può insegnarci la Bibbia sulla generatività? Cosa ne sanno le Scritture antiche dei problemi delle donne e degli uomini d’oggi, delle crisi sociali, della mancanza di lavoro, della paralisi nella pandemia, di questi giorni melmosi come acqua stagnante? Cosa ne sa la Bibbia di un tempo sterile di speranza, accartocciato nell’incertezza del presente? Le distanze tra noi e i racconti biblici sono molte. Alcune nostre domande sono decisamente inedite rispetto al sentire antico; tuttavia, potremmo rimanere sorpresi per la sintonia di interrogativi che ci legano a quel mondo arcaico, fatto di beduini, lotte tribali e intrighi amorosi. Perché anche la Bibbia conosce la realtà mortale di una storia senza futuro. Se la benedizione divina si manifesta come promessa generativa, la realtà ci consegna storie di coppie segnate da una sterilità strutturale. A volte, interviene Dio con il dono di un bimbo inatteso; più spesso, le donne si ingegnano con metodi più o meno leciti. Come nel caso di Sara, la matriarca che, per avere un figlio, fa giacere Abramo con la schiava egiziana. Oppure Tamar, la nuora di Giuda, la vedova che osa travestirsi da prostituta e, con l’inganno, unirsi al suocero ignaro. Da lei nasceranno due gemelli, uno dei quali, Perez (il cui nome significa breccia), sarà l’antenato del re Davide e di Gesù. Tamar, trasgredendo le leggi sociali e morali, ha aperto una breccia in una storia chiusa. E non c’è condanna del suo operato; anzi, viene ricordata come colei che ha agito per la giustizia.

Aprire una breccia compito di ogni generazione

Insomma, quando la Bibbia parla di sterilità, non affronta solo un problema fisiologico, ma allude al complesso rapporto con il futuro e le generazioni che verranno. La condizione biologica diventa paradigma di qualcosa di più ampio, che va oltre il vissuto individuale. Il corpo della donna, gravido o sterile, richiama con un’immagine sintetica il momento storico che attraversa l’intero popolo. E questo perché, dietro la sterilità delle matriarche, c’è la consapevolezza che il futuro non arriva mai in automatico, per inerzia: bisogna continuamente rinegoziarlo. Ogni generazione è chiamata a far fronte alla sterilità e ad aprire una breccia. Occorre tutta la creatività divina e umana, persino quella eterodossa che la morale comune giudicherebbe inopportuna, per generare il nuovo. Del resto, per le Scritture, la storia della salvezza non è un assunto astratto: passa attraverso il rapporto tra le generazioni. È storia partorita, non ideologia gridata. Una società seduta, senza visioni nè progettualità, che attende il futuro passivamente, è destinata all’estinzione. In dialogo con le storie bibliche, scopriamo che generare richiede desiderio, passione e persino un po’ di trasgressione. Il futuro non nasce da sé, come «un parto verginale della storia», come gravidanza inconsapevole: richiede una decisione. E ancora: per aprire il domani non basta riflettere sulla sterilità, isolando un singolo aspetto, come quello biologico o quello economico. Occorre uno sguardo ampio, capace di tenere insieme la complessità della vita, a partire dalla nostra storia, strappata alla cronaca e restituita al respiro della memoria del passato, con cui leggere il presente per scorgere il futuro. Una grammatica della generatività affronta la fatica. Conosce i tempi lunghi della gestazione, le doglie del parto e il rischio della perdita. Chi tiene al futuro, lo prepara, in mille modi: con percorsi educativi, operando scelte politiche e culturali che favoriscano il fluire della vita. Si prepara il futuro nel presente, come il corredino per il bimbo che verrà, anche in tempi di crisi. Anzi, soprattutto in tempi di crisi.

Grammatica da articolare in ogni ambito

La generatività non riguarda soltanto le giovani coppie che desiderano o meno dei figli. Riguarda tutti noi. C’è tutta una società che deve uscire dalla sterilità del lamento per riscoprire linguaggi generativi. È prioritario articolare una grammatica della generatività in ogni ambito della vita: nella scuola, nella casa, sul lavoro, nei mezzi di comunicazione, nel dibattito pubblico e persino nella sfera religiosa. Le chiese troppo spesso hanno ridotto il tema della generatività a questioni morali: contraccezione, sessualità, modelli familiari. Per la narrazione biblica, le letture moralistiche ostacolano il futuro. Tamar, Sara, e le altre matriarche sarebbero state condannate dalla morale dei benpensanti, pronti a trasformare le doglie del parto in agonia di morte, quando il futuro irrompe fuori dagli schemi. Ma la Bibbia, con le sue donne trasgressive, è memoria di futuro, custode di una passione generativa che, nella crisi, si ostina ad aprire brecce. È un’ostetrica che prepara al travaglio, che insegna ad ogni generazione sterile a ritrovare il respiro generativo.

(Corriere della Sera - 16 settembre 2020)