Dire Dio, oggi?

Giorgio Sgubbi

Dal libro qui sotto citato, pubblichiamo alcune pagine tratte dal primo capitolo, dove viene evidenziata la triplice accusa nei confronti di Dio: Un Dio inutile (e dannoso). Il "Nuovo ateismo"; Un Dio violento. La "verofobia"; Un Dio derubato de mistero. Teologia negativa). Ci sembrano punti di grande interesse nel dibattito oggi su Dio. Qui riportiamo la prima delle tre accuse.


UN DIO INUTILE (E DANNOSO). IL «NUOVO ATEISMO»

Se consideriamo il «Nuovo ateismo» dal punto di vista degli attacchi a Dio e alla religione, troveremo ben poco di nuovo, se non un livore e un dogmatismo difficilmente armonizzabili con l'istanza di scientificità che i Nuovi atei vorrebbero rivendicare come base delle loro battaglie. Quello che può in realtà apparire come il suo reale tratto inedito è piuttosto una cieca fiducia nella possibilità della biologia evolutiva di spiegare ogni cosa,[15] una sorta di «naturalismo metodologico» [16] che si serve non più della filosofia ma della biologia come strumento principe della negazione di Dio.[17] Il termine «naturalismo» rimanda in generale alla convinzione di poter spiegare tutta la realtà con il solo linguaggio delle scienze naturali: procedendo dal presupposto che la natura coincide totalmente con la struttura spazio-temporale che l'uomo conosce e domina pienamente, il naturalismo «metodologico» rifiuta a priori ogni ipotesi di realtà soprannaturale, stabilendo così che l'adesione al naturalismo richiede e implica l'ateismo. Più che inesistente, in ultima analisi, Dio è soprattutto inutile.
Per questo motivo, più che opporsi frontalmente a Dio è preferibile mostrare il carattere illusorio e infondato delle premesse che sembrano richiederlo, sottolineando che la natura non presenta alcun indizio di progettualità e finalità intelligente: al contrario, è proprio il triste spettacolo di un mondo in cui la lotta per la sopravvivenza, l'evoluzione, lo spreco, la sofferenza e la morte sono così massicciamente presenti, a deporre contro quell'ingegnere perfetto che i teisti proclamano e chiamano «Dio».[18] È tuttavia doveroso riconoscere che l'accusa dei «Nuovi atei» tocca soltanto un «dio minore», molto più somigliante all'ingegnere cosmico di deistica memoria che non al Dio della tradizione cristiana o di una metafisica ragionata e non pregiudiziale;[19] la negazione di Dio messa in atto dal «Nuovo ateismo» si fonda infatti sull'arbitraria e unilaterale riduzione della ragione al modello della razionalità scientifica e, all'interno di essa, al solo modulo della combinazione e del calcolo. Pur riconoscendo che la biologia può spiegare molte cose, è evidente che essa non può spiegare la capacità stessa di spiegare le cose e il loro semplice «esserci»;[20] e infatti, scrive A.J. Heschel, «il fatto più incomprensibile è il fatto stesso che comprendiamo».[21]
Quando l'unico attrezzo di cui si dispone è un martello, è assai facile che qualsiasi cosa finisca per sembrare un chiodo: nella prospettiva naturalista, quell'«essere» del quale già Aristotele sottolineava la poliedricità e l'irriducibilità a una sola dimensione, scompare dall'orizzonte del pensiero dopo che lo stesso pensiero è già stato ridotto a contenitore e inventario della molteplicità delle cose. In realtà, già san. Bonaventura guardava agli esistenti come cose o come «simboli»,[22] come presenze cioè che proprio nel mostrare se stesse mostrano anche l'Origine da cui provengono; ma quando viene abbandonata o ignorata l'epistemologia che riscatta la ragione dalla sola dimensione definitoria, logica o calcolatrice, per restituirla al suo originario orizzonte simbolico e metaconcettuale, ci si è preclusi ogni illuminazione sul fatto che anche i fatti più «naturali» in assoluto non sono mai solo fatti naturali.
E noto come sant'Agostino ritenesse che le idee di un avversario costituiscano sempre un'occasione per imparare.[23] Questo è vero per due ragioni: la prima è che ogni teoria, per quanto sbagliata possa essere, contiene pur sempre una particula veritatis, e la seconda è la natura stessa dell'errore che, quale testimone di un'assenza, sospinge la mente a mettersi sulle tracce della verità. La particula veritatis del naturalismo (peraltro già preceduto dalla riflessione teologica) consiste nel rifiuto di coinvolgere Dio allo scopo di spiegare i fenomeni naturali, ammonendo parimenti teologia e filosofia a evitare indebite prevaricazioni e/o invasioni di campo. Dal canto suo, però, il Nuovo ateismo ignora a priori, a causa della pregiudiziale bionaturalistica, le domande che caratterizzano l'uomo e la sua esistenza e alle quali la scienza non è in grado di rispondere; da questo punto di vista, la vittima reale del Nuovo ateismo non è Dio ma l'uomo. Infatti, la coincidenza di ogni valore con lo status biologico implica immediatamente il sacrificio della libertà e della finalità, orizzonti costitutivi di ogni scelta o dovere etico. L'uomo appare così ridotto a mera entità biologica, per nulla differente da una normale «macchina da sopravvivenza» tesa alla mera massimizzazione del proprio benessere e della propria conservazione.
In conclusione, all'origine delle riduzioni operate dal Nuovo ateismo non sta la ragione, ma l'ideologia scientista, per sua natura anch'essa «fideistica». Viene allora da chiedersi, con il filosofo americano Alvin Plantinga, se l'ateismo in causa, anche se impaludato di apparenze «scientifiche», possa meritare ancora la qualifica di «scienza» o non sia piuttosto, come di fatto è, una «cattiva metafisica».[24] In ogni caso, anche il fenomeno del Nuovo ateismo, peraltro già in fase di decantazione, ha ancora una volta indicato che l'autentica quaestio de Deo non comincia mai da ciò che di Dio si dice ma dall'orizzonte nel quale si pensa. E se si pensa nell'orizzonte di una recta ratio, ci si scopre già al centro di una Presenza nella quale l'uomo è «già installato in linea preliminare all'interno del proprio fondamento».[25]

NOTE

15 Mentre un tempo erano i sociologi e gli storici della cultura che si sforzavano di ricercare l'origine della religione, oggi sono neurologi, genetisti, studiosi dell'evoluzione e medici che lo fanno, al punto che si sta diffondendo la convinzione che esista un «gene della religione», la determinazione del quale è affidata a quella scienza che va sotto il nome di «ricerca sulla religione». Cf. U. SCHNABEL, Die Vermessung des Glaubens. Forscher ergründen wie der Glaube entsteht und warum er Berge versetzt, Karl Blessing, München 2008. Cf. anche G.M. HOFF, Die neuen Atheismen. Eine notwendige Provokation, Topos, Kevelaer 2009.
16 Per lo stretto legame fra ateismo e naturalismo, cf. M.J. BUCKLEY, The Origins of modera Atheism, Yale University Press, New Haven (CT) 1987. Cf. anche H. SCHMITZ, Jenseits des Naturalismus, Alber, Freiburg 2010.
17 A differenza infatti di ateismi precedenti, che riguardavano solo la filosofia e la teologia, quello attuale coinvolge anche le scienze, la biologia e la fisica, le scienze sociali e l'arte. Cf. A. FRANZ - K. MAASS, Diesseits des Schweigens. Heute von Gott sprechen, Herder, Freiburg-Basel-Wien 2010.
18 ad es., si oppone con vigore all'idea di un «senso» e di una «direzione sensata» dell'universo, dichiarando che il «senso» è piuttosto qualcosa che dobbiamo cercare e trovare nel quotidiano. Cf. B. KANITSCHEIDER, Entzauberte Welt. Über den Sinn des Lebens in uns selbst, Hirzel, Stuttgart 2008.
19 Cf. M. MICHELETTI, «Teismo e naturalismo nella recente filosofia analitica», in Annuario di filosofia 2009, Guerini, Milano 2009, 97-116. L'autore esprime la convinzione che il naturalismo, sebbene sia la forma di pensiero dominante nella filosofia analitica, non ne è la forma esclusiva: infatti, uno dei suoi aspetti recenti più significativi, purtroppo poco conosciuto, è la rinascita al suo interno del teismo filosofico.
20 R. SCRUTON, «Il vicolo cieco degli "scienziati atei"», in Vita e Pensiero (2009)1, 12.
21 A.J. HESCHEL, Men is not alone. A Philosophy of Religion, Farrar, Straus & Giroux, New York 1976, 14.
22 «Omnia possunt considerati ut res vel sacramenta» (BONAVENTURA DA BAGNOREGIO, Itinerarium mentis in Deum, in ID., Opere, vol. 6, Quaracchi 1891, 302).
23 «Ab adversario mota quaestio discendi existit occasio» (AGOSTINO, De civitate Dei XVI, 2,1: PL 41,477).
24 Cf. A. PLANTINGA, Warrant and Proper Function, Oxford University Press, New York-Oxford 1993, 272-278.
25 P. RICOEUR, Finitudine e colpa, Il Mulino, Bologna 1970, 634.

Itinerari verso Dio
Filosofia e teologia in dialogo
EDB 2020 - pp. 14-16