Lo Spirito Santo

Gheorghe Vasilescu

1. In Occidente è abbastanza usuale parlare di kénosi del Figlio (kénosi = svuotamento, spogliazione) per esprimere il fatto che Cristo facendosi uomo si è umiliato spogliandosi della sua natura divina (v. Fil 2,6-11); in Oriente si parla molto anche della kénosi dello Spirito Santo. Lo Spirito agisce per santificarci ma è “carità in kénosi”, cioè agisce dentro di noi in modo nascosto, come umilmente, rispettando la volontà dell'uomo. "Lo Spirito bussa, ma non sfonda la porta", ha detto P. Vasilescu. La sua azione è personalizzata e adattata alla personalità di ciascuno, come mostra la diversità nella moltitudine dei Santi.
Ne deriva un insegnamento: accettare le diversità, le spiritualità diverse, il diverso modo di pregare. Contrariamente a quanto ci veniva detto alcuni decenni fa, nella coppia non è importante realizzare una “fusione”, un pensare allo stesso modo. Ogni persona ha un rapporto personale, intrinseco con Dio. Lo sposo deve guardare la sposa, e viceversa, come qualcuno che ha un particolare rapporto con Dio. Occorre "amare nella libertà, nella contemplazione del mistero che l'altro è, della soglia che l'altro non vuole sia valicata. Imparare dal rispetto con cui il Padre sta davanti al Figlio (v. l’icona di Rublëv sulla Trinità)"(P. Jesùs).
È un discorso che vale per la coppia, ma anche nei confronti dei figli e per qualunque rapporto umano.

2. I Padri greci dei primi secoli, basandosi su 2Pt 1,4, affermavano che il piano di Dio è la “théosis” o “deificazione dell'uomo”: "Dio ha creato il mondo perché il Figlio di Dio potesse diventare uomo, al fine che l'uomo potesse diventare Dio per grazia e partecipare alle condizioni dell'esistenza divina... S. Ireneo e S. Atanasio dicono che “Dio si è fatto uomo perché l'uomo possa diventare Dio”... Nel cristianesimo orientale esiste l'opinione che l'immagine di Dio è stata data all'uomo gratuitamente, mentre la somiglianza è stata data come un dovere per essere sviluppata dall'uomo. Il fine della vita sarebbe quindi la realizzazione della somiglianza divina"
Se vivessimo in questa prospettiva si risolverebbero molte difficoltà della nostra vita, in particolare della vita matrimoniale. Più che cercare piccole ricette per vivere in buona armonia, dobbiamo tendere a diventare “pneumatofori” (portatori dello Spirito), verso un'apertura totale alla volontà divina. È questo l'orientamento che si deve dare ai giovani perché possano impostare correttamente la loro preparazione al matrimonio. Occorre guardare lontano, avere presente la prospettiva finale. Le tecniche di relazione possono essere utili se c'è questo orientamento di fondo, nella consapevolezza che è lo Spirito che agisce in noi e solo può farci uscire dall'egoismo. (“Senza di me non potete far nulla”). L'io è un idolo molto pericoloso e non lo demoliamo da soli.

3. Lo Spirito Santo aiuta a capirsi. Quando l'uomo pensa di poter fare da solo perde la capacità di dialogare, come nella torre di Babele. Nella Pentecoste lo Spirito ricompone l'unità e consente di trovare un linguaggio comprensibile da tutti, che è quello della carità. Ma, come gli Apostoli erano in attesa in preghiera, così noi dobbiamo invocarlo ed essere aperti a lasciar agire liberamente lo Spirito, che soffia dove vuole per realizzare la comunione dei credenti a immagine della comunione che Egli è tra il Padre e il Figlio.
Ci riesce difficile percepire lo Spirito Santo. Infatti, anche gli atei hanno una nozione di Dio. Quanto al Figlio, c'è il fatto storico di Gesù di Nazaret. Per intuire qualcosa dello Spirito è necessario un cammino interiore, partire dall'esperienza di chi siamo veramente dentro, riflettere sugli interventi dello Spirito nella nostra vita e nella vita della Chiesa (pensiamo all'elezione di Giovanni XXIII...). Anche per la coppia, "il momento più bello è l'intuizione dello spirito dell'altro. Abbiamo questo anelito di capire e di farci capire, ma non ci si arriva mai pienamente. È lo Spirito, che è relazione tra il Padre e il Figlio, che può metterci in autentica relazione tra noi" (P. Jesùs).

4. Esistono varie forme di preghiera. Essa contiene sia azione, espressa dalla preghiera vocale, che stato contemplativo.
La Quaresima ci ricorda che dobbiamo acquisire un dominio dello spirituale sul materiale. Nei tempi attuali, scrive P. Evdokimov, non è più il caso di ricorrere a cilicio, catene, flagellazione: "La mortificazione sarà liberarsi da ogni bisogno di “doping”: velocità, rumore, eccitanti di ogni tipo, a favore del riposo imposto, della disciplina della calma e del silenzio, in cui l'uomo ritrova la facoltà di concentrarsi nella preghiera e nella contemplazione, anche in mezzo a tutto il frastuono del mondo, e soprattutto la facoltà di ascoltare la presenza degli altri. Il digiuno sarà la rinunzia al superfluo, la sua condivisione con i poveri, un equilibrio sorridente".
Nelle nostre necessità, quando preghiamo, dobbiamo rivolgerci allo Spirito perché ci insegni che cosa dobbiamo chiedere. Talvolta ci lamentiamo di avere pregato e non essere stati esauditi. Gli Orientali insistono che esiste soltanto una preghiera che è esaudita sempre, quella del dono dello Spirito (Lc 11,13). Lo Spirito Santo è il Dono per eccellenza. A questo allude Gesù quando dice: “Chiedete e vi sarà dato” (Lc 12,9). Ma noi chiediamo altre cose che ci premono e non ci fidiamo che Dio scelga il meglio per noi. È certamente lecito presentare le nostre richieste, ma chiedendo allo Spirito di pregare in noi, secondo la parola di Paolo: “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi” (Rm 8,26).
"Maria si associa allo Spirito in questo ministero orante... La sua presenza nella Pentecoste significa che ogni effusione dello Spirito comporta la sua partecipazione" (P. Evdokimov).
Talvolta abbiamo un concetto burocratico della preghiera. "Si prega insieme anche quando ci si mette in silenzio davanti a Dio, in chiesa o in casa, e particolarmente quando ci si scambiano le proprie esperienze di Dio" (P. Jesùs).
Occorre diventare preghiera, fare della propria vita una liturgia, pregare con le cose più quotidiane, come illustra un aneddoto che mostra le 3 forme di preghiera, la domanda, l'offerta e la lode che diventano uno stato di preghiera: un operaio conciatore al mattino, frettoloso, presentava a Dio tutti gli abitanti della città, dicendo: “Abbi pietà di noi peccatori”. Lungo la giornata, sentiva tutto il suo faticare come un'offerta: “A te, Signore!”; e la sera, lieto di trovarsi ancora in vita, esclamava: “Gloria a Te!” (P. Evdokimov).
"Si può offrire anche la nostra preoccupazione, se essa apre un dialogo con Dio; si può offrire la stanchezza che impedisce di pregare, e perfino l'impossibilità di pregare"... Si è esortati a "pregare in favore di quelli che non sanno, non vogliono o non possono pregare, e specialmente in favore di quelli che non hanno mai pregato" (P. Evdokimov).
"La preghiera liturgica introduce nella coscienza comunitaria, aiuta a staccarci da noi stessi e a far nostra la preghiera dell'umanità. La liturgia filtra ogni tendenza troppo soggettiva, emozionale e passeggera" (P. Evdokimov).
"La preghiera deve essere incessante (Ef 6,18; v. Lc 21,36). Un tipo speciale di preghiera continua è noto nella Chiesa orientale con il nome di “preghiera di Gesù”, orazione interiore giaculatoria e incessante, al ritmo della respirazione: “Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore” (v. “Racconti di un pellegrino russo”.
"L'ultima tappa è la preghiera pura, quando si cessa di domandare e ci si affida totalmente a Dio" .

5. In un suo scritto il Card. Pellegrino sottolineava che lo Spirito Santo interviene nei momenti decisivi di scelta per la vita della Chiesa. Per es., quando Barnaba e Paolo sono inviati in missione (At 13,2-4) o sulla questione della circoncisione (At 15,28). Dobbiamo quindi invocare lo Spirito Santo nei momenti in cui abbiamo da prendere decisioni importanti nella comunità, in particolare nella coppia, in famiglia, perché i progetti dell'uomo, anche quando è animato dalle migliori intenzioni, non coincidono sempre con quelli di Dio (At 16,6 e 16,7).

6. Gesù e Maria: due esempi perfetti di collaborazione con lo Spirito Santo per la volontà del Padre, collaborazione che gli Orientali chiamano sinergia. Gli Ortodossi sono convinti che, se Maria non avesse detto sì, l'Incarnazione non ci sarebbe stata.
Tra i cattolici si è avuto talvolta un culto mariano esagerato, che ha suscitato reazioni negative anche in campo cattolico, proprio ora che nel protestantesimo d'oltralpe c'è un ricupero di Maria.
È opportuno allora riprendere un sano e corretto culto a Maria, che è innanzitutto la Theotokos, la Madre di Dio, come definito da uno dei primi Concili comuni (il III), “la più Madre di tutte le madri”, diceva l'abbé Caffarel. 

7. Per Isacco il Siro il peccato essenziale del mondo è di essere insensibile al Risorto. Gli sposi possono esercitare sul mondo un influsso decisivo grazie al loro “sacerdozio coniugale” (P. Evdokimov).
In varie occasioni, Paolo invita ad ammaestrarsi a vicenda e la prima lettera di Pietro in 2,9, ricordando Es 19,6, ci dice che siamo “stirpe eletta, sacerdozio regale, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le sue opere meravigliose”.
In Nm 11,29 Mosè si augura l'effusione dello Spirito: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo Spirito!” e Gioele in 3,1s riferendosi agli ultimi tempi dice “effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie”. Questo ci richiama al compito che tutti abbiamo di essere testimoni e annunziatori della Parola, tutti, non soltanto i ministri che hanno ricevuto il sacramento dell'Ordine. Tale missione ci è stata data in particolare per svolgerla uno verso l'altro nella coppia e insieme verso il mondo.
La “piccola ecclesia” o “chiesa domestica”, di cui parla San Giovanni Crisostomo, è una cellula di Chiesa, con un ministero ecclesiale a servizio della grande Chiesa. Ci spetta anche testimoniare che "la fede libera dalla grande paura del secolo: paura delle bombe, del cancro, della morte" (P. Evdokimov).

8. L'ascesi. Tornando alla théosis, riflettendo sull'affermazione di Simeone il Nuovo Teologo (sec.XI): “Scopo della vita dell'uomo è la ricerca dello Spirito Santo” e sul nostro abituale concetto di felicità, pensiamo che il matrimonio sacramento va visto in questa ottica. Non è principalmente andare d'accordo, tenersi compagnia, ma aiutarsi a crescere.
Per S. Giovanni Crisostomo, le corone, che in Oriente vengono poste sul capo degli sposi durante la cerimonia nuziale, "evocano le corone dei martiri e invitano all'ascesi coniugale, il cui eroismo resta celato sotto il manto della quotidianità" (P. Evdokimov).
"Nel matrimonio c'è un mistero, un progetto divino di santità matrimoniale perché Dio entri nella nostra vita. Questo mistero deve essere messo in risalto, perché davanti a proposte che sembrano troppo alte ci si renda conto che è un disegno possibile che viene da Dio... Gli sposi ricevono lo Spirito Santo con una grazia specialissima per vivere la comunione reciproca... Quando le cose cominciano a andare male, chi farà da legame è lo Spirito Santo, sigillo della loro alleanza". Occorre però "un cammino di spiritualità": "credere profondamente al progetto di Dio, affrontare le crisi come periodi di perseveranza e di lotta. Dio è presente, la crisi è passaggio di Dio nella nostra vita, perché siano approfondite le motivazioni del nostro vivere, giungendo a una seconda scelta matrimoniale, con nuove motivazioni per vivere insieme. Attraverso le prove si arriva a una maturità personale, nella consapevolezza che Dio ha la soluzione per ogni giorno... Come Gesù cresce in età, sapienza e grazia, così tutti dobbiamo crescere sotto l'azione dello Spirito che è in noi... Riscoprire il dono dello Spirito nel Sacramento del matrimonio. All'inizio e lungo il cammino c'è un garante, un protagonista, che dobbiamo scoprire perché prenda le redini della nostra vita... Occorre soffiare perché divampi di nuovo la fiamma dello Spirito che si è ricoperta di cenere." (P. Jesùs)
"Dio non ci chiede mai una morte senza Risurrezione. La vita matrimoniale è fatta di piccole morti e risurrezioni. Si deve passare dal “do ut des” al dono totale, cioè dal dono che si aspetta che sia ricambiato al dono incondizionato, accettare la kénosi per vivificare l'altro... Dio è un Padre che vuole il meglio per noi. Vedere e far vedere l'eccellenza di ciò che Dio ci propone... Guardare il sigillo di Dio nella persona anche allontanatasi... Vedere l'altro come dono che Dio ha fatto a noi e noi come dono da dare all'altro con perseveranza eroica...".
"Modo per farsi guidare dallo Spirito è desiderare di fare la volontà di Dio, credere fortemente che l'unica cosa che vale la pena è essere santi. Sbarazzarsi di tutto ciò che ostacola la voce dello Spirito dentro di noi e non lasciarsi influenzare dagli schemi di questo mondo, perché lo Spirito Santo possa fare della nostra vita nella sua concretezza un culto spirituale, secondo la parola di Paolo (Rm 12,1: “Vi esorto... ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente...; è questo il vostro culto spirituale”)" (P. Jesùs).

9. Vogliamo comprendere meglio che rilevanza può avere nella nostra vita la Trinità di Dio.
Notiamo innanzitutto che solo nella tradizione giudeo-cristiana Dio è Persona e comunica con l'uomo. Ciò è possibile perché Dio è "altro" ("alterità"): dimentichiamo spesso questa grande ricchezza, assente nelle grandi religioni asiatiche (o nel "new age") ove si vuol piuttosto riconoscere una identità dell'io con Dio. Anzi la comunicazione con l'uomo è possibile solo perché già in Dio vi è Alterità e Comunicazione di persone: Trinità.
Alterità e comunicazione sono espresse in forma molto sintetica nella seguente frase presa da S. Ireneo, "Contro le eresie", II secolo: Il Padre è la realtà invisibile del Figlio come il Figlio è la realtà visibile del Padre.
Ciò comporta che vi siano per noi due aspetti di Dio:
- Dio Mistero inaccessibile da riconoscere come Padre con lo Spirito del Figlio;
- Dio che si manifesta nella storia nel Figlio con lo Spirito.
Più precisamente: il Figlio è stato visibile materialmente; lo Spirito è tuttora "visibile" spiritualmente.
"Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre" (Gv 14 16)
(vi è una esperienza dei sensi, ma vi è anche una esperienza interiore, qui dello Spirito, spiritualità, che può peraltro essere ciò a cui più tiene la tradizione della Chiesa ortodossa).
Dio si manifesta nella storia nel Figlio con lo Spirito in quanto lo Spirito di Dio si esprime in Gesù Cristo come Spirito del Figlio che ama il Padre con tutta la mente, perché accoglie il Mistero della Volontà del Padre fino a dare la vita per gli altri, accettando l'annientamento sulla croce senza che sia riconoscibile un perché: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato ?" (Mc 15).
L'uomo trasformato mantiene il suo spirito in comunione con lo Spirito di Dio ("la mentalità" di Gesù Cristo, secondo una annotazione di D. Piero Ottaviano) che è di adesione al Mistero della Volontà del Padre, fino alla identificazione con Gesù Cristo anche dove la storia che Dio sta facendo con noi appare assurda.
Non capiamo perché i nostri figli non sono quelli che pensavamo, il nostro amore non è come lo sogniamo, le nostre riuscite non sono quelle che immaginiamo, il perché di incredulità, infedeltà, violenze, malattie, morti, disastri, di un mondo che proprio non ci sembra "quello che dovrebbe essere". Pure è nei perché senza risposta che si è realizzato Gesù Cristo e ci realizziamo noi, in quanto ogni volta possiamo fare esperienza della Resurrezione, che peraltro la tradizione ortodossa ci invita a considerare più che un evento terminale un processo che inizia col Battesimo e si compie alla Parusia.
La tentazione del Demonio è invece di farci Dio della nostra vita stabilendo noi ciò che è bene e ciò che è male (Gn 3): ma questo è il peccato che ci fa soffrire.
Si tratta dunque di aprirci al Mistero del Padre entrando nella vita del Figlio, spendendo come lui ogni giorno la vita per gli altri e salendo con lui sulla nostra croce: è qui che Dio vuole darci la sua Natura ed è qui che possiamo riconoscere la Paternità di Dio e veramente manifestare lo Spirito di Dio. In effetti "tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8 14).
Rileviamo ancora che la comunicazione tra noi che è stata oggetto di spunti di riflessione precedenti, è resa possibile dalla Comunicazione nella Alterità che è in Dio: è di lì che nasce il riconoscimento del mistero dell'altro, al di là della parola, dove non si capisce. La caratteristica è l'incondizionatezza: occorre che non poniamo limiti allo Spirito Santo che ci investe, che irrompe su di noi rendendoci figli del Padre ed è qui la nostra realizzazione nell'incontro.
L’icona della Santissima Trinità dipinta dal monaco Andrej Rublev circa il 1425 può aiutare a sviluppare la meditazione e la contempliamo solo da questo punto di vista. Essa appare in realtà una icona di quelli che nella Chiesa Cattolica sono detti i "Due misteri principali della fede: unità e trinità di Dio e incarnazione, passione, morte (da aggiungere: risurrezione) di Gesù Cristo".
In effetti la coppa al centro evoca immediatamente l'abisso del peccato che ha generato il calice della passione redentrice ed il calice eucaristico che ne fa memoria, e proietta sui tre volti una espressione di "sublime mestizia".
Ciò che più può colpire in concomitanza con la impressionante identità delle fisionomie dei tre volti è l'intreccio delle loro espressioni, degli sguardi, degli atteggiamenti delle persone, in particolare delle mani. E tutto possiamo leggere in questo intreccio fuorché l'interrogazione, l'argomentazione, la ricerca di ragioni, di cui si parlava e questo può essere l'insegnamento più importante da trarre da questa mirabile icona.
Procedendo nel tentativo di interpretazione viene notato che le tre figure portano l'azzurro della realtà celeste, in quella di sinistra appena visibile sotto il manto "rosato chiaro o rosso pallido" della incarnazione, in quella centrale sopra la tunica "porpora scura" della regalità (viene notato che la gamma di colori teneri e profumati incanta, ma è corrotta nelle riproduzioni).
Tutto porta fuori del nostro spazio e del nostro tempo. Così sul volto del Padre, ed anche su quello dello Spirito, inclinato verso il Figlio, si può leggere una "ineffabile tristezza", "quasi un rattristarsi con lui, allo stesso tempo esortandolo al sacrificio redentore" che deve liberare l'uomo dal peccato e dalle sue conseguenze; sul volto del Figlio, su cui pure si conserva l'ombra della croce, "la divina mestizia quasi si dissolve nella gioia e nel trionfo della vittoria": il Figlio si presenta come il Signore, con la posizione eretta, mentre tiene diritto lo "scettro" (raffigurato dal bastone del pellegrino), che negli altri personaggi appare lasciato a sé. Sul volto dello Spirito Santo, viene rilevata l'espressione più mesta e pensierosa di fronte al mistero; viene pure notato che da Lui, il Vivificante, sembra partire tutto il movimento e che anzi Egli sembra già riposare sul Figlio nella sua missione terrestre (come al Battesimo).
Questa icona ci permette in modo mirabile di visualizzare la divinizzazione a cui siamo chiamati: si tratta di immedesimarsi con la figura del Figlio, al cospetto del Padre, vivificati dallo Spirito Santo, al di fuori di ogni ricerca del perché della volontà del Padre di dare la vita per gli altri, partecipi della vittoria del Figlio nella Risurrezione.

10. Occorre rinnovare la nostra scelta ogni ora, ogni giorno. Un segno ogni giorno può essere un tempo di totale immobile silenzioso abbandono allo Spirito che opera in noi rendendoci figli di Dio (l'immobilità può essere segno che lasciamo interamente l'iniziativa allo Spirito).
Ci è chiesto di pregare incessantemente. Per avviarci in tale direzione il Concilio Vaticano II e in particolare Paolo VI propongono a tutti la liturgia delle ore.
Nelle Chiese di Oriente nei secoli XI-XIV si è consolidata nella forma attuale la "preghiera di Gesù" o "preghiera del cuore", già citata in una riflessione precedente. Tale preghiera è di estrazione monastica, ma è raccomandata a tutti senza interruzione anche nell'espletamento di qualsiasi attività lavorativa (si raccomanda il bellissimo libro "Racconti di un pellegrino russo", un capolavoro della letteratura russa comparso dopo la metà del 1800).
Vi è l'invocazione ripetuta, con varianti: Signore Gesù Figlio di Davide (dai Vangeli) o Gesù Cristo (ha un significato simile, di regalità) o Gesù (Cristo) figlio di Dio (afferma la divinità), abbi pietà di me peccatore. Viene osservato che la parola pietà ha per noi una connotazione negativa (caso pietoso, atteggiamento pietistico) mentre l'originario greco eleison indicherebbe piuttosto misericordia, tenerezza, Dio che dona, e il dono di Dio è lo Spirito Santo: sarebbe quindi da intendere come invocazione del dono dello Spirito.
La preghiera viene espressa con il ritmo della respirazione seguendo indicazioni presenti già dal VI secolo ed anche prima. Citiamo Simeone il Nuovo Teologo (inizio XI secolo):
"Resta seduto nel silenzio e nella solitudine, inclina la testa, chiudi gli occhi; respira più dolcemente, guarda con l'immaginazione all'interno del tuo cuore; raccogli la tua intelligenza, cioè il tuo pensiero dalla tua testa al tuo cuore. Pronuncia, al ritmo della respirazione, queste parole: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me. ... Cerca di scacciare ogni pensiero, sii paziente e ripeti spesso questo esercizio".

Piccola bibliografia

- P.Evdokimov, "Sacramento dell'amore. Il mistero coniugale secondo la tradizione ortodossa", Bologna, Centro studi ecumenici, 1969
- P.Evdokimov, "Lo Spirito Santo nella tradizione ortodossa", Roma, Ed. Paoline, 1971
- P.Evdokimov, "La novità dello Spirito", Milano, Ancora, 1979
- Appunti di conferenza di P. Jesùs Castellano Cervera nella giornata diocesana sulla spiritualità coniugale del 23/11/02
- "Racconti di un pellegrino russo", varie edizioni
- A.Vetelev, "La teologia della "Trinità" di Rublev", Russia Cristiana n.137, p.23-57, 1974