Dio non si allea con i padri

ma con i figli

Ágnes Heller

Questa è la trascrizione di alcuni appunti presi dall'interprete simultaneo della filosofa (Paolo Maria Noseda), durante una conferenza in Italia.

Padri e figli

Il rapporto fra padri e figli si può riassumere con ciò che ha dato origine alla teoria di Sigmund Freud, che ha fatto menzione del complesso edipico.
Voglio affrontare questo argomento non dal punto di vista della cultura greca o romana, ma dal punto di vista della Bibbia, che è completamente diverso da quello della mitologia greca.
L'argomento padri e figli non è un tipico argomento filosofico. Ma l'esperienza vissuta da tutte le generazioni, dalle primordiali fino a quelle contemporanee è quella di intravedere in questo rapporto una situazione conflittuale. Occorre dire che non tutti i conflitti hanno una rilevanza mitologica, e tuttavia tutti i conflitti possono essere visti attraverso lo spettro di una rilevanza mitologica.
Ha senso parlare di padri e figli nella Bibbia? Perché nella Bibbia? Perché la cosa ha a che vedere con Sigmund Freud che presentò il problema fra padri e figli nella sua mitologia psicologica. La sua posizione era che Dio fosse stato inventato dai figli per uccidere i padri e, dopo averli uccisi, si trovassero intrappolati nella «cattiva coscienza» che poteva essere risolta unicamente adorando il Padre e con la creazione di Dio. Ovviamente, nulla di tutto ciò che dico sta nella Bibbia. La concezione freudiana deriva in particolare dalla mitologia greca e, in particolare, dalla storia di Edipo.
Proviamo a non rifarci né alla tradizione greca, né romana, né al politeismo, ma a ciò che viene estrapolato dalla Bibbia in forma narrativa, cioè come se si trattasse di storie. Thomas Mann in una sua opera parla di Dio, del Dio biblico, come del Dio nella Storia. Per lui è estremamente importante che la storia continui, che non si interrompa. E il non far interrompere la storia significa preservare i figli rispetto ai padri. Vi è una ripetizione delle storie nella Bibbia, una delle quali è l'uccisione del primogenito.

L'uccisione del primogenito

Mosè che viene salvato ponendo un limite rispetto al quale si pone termine alla redenzione. In altre parole Mosè arrestò la Storia, mentre la storia della redenzione deve continuare, non arrestarsi.
Stessa storia si verifica con Gesù quando Erode voleva uccidere tutti i primogeniti e, salvandosi Gesù, automaticamente si privilegiano, salvandoli, i figli invece dei padri. La tipica narrazione mitologica fu quella di Abramo che è pronto a scarificare il proprio figlio Isacco. Ci sono moltissime interpretazioni di questa storia anche pittoriche.
Jacques Derrida enuncia una sua definizione della storia di Abramo e !sacco, vale a dire, una descrizione realistica della storia, nel senso che, secondo lui, i padri sacrificano sempre i loro figli o cercano sempre di sacrificare i propri figli mandandoli, ad esempio, in guerra perché sono sempre i padri a decidere di mandare in guerra i loro figli a morire, mentre salvando il figlio si salva il futuro.
Vi sono altre interpretazioni, quella della Bibbia è che !sacco non sia stato ucciso dal proprio padre, ma attraverso il fatto che venisse salvato dalla voce di Dio, in quel modo si sia garantito il futuro, cioè la continuazione della vita di Isacco è la nostra garanzia che il futuro possa continuare. Alcuni credono che Abramo volesse obbedire a un ordine, altri si chiedono, ad esempio, perché la stessa cosa non sia accaduta a Ismaele, perché non uccidere lui? Perché non mandare lui nel deserto a morire?
In base alla narrazione fu Dio ad inviare un angelo per dissetare Ismaele e, anche in questo caso, attraverso l'azione di Dio si è salvato il figlio e quindi si è cambiato il futuro.
Ma il Dio della Storia è anche il Dio della descrizione nella quale per la prima volta un figlio arriva a imbrogliare il padre. Dio ha voluto il determinismo naturale.
Prendiamo la storia di Giacobbe, si comprendere che è possibile costruirci un futuro migliore e palese, un futuro che sia attraverso l'operato della madre, e qui entra in gioco una nuova situazione, imbrogliare il proprio padre per sfuggire a una situazione di morte e sopravvivere, e quindi portare avanti la vita.
Giacobbe aveva dodici figli e una figlia, ne amava uno più di ogni altro. I fratelli volevano uccidere per gelosia il proprio fratello che finì poi per essere venduto schiavo. In effetti, viene praticamente ucciso, anche se ridotto in schiavitù in quanto portatore della benedizione del padre. Ebbene, il Dio della Storia lo libera dalla sua schiavitù e questo figlio riesce a diventare Governatore d'Egitto perché, appunto, attraverso la sua intelligenza è riuscito a dimostrare di avere la capacità di essere l'eletto. Ma che accade? Dio è ancora preoccupato, insicuro e perché? Per l'assenza di figli, e di nipoti. E anche Onan non vuole riprodursi perché dovrebbe farlo con la vedova di uno dei suoi fratelli.
Entra in scena il dubbio. Poiché non esiste la certezza del futuro, il Dio della Storia cosa fa? Si rivolge a questa donna che si chiama Tamar e che era la moglie di Er, il primogenito di Giuda, e la convince a fare la prostituta e instillare il desiderio e nove mesi dopo nascono due gemelli che rappresentano il futuro e lei, divenendo moglie, impersona la possibilità che l'umanità ha ancora di essere felice, di provare piacere, proprio perché il futuro si propaga attraverso i figli e i figli sono sempre molto più importanti dei padri.
Da tutto ciò che dico, che conclusione possiamo trarre? Se vogliamo parlare di morale e se vogliamo parlare di che cosa significhi far fronte a ciò che Dio si aspetta che noi facciamo attraverso la nostra fede, dobbiamo essere noi i portatori della nostra fede e renderci conto che possiamo essere solo noi ad abbracciare questa fede o distruggerla. Perché non c'è nulla di scritto, occorre decidere e ci sono decisioni particolarmente importanti che debbono essere prese liberamente dagli esseri umani, perché Dio, in tutto ciò, è come se agisse da regista di una storia, nel senso che Dio la dirige questa storia ma a condizione che vi sia qualcuno che voglia recitarla questa storia, proprio come farebbe un regista che deve girare una pellicola cinematografica. Un regista non potrà mai girare questa pellicola se non trova attori e attrici disposti a recitare questo ruolo fino in fondo. E nella Bibbia accade proprio questo: ci sono tutta una serie di ruoli attoriali impersonati da attori e attrici che ci permettono di capire fin dove possa arrivare la nostra libertà di decidere, il nostro libero arbitrio.

Dio non si allea con i padri ma con i figli

Fino a qui abbiamo parlato di leggende, di storie, di tipicità che si ritrovano in narrazioni mitologiche e quindi, di narrativa, di qualcosa che inventiamo. Ora invece parliamo di Storia, che spesso è simile alla leggenda perché vi sono una serie di descrizioni che sono più o meno realistiche rispetto, ad esempio, a quello che accade fra i regnanti e i loro discendenti. Molte di queste narrazioni di ciò che noi intendiamo come Storia è inventato, perché ovviamente, attraverso la narrazione molti dei fatti cambiano. Occorre però tenere in considerazione il ruolo di Dio e come si sviluppa.
Prendiamo la storia del primo Re d'Israele per spiegare meglio questo concetto. La sua storia e la sua elezione viene descritta nel primo e secondo libro di Samuele. Come veniva eletto un re in Israele a quel tempo? Veniva eletto da un sacerdote. C'era Samuele, e questa è un'altra storia del contrasto fra padri e figli e viceversa. Era il Gran Sacerdote e aveva dei figli che erano corrotti e, come diremmo noi oggi, prendevano delle bustarelle. A Dio non piaceva proprio. Quindi a un certo punto si decide che non si debba più investire il figlio biologico del Gran Sacerdote, ma un figlio spirituale e si sceglie Samuele che è il primo profeta e da cui discende tutta la Storia, discendono tutta una serie di storie, anche politiche, e fu lui a scegliere Saul e Davide.
Ruolo diverso, non di padre naturale ma di padre spirituale. Non era stato scelto sulla scorta dell'appartenenza a un lignaggio biologico. Era un profeta, il primo. E lui sceglie Saul. C'è la descrizione nella Bibbia della psicologia di Saul. Per la prima volta in un testo si descrive la psicologia di una persona e risulta che la descrizione che si fa nella Bibbia di Saul è quella di un maniaco depressivo, una persona totalmente inadatta a regnare ed ecco che Samuele interviene e propone il nome di Davide. Davide diviene Re d'Israele, ma Saul aveva un figlio – ecco ancora padre e figlio contrapposti – Jonathan, figura di figlio molto importante. Un figlio che era un figlio leale nei confronti del padre, ma che voleva difendere Davide andando contro il proprio padre poiché non sosteneva la politica del proprio padre, sapendo che fra i due aveva ragione Davide.
Qui c'è una delle descrizioni più complesse del rapporto padre e figlio. Davide ebbe un conflitto con il proprio figlio. Aveva molte concubine che gli diedero molti figli. Aveva anche un problema, non sapeva bene quale fosse il suo figlio prediletto e alla fine decise che fosse Ascalon che commise, però, un atto di violenza. Era un fratellastro dei figli di Davide, perché nato da una concubina. Commise un atto di violenza nei confronti di una delle sorelle e Davide si infuriò talmente da arrivare quasi a lasciar uccidere questo figliastro.
In seguito, uno dei suoi generali convinse Davide a lasciar tornare dall'esilio Ascalon, proprio perché molto amato dalla popolazione. Era un populista, come lo definiremmo noi oggi: bello, prometteva, e la gente credeva alle sue promesse, molto sicuro di sé e con un certo fascino. Quindi, gli venne accordato il permesso di tornare. A questo punto si rinfocola il conflitto con Davide.
Altra storia fra padre e figlio.
Ma, riassumo un po' la narrazione: Ascalon mette insieme un esercito contro il padre e Davide fugge dalla città. Pare che possa diventare Re, ma i generali riescono a riportare il padre sul trono.
Ascalon trova poi la morte in battaglia. Ma, colpo di scena: a un certo momento, nel corso della battaglia Davide comincia a preoccuparsi per Ascalon e inizia a chiedere ai generali dove fosse e come stesse il figlio con insistenza sempre maggiore. La cosa che importava a Davide era non tanto il tentativo messo in atto dal figlio di detronizzarlo, quanto il fatto che da figlio gli avesse mancato di rispetto e che non si facesse scrupoli nel combattere contro il proprio padre. Non si preoccupava dei saccheggi, della battaglia, ma solo di come stesse il figlio. Continuava a chiedere di lui. Quando gli venne data la notizia della morte del figlio, egli si ritirò; il vecchio Re, nelle sue stanze e cominciò a piangere e imprecando diceva: perché sei morto? Perderti è stata una perdita troppo grande per me!
I generali si recarono dal Re e gli intimarono di smettere di piangere perché stava piangendo per il nemico che voleva sconfiggerlo, mentre avrebbe dovuto complimentarsi con loro per la vittoria. Davide decise allora di ritornare a mostrarsi in pubblico.
Insomma, rifacendoci a Sigmund Freud torniamo al conflitto fra padri e figli da lui analizzato nella sua opera psicoanalitica, sulla base di una teoria psicologica da lui elaborata partendo dalle storie che vi ho narrato.
Io, però, non ho da offrire una teoria psicologica come ce l'aveva lui. La mia teoria, o per lo meno, quella che ho estrapolato io è che Dio non si allea con i padri ma con i figli. I contro i padri e combatte i padri, proprio come dice Thomas Mann, che Dio è il Dio della Storia è il Dio che ci guida e che fa la Storia, indipendentemente da ciò che accade sulla Terra e indipendentemente dall'esistenza del Paradiso.

(Testimonianze, n. 530-531, pp. 112-115)