La verità di Gesù

Commento al Vangelo della Domenica VI di Pasqua A

José A. Pagola

domenica6 a

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito (Difensore) perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui»
(Giovanni 14,15-21).

Non siamo orfani

Una Chiesa formata da cristiani che si rapportano con un Gesù conosciuto male, poco amato e ricordato a stento e in modo abitudinario, è una Chiesa che corre il rischio di estinguersi. Una comunità cristiana riunita intorno a un Gesù spento, che non seduce e non tocca i cuori, è una comunità senza futuro.
Nella Chiesa di Gesù abbiamo urgente bisogno di una qualità nuova nel nostro rapporto con lui. Abbiamo bisogno di comunità cristiane segnate dall'esperienza viva di Gesù. Tutti noi possiamo contribuire a fare in modo che nella Chiesa Gesù venga sentito e vissuto in maniera nuova, possiamo fare in modo che essa sia più di Gesù, che viva più unita a lui. Ma come?
Nel suo vangelo, Giovanni ricostruisce l'addio di Gesù nell'ultima cena. I discepoli intuiscono che tra pochissimo sarà loro portato via. Che ne sarà di loro senza Gesù? Chi seguiranno? Dove alimenteranno la loro speranza? Gesù parla loro con particolare tenerezza. Prima di lasciarli, vuole mostrare come potranno vivere uniti a lui, anche dopo la sua morte.
Innanzitutto, deve rimanere impresso nel loro cuore qualcosa che non dovranno mai dimenticare: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi». Non dovranno mai sentirsi soli. Gesù parla loro di una presenza nuova che li avvolgerà e li farà vivere, poiché li raggiungerà nel più intimo del loro essere. Egli non li dimenticherà, verrà e starà con loro.
Gesù non potrà più essere visto alla luce di questo mondo, ma potrà essere colto dai suoi discepoli con gli occhi della fede. Non dobbiamo forse coltivare e ravvivare molto di più questa presenza tra noi di Gesù risorto? Come potremo operare per un mondo più umano e una Chiesa più evangelica se non lo sentiamo vicino?
Gesù parla loro di un'esperienza nuova, che i suoi discepoli non hanno ancora fatto seguendolo per le vie della Galilea: «Voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi». È questa l'esperienza fondamentale su cui si basa la nostra fede. In fondo al nostro cuore cristiano sappiamo che Gesù è con il Padre e noi siamo con lui. Questo cambia tutto.
Un'esperienza di tal genere è alimentata dall'amore: «Chi ama me... anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». È possibile seguire Gesù prendendo la croce ogni giorno senza amarlo e senza sentirsi amati profondamente da lui? È possibile evitare la decadenza del cristianesimo senza ravvivare questo amore? Quale forza potrà ispirare la Chiesa se lo lasciamo spegnere? Chi potrà riempire il vuoto lasciato da Gesù? Chi potrà sostituire la sua presenza viva in mezzo a noi?

Vivere nella verità di Gesù

Nella vita non esiste un'esperienza tanto misteriosa e sacra quanto il congedo dall'essere amato che se ne va via da noi oltre la morte. Per questo il vangelo di Giovanni cerca di raccogliere nel congedo finale di Gesù il suo testamento: ciò che non dovranno mai dimenticare.
Una cosa è ben chiara per l'evangelista: il mondo non riuscirà a «vedere» e a «conoscere» la verità racchiusa in Gesù. Per molti, Gesù sarà passato per questo mondo come
se nulla fosse, non avrà lasciato alcuna traccia nelle loro vite. Per vedere Gesù c'è bisogno di occhi nuovi. Solo quelli che lo amano potranno sperimentare che egli è vivente e che fa vivere.
Gesù è l'unica persona che merita di essere amata in maniera assoluta. Chi lo ama in tal modo non può pensare a lui come se facesse parte del passato. La sua vita non è un ricordo. Chi ama Gesù vive le sue parole, «osserva i suoi comandamenti», si «riempie» di Gesù.
Non è facile esprimere questa esperienza. L'evangelista la chiama lo «Spirito della verità». È un'espressione molto azzeccata, poiché Gesù si trasforma in una forza e una luce che ci fa «vivere nella verità». Qualunque sia il punto della vita in cui ci troviamo, accogliere in noi Gesù ci porta alla verità.
Lo «Spirito della verità» non va confuso con una dottrina, non si trova nei libri di teologia o nei documenti del magistero. Secondo la promessa di Gesù, egli «rimane con noi ed è in noi», lo ascoltiamo nel nostro intimo e risplende nella vita di chi segue i passi di Gesù in modo umile, fiducioso e fedele.
L'evangelista lo chiama «Spirito Paraclito», difensore, perché, ora che Gesù non è più fisicamente con noi, egli ci difende da ciò che potrebbe separarci da lui. Questo Spirito «rimane con noi per sempre». Nessuno può ucciderlo, come è successo con Gesù, ma continuerà sempre a essere vivo nel mondo. Se lo accogliamo nella nostra vita, non ci sentiremo orfani e abbandonati.
Forse la conversione più urgente per noi cristiani consiste nel passare da un'adesione verbale, abitudinaria e poco reale a Gesù, all'esperienza di vivere radicati nel suo «Spirito della verità».

Non allontanarci dalla verità

Noi, uomini e donne del Primo Mondo, oggi non siamo disposti ad ascoltare verità. Ciò che ci interessa veramente è vivere tranquilli nel nostro benessere. Non vogliamo vedere la realtà o interessarci di come vada il mondo. Ci dà fastidio pensare a quelli che soffrono. La realtà siamo noi; il mondo va bene. Così pensiamo nella nostra arroganza.
Qualcosa di analogo avviene nella Chiesa. Non siamo disposti ad ascoltare la verità del vangelo, abbiamo paura di proclamare ad alta voce le esigenze concrete che tale verità potrebbe comportare a Roma, nelle nostre diocesi e nelle nostre comunità; preferiamo dimenticarla e cercare la sicurezza dataci dal vivere comodamente in una tradizione religiosa plurisecolare. Non è forse vero che noi cattolici siamo la religione più potente del mondo?
Se c'è qualcosa che caratterizza Gesù, è per l'appunto la sua volontà di vivere la realtà. Egli non si lascia abbindolare dal potere e dal benessere dei romani che dominano il mondo, non si lascia sedurre dalla liturgia del Tempio o dall'ortodossia della religione ebraica, ma cerca la verità di Dio, crede solamente in questa verità, l'unica che può renderci umani.
Per questo Gesù va in fondo alle cose, non si ferma alle apparenze. Guarda alle persone come le guarda Dio, ne coglie le paure, le sofferenze e le aspirazioni come le coglie lui. Non vive di ideologie politiche o di teorie religiose. Cerca il regno di Dio e la sua giustizia. In questo consiste la verità per lui.
Secondo il quarto vangelo, è questo lo spirito che Gesù vuole affinché i suoi seguaci si difendano da ciò che può far loro perdere la bussola. «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Difensore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità». Il nostro primo compito come Chiesa è prenderci cura di tale «Spirito della verità», non allontanarci da lui, lasciarci trasformare dalla sua forza, diffonderlo e trasmetterlo tra noi.
Nel suo libro Il Dio di Gesù Cristo, il Papa Benedetto XVI ha scritto: «La fonte dello Spirito è Gesù. Quanto più penetriamo in Gesù, tanto più penetriamo veramente nello Spirito ed egli penetra in noi». Secondo Benedetto XVI una Chiesa «caratterizzata dallo Spirito» è una Chiesa che sa ricordare con profondità il vangelo e che sa lasciarsi penetrare sempre più dalla parola di Gesù onde diventare sempre più viva e feconda.

Abbiamo un difensore

La verità è che noi esseri umani siamo abbastanza complessi. Ogni individuo è un mondo di desideri e frustrazioni, ambizioni e paure, dubbi e interrogativi. Spesso non sappiamo chi siamo né che cosa vogliamo. Non sappiamo neppure verso dove sta andando la nostra vita. Chi può insegnarci a vivere in maniera giusta?
Qui non servono né i progetti astratti né le teorie, non basta chiarire le cose in maniera razionale, non è sufficiente avere davanti agli occhi norme e direttive corrette. È invece decisiva l'arte di agire giorno per giorno in modo positivo, sano e creativo.
Per un cristiano, Gesù continua a essere ila grande maestro di vita, ma ormai non l'abbiamo più al nostro fianco. Per questo acquistano tanta importanza queste parole del vangelo: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Difensore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità».
Abbiamo bisogno che qualcuno ci ricordi la verità di Gesù. Se la dimentichiamo, non sapremo chi siamo né cosa siamo chiamati a essere, ci allontaneremo continuamente dal vangelo. Nel suo nome difenderemo cause e interessi che poco hanno a che vedere con lui. Ci crederemo in possesso della verità, proprio mentre la stiamo sfigurando.
Abbiamo bisogno che lo Spirito Santo attivi in noi la memoria di Gesù, la sua presenza viva, la sua immaginazione creativa. Non si tratta di risvegliare un ricordo del passato: sublime, commovente, caro, e tuttavia solo un ricordo. Ciò che lo Spirito del Risorto opera in noi è aprire il nostro cuore all'incontro personale con Gesù come con un vivente. Solo un simile rapporto affettuoso e cordiale con Gesù Cristo è in grado di trasformarci e di generare in noi un modo nuovo di essere e di vivere.
Nel quarto vangelo, lo Spirito viene chiamato «difensore» o «paraclito», perché ci difende da ciò che può distruggerci. Ci sono molte cose nella vita dalle quali non sappiamo difenderci da soli. Abbiamo continuamente bisogno di luce, forza, incoraggiamento. Per questo invochiamo lo Spirito: è il miglior modo per metterci in contatto con Gesù e vivere difendendoci da quanto può farci allontanare da lui.

L'arte di vivere fondati sullo Spirito di Gesù

I cristiani non si sono mai sentiti orfani. Il vuoto lasciato dalla morte di Gesù è stato riempito dalla presenza viva dello Spirito del Risorto. Questo Spirito del Signore riempie la vita del credente: lo Spirito della verità che rimane presso di noi, è in noi e ci insegna l'arte di vivere nella verità.
Ciò che caratterizza la vita di un vero credente non è l'ansia di benessere o la lotta per il successo, e nemmeno l'obbedienza a un ideale, bensì la ricerca gioiosa della verità di Dio sotto la guida dello Spirito.
Il vero credente non cade né nel legalismo né nell'anarchia, ma cerca con cuore onesto la verità. La sua vita non è programmata da proibizioni, ma viene animata e stimolata positivamente dallo Spirito.
Quando vive una simile esperienza dello Spirito, il credente scopre che essere cristiani non è un peso che opprime e tormenta la coscienza, ma piuttosto un lasciarsi guidare dall'amore creativo dello Spirito che vive in noi e che ci fa vivere con una spontaneità che non nasce dal nostro egoismo, bensì dall'amore. Una spontaneità nella quale uno rinuncia ai propri interessi egoistici e si affida alla gioia dello Spirito. Una spontaneità che è rigenerazione, rinascita e riorientamento continuo verso la verità di Dio.
La vita nuova nello Spirito non significa unicamente vita interiore di pietà e di preghiera. La verità di Dio genera in noi un nuovo stile di vita, diverso rispetto a quello generato dalla menzogna e dall'egoismo. Viviamo in una società in cui alla menzogna si dà il nome di diplomazia, lo sfruttamento viene detto affare, l'irresponsabilità tolleranza, l'ingiustizia «ordine stabilito», il sesso amore, l'arbitrarietà libertà, la mancanza di rispetto sincerità.
Difficilmente una società di questo genere può comprendere o accettare una vita segnata dallo Spirito. Ma è per l'appunto lo Spirito a difendere il credente, facendolo camminare verso la verità, liberandolo dalla menzogna sociale, dalla farsa e dall'intolleranza dei nostri egoismi.

(La via aperta da Gesù. 4. Giovanni, Borla 2013, pp. 169-174)