Non sarete mai soli,

né orfani

VI domenica di Pasqua "A"


Enzo Bianchi


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.

Voi lo conoscete perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
(testo dell'evangeliario di Bose)
(Gv 14,15-21)

Nella pagina evangelica di questa domenica ascoltiamo la promessa dello Spirito santo, lo Spirito Consolatore, fatta da Gesù ai discepoli durante i suoi «discorsi di addio» (cf. Gv 13,31-16,33).
Dopo averli confortati nell’imminenza del suo distacco da loro e averli esortati a pregare il Padre nel suo Nome, Gesù dice ai suoi discepoli: «Se mi amate osserverete i miei comandamenti», spiegando con chiarezza: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama». Gesù sta riecheggiando la concezione biblica espressa, per esempio, nel salmo 119, una lunga celebrazione dei comandi di Dio e della gioia che si sperimenta nell’osservarli: «Io trovo la mia gioia nei tuoi comandi, li amo molto … Tu sai che io amo i tuoi precetti, Signore, per il tuo amore fammi vivere» (Sal 119,47.159). Sì, il credente gioisce nel compiere la volontà del Dio che lo ama e che egli ama, e non desidera altro che metterla in pratica con tutte le sue forze. È in questo senso che il discepolo amato potrà scrivere: «Questo è l’amore di Dio: osservare i suoi comandamenti» (1Gv 5,3). Anche Gesù, amando il Padre, ne ha osservato i comandamenti.
Ma qui c’è qualcosa di più, c’è un ulteriore e decisivo approfondimento: Gesù Cristo ha chiesto a chi lo seguiva non solo l’amore per la volontà di Dio, non solo l’amore per il suo messaggio, ma anche l’amore per lui, per la sua persona! È lui che va ascoltato, conosciuto e amato al di sopra di tutto, è amando lui che possiamo amare Dio «con tutto il cuore, la mente e le forze» (cf. Dt 6,5)! Sì, se c’è questo intenso rapporto di amore personale con lui, allora diventa quasi naturale osservare i suoi comandamenti, cioè vivere da cristiani…
Strettamente legata alla comunione che nasce da questo amore personale per Gesù Cristo è la promessa dello Spirito santo fatta da Gesù: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce». Finché Gesù è sulla terra è lui il Consolatore, il difensore, il «chiamato accanto» (cf. 1Gv 2,1) al credente per sostenerlo e donargli la sua vita. Ma ora che sta per compiere il suo esodo pasquale, prevedendo le difficoltà che i discepoli conosceranno in un mondo ostile, intercede presso il Padre affinché invii lo Spirito, l’altro Consolatore. Lo Spirito di verità avrà il compito di rendere testimonianza a Cristo, abilitando il cristiano a rendere questa stessa testimonianza fino alla morte (cf. Gv 15,26-27); soccorrerà il cristiano nell’ora del processo intentato contro di lui dalla mondanità (cf. Gv 16,18-11). E tutto questo guidandolo alla piena verità, ossia ricordandogli tutte le parole di Gesù e portandolo ad assumerle in profondità (cf. Gv 14,26; 16,13), diventando cioè principio di vita interiore: «lo Spirito dimora presso di voi e sarà in voi».
Gesù rassicura poi i suoi discepoli, come aveva già fatto in precedenza (cf. Gv 14,3): «Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi». Allora, nel giorno della sua venuta nella gloria, si rivelerà se siamo stati suoi discepoli: «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi». Da che cosa lo sapremo? Ce lo dice Gesù stesso: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Questa inabitazione, questa circolazione di vita tra il Padre, il Figlio e il cristiano resa possibile dallo Spirito, si manifesta concretamente nell’oggi attraverso la pratica dei comandamenti, «carne» del nostro amore. E, in estrema sintesi, è visibile dalla nostra capacità di vivere il comandamento che riassume tutti gli altri, il «comandamento nuovo» lasciatoci da Gesù: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 13,34; 15,12).
Da questo amore, versato nei nostri cuori dallo Spirito (cf. Rm 5,5), siamo e saremo riconosciuti quali discepoli di Gesù: «chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui», ora nel quotidiano e poi nell’ultimo giorno.