Gesù è la via

José A. Pagola

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre»
(Giovanni 14,1-12).

Non rimanete senza Gesù

Al termine dell'ultima cena, Gesù si congeda dai suoi: non starà con loro ancora per molto. I discepoli rimangono turbati e spaventati. Anche se non parla loro chiaramente, tutti intuiscono che presto morirà. Che ne sarà di loro senza di lui?
Gesù li vede affranti. È il momento di rafforzarli nella fede, insegnando loro a credere in Dio in modo diverso: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». Devono continuare ad avere fiducia in Dio, ma d'ora in poi devono credere anche in lui, poiché è la via migliore per credere in Dio.
Gesù apre loro un nuovo orizzonte. La sua morte non deve far naufragare la loro fede. In realtà, li lascia per incamminarsi verso il mistero del Padre. Ma non li dimenticherà. Continuerà a pensare a loro, preparerà loro un posto nella casa del Padre e un giorno tornerà per portarli con sé. Alla fine saranno di nuovo insieme per sempre!
Per i discepoli è difficile credere a qualcosa di così grandioso. Nel loro cuore nascono ogni sorta di dubbi e di interrogativi. Anche a noi succede qualcosa di simile: tutto questo non è un bel sogno? Non è un'illusione ingannevole? Chi può garantirci un simile destino? Solo Tommaso, con il suo solito senso della realtà, gli pone una domanda: come possiamo conoscere la via che conduce al mistero di Dio?
La risposta di Gesù è una sfida inattesa: «Io sono la via, la verità e la vita». Non si conosce nella storia delle religioni un'affermazione tanto audace. Gesù si offre come la via che possiamo percorrere per entrare nel mistero di un Dio Padre. Egli ci può svelare il segreto ultimo dell'esistenza, ci può comunicare la vita piena a cui aspira il cuore umano.
Sono molti oggi gli uomini e le donne che sono rimasti senza vie che li conducano a Dio. Non sono atei, non hanno mai rifiutato Dio in maniera cosciente. Neppure loro sanno se credono o meno. Forse hanno lasciato la Chiesa perché non vi hanno trovato una via attraente per cercare con gioia quel mistero ultimo della vita che noi credenti chiamiamo «Dio».
Abbandonando la Chiesa, alcuni hanno abbandonato anche Gesù. Ma da queste modeste righe voglio dirvi qualcosa che parecchi di voi intuiscono: Gesù è più grande della Chiesa. Non confondete Cristo con i cristiani, non confondete il suo vangelo con le nostre omelie. Anche se lasciate tutto, non rimanete senza Gesù. In lui troverete la via, la verità e la vita che noi non abbiamo saputo mostrarvi. Gesù vi può sorprendere.

Conosciamo la via

Avevano vissuto con lui solo due anni e alcuni mesi, ma insieme a lui avevano imparato a vivere con fiducia. Ora, nell'ora della separazione, Gesù vuole imprimerlo chiaramente nei loro cuori: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». È il suo grande desiderio.
Gesù comincia allora a dire loro parole che nessuno aveva mai pronunciato in quella maniera sulla terra: «Vado a prepararvi un posto». La morte non distruggerà i nostri legami di amore, un giorno saremo di nuovo insieme. «E del luogo dove io vado, conoscete la via».
I discepoli lo ascoltano turbati. Come non lasciarsi cogliere dalla paura? Infatti, perfino Gesù, che aveva suscitato in loro tanta fiducia, presto sarà strappato loro in modo ingiusto e crudele. Alla fine, in chi possiamo riporre la nostra speranza ultima?
Tommaso interviene a riportare tutti alla realtà: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gesù gli risponde senza incertezze: «Io sono la via che porta al Padre», la via che fin da ora conduce a sperimentare Dio come Padre. Il resto non sono vie: sono evasioni che ci allontanano dalla verità e dalla vita. La cosa fondamentale è questa: seguire i passi di Gesù fino ad arrivare al Padre.
Filippo intuisce che Gesù non sta parlando di un'esperienza religiosa qualunque. Non basta confessare un Dio estremamente potente per sentirne la bontà, o estremamente grande e lontano per sperimentarne la misericordia. Ciò che Gesù vuole infondere loro è qualcosa di diverso. Per questo dice: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
La risposta di Gesù è inattesa e grandiosa: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». La vita di Gesù: la sua bontà, la sua libertà di compiere il bene, il suo perdono, il suo amore per gli ultimi... rendono visibile e credibile il Padre. La sua vita ci rivela che nel più profondo della realtà abita un mistero ultimo di bontà e di amore. Egli lo chiama «Padre».
Noi cristiani viviamo di queste parole di Gesù: «Non abbiate paura, perché io vado a prepararvi un posto nella casa del Padre mio», «Chi ha visto me, ha visto il Padre». Ogni volta che abbiamo il coraggio di vivere qualcosa della bontà, della libertà, della compassione... che Gesù ha portato nel mondo, stiamo rendendo più credibile Dio Padre, fondamento ultimo della nostra speranza.

Che cos'è il cristianesimo?

I cristiani della prima e della seconda generazione non hanno mai pensato che con loro stesse nascendo una religione. Di fatto, non sapevano con quale nome designare quel movimento che andava crescendo in modo insospettato. Vivevano ancora colpiti dal ricordo di Gesù, che sentivano vivo in mezzo a loro.
Per questo, i gruppi che si riunivano in città come Corinto o Efeso cominciarono a chiamarsi «chiese», vale a dire, comunità che si formavano convocate da una stessa fede in Gesù. In altri luoghi, il cristianesimo era chiamato «la via». Uno scritto redatto intorno all'anno 80, e che si chiama lettera agli Ebrei, dice che è una «via nuova e vivente» per affrontare la vita, la via «inaugurata» da Gesù e che si deve percorrere «tenendo lo sguardo fisso su di lui».
Non c'è alcun dubbio. Per quei primi credenti, il cristianesimo non era propriamente una religione, ma un nuovo modo di vivere. La prima cosa per loro non era vivere in una istituzione religiosa, ma imparare insieme a vivere come Gesù in seno a quel vasto impero. In questo consisteva la loro forza, era questo quello che potevano offrire a tutti.
In un simile clima sono allora comprensibili le parole che il quarto vangelo pone sulle labbra di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita». È questo il punto di forza del cristianesimo. Cristiano è chi scopre progressivamente in Gesù la via più giusta per vivere, la verità più sicura per orientarsi, il segreto che più riempie di speranza la vita.
Tale via è molto concreta. A ben poco serve sentirsi conservatori o dichiararsi progressisti, l'opzione che dobbiamo fare è un'altra: o organizzare la vita a modo nostro, o imparare a vivere da Gesù. Bisogna scegliere.
Indifferenza verso i sofferenti o compassione in tutte le sue forme. Solo benessere per me e i miei o un mondo più umano per tutti. Intolleranza ed esclusione di quelli che sono diversi o atteggiamento di apertura e di accoglienza verso tutti. Dimenticare Dio o comunicare con lui, avendo fiducia nel Padre di tutti. Fatalismo e rassegnazione o speranza ultima per la creazione intera.

Seguire la via di Gesù

I catechismi sono soliti parlare di alcune «note» o attributi che caratterizzano l'autentica Chiesa di Cristo. Come confessiamo nel Credo, la Chiesa di Cristo è «una, santa, cattolica e apostolica». Certamente, non potremmo riconoscerla in una Chiesa fatta di comunità in contrasto tra di loro, dove predominasse l'ingiustizia, si escludessero gli altri o si abbandonasse la fede iniziale predicata dagli apostoli.
Ma c'è qualcosa che viene al primo posto e che non dobbiamo dimenticare: una Chiesa vera è, anzitutto, una Chiesa che «somiglia» a Gesù. Se la nostra comunità non ha nessuna somiglianza con lui, stiamo cessando di essere la sua Chiesa, pur continuando a ripetere che apparteniamo a una Chiesa santa, cattolica e apostolica.
Somigliare a Gesù significa riprodurne oggi lo stile di vita e il modo di essere; incarnarci nella vita reale della gente come lui si incarnava; suscitare nel cuore delle persone fiducia in Dio e, soprattutto, amare come lui amava. Lo dice Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita». Il modo di camminare verso il Padre consiste nel seguire i suoi passi.
La Chiesa è percepibilmente di Gesù se si preoccupa dei sofferenti, se ha il coraggio di perdere prestigio e sicurezza per difendere la causa degli ultimi, se ama soprattutto gli indifesi. Se amiamo la Chiesa dobbiamo preoccuparci che in essa e da parte sua la gente venga amata come la amava Gesù.
Una Chiesa in cui si amano le persone e si cerca una vita più degna e felice per tutti «si fa notare» oggi, proprio perché è quello che manca nel mondo: nei rapporti tra popoli ricchi e poveri, nell'economia controllata dai potenti, nella società dominata dai forti.
D'altra parte, solo in questo modo la Chiesa si rende credibile. Se non sappiamo riprodurre oggi l'amore di Gesù, è inutile che cerchiamo di renderci credibili con altri mezzi. Si vedrà che siamo come tutti: incapaci di reggerci solo grazie all'amore compassionevole. Non saremo «Chiesa di Gesù», poiché ci mancherà il tratto che più lo ha contraddistinto. Per noi Gesù avrà smesso di essere «la via, la verità e la vita».

Credere in Gesù, ii Cristo

Nella vita ci sono momenti di autentica sincerità in cui sorgono nel nostro intimo, con lucidità e chiarezza non abituali, le domande più decisive: in definitiva, io in cosa credo? Che cosa spero? Su chi fondo la mia esistenza? Essere cristiani significa, anzitutto, credere in Cristo, avere la fortuna di essersi incontrati con lui. Al di sopra di ogni credenza, formula, rito o ideologia, ciò che veramente è decisivo nell'esperienza cristiana è l'incontro con Gesù, il Cristo.
Significa scoprire progressivamente, per esperienza personale, e senza che nessuno debba dircelo dal di fuori, tutta la forza, la luce, la gioia, la vita che possiamo ricevere da Cristo. Poter dire per esperienza propria che Gesù è «via, verità e vita».
In primo luogo, scoprirlo come via. Ascoltare in lui l'invito a camminare, avanzare sempre, non fermarsi mai, rinnovarci costantemente, penetrare nella vita, costruire un mondo giusto, una Chiesa più evangelica. Appoggiarci a Cristo per percorrere giorno dopo giorno la via dolorosa e allo stesso tempo gioiosa che va dalla sfiducia alla fede.
In secondo luogo, incontrare in Cristo la verità. Partendo da lui, scoprire che in Dio c'è la radice e il fine dell'amore che noi esseri umani diamo e riceviamo. Renderci conto, infine, che siamo umani solo nell'amore, scoprire che l'unica verità è l'amore, e scoprirlo avvicinandoci agli esseri concreti che soffrono e vengono dimenticati.
In terzo luogo, incontrare Cristo nella vita. In realtà, noi crediamo a ciò che ci dà vita. Per questo, essere cristiani non significa tanto ammirare un leader o formulare una confessione riguardo a Cristo, quanto piuttosto incontrare un Cristo vivo e capace di farci vivere.
Gesù è «via, verità e vita». È un altro modo di camminare per la vita. Un'altra maniera di vedere e di sentire l'esistenza, una dimensione diversa, più profonda, una lucidità e una generosità altre, un altro orizzonte e un'altra comprensione, un'altra luce, un'altra energia, un altro modo di essere, un'altra libertà, un'altra speranza. Un altro vivere e un altro morire.

(La via aperta da Gesù. 4. Giovanni, Borla 2013, pp. 163-168)