L'anno in corso

“Maturi al punto giusto"

Inserito in NPG annata 2020.

Chiesa per la scuola /6

Una esperienza per i maturandi, un orientamento alla vita

Davide Guarneri *


(NPG 2020-04-74)

Il diploma, le chiavi di casa, la patente, la scheda elettorale: un esame oltre l’aula di scuola

L’Esame di Stato, più comunemente chiamato Esame di maturità, caratterizza fin dal 1923 la conclusione degli studi scolastici ed è giunto a noi attraversando riforme che l’hanno, a seconda del periodo, reso più o meno selettivo, con la presenza di commissari tutti esterni, o tutti interni, o, come oggi, per metà già conosciuti dal candidato. Tesina, buste, quizzone… sono termini ormai noti a tutti e sono parte di un immaginario studentesco che, pur nel cambiamento delle norme, è caratterizzato da una certa preoccupazione in vista di una prova che è rito di passaggio coinvolgente gli studenti e le loro famiglie, nonché i molti insegnanti che, in qualche modo, si sentono anch’essi sottoposti a verifica.
Lo scorso anno, in Italia, sono stati 520.000 i maturandi, 26.188 le classi interessate: dunque numeri importanti, giovani che giungono al termine di un percorso scolastico che li ha impegnati per almeno tredici anni.
Il “tempo della maturità” incrocia i tempi di molte realtà e di molte persone: è un momento unico ed esclusivo per un giovane che, a conclusione di un percorso si trova a fare i conti con la sua intelligenza, le competenze acquisite, la sua capacità di affrontare prove e imprevisti. Non è, dunque, solo la fine di un percorso scolastico, né solo un passaggio verso l’università o il lavoro: “o lavori, o studi” non è l’unica alternativa proponibile, ancor più oggi.
I maturandi sono giovani, cittadini, figli, che vivono dimensioni diverse e complementari rispetto anche al mondo scuola: alcuni sono attivi in gruppi, associazioni, oratori, società sportive, vivono amicizie e innamoramenti, hanno un po’ la testa altrove e si guardano in giro. Nessuno di loro vorrebbe accrescere le file dei NEET (Not in Education, Employment or Training, ovvero non studiare, non lavorare né seguire percorsi di formazione)[1], e un po’ tutti sono preoccupati del futuro, che spesso il mondo degli adulti presenta loro a tinte fosche.
I mesi precedenti all’esame della maturità sono vissuti dagli studenti come tempo di grande impegno e di sacrificio, ma sono anche occasione di riflessione sulla loro vita e sul loro futuro: in tale periodo, molti di loro diventano maggiorenni. Nell’anno della maturità è come se fossero consegnate loro, insieme al diploma, le chiavi di casa, le chiavi dell’automobile, la tessera elettorale.

Brescia e i maturandi: un percorso tracciato

Ai maturandi si pensò già anni fa, a Brescia: con risorse diocesane, partendo da alcuni workshop si giungeva ad una “Festa dei maturandi”, con musica, animazione e alcuni testimoni significativi dal palco. Eravamo alla fine degli anni ’80, il responsabile diocesano per la scuola era don Vincenzo Zani, e la festa guardava avanti, già nel motto individuato: “E il futuro?”. L’adesione e l’interesse delle istituzioni pubbliche, dell’università e degli imprenditori coronavano l’evento. Poi venne il tempo dell’orientamento promosso dalle amministrazioni pubbliche, vennero gli open day delle università, il marketing sociale: tutto bene, anche se qualche giovane era disorientato dalla quantità di informazioni offerte.
Nel 2012 alcuni bresciani hanno partecipato al seminario di studio “Il tempo dell’esame di maturità”[2], organizzato dall’Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università, in collaborazione con il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile, l’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia e il Centro Nazionale Vocazioni. Un’esperienza a conferma di una consapevolezza: pensare ai maturandi impegna diversi ambiti della pastorale a coordinarsi e agire insieme. Il tempo dell’esame di maturità può essere favorevole per la crescita umana e spirituale, tempo per un “orientamento alla vita”.

“Maturi al punto giusto”: evento bresciano per i maturandi, dal 2015

Queste considerazioni ed esperienze[3] sono lo sfondo dell’iniziativa “Maturi al punto giusto”, promossa a Brescia dalla Fondazione Comunità e scuola e dalla Diocesi[4], giunta nel 2020 alla sesta edizione consecutiva: 800 i maturandi coinvolti, oltre 100 gli adulti mobilitati perché la giornata raggiunga i suoi obiettivi. Il lavoro di preparazione è intenso, e diviene visibile nell’elenco delle realtà che, a vario titolo, collaborano all’iniziativa: l’Ufficio scolastico regionale e territoriale, Regione Lombardia, il Comune e la Provincia di Brescia, l’Università degli Studi di Brescia e l’Università Cattolica, le Accademie S. Giulia e LABA, le Acli provinciali, Associazione Industriali Bresciani, Confartigianato, Brescia Infrastrutture, e altri si aggiungono ancora.
Prima di rivedere obiettivi e idee sottese, incontriamo subito la struttura dell’evento. Agli studenti, accolti nel foyer del Gran Teatro Morato di Brescia, viene consegnata una semplice mappa che li guiderà nella mattinata, suddividendoli in gruppi da venti, e orientandoli attraverso quattro grandi aree: sapere, lavorare, servire, partecipare.
Brevissimi saluti introduttivi, non più di cinque minuti nell’insieme. Secondo la metodologia dello world café, per ogni area i ragazzi troveranno undici tavoli, ogni tavolo avrà un conduttore che farà da tramite tra gli studenti e un testimone autorevole. Per ogni tavolo, un momento che, fra intervento del testimone e dialogo, durerà circa 30 minuti. Le tovaglie di carta dei grandi tavoli sono anche spazio per appunti e per messaggi da lasciare agli altri ragazzi.
In questo modo, nella mattinata ogni studente dialoga con quattro testimoni diversi, appartenenti alle quattro aree. L’animazione non vuole essere invasiva: musica d’accoglienza, un piccolo palco centrale fra i tavoli, solo per le informazioni e i saluti, tanto colore e cartellonistica adeguata per realizzare un contesto accogliente ma lasciare spazio al dialogo, all’incontro con i testimoni.

L’idea: un orientamento alla vita

I promotori desiderano offrire un orientamento pieno, alla vita. Non fermandosi, dunque, all’alternativa fra lavoro e studio (che esprime una sorta di orientamento “funzionale”), si è pensato di indurre nei maturandi una riflessione sul senso, proponendo l’incontro vivo con testimoni significativi (giovani, adulti, laici o sacerdoti, donne e uomini…) in quattro aree che possono essere considerate sintesi di una persona matura:
- Il sapere (università, cultura, formazione): molti studenti inizieranno percorsi universitari o di ulteriore perfezionamento professionale. Alcuni di loro, nel contempo, lavoreranno. Tutti avranno il dovere di pensare, di leggere, di approfondire argomenti, di comprendere fatti del nostro tempo. Il “sapere” non è un’area esclusiva, solo per gli universitari.
- Il lavorare (economia, impresa, lavoro): più che di “lavori”, si parla di “lavoro”, una dimensione che attraversa la vita di ogni cittadino. C’è un mondo del lavoro che cambia rapidamente, ci sono lavori nuovi e persino non ancora inventati, c’è un atteggiamento di operosità e lavorìo. E di economia (anche etica) tutti dobbiamo conoscere qualcosa, oggi.
- Il servire: mentre si studia, o mentre si lavora, si possono vivere anche esperienze di servizio. È possibile vivere l’anno di servizio civile, ma nella Chiesa, nel volontariato, nell’aiuto agli altri le forme di servizio sono molteplici. È servizio impegnarsi in qualche associazione, è servizio occuparsi di qualche familiare o vicino fragile, o dell’ambiente e della protezione civile.
- Il partecipare: nella pienezza della persona c’è anche l’incontro con le istituzioni, con l’amministrazione e la politica. A questi tavoli si può dialogare con qualche sindaco o consigliere regionale, si possono conoscere associazioni attive nella formazione sociale e politica. È partecipare anche sensibilizzarsi alla logica del dono.
Una conclusione: un evento perché siano visibili i maturandi, in dialogo con le istituzioni, con la vita.
“Maturi al punto giusto” intende ogni anno accendere i riflettori sui maturandi, sulla scuola. È un incoraggiamento ai giovani e, nel contempo, un modo per ringraziare la scuola che ogni anno “consegna” migliaia di giovani cittadini alla comunità civile, sociale, politica.
Le scuole, a loro volta, sono chiamate ad approfondire e sviluppare la loro idea di orientamento: a “Maturi al punto giusto” sono presenti anche insegnanti accompagnatori, che, pur non partecipando ai tavoli perché il dialogo dei ragazzi sia più libero, osservano con attenzione e si confrontano fra di loro.
Anche per le istituzioni e i testimoni “Maturi al punto giusto” lascia un segno: si realizza una rete trasversale di conoscenza e amicizia, ci si lascia ogni anno stupire dalle domande poste dai giovani, ci si attrezza per comunicare in modo efficace non tanto il proprio “prodotto”, quanto le idee e soprattutto messaggi di speranza e di futuro.
Senza dubbio i protagonisti sono loro, i giovani maturandi: quando, nella mattinata, i quarantaquattro tavoli sono attivi e gli ottocento ragazzi stanno dialogando con i testimoni, dal piccolo palco centrale si coglie un mormorio sommesso, coinvolto. Si vedono volti attenti, in ricerca. Si capisce quanto sia impropria ogni definizione vogliamo dare a queste generazioni. Pensavamo che “Maturi al punto giusto” fosse un evento per i ragazzi? Come ogni anno, siamo noi adulti ad uscire con il cuore carico di speranza e fiducia nel futuro.

* Ufficio per l’Educazione, la Scuola e l’Università della Diocesi di Brescia
Vicepresidente Fondazione Comunità e scuola

NOTE

[1] Cfr. la ricerca UNICEF ITALIA, Il silenzio dei Neet, 2019. Commentando i dati relativi ai Neet in Italia (il 23,4% della popolazione giovanile nel 2018, primo Paese in Europa seguito da Grecia, Bulgaria, Romania e Croazia), Unicef definisce l’essere Neet come “una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro.” (p. 5).
[2] Cfr. https://www.chiesacattolica.it/maturita-occasione-di-crescita/
[3] www.maturialpuntogiusto.it
[4] Una prima conoscenza della Fondazione Comunità e scuola è possibile dal sito www.comunitaescuola.it: “Espressione del laicato bresciano in comunione con il Vescovo, è punto di riferimento per scuole, associazioni, enti e persone che hanno a cuore l’educazione e la formazione. Sorta in forma associativa nel 1978, dal 2015 si è trasformata in Fondazione, eretta dal Vescovo di Brescia, riconosciuta dal Ministro degli Interni in data 26 luglio 2016, iscritta al nr. 558 del Registro delle persone giuridiche presso la Prefettura di Brescia.”; la Diocesi di Brescia è promotrice dell’evento in primis attraverso il proprio Ufficio per l’Educazione, la Scuola e l’Università, ma sono coinvolti anche l’Ufficio per gli Oratori, i Giovani, le Vocazioni, l’Ufficio per le Missioni, la Caritas.