L'anno in corso

La messa è finita. Iniziamo a pregare

Inserito in NPG annata 2020.

SALE E PEPE NELLA LITURGIA

Il silenzio nella liturgia

Elena Massimi


(NPG 2020-04-62)

Capita spesso, particolarmente in celebrazioni che vedono un’ampia partecipazione giovanile, ma non solo, di non avere un attimo di respiro, di arrivare all’Ite missa est talmente stanchi, solo desiderosi di un po’ di silenzio, di pace, di “riposo”. Ministranti affaccendati, coro che riempie ogni momento “vuoto”, come se dovesse intrattenere i fedeli, sacerdoti che spiegano passo passo la celebrazione….un fluire “a tutto gas” di gesti, parole, suoni, senza una pausa, “una fermata”, un “attimo di silenzio”. Partecipiamo all’eucarestia con l’impressione di non pregare e attendiamo con ansia la fine della Messa per il meritato (sempre se ci viene concesso) momento di silenzio e di preghiera.
Questa non è liturgia: le parole e i gesti possono vivere solo se messi in relazione al silenzio, alle pause, alle soste… Allo stesso tempo però constatiamo come anche celebrazioni scandite da tempi lunghi di silenzio e meditazione, possano risultare ugualmente poco proficue. Il silenzio viene allora vissuto come “assenza di rumore e di parola” e non come “vertice di una comunione”.
Dovremmo forse fare memoria delle parole di R. Guardini, ancora così attuali: “A mio avviso la vita liturgica inizia con il silenzio. Senza di esso tutto appare inutile e vano […]. Il tema del silenzio è molto serio, molto importante e purtroppo molto trascurato. Il silenzio è il primo presupposto di ogni azione sacra”( R. GUARDINI, Il testamento di Gesù, 33).
Se, quindi, il silenzio è il presupposto imprescindibile di ogni azione liturgica, dovremmo iniziare a domandarci in quali momenti della celebrazione eucaristica farlo, come gestirlo, quali i criteri, le vie, perché possa divenire luogo di ascolto profondo.

Il silenzio nella liturgia eucaristica

Quando e perché

Ricordiamo come la liturgia, e quindi la celebrazione eucaristica, non sia in primis un tempo di meditazione e di preghiera personale (SC 26: “Le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa”); al suo interno però sono previsti alcuni momenti di silenzio (SC 30: “Per promuovere la partecipazione attiva, si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti, nonché le azioni e i gesti e l'atteggiamento del corpo. Si osservi anche, a tempo debito, un sacro silenzio”), ben descritti dall’Ordinamento Generale del Messale Romano. Al n. 45 evidenzia:

Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo nelle singole celebrazioni.

Il silenzio, quindi, è parte integrante della celebrazione stessa, e quindi luogo teologico dell’ascolto reso fecondo dallo Spirito Santo. Viene gestito in modo differente a seconda di dove è inserito, e naturalmente messo in relazione con quanto precede e segue.
Ripercorriamo ora i diversi momenti della celebrazione eucaristica nei quali è previsto il silenzio, considerandone anche lo scopo.
- Atto penitenziale: È prevista una breve pausa di silenzio (cf. OGMR 51) dopo l’invito del sacerdote all’atto penitenziale, per aiutare il raccoglimento dei fedeli.
- Colletta: Il sacerdote invita il popolo a pregare e i fedeli insieme con lui stanno per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel cuore le proprie intenzioni di preghiera (cf. OGMR 54).
- Liturgia della Parola: “La Liturgia della Parola deve essere celebrata in modo da favorire la meditazione; quindi si deve assolutamente evitare ogni forma di fretta che impedisca il raccoglimento. In essa sono opportuni anche brevi momenti di silenzio, adatti all’assemblea radunata, per mezzo dei quali, con l’aiuto dello Spirito Santo, la parola di Dio venga accolta nel cuore e si prepari la risposta con la preghiera. Questi momenti di silenzio si possono osservare, ad esempio, prima che inizi la stessa Liturgia della Parola, dopo la prima e la seconda lettura, e terminata l’omelia” (OGMR 56).
Precisiamo, inoltre, come nella Preghiera dei fedeli l’assemblea può rispondere alle intenzioni anche pregando in silenzio (cf. OGMR 71).
- Presentazione dei doni: È possibile svolgere i riti offertoriali anche in silenzio (questo potrebbe rivelarsi proficuo ad esempio in Quaresima).
- Comunione: Dopo l’“Agnello di Dio” Il sacerdote si prepara con una preghiera silenziosa a ricevere con frutto il Corpo e il Sangue di Cristo. Lo stesso fanno i fedeli pregando in silenzio (cf. OGMR 84). Inoltre “terminata la distribuzione della Comunione, il sacerdote e i fedeli, secondo l’opportunità, pregano per un po’ di tempo in silenzio” (OGMR 88).

Come?

Se sono diversi i luoghi in cui sono previsti momenti di silenzio, ci si domanda come debbano essere gestiti. Innanzitutto “gestire il silenzio in una celebrazione è una arte, se non è ben preparato o se non è richiesto potrebbe ridursi a un silenzio vuoto e insignificante” (Centro di pastorale liturgica francese, Ars celebrandi, Ed. Qiqajon, 132-133).
Fondamentale è l’atmosfera di silenzio che le parole e i gesti suscitano; tutto ciò si rivela importantissimo, ad esempio, per la Preghiera eucaristica, “che esige che tutti l’ascoltino con riverenza e silenzio” (OGMR 78), o per la liturgia della Parola, che deve essere celebrata “in modo che essa favorisca la meditazione; si deve perciò evitare assolutamente ogni fretta che sia di ostacolo al raccoglimento” (OLM 28). Silenzio e parola sono profondamente legati: il silenzio conduce all’ascolto, l’ascolto vive del silenzio.
Come possiamo creare un tale clima, una tale atmosfera di silenzio?
Di seguito tenteremo di offrire alcune indicazioni concrete:
- è opportuno che l’invito al silenzio “sia breve, già improntato a un tono raccolto, pacato, che indichi eventualmente come abitare il silenzio”;
- “l’entrata nel silenzio non deve essere brusca ma progressiva e richiede che si adotti una postura distesa, che lo sguardo e il corpo non si muovano, che il respiro sia controllato e rallentato”;
- “l’uscita dal silenzio è per lo più accompagnata dalla ripresa della parola da parte di chi ha introdotto il silenzio; anch’essa deve assumere un registro progressivo ed evitare i modi bruschi o la precipitazione” (Ars celebrandi, 133);
- evitare di compiere i gesti in modo affrettato e sciatto;
- partecipare attivamente ascoltando con la mente e con il cuore, concentrati e agendo con “serietà”.
Principi e Norme per la Liturgia delle Ore offre una ulteriore indicazione per la gestione del silenzio, che possiamo adattare alla celebrazione eucaristica: “si deve però evitare di introdurre momenti di silenzio che deformino la struttura dell'Ufficio, o rechino molestia o fastidio ai partecipanti” (PNLO 202).
Quindi l’introduzione arbitraria del silenzio non aiuta i fedeli a partecipare, anzi, oltre a snaturare la struttura celebrativa, rende fastidioso il silenzio. La stessa cosa capita quando il silenzio è eccessivamente breve o troppo lungo.
È importante infine misurare la durata del silenzio tenendo conto dell’assemblea concreta che celebra e della cultura di appartenenza.

Educare al silenzio

Nell’attuale contesto contemporaneo con fatica riusciamo a trovare un certo clima di raccoglimento; probabilmente l’utilizzo senza misura dell’IPhone, dell’IPad… il vivere costantemente “connessi”, rende molto più difficile abitare e desiderare il silenzio (non semplicemente come assenza di parole e rumori ma come luogo di ascolto profondo). La nostra società ha valorizzato il vedere e non l’ascoltare; siamo abituati a sentire, ad avere sempre un sottofondo di suoni, ma non ad ab audire.
È necessaria quindi una assidua educazione al silenzio. “I grandi maestri di vita spirituale affermano che per giungere a formarsi un animo silenzioso è bene non solo astenersi sempre dai discorsi vani o addirittura cattivi, ma anche talora rinunziare a parlare di cose buone ed edificanti, per amore di colui che è la Parola di vita” (A. M. CANOPI, Silenzio. Esperienza mistica della presenza di Dio, EDB, Bologna 2008).
La liturgia, nel suo alternarsi tra parola, gesto e silenzio, potrebbe rappresentare una grande risorsa per riscoprire il grande valore del silenzio ed educarci ad esso.
Verbo crescente, verba deficiunt. (S. Agostino, Sermo 288,5)