L'azione di Gesù

nel tempio

Gehrard Lohfink

nel tempio

Proseguiamo l'analisi delle tre azioni simboliche compiute da Gesù alla fine della sua vita: dopo l'ingresso a Gerusalemme, ora l'azione nel tempio; seguirà l'Ultima Cena.
 
Gesù, se entrò in Gerusalemme come Messia e rappresentante del regno di Dio, per proclamare adesso, dopo la sua attività in Galilea, il regno di Dio anche nella capitale, non poté ignorare il tempio. Qui valeva l'antico principio: il re o rispettivamente il governante è responsabile del tempio [1]. Perciò l'azione nel tempio, collegata con l'ingresso, non è un caso. La proclamazione del regno di Dio a Gerusalemme riguardava anche gli affari del tempio. Essa li riguardava addirittura prima di tutto il resto. Perciò l'azione nel tempio dovette seguire quasi per forza di cose. In Matteo e Luca essa segue infatti anche subito dopo l'ingresso nella città, e in Marco vi è strettamente collegata. Nel vangelo di Marco è raccontata nel modo seguente:

Giunsero a Gerusalemme. Entrò nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni?". Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire (Mc 11,15-18).


Ovviamente il tutto non si svolge né nel cortile dei sacerdoti, né nell'atrio degli uomini o delle donne, ma si svolge ai margini del gigantesco «atrio dei gentili», che circondava l'area centrale del tempio. Là sul lato meridionale, nella «sala regale», si trovavano i banchetti dei venditori di colombe e dei cambiavalute. Le colombe erano vendute ai poveri, i quali non potevano permettersi un più grosso animale sacrificale; i cambiavalute fornivano, ricavandone un aggio, doppie dracme e tetradracme di Tiro, l'unica valuta con cui si poteva pagare l'annuale tassa del tempio [2]. Ma l'esteso atrio dei gentili non era popolato solo da visitatori del tempio, ma era anche attraversato da persone che non volevano fare lunghe deviazioni e che utilizzavano l'area del tempio per arrivare più in fretta in città o in qualche suo altro quartiere.

È del tutto escluso che Gesù abbia potuto "purificare" questa gigantesca area. Perciò oggi gli esegeti preferiscono parlare della sua «azione nel tempio». Egli deve aver dimostrativamente rovesciato alcuni tavoli e scaffali, e deve essersi messo a discutere con dei trasportatori di merci, che passavano per il monte del tempio per abbreviare il loro cammino. Egli poté porre solo un segno.
Tale segno simbolico comportava necessariamente anche una parola interpretativa. Che tono ebbe essa? Attualmente nelle scienze bibliche va imponendosi sempre più l'opinione che tale parola interpretativa sia stato il cosiddetto «detto del tempio» di Gesù. Che significa questa denominazione? Durante il processo di Gesù davanti al sinedrio si presentarono, secondo Marco, alcuni «falsi testimoni», i quali affermarono:

Lo abbiamo udito mentre diceva: «Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d'uomo» (Mc 14,58).


Così come viene riportato, esso è un detto inquietante, perché contrappone al tempio indubbiamente più grande del mondo di allora un altro tempio, che non è costruito da mani d'uomo, ed è costruito quindi da Dio. E Gesù stesso lo costruirà. È comprensibile che addirittura anche gli autori dei vangeli siano rimasti stupefatti di fronte a un detto del genere. Marco lo attribuire a falsi testimoni. Essi però non sarebbero stati concordi, e la loro affermazione sarebbe perciò stata inutile. Nel suo racconto dell'interrogatorio Luca omette semplicemente la scena del detto del tempio (Lc 22,66-69). Matteo lo attenua. In lui i falsi testimoni non affermano che Gesù avrebbe detto che avrebbe distrutto il tempio, ma che avrebbe potuto distruggerlo (Mt 26,61). Infine Giovanni interpreta il detto nel senso del «tempio del suo corpo», quindi della risurrezione di Gesù (Gv 2,19-21).

La chiesa delle origini ebbe quindi chiaramente dei problemi con questo detto. Ed essi sono anche comprensibili. Furono infatti i romani a distruggere il tempio, né il tempio fu ricostruito. Ma proprio i tentativi di venire a capo del difficile detto del tempio e di interpretarlo nel modo giusto mostrano che esso deve essere autentico.
Non siamo più in grado di ricostruirlo con precisione. Esso deve essere stato pronunciato a proposito del tempio del tempo finale. Che un giorno ci sarebbe stato un tempio del genere nel mezzo di una Gerusalemme irradiante santità è già presupposto nell'Antico Testamento, proprio anche nel libro di Zaccaria [3]. E chiaro è anche che questo tempio escatologico sarà in fondo una creazione di Dio. Gesù deve però aver detto che la nuova costruzione del tempio escatologico cominciava già adesso attraverso di lui. Ciò corrisponderebbe in ogni caso, nella maniera più precisa, alla sua concezione della venuta del regno di Dio e del ruolo che egli vi svolge. L'azione nel tempio sarebbe allora l'allusione, il segno, anzi l'inizio di questa nuova costruzione del tempio del tempo finale [4].
Tuttavia Gesù non dovrebbe aver pronunciato il detto del tempio nel corso dell'azione nel tempio. Esso si inserisce molto meglio in una situazione in cui i rappresentanti del sinedrio devono avergli chiesto delle spiegazioni a proposito di tale azione già compiuta. Come mostra Mc 11,27 -33 , una situazione del genere c'è stata. E precisamente nel giorno successivo. Durante l'azione nel tempio Gesù deve aver parlato più direttamente e in modo meno enigmatico. Ciò corrisponde molto meglio a quanto Marco racconta:

Non sta forse scritto: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni?». Voi invece ne avete fatto un covo di ladri (Mc 11,17).


L'espressione «covo di ladri» ricorre nel discorso del tempio di Geremia (7,1-15): ai sacrifici offerti nel tempio deve corrispondere una società giusta, altrimenti Dio non può più abitare in questo luogo, e il tempio sarà distrutto.

L'espressione «casa di preghiera per tutte le nazioni» deriva dagli ultimi dieci capitoli del libro di Isaia (Is 56,7). Essa ricorre in un contesto che parla del raduno d'Israele (Is 56,8), e in un ulteriore contesto, che descrive il pellegrinaggio dei popoli verso la Gerusalemme escatologica (Is 60) e la gloria della città ricostruita da Dio (Is 62).
Il detto che in Marco accompagna l'azione nel tempio riecheggia perciò sia la dura critica del tempio, fatta dai profeti, sia anche la loro visione del tempio escatologico. L'azione simbolica compiuta nell'atrio dei gentili non sarebbe perciò stata, in linea dí principio, diretta contro il tempio come tale, ma contro tutto ciò che non corrispondeva alla santità del tempio escatologico.
Nel contesto della predicazione gesuana del regno di Dio questo significa naturalmente: il tempio escatologico comincia adesso. Adesso Dio richiede la santità della sua casa. E Gesù stesso è colui attraverso il quale Dio crea il nuovo tempio.
L'azione nel tempio e il detto del tempio stanno perciò sotto l'oggi radicale che caratterizza tutto il messaggio e tutta l'azione di Gesù. Poiché il regno di Dio sta già arrivando e poiché la nuova creazione d'Israele è già cominciata, la vita del tempio, nella forma in cui essa si svolge adesso, non può più continuare. L'ora del tempio escatologico è arrivata.
Gesù si sarà fatta un'immagine concreta di questo nuovo tempio escatologico? Non lo sappiamo. Sappiamo solo che dopo la Pasqua le prime comunità cristiane considerarono già molto presto se stesse come il tempio escatologico, come un santuario fatto di pietre vive [5]. Ed esse lo fecero molto prima che il tempio fosse definitivamente distrutto dai romani nel 70.
La nobiltà sacerdotale sadducea, che in Gerusalemme detiene il potere, capisce naturalmente molto bene in quale misura Gesù metta in discussione l'immagine che essa aveva del tempio. Come già nel caso della Torah non si era trattato solo di questioni marginali di interpretazione della legge, così anche qui non si tratta di questioni marginali della vita del tempio, quindi per esempio di sapere se i cambiavalute e i venditori di colombe avrebbero fatto meglio a svolgere la loro attività in città, anziché nell'area esteriore del tempio. Si tratta piuttosto del diritto di Gesù di vedere il culto che si svolge in Gerusalemme, completamene nella luce del suo messaggio del regno di Dio e quindi contemporaneamente del diritto di intervenire ín esso. E precisamente questo gli viene con forza contestato dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani, cioè dal sinedrio, la suprema autorità religiosa d'Israele.
Con la sua azione nel tempio Gesù aveva rivendicato un'autorità sul tempio, che i suoi avversari non volevano affatto accettare. Proprio tale azione provocò chiaramente la sua morte. Essi «cercavano il modo di farlo morire» (Mc 11,18).

NOTE

1 Marius Reiser ha richiamato la mia attenzione su questo fatto: sotto la dominazione romana Erode, il tetrarca Archelao, il legato siriano Quirinio, i governatori romani, i re Agrippa I e Agrippa II, nonché Erode di Calcide nominarono e deposero i sommi sacerdoti a loro piacimento. L'elenco completo con relativa documentazione, ordinato in base alle persone che fecero le nomine, si trova in E. SCHÜRER, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.D. – A.D. 135). A New English Version revised and edited by G. Vermes, E Millar and M. Black II, Edinburgh 1979, 229-232 [trad. it., Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo (175 a.C. - 135 d.C.), Paideia, Brescia 1987]. Cf FLAVIO GIUSEPPE, Antiquitates XX,224-251 [ed. it. cit.].
2 Particolari in CH. METZDORF, Die Tempelaktion Jesu. Patristische und historisch-kritische Exegese im Vergleich (WUNT II/168), Tübingen 2003. Cf però spec. anche J. ÅDNA, Jerusalemer Tempel und Tempelmarkt im 1. Jahrhundert n. Chr. (ADPV 25), Wiesbaden 1999; ID., Jesu Stellung zum Tempel. Die Tempelaktion und das Tempelwort als Ausdruck seiner messianischen Sendung (WUNT II/119), Tübingen 2000.
3 Cf. soprattutto Zc e 14,20-21. – I capp. 40-48 del libro di Ezechiele descrivono fin nei dettagli la piantina del tempio escatologico. Nel libro di Tobia la Gerusalemme escatologica è dipinta in 13,17 con colori sgargianti. E poco dopo leggiamo: «Poi di nuovo Dio avrà pietà di loro e li ricondurrà nel paese. Essi ricostruiranno la casa, ma non uguale alla prima, fino al momento in cui si compirà il tempo del mondo [...L La casa di Dio sarà ricostruita in Gerusalemme nella sua magnificenza per tutte le generazioni in eterno, come hanno preannunciato i profeti» (14,5 Cod. BA).
4 Così anche J. GNILKA, Das Evangelium nach Markus II (EKK 11/2), Zürich - Neukirchen-Vluyn 1979, 131 [trad. it.
5 Cf soprattutto 1 Cor 3,9.16-17. Anche gli esseni hanno visto nella loro comunità il tempio escatologico. Cf. 1 QS 8,4-10; CD 3,19 ecc.

(Gehrard Lohfink, Gesù di Nazaret. Cosa volle, chi fu, Queriniana 2014, pp. 301-305)