A servizio della pastorale universitaria diocesana

L'esperienza del

tirocinio curricolare

a Pavia /2

a cura di Chiara Dimodugno e Paola Garlaschelli

pavia


Con lo spirito di cui abbiammo raccontato nell'articolo prfecedente, nasce anche il comitato scientifico della Pastorale, Mai troppo umano, istituito tra la Diocesi di Pavia, l’Università degli Studi di Pavia e la Fondazione IRCCS Policlinico «San Matteo». Questo Comitato prende a prestito da questi ambienti gli studiosi che possono meglio affrontare le questioni del nostro presente. Qui si scambiano idee e opinioni, si pensa a come agire per il meglio, a come far uscire i giovani dalle aule per dare il loro contributo, seguendo i punti del Manifesto per l’Università, stipulato a Roma il 15 maggio 2019 dalla Conferenza Episcopale Italiana e dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Si cerca di capire cosa possiamo fare per migliorare, nel nostro piccolo, il mondo. Per quest’anno sono state organizzate delle conferenze il cui tema è il dolore, e, a seconda della specificità dell’argomento, si chiamano i maggiori esperti in materia nei diversi campi in cui questo può essere sperimentato: teologico, medico, filosofico, eccetera. Il comitato si propone, infatti, di dare e di essere una visione d’insieme, che non si limiti a un solo sguardo sul mondo. Destinatari sono gli studenti ed i docenti, ma anche le associazioni della società civile e l’intera cittadinanza, invitati a collaborare alla realizzazione di un dialogo onesto, franco e laico.

Si tratta di un progetto molto ambizioso e del tutto nuovo per il mondo delle Pastorali Universitarie in Italia: la Diocesi di Pavia sceglie di aderire concretamente allo spirito del Manifesto per l’Università e di coinvolgere direttamente i giovani universitari per realizzarlo. Grazie alla partecipazione nell’organizzazione degli eventi promossi dal comitato, noi ragazzi tirocinanti siamo stati così i diretti testimoni dell’attuazione dei principi che animano il Manifesto. Penso in particolare al punto 2 (Una cultura e un’educazione conformi alla dignità umana devono vedere la persona al centro dei percorsi formativi, in un quadro di relazioni che costituiscano una comunità viva, interdipendente, orientata da finalità comuni. In particolare, le comunità accademiche siano costruite come luoghi di studio, di ricerca e di incontro intergenerazionale, volte alla crescita personale e alla promozione di un autentico umanesimo.), al punto 3 (Al fine di umanizzare l’educazione occorre promuovere processi formativi aperti e solidali, inclusivi e volti a promuovere i talenti individuali, estendendo il perimetro delle aule ad ogni angolo del vissuto sociale nel quale l’educazione può generare solidarietà, crescita, comunione.) e al punto 4 (L’Università, fondata sulla libertà di educazione e ricerca scientifica, è un ambiente particolarmente favorevole per promuovere una cultura del dialogo, i cui requisiti sono il rispetto e l’uguaglianza. A partire dai loro valori positivi di amore, speranza e salvezza, le religioni rivestono un ruolo rilevante per il conseguimento degli obiettivi di cooperazione e di pace. Per questo occorre riconoscere il loro contributo alla sfera pubblica, nel quadro di rispetto e collaborazione propri del principio di laicità.). Collaborando con Mai troppo umano abbiamo potuto prendere parte ad un gruppo di lavoro aperto al confronto e al dialogo, e sempre pronto ad affrontare le sfide che la società nazionale e internazionale sottopongono alla nostra comunità.
Un momento che considero particolarmente significativo è rappresentato dagli incontri a porte chiuse dei membri del comitato, che periodicamente si ritrovano per confrontarsi e per aggiornarsi. Questi incontri si caratterizzano per un dialogo onesto e sincero, spesso anche animato, ma sempre volto ad un confronto costruttivo, nel quale ogni partecipante cerca di contribuire con il suo sapere e le sue conoscenze alla realizzazione dell’obiettivo comune. Prendere parte a questi incontri costituisce per noi tirocinanti un momento importante di apprendimento ma anche di coinvolgimento, durante il quale siamo chiamati a esporre il nostro punto di vista e i nostri suggerimenti.
La Pastorale Universitaria è, perciò, la Chiesa messa a disposizione degli studenti, che lavora per gli studenti e con loro. Dall’interno, ora posso dirlo, non c’è solo la volontà di dire ai giovani cosa devono fare o di renderli passivi davanti a delle proposte precostituite. Al contrario, si cerca di introiettare i giovani affinché diano il loro contributo in un clima di continuo scambio. La sua dimensione globale, e non ridotta alla città di Pavia, sebbene sia il territorio in cui operiamo, l’abbiamo vista bene a Roma, al Convegno nazionale di Pastorale Universitaria (Una comunità di studio, di ricerca e di vita, 28-29 novembre 2019), dove abbiamo incontrato le altre Pastorali e chi ne fa parte: lì abbiamo avuto modo di scambiarci opinioni e visioni del mondo, abbiamo scoperto che è una realtà, quella della Pastorale, molto più ampia e complessa, che lavora senza sosta per noi, che siamo il futuro.