L’enciclica di papa Francesco sull'ambiente /3

Inserito in NPG annata 2016.

ECOLOGICA

Mario Toso

(NPG 2016-04-67)

L’ecologia integrale: un nuovo principio morale?

Nel IV capitolo, in vista del discernimento, il pontefice elabora ciò che si può definire il primo principio etico in campo ecologico, ossia il principio di un’ecologia integrale. Un tale principio non è astratto, dedotto da un a priori. È ricavato dalla realtà storica esistente, ove tutto è interconnesso: minerali, vegetali, animali. Come i diversi componenti del pianeta sono relazionati tra loro, così anche le specie viventi formano una rete che non non riusciremo mai a comprendere appieno. La natura non è una mera cornice della nostra vita. Ci include, siamo parte di essa, ne siamo compenetrati.
Ciò postula che l’indagine e il giudizio sulla crisi ecologica debbano essere integrali, ossia che l’analisi dei problemi ambientali sia inseparabile da quella dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, rurali, e della relazione di ciascuna persona con se stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente. Analogamente, si richiede che, parallelamente alle analisi integrali, si cerchino soluzioni altrettanto integrali, «che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra di loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS nn. 139-141).
Del principio di un’ecologia integrale, i predecessori di papa Francesco, hanno descritto ora l’uno ora l’altro aspetto, oppure ne hanno offerto una descrizione sommaria. In concomitanza con la presentazione di una riflessione sistematica e organica sulla questione ecologica, per il pontefice è giunto il momento di presentarlo più compiutamente, illustrando gli elementi essenziali di un’ecologia integrale, nelle sue varie dimensioni umane e sociali.
La sua integralità include, secondo papa Francesco, la dimensione ambientale, economica, sociale, culturale degli spazi della vita pubblica, urbana e rurale. Suo midollo è non solo il bene comune, ma anche la giustizia tra le generazioni. Non si può parlare, dunque, di ecologia integrale senza la realizzazione del bene comune, inteso come insieme di condizioni che concretizzano i doveri e i diritti di tutti, inclusi i più poveri. Così, non è possibile perseguire l’ecologia integrale senza solidarietà e senza giustizia intergenerazionali, senza che siano promosse e tutelate l’etica sociale, le istituzioni e le leggi che favoriscono l’ecologia umana.
Con tutto ciò, singoli e comunità non sono coinvolti soltanto sul piano della solidarietà, a cui si è accennato, bensì su un piano più profondo e inclusivo, che è quello imprescindibile della dignità, della loro capacità innata di vero e di bene, della loro vocazione originaria ad essere custodi e amministratori del creato non solo per se stessi, ma per tutta la famiglia umana. In altre parole, nella costruzione di un’ecologia integrale viene implicata la radice del comportamento etico delle persone, ossia la legge morale insita nella loro natura (Cf LS n. 155). Nell’ecologia integrale, che comprende quella umana e ambientale, l’ecologia umana gode del primato. Se è vero che gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita, di sentire e di agire, è altrettanto vero che soggetti determinanti nella soluzione della crisi ecologica restano ultimamente – in quanto dotati di una preminenza di dignità e di responsabilità – le persone e i gruppi. Come mostra l’esperienza, essi sono in grado di ribaltare i limiti dell’ambiente, modificando gli effetti avversi dei condizionamenti, e imparando ad orientare la propria esistenza in mezzo al disordine e alla precarietà. «Per esempio, in alcuni luoghi, dove le facciate degli edifici sono molto deteriorate, vi sono persone che curano con molta dignità l’interno delle loro abitazioni, o si sentono a loro agio per la cordialità e l’amicizia della gente. Una vita sociale positiva e benefica degli abitanti diffonde luce in un ambiente a prima vista invivibile. A volte è encomiabile l’ecologia umana che riescono a sviluppare i poveri in mezzo a tante limitazioni. La sensazione di soffocamento prodotta dalle agglomerazioni residenziali e dagli spazi ad alta densità abitativa, viene contrastata se si sviluppano relazioni umane di vicinanza e calore, se si creano comunità, se i limiti ambientali sono compensati nell’interiorità di ciascuna persona, che si sente inserita in una rete di comunione e di appartenenza. In tal modo, qualsiasi luogo smette di essere un inferno e diventa il contesto di una vita degna» (LS n. 148).
L’amore è più forte di ogni condizionamento, dell’affollamento e dell’anonimato sociale. L’affollamento soffocante può essere trasformato in un’esperienza comunitaria, in cui si infrangono le pareti dell’io e si superano le barriere dell’egoismo. Alla luce del primato della vita comunitaria e comunionale, la ricerca della bellezza architettonica va posta al servizio della qualità della vita delle persone, della loro armonia con l’ambiente, del loro incontro e del loro aiuto reciproco (Cf LS n. 150). «Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!» (LS n. 152).
Quanto affermato circa la connessione dei problemi posti dalla convivenza con le persone e con l’ambiente, secondo papa Francesco, ci deve sollecitare a ricercare una nuova sintesi culturale, capace di armonizzare i vari saperi, le varie dimensioni dell’ecologia. Ne consegue l’urgenza di un nuovo umanesimo, capace di integrare storia, cultura, economia, architettura, vita quotidiana nelle città e nelle aree rurali. Solo un nuovo umanesimo ecologico, che informa e pervade tutte le relazioni, può concorrere a risolvere efficacemente la crisi ecologica, trovando soluzioni integrali.
A questo punto delle nostre riflessioni sul primo principio dell’ecologia integrale, nasce spontanea una domanda. Il principio dell’ecologia integrale è alternativo rispetto al principio del compimento umano in Dio? Considerando quanto sin qui esposto, non sembra si possa dire di essere di fronte a un principio assolutamente nuovo, indicante un’essenza etica completamente diversa. Il principio dell’ecologia integrale appare essere sostanzialmente lo stesso principio morale del compimento umano in Dio, considerato e riletto nel contesto della questione ambientale globalizzata. La sua prospettiva possiede, come nucleo centrale e propulsore, il principio dello sviluppo integrale. Lo assume, lo vive e lo reinterpreta, sulla base delle esigenze di retinità, implicate nella complessa relazione tra persona e ambiente naturale. In altre parole, papa Francesco non sembra coniare un nuovo principio. Ciò che altri chiamerebbero principio di retinità o di sostenibilità non è nient’altro che il primo principio morale del compimento umano in Dio, arricchito di quegli aspetti e di quei risvolti che sono richiesti dalla considerazione sistemica delle relazioni e delle interdipendenze dell’uomo con il creato. 

L’enciclica di papa Francesco sull'ambiente
Mario Toso

1. Un dialogo universale per un movimento ecologico globale sulla base di un fondamentale ottimismo
2. Il metodo del discernimento: vedere, giudicare, agire, celebrare
3. Continuità e discontinuità con il precedente magistero sociale
4. Il «Vangelo della creazione», ovvero la genesi e la criteriologia del discernimento
5. La radice umana della crisi: un’antropologia deviata e un uso indiscriminato della tecnoscienza
6. L’ecologia integrale: un nuovo principio morale?
7. L’«agire», ovvero alcune linee di orientamento e di azione
- Sul piano internazionale
- Sul piano delle politiche nazionali e locali: la decisività di una democrazia dal basso e di una cittadinanza attiva
- Sul piano dei processi decisionali: legalità e democraticità
- Sul piano del rapporto tra economia e politica: riforma del sistema finanziario e una certa decrescita
- Sul piano del dialogo delle religioni con le scienze
8. Educazione e spiritualità ecologica