L’apparizione

a Maria di Magdala

Giovanni 20,11-18

Jean Louis Ska

 

1. Per leggere e comprendere

 

Chi è Maria Maddalena?

Maria di Magdala o Maria Maddalena è presente in tutti e quattro vangeli ossia durante la crocifissione (Mt 27,56; Mc 15,40; cf. Lc 23,49; Gv 19,25), o al momento della sepoltura (Mt 27,61; Mc 15,47; cf. Lc 23,55) e o nella scoperta della tomba vuota (Mt 28,1; Mc 16,1; Lc 24,10; Gv 20,1).

La sua testimonianza è quindi molto importante perché fa parte delle poche persone che possono affermare che il corpo sepolto nella tomba è quello di Gesù di Nazaret, e che la tomba scoperta al mattino è proprio quello nella quale il corpo del crocefisso era stato sepolto.
Nel vangelo di Luca, Maria Maddalena è menzionata già nel capitolo 8 fra un gruppo di donne che accompagnava Gesù sin dalla Galilea (Lc 8,2-3):

[Accompagnavano Gesù di Nazaret i Dodici] e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Queste donne “che lo accompagnavano sin dalla Galilea” saranno menzionate senza nome, in Lc 23,49 (crocefissione) e 23,55 (sepoltura). Sono nominate, invece, in 24,10 come i primi testimoni della risurrezione. L’apparizione di Gesù a Maria Maddalena è ricordata in Mc 16,9.

Elementi principali dell’intreccio

Ogni racconto descrive un cambiamento di situazione e/o un cambiamento di conoscenza.
Più concretamente, un racconto descrive un passaggio dall’infelicità alla felicità (racconti con lieto fine) o l’inverso, un passaggio dalla felicità all’infelicità (come nelle tragedie).
Quando abbiamo un cambiamento di conoscenza, uno o più personaggi passano dall’ignoranza alla conoscenza. Alcuni racconti abbinano i due tipi di cambiamento.
In effetti, Maria Maddalena piange all’inizio del racconto (“infelicità”; 20,11). Alla fine, va ad annunziare ai discepoli che “ha visto” colui che cercava nella tomba vuota. È facile indovinare che il suo stato d’animo è completamente cambiato. D’altronde, il racconto specifica nel v. 14 che Maria Maddalena “non sapeva che fosse Gesù” quando egli le appare. È nell’ignoranza. Il riconoscimento avviene nel v. 16: “Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!»”.
Vi è un nesso stretto fra riconoscimento e cambiamento di situazione: Maria Maddalena passa dall’infelicità alla felicità proprio nel momento in cui passa dall’ignoranza alla conoscenza. Possiamo dire la stessa cosa dei discepoli di Emmaus.

Il voltafaccia di Maria Maddalena e il suo riconoscimento

In molti racconti, il lettore è invitato a usare la sua immaginazione e a visualizzare la scena.
Nel nostro caso, è persino indispensabile per capire bene il significato del brano. All’inizio del racconto, Maria Maddalena si trova davanti alla tomba e, anzi, si china per vedere che cosa ci sia al suo interno (20,11). Ella vede, in questo momento, due angeli con i quali ha una breve conversazione che spiega il suo stato d’animo: sta cercando invano il corpo di Gesù Cristo (20,12-13). Vediamo, dunque, Maria Maddalena china verso la tomba che cerca il corpo del defunto Gesù. Tutti questi elementi sono importanti: cerca un corpo in una tomba, vale a dire nel mondo dei morti.
Il risorto, invece, le appare però alle spalle. Lo vede senza riconoscerlo perché si volta indietro (20,14). In questo momento, Maria non guarda più verso la tomba, non guarda più nella tomba, guarda indietro. Il suo sguardo ha cambiato direzione di centottanta gradi. Tutto ciò significa che il risorto non è da cercare – verbo utilizzato da Gesù risorto in 20,15 – nella tomba, nel mondo dei morti. Si trova proprio all’opposto. Nel breve dialogo con il risorto, Maria compie un secondo movimento, poiché si volta ancora una volta mentre gli dice “rabbuni” (20,16). In questo momento, volta le spalle alla tomba e si affaccia completamente a Gesù risorto.
Il messaggio mi sembra chiaro: per vedere e riconoscere il risorto, è inutile cercarlo in una tomba, nel mondo dei morti. Egli invece è all’opposto nel mondo dei vivi. Possiamo anche dire che la tomba ove Gesù di Nazaret è stato sepolto non è un punto finale, non è la conclusione della sua vita e del suo ministero. Al contrario, è un punto di partenza. La tomba è vuota perché non è il luogo della morte, è il luogo di una nuova nascita, quella descritta a Nicodemo nel terzo capitolo del vangelo. Per questo motivo, nel vangelo di Giovanni, Nicodemo riappare al momento della sepoltura (Gv 19,39).
La tomba è l’inizio di una vita nuova o rinnovata. Nella nostra scena, tutto si concretizza nella missione affidata dal risorto a Maria Maddalena: «Và dai miei fratelli e dì loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria Maddalena è la prima annunziatrice e missionaria della risurrezione nel quarto vangelo. Il vangelo la presenta come modello per tutti i credenti.

Vedere e credere

Il brano usa diverse forme del verbo “vedere” in greco, una cosa difficile da rendere in italiano. Un primo verbo è usato nei vv. 12 e 14, quando Maria vede, prima, i due angeli, poi il risorto che confonde con l’ortolano. Nel v. 18, tuttavia, il testo greco utilizza un altro verbo che, con ogni probabilità, significa che Maria Maddalena “vede” oramai con occhi diversi – perché, potremmo dire, si è girata nella buona direzione.

 

2. Per meditare e attualizzare

 

La tomba
• Si parla molto oggi della morte del cristianesimo o di un cristianesimo moribondo. Dove è la tomba del cristianesimo? Chi piange sulla tomba di un cristianesimo che non c’è più?
• È possibile che il vero cristianesimo non sia in una tomba? Dove sono le tombe vuote della nostra fede?
• Dove si trova il cristianesimo di domani? Il vangelo ci inviata a guardare in quale direzione per trovare il vero vangelo? A chi siamo invitati ad annunziare il vangelo della risurrezione?

 

Vedere e credere
• Vi è una differenza fra “vedere” e “osservare”, fra lo sguardo di Maria Maddalena all’inizio del racconto e la sua visione finale. Come definire questa differenza? Che cosa fa la differenza?
• Qual è il nostro sguardo sul mondo di oggi? E sulla Chiesa di oggi? In quale modo il vangelo ci invita a guardare il mondo e le nostre chiese? A quale mondo il racconto di Giovanni ci invita a voltare le spalle?

 

Una nota che può essere di un certo interesse

Pietro, quando, dopo l’ascensione, deve scegliere qualcuno per sostituire Giuda Iscariota e completare il numero degli apostoli, elenca i criteri di scelta (1,22-23): “Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione”. Ora, Maria Maddalena e le altre donne menzionate con lei riempiono queste condizioni: hanno accompagnato Gesù sin dalla Galilea, e sono state testimoni della morte, della sepoltura e della risurrezione.
Si possono indovinare le conseguenze di tale osservazione, conseguenze suggerite dagli scritti lucani. È chiaro, penso, che le donne menzionate in questi testi sono testimoni della risurrezione al pari degli apostoli e dei discepoli. Aggiungiamo che esse sono, inoltre, le prime ad aver testimoniato della risurrezione.
Ultima nota: Magdala è una piccola città di Galilea sulla costa occidentale del lago di Tiberiade.

 

I racconti di apparizione

Si possono distinguere due funzioni principali dai racconti di apparizione del risorto. Una prima funzione è il riconoscimento e la seconda l’invio in missione. Alcuni racconti combinano le due funzioni ed è il caso di Gv 20,11-18 perché, dopo il riconoscimento, il risorto manda Maria Maddalena ai suoi “fratelli”, i suoi discepoli (20,17-18).
Abbiamo tre principali racconti di riconoscimento, il più conosciuto è quello dell’apparizione di Gesù risorto ai discepoli di Emmaus. Gli altri due appartengono al vangelo di Giovanni:l’apparizione a Maria Maddalena, cioè il nostro racconto, e l’apparizione ai discepoli presso il lago di Tiberiade in Giovanni 21.
I racconti di riconoscimento riprendono strategie ben conosciute dell’Antico Testamento.
Gli elementi principali di tali racconti sono tre: il lettore è informato sin dall’inizio di una apparizione divina mentre i protagonisti del racconto rimangono all’oscuro perché pensano di essere in presenza di uno sconosciuto; nel dialogo che segue lo sconosciuto rivela lo scopo della sua “visita”; in genere, ma non sempre, lo sconosciuto rivela la sua vera identità quando scompare.
Fra gli esempi più chiari di un tale tipo di racconto, possiamo annoverare l’apparizione del Signore ad Abramo e Sara alle querce di Mamre, in Gn 18,1-15; l’apparizione dell’angelo del Signore a Gedeone in Gdc 6,11-24; l’apparizione dell’angelo del Signore a Manoah e sua moglie, i futuri genitori di Sansone, in Gdc 13,1-25. Altri esempi comportano variazioni, ad esempio la scena del roveto ardente (Es 3,1-6).
Lo scopo di tali racconti, nell’Antico così come nel Nuovo Testamento, è il riconoscimento.
Il lettore, perché sa che Dio o il risorto appare, non si pone alcuna domanda in merito. La vera domanda è piuttosto: i personaggi del racconto riconosceranno chi appare e come lo riconosceranno? La domanda ha la sua importanza. Nell’antico Israele si credeva in Dio. Il problema concreto era piuttosto di riconoscere i segni della sua presenza. Nella prima comunità cristiana, la domanda concreta era dello stesso tipo: quali sono i segni autentici della presenza del risorto? È il primo scopo del nostro racconto.