Papa Francesco ai giovani

Scoprite il progetto

di Dio per voi

PRESENTAZIONE

don Àngel Fernàndez Artime
Rettor Maggiore dei Salesiani

Dopo i primi due volumi Voi siete artigiani di futuro e La fede è il cuore di tutto ho potuto leggere con grande interesse anche questo ultimo lavoro “Scoprite il progetto di Dio per voi” relativo al terzo tema del sinodo dei giovani.

 

1. Come è sottolineato nell’introduzione, non si tratta di una trattazione del tema sul discernimento vocazionale, ma di un dialogo su di esso tra i giovani e papa Francesco, un dialogo tra “artigiani amici” che si conoscono, si stimano, si sentono in sintonia, stanno camminando insieme, sono in ricerca, si interrogano senza paura di diventare indiscreti. Papa Francesco desidera stare con loro, ascoltare, interrogare, aprire prospettive, vincere paure e resistenze ad uscire e camminare; assicura, anche per esperienza personale, che non si è mai soli, sempre custoditi da un Amore che si prende sempre cura di noi senza essere invadente o possessivo, accompagnati da Colei che ci è stata data per Madre e Maestra. Papa Francesco appare l’anziano di famiglia, il “nonno” custode dei sogni a cui i giovani vanno per “avere visioni” (cfr Gl 3,1).

 

2. Avviene spesso - quando si parla di vocazione, della mancanza o ricerca delle vocazioni, di preghiera per le vocazioni -, che lo sguardo si restringe alle vocazioni sacerdotali e di vita consacrata, e un po’ marginalmente anche della vocazione alla vita matrimoniale. Come appare chiaramente, specialmente nei capitoli VI-VIII, il Signore chiama tutti, e in particolare i giovani, a prendersi cura “del creato”, “di questo mondo e della stessa razza umana”, ad “evangelizzare e testimoniare.  Riflettendo su questi capitoli – che a qualcuno potrebbero sembrare estranei o marginali al tema della vocazione – ho pensato che in questa ottica si potrebbe vedere l’opera educativa di don Bosco, un’opera che potremo dire fondamentalmente e profondamente vocazionale di ampio respiro, quella di formare “buoni cristiani ed onesti cittadini”.  Questi capitoli liberano il tema dalla vocazione da alcune strettoie in cui forse talora è stato relegato e lo apre all’universalità dei soggetti e dei destinatari: tutti chiamati secondo propri doni a vantaggio di tutti e di tutto.
In linea con questi capitoli - e quasi a completamento - ci sono gli ultimi due capitoli: ogni vocazione, nessuna esclusa, è sempre un lasciarsi “lanciare nell’avventura della misericordia” e diventare “protagonisti del servizio”.
 
3. Tutti sono chiamati, ma non in modo generico, “a-personale”. Dialogando con i giovani papa Francesco parla del “mistero della voce suggestivo e profondo” di cui anche lui ha fatto esperienza a 17 anni, del progetto di felicità più bello e costruttivo, della strada che Dio ha segnato per ognuno di noi (capitoli I-III). Nel dialogo ritorna costante l’invito ai sogni presenti nei cuori, a non soffocare i sogni, a liberali, a non lasciarseli rubare: “è necessario che non perdiate la capacità di sognare - dice papa Francesco - Ricordatevi che nell’oggettività della vita deve entrare questa capacità di sognare e che chi non ha la capacità di sognare è rinchiuso in se stesso”. Ogni vocazione si nutre di sogni. Mi permetto di ricordare, a titolo di esempio, il sogno di don Bosco a nove anni, e poi i tanti sogni che ha narrato ai suoi ragazzi; molti di questi sogni sono stati fatti propri da loro e li hanno tradotti nella realtà partendo per terre lontane; mentre erano ancora ragazzi dell’Oratorio, essi hanno imparato da don Bosco - prendo a prestito un’espressione cara a papa Francesco -, a “percorrere cortili scorgendo praterie”.

 

4. Voci da ascoltare, strade da scegliere, progetti da scoprire, sogni da custodire: sembra di avventurarsi in una giungla inestricabile! La tentazione sarebbe di soffocare le domande, emarginare le inquietudini, ma invece bisogna lasciarle sorgere, non crogiolarsi in esse, ma “farle venire a galla”,  assaporarle, chiarirle. C’è bisogno di discernere e insieme di essere accompagnati in tutto questo da persone sagge che hanno “il gusto delle cose di Dio”, ma anche “gli occhi aperti sul mondo” in cui si vive e nel quale è nascosta come seme la Parola di Dio, la chiamata, il progetto che Dio ha preparato per ciascuno (cc. IV e V). “La felicità non si compra”, “la gioia è un dono dello Spirito da chiedere”, dice papa Francesco. In questa opera di discernimento sono di aiuto non solo un padre spirituale, il silenzio, l’ascolto della parola, la frequentazione dei sacramenti, ma anche – e non ultima - la famiglia, la comunità in cui si è inseriti, gli amici che si frequentano e i gruppi a cui si partecipa.   

 

A conclusione mi sembra di poter dire che i giovani possono trovare tra queste pagine motivi per continuare il dialogo con papa Francesco: sarà come un “andare dal nonno”, amato e sapiente, per interrogarlo, prendere coraggio, imparare a scrutare gli orizzonti. E non è improbabile che dalla lettura si passi alla preghiera, come suggerito nelle ultime pagine: sarà il segno che il dialogo tra papa Francesco e i giovani non si chiude, ma si apre al dialogo con Colui che era presente nella lettura personale o di gruppo di queste pagine, e che forse ogni tanto parlava segretamente con ciascuno per risvegliare sogni e aprire strade. Fraternamente e amichevolmente, buona lettura!