Papa Francesco ai giovani

Scoprite il progetto

di Dio per voi

INTRODUZIONE

 

Dialogo artigianale del discernimento vocazionale

Gianfranco Venturi


“Voi volete il dialogo, cose che tocchino il cuore”

“È per me una gioia incontrare voi – dice papa Francesco ai giovani di Genova - “È un incontro che sempre desidero: trovare i giovani. Cosa pensano, cosa cercano, cosa desiderano, quali sfide hanno e tante cose. E voi, che non volete risposte pre-fatte, voi volete risposte concrete ma personali, non come questi abiti che si comprano prêt-à-porter, no. Risposte prêt-à-porter voi non le volete. Volete il dialogo, cose che tocchino il cuore”.
Questo volume, in continuità con i primi due e nello stesso stile, raccoglie testi di quel “dialogo tra artigiani” - Francesco e i giovani –, che insieme parlano di “cose che toccano il cuore”, cercano di discernere il “mistero della voce suggestivo e profondo” che porta a intraprendere la “strada affascinante e insieme esigente” per la realizzazione del “progetto di felicità più bello e costruttivo della nostra vita”, sempre con “l’attrattiva dell’orizzonte” (cc. I-III).
Questo dialogo – come appare da queste pagine - nasce dall’ascolto reciproco, dall’interrogarsi e raccontarsi vicendevolmente esperienze e storie personali, entrando delicatamente nel sacrario del cuore ma spingendo anche lo sguardo sulla realtà complessa in cui ci troviamo a vivere oggi, facendo memoria del passato quale radice del futuro, vincendo ogni paura per la fede in un Dio che cammina con noi e di una Madre che ci accompagna sempre come ha fatto con Gesù, sentendosi in compagnia di quanti non hanno mai smesso di sognare e mettono a disposizione mani e cuore, camminando senza arrestarsi anche quando la tentazione sarebbe di ritirarsi narcisisticamente nel proprio piccolo mondo.
Ci sono alcune “cose del cuore” che emergono da questo dialogo; l’incontro e insieme l’ascolto, la chiamata, la difficoltà del discernimento, la necessità dell’accompagnamento, il lanciarsi nell’avventura della misericordia e del servizio.

L’incontro con Gesù

“Ogni storia è unica - dice Francesco - ma tutte partono da un incontro che illumina nel profondo, che tocca il cuore e coinvolge tutta la persona: affetto, intelletto, sensi, tutto. Il rapporto con Dio non riguarda solo una parte di noi stessi, riguarda tutto. È un amore così grande, così bello, così vero, che merita tutto e merita tutta la nostra fiducia”. Di qui l’invito ai giovani canadesi: “Lasciatevi raggiungere da Cristo. Lasciate che vi parli, vi abbracci, vi consoli, guarisca le vostre ferite, dissolva i vostri dubbi e paure e sarete pronti per l’affascinante avventura della vita, dono prezioso e impagabile, che Dio pone ogni giorno nelle vostre mani. Andate incontro a Gesù, state con Lui nella preghiera, affidatevi a Lui, consegnate tutta la vostra esistenza al suo amore misericordioso e alla vostra fede, e questa vostra fede sarà testimonianza luminosa di generosità e gioia di seguirlo, ovunque vi condurrà”.
 “L’incontro con Gesù Cristo avviene nella vita di tutti i giorni, nella pratica assidua della preghiera, nella lettura sapiente dei segni dei tempi (Mt 24,32; Lc 21,29) e nei nostri fratelli (Mt 25,31-46; Lc 10,25-37)”. Da sottolineare questo “nei nostri fratelli”; per Francesco il vero incontro con Gesù comporta sempre l’incontro con i “fratelli”.

La chiamata

“L’incontro con Gesù porta sempre con sé una chiamata, grande o piccola che sia (Mt 4,19; 9,9; 10,1-4); esso avviene a qualunque ora ed è pura gratuità (Mt 20,5-6); deve essere cercato e voluto (Mt 8,2-3; 9,9), talvolta con eroica costanza (Mt 15,21 ss), talaltra con urla di sgomento (Mt 8,25), e nella ricerca si può sperimentare il dolore della perplessità e del dubbio (Lc 7,18-24; Mt 11,2-7) .
La chiamata racchiude sempre l’iniziale invito ad uscire.  “Mi vengono in mente – scrive Francesco - le parole che Dio rivolse ad Abramo: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Gn 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo” . Solo “se lasciamo che il “Signore ci faccia uscire dal nostro guscio e ci cambi la vita, - dice Francesco ai giovani messicani - allora potremo realizzare ciò che chiedeva san Paolo: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti» (Fil 4,4).
In questo “uscire”, Francesco e i giovani si trovano a camminare insieme, ad esser una “chiesa in uscita”, chiamati a “prendersi cura del creato” e “di questo mondo e della stessa razza umana”, realizzando così la chiamata ad evangelizzare e testimoniare la comune fede. (cc. VI-VIII). In questa chiamata che coinvolge tutti, il Signore dà ad ognuno dei doni particolari, “traccia una strada” per contribuire alla crescita umana e cristiana a vantaggio di tutti; alcune ragazze e ragazzi in particolare sono chiamati a svolgere un servizio di animazione e di santificazione (chiamate al matrimonio, al sacerdozio, alla vita consacrata), che non deve restringersi all’interno di una famiglia o della chiesa, ma si apre sempre “a tutti gli uomini” secondo il mandato Gesù (Mc 16,16; Mt 29.19): “guardate l’orizzonte - ripete Francesco - e mettetevi in gioco” (c. III).
In questo cammino siamo certi che ci accompagna sempre l’amore di Dio e Maria, colei che ha accompagnato Gesù fin sotto la croce, colei che appena ricevuto la vocazione ad essere la Madre di Dio, “in fretta” si è messa in cammino ed è andata a servire l’anziana cugina.
   
Il dialogo del discernimento e dell’accompagnamento (cc IV-V)

“Dio ha un progetto su ciascuno - disse Francesco nel suo primo grande incontro con i giovani a Rio -, scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di se stessi. Dio ci chiama tutti alla santità, a vivere la sua vita, ma ha una strada per ognuno”.
E qui viene la domanda dei giovani a Francesco: tra le tante strade e progetti, “come trovare la strada, il progetto che Dio vuole per me? Come discernere tra le tante voci quella vera che è rivolta proprio a me?”.
Tra Francesco e i giovani si intesse a questo riguardo un dialogo non accademico, ma a partire dall’esperienza, dai racconti. Francesco per primo racconta spesso l’inizio della sua vocazione, il cammino del discernimento, l’ulteriore chiamata a vescovo e poi papa, un papa “felice” di esserlo – come disse lui stesso -, non per un “potere” raggiunto, ma per un servizio da compiere, sicuro che Dio non delude mai.
La vocazione “non è immediatamente chiara o del tutto evidente, ma la si comprende a poco a poco”. È una chiamata dall’alto” per cui il discernimento consiste soprattutto “nell’aprirsi all’Altro che chiama”. È anche importante “il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede. L’ ‘altro’ non è solo la guida spirituale, il sacerdote, ma è anche “chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato”. “Può essere un anziano, una persona saggia, un giovane saggio: la saggezza l’hanno anche i giovani! Pensa a Salomone. I giovani hanno la saggezza”. L ‘altro’ è anche il mondo in cui viviamo, per cui “è necessario aprire spazi nelle nostre città e comunità per crescere, per sognare, per guardare orizzonti nuovi! Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri”.

Lanciati nell’avventura della misericordia e del servizio…

Ogni vocazione risponde all’invito di Gesù: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36). “Non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita! E da dove viene questa bellezza?”,- domanda Francesco.- “Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose…La Chiesa oggi vi guarda, il mondo oggi vi guarda e vuole imparare da voi, per rinnovare la sua fiducia nella Misericordia del Padre che ha il volto sempre giovane e non smette di invitarci a far parte del suo Regno, che è un Regno di gioia, è un Regno sempre di felicità, è un Regno che sempre ci porta avanti, è un Regno capace di darci la forza di cambiare le cose”.
L’essere misericordiosi nasce dall’aver sperimentato personalmente la misericordia di Dio. Francesco immagina che i giovani gli dicano: “È tanto difficile sognare alto, è tanto difficile salire, essere sempre in salita. Padre, io sono debole, io cado, io mi sforzo ma tante volte vengo giù… Se tu sei debole, se tu cadi, guarda un po’ in alto e c’è la mano tesa di Gesù che ti dice: “Alzati, vieni con me”. “E se lo faccio un’altra volta?” Anche. “E se lo faccio un’altra volta?” Anche. La mano di Gesù è sempre tesa per rialzarci, quando noi cadiamo”.
Infatti “Gesù Cristo è colui che sa dare vera passione alla vita, Gesù Cristo è colui che ci porta a non accontentarci di poco e ci porta a dare il meglio di noi stessi; è Gesù Cristo che ci interpella, ci invita e ci aiuta ad alzarci ogni volta che ci diamo per vinti. È Gesù Cristo che ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto” e ci lancia nell’avventura della misericordia. “Perché la felicità germoglia e sboccia nella misericordia: questo è il suo invito, la sua sfida, la sua avventura: la misericordia.
Dalla misericordia un “canto nuovo” (Sal 95,1). “Qual è questo canto nuovo? Non sono parole, non è una melodia, ma è il canto della vostra vita, è lasciare che la nostra vita si identifichi con quella di Gesù, è avere i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni. E la vita di Gesù è una vita per gli altri, la vita di Gesù è una vita per gli altri. È una vita di servizio.
San Paolo, nella Lettura che abbiamo ascoltato poco fa, diceva: «Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero» (1Cor 9,19). Per annunciare Gesù, Paolo si è fatto “servo di tutti”. Evangelizzare è testimoniare in prima persona l'amore di Dio, è superare i nostri egoismi, è servire chinandoci a lavare i piedi dei nostri fratelli come ha fatto Gesù”.
“Quando Gesù dopo la lavanda dei piedi ha spiegato il gesto agli Apostoli, ha insegnato che noi siamo fatti per servirci l’uno all’altro”. Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani come voi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, giovani pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli, a imitazione di Cristo, che ha donato tutto sé stesso per la nostra salvezza”. Oggi come ieri siamo invitati a “bruciare la vita nel servizio”, a diventare veri protagonisti: “protagonisti nel servizio. (cc. IX-X)

… sempre guardando l’orizzonte

Come i due precedenti anche questo volume non vuole essere una trattazione sui grandi temi del Sinodo dei giovani, né una qualche sintesi delle risposte alla grande inchiesta o un commento al documento redatto per il sinodo, ma semplicemente contribuire a parteciparvi spiritualmente in dialogo con Francesco e con gli altri giovani di tutti i continenti, credenti e non credenti. Il sinodo infatti vuole essere di tutti i giovani.
Il sinodo non è e non sarà un evento conclusivo, ma un momento che apre al futuro, un futuro che riguarda ciascuno di noi, nel quale si concretizzerà la nostra risposta alla chiamata che continuamente il Signore ci fa perché la nostra vita sia bella, non solo la nostra ma anche quella di coloro con i quali siamo in cammino.
Il modo migliore per utilizzare questi testi del dialogo giovani-Francesco sarà quello di meditarli, personalmente e in gruppo, sognare e pregare insieme, sempre con lo sguardo rivolto all’orizzonte, sicuri che c’è una Madre che ci accompagna sempre.