Gli elementi di identificazione dei progetti PG diocesani

Inserito in NPG annata 1994.

 

(NPG 1994-02-6)


L'iter di elaborazione dei progetti diocesani di PG è stato vario. Sono intervenuti diversi soggetti durante l'elaborazione, sono state messe in atto diverse modalità per pervenire ad un coinvolgimento di differenti realtà nella progettazione. Anche se la «storia» di ognuno dei progetti è unica, cercheremo tuttavia di trovare gli elementi unificanti tra essi per permetterne un'analisi comune ed evidenziarne i modelli utilizzati.

I SOGGETTI DELLA PROGETTAZIONE

Dall'analisi dei progetti emerge che nelle diverse diocesi i soggetti che sono intervenuti nella elaborazione sono differenti, e differenziate le modalità che hanno condotto alla loro produzione.
Presentandoli si avrà l'attenzione di far emergere soggetti e modalità così da poterli identificare con maggior precisione.

Lettere pastorali

L'analisi dei progetti a nostra disposizione permette di constatare che in diverse diocesi il vescovo ha scelto di preparare personalmente una «Lettera Pastorale» che offrisse delle linee unitarie per tutta la PG [1].
Alcuni progetti sono frutto del lavoro personale del vescovo, vere e pro-prie lettere pastorali che costituiscono di fatto il progetto di pastorale giovanile della diocesi.
Altri vescovi invece hanno delegato la compilazione del progetto ad una commissione di esperti, i quali hanno offerto delle linee che servissero per l'orientamento e l'organizzazione della pastorale giovanile diocesana.
A volte i progetti sono nati dall'interesse e dalla spinta dell'Ufficio Diocesano per la PG, o dalla Consulta, che direttamente hanno preparato il progetto, o delle linee di progettazione, ed in seguito sono stati resi operativi dal vescovo stesso.
È da segnalare che in molti casi questi progetti sono stati dei passi importanti, come orientamento della prassi o in vista di una migliore organizzazione delle strutture della pastorale giovanile.
Hanno orientato le diocesi verso una sensibilità nuova ed hanno sottolineato la necessità della programmazione. Nelle introduzioni viene esplicitamente confermato che questi progetti sono stati l'occasione per dare delle linee unitarie a tutte le realtà operanti nella diocesi, offrendo delle direttive verso cui la pastorale giovanile diocesana deve muoversi. Nello stesso tempo hanno dato un impulso necessario alle strutture utili per il futuro sviluppo della PG. Sono dei contributi molto importanti per la pastorale e segnano delle tappe all'interno della vita delle diocesi.

Progetti ad ampia partecipazione

In altri progetti invece la progettazione è stata condotta ottenendo la partecipazione più larga possibile e tenendo conto delle differenti qualifiche ecclesiali.
Presentando i progetti gli estensori hanno avuto cura di evidenziare che la progettazione è avvenuta in linea con due principi:
- la comunità ecclesiale intesa come «comunione» implica la partecipazione, la corresponsabilità e la solidarietà. Quindi tutti i membri della comunità sono potenzialmente competenti nella progettazione;
- la comunità ecclesiale è una comunione di persone con carismi, ministeri e competenze differenti. Ciò esige che la partecipazione, la collaborazione, la corresponsabilità e la solidarietà siano «differenziate». Di conseguenza, assieme alla più larga partecipazione di tutti, sono garantiti, tutelati e debitamente valorizzati i distinti ruoli.
Le diocesi che si pongono in questa linea sono, in percentuale, parecchie e sono diffuse su tutto il territorio della nostra penisola [2].
Durante l'elaborazione di questi progetti, tutta la comunità ecclesiale si è sentita protagonista di programmazione. Il progetto di PG è stato il frutto del lavoro di anni nel corso dei quali si sono succeduti, ai vari livelli, i contributi di tutte le componenti ecclesiali.
Il cammino di queste diocesi non sempre ha seguito un itinerario simile. Sono itinerari diversificati che nascono da diverse esigenze.
Per alcune diocesi il punto di partenza è stata una bozza di progetto elaborata da alcuni esperti, in genere sacerdoti dell'Ufficio diocesano e laici educatori. Tale bozza è stata poi condivisa dagli operatori di pastorale che sono stati coinvolti nella programmazione.
In seguito l'opera di personalizzazione del progetto ha previsto l'uso di convegni, seminari, dibattiti, incontri con i responsabili dei singoli movimenti e con religiosi della diocesi.
In genere ha fatto seguito anche un periodo di sperimentazione.
Il materiale elaborato nel corso di questi lavori è poi tornato nelle mani degli esperti che lo hanno riordinato ed hanno elaborato il progetto definitivo, reso infine operativo dal vescovo.
Altre diocesi invece sono partite dall'ascolto della base, hanno organizzato convegni, seminari, giornate di aggiornamento...
Il via al cammino è stato dato dall'ascolto dei giovani e di coloro che lavorano direttamente con loro.
Alcuni esperti, a partire dalle stimolazioni ricevute dai giovani, hanno elaborato delle linee di progettazione. Queste sono state sperimentate, approfondite e verificate sia nella prassi pastorale sia attraverso convegni o seminari.
Il progetto definitivo, elaborato sempre da una équipe di esperti o dall'Ufficio diocesano, è stato poi promulgato dal vescovo.
Molte invece sono le diocesi che per giungere alla elaborazione del progetto di pastorale giovanile o per offrire alcune linee per l'elaborazione dello stesso, si sono impegnate attraverso la celebrazione di un sinodo [3]. Un sinodo ha sempre una importanza notevole nella vita di una diocesi, perché riesce a concentrare in un unico sforzo di riflessione e di studio tutte le componenti del popolo di Dio. Le direttive e le norme offerte dal sinodo hanno quindi una validità molto ampia proprio per la condivisione che ha portato alla produzione delle stesse. Verificare che diverse diocesi abbiano scelto questa strada per darsi il progetto di pastorale giovanile denota l'importanza che viene attribuita a questo settore della vita diocesana.
Altre diocesi [4] hanno dato via al loro cammino attraverso una analisi seria e scientifica della condizione dei loro giovani.
I risultati dell'analisi sono stati la base su cui poi è stato costruito il progetto.
Alcuni convegni, il coinvolgimento degli operatori delle varie zone pastorali, dei seminari di studio, hanno permesso ad alcuni esperti di elaborare i criteri per un progetto.
Tali criteri sono stati verificati nella prassi ed ulteriormente approfonditi in alcuni convegni in modo da elaborare il progetto definitivo. Come nelle altre diocesi il progetto è stato poi reso operativo dal vescovo.
Due diocesi (Padova e Rimini) hanno scelto di utilizzare il progetto giovani dell'ACI per dare unitarietà alla PG.
Il motivo è abbastanza comprensibile, dato il ruolo che l'ACI riveste all'interno di queste diocesi. È da porre anche in relazione al fatto che in queste due diocesi il responsabile della PG coincide con l'assistente del settore giovani dell'ACI [5].
Una notazione particolare meritano i due documenti dei responsabili diocesani e salesiani della pastorale giovanile del Triveneto [6]. Sono documenti che nascono nel contesto di periodici incontri di questi responsabili, spinti dal «desiderio e volontà di comunione, prima ancora che da esigenze organizzative». Essi hanno cercato di riflettere sulla pastorale giovanile relativa al loro territorio, proprio per convergere su delle linee comuni che fossero «il segno della cura dell'evangelizzazione dei giovani e della risposta ad uno dei più cruciali nodi della pastorale delle nostre chiese». Alcuni dei frutti di questa comune riflessione sono stati presentati in questi due documenti, offerti agli operatori di pastorale delle loro chiese.

I dati sui soggetti della progettazione

Dalla suddivisione operata sui progetti si nota che la più parte delle diocesi ha operato la propria progettazione secondo uno stile comunionale che si va imponendo sempre più nella progettazione pastorale. I dati numerici ci possono aiutare a comprendere con maggiore chiarezza questa affermazione.
Il 71% dei progetti pervenuti presenta le caratteristiche di un modello di progettazione a larga partecipazione, in cui sono intervenuti più soggetti e ciascuna realtà o persona ha potuto esprimere le proprie competenze.
Il 21% sono i progetti che sono stati redatti dai vescovi o da piccole commissioni di esperti. Solo 1'8% rientra in altre categorie e non possono essere omologati con le due precedenti.
Si può quindi anche affermare che la progettazione a larga partecipazione possa essere una delle linee di tendenza per la futura progettazione delle diocesi italiane.

I DESTINATARI DEI PROGETTI

Per poter operare una chiara analisi sui destinatari dobbiamo anzitutto operare una distinzione: a chi è indirizzato il progetto, e i destinatari di fatto dei progetti. È una distinzione essenziale perché molto spesso i progetti hanno come destinatari ideali tutti i giovani della diocesi, ma poi le linee metodologiche sono indirizzate verso gli operatori e gli animatori.

Gli operatori e gli animatori

La maggioranza dei progetti; per il modo di esprimersi e per la loro organizzazione, è immediatamente indirizzata agli operatori e agli animatori della pastorale giovanile.
Sono gli operatori e gli animatori, infatti, che devono essere capaci di tradurre in programmazione concrete tutte le indicazioni del progetto. Quindi, sia che il testo del progetto lo esprima in maniera esplicita, sia che lo lasci sottintendere, esso è diretto agli operatori e agli animatori.
Cosa si intende per operatori è descritto in diversi progetti.
Il caso in cui questo termine è inteso nel senso più ristretto è quando viene applicato solamente ai vicari parrocchiali incaricati della vita degli oratori (esempio: Lombardia, Triveneto).
In genere però il termine viene inteso in senso più ampio: vengono indicati sacerdoti che si occupano dei giovani, laici educatori, giovani animatori. A queste categorie di persone, in alcuni progetti, viene anche aggiunta la figura del vescovo, in quanto primo responsabile della pastorale.
I progetti che presentano un'idea più completa di «operatori», sono quelli che indicano tutta la comunità ecclesiale come soggetto responabile della pastorale. Ne definiscono poi i compiti deputati ed ognuna delle componenti della medesima comunità (genitori, animatori, educatori, insegnanti, preti, vescovo...). «Il compito di favorire l'incontro tra il giovane e Cristo non viene assunto né da un libro, né da un gruppo, né da occasioni più o meno eccezionali, ma dalla comunità cristiana» (Brescia).

I destinatari ideali

Tutti gli estensori si preoccupano di mettere bene in evidenza che destinatari dei loro progetti sono tutti i giovani della diocesi.
Lo scopo di ogni progetto vorrebbe essere quello di raggiungere tutti i giovani.
Una analisi approfondita dei progetti ci permette di mostrare che di fat-
to questa intenzione resta solo un assunto di base, non verificato dalle scelte operative.
La maggior parte delle diocesi affida al progetto questa intenzionalità: il progetto è indirizzato agli operatori, da costoro nasce l'opera di evangelizzazione e di formazione degli appartenenti, e costoro, coscientizzati sulla loro missione, sono spinti ad andare anche verso i non appartenenti. Le strutture diocesane strettamente considerate non prevedono nessuna attività particolare per raggiungere i lontani.
I destinatari di fatto dei progetti, cioè delle analisi, degli obiettivi, delle scelte strategico-metodologiche, restano prevalentemente i giovani che frequentano, che hanno maturato una certa sensibilità e condividono un'appartenenza. Sono ancora i vicini, i praticanti, i non-indifferenti, i non-marginali.
Le analisi della situazione operate dai progetti vogliono offrire una immagine completa della popolazione giovanile della diocesi. Quando però si passa ad indicare gli obiettivi e le scelte operative, ci si ferma solo ai più vicini e agli associati.
Alcuni documenti sono esplicitamente indirizzati ad una categoria particolare di giovani, e definiscono direttamente i destinatari a cui intendono riferirsi (animatori di oratorio, catechisti, giovani di post-cresima...).
Un certo numero di progetti fanno però eccezione e nella loro stesura prevedono anche delle attività indirizzate ai non appartenenti. Sono documenti che esprimono coerenza con le scelte iniziali: avendo operato la scelta di interessarsi di tutti i giovani della diocesi, hanno cercato di identificare delle differenti categorie all'interno della popolazione giovanile della diocesi. A questo fa seguito la presentazione di alcuni principi di metodo e l'indicazione di itinerari e cammini di formazione diversificati per i vari livelli di appartenenza [7].
In questi documenti si guarda con attenzione il mondo dei giovani in difficoltà, come segno della diaconia della Chiesa verso i poveri, gli oppressi e gli emarginati: per costoro la comunità ecclesiale deve diventare segno e manifestazione dell'amore di Dio per tutti gli uomini, specialmente per chi è nel bisogno.
Alcuni documenti (Reggio Emilia, Brescia) dedicano una particolare attenzione anche ai giovani immigrati extracomunitari, con i problemi relativi alla loro accoglienza ed evangelizzazione.
I giovani lavoratori, quelli in cerca di occupazione, quelli in procinto di inserimento nel mondo del lavoro sono anche una fascia che viene presa in considerazione da questi progetti, proprio perché tradizionalmente sono una categoria di giovani che resta al margine delle attenzioni della Chiesa, e quindi lontani da essa. Molte attenzioni della Chiesa sono rivolte anche all'evangelizzazione del mondo della scuola.

I dati sui destinatari dei progetti

Rifarci alle cifre può aiutare ad assumere una idea esatta sui destinatari dei progetti. Dei 50 documenti analizzati solo il 23% presenta delle iniziative ben definite verso i lontani.
L'85% si indirizza ad una categoria particolare di giovani.
Il restante 68,5% si dichiara disponibile all'incontro di tutti i giovani presenti sul territorio diocesano, ma riversale proprie attenzioni ed attività solamente sugli appartenenti alla comunità stessa.
La «scelta degli ultimi», l'attenzione privilegiata ai giovani con le domande di vita più povere a livello di autocoscienza, non è espressa chiaramente dai progetti.
In larga maggioranza non indicano delle scelte metodologiche indirizzate verso queste categorie di giovani.
La maggior parte delle diocesi ha operato la scelta di raggiungere coloro che vivono ai margini dell'impegno ecclesiastico attraverso la formazione di animatori.
Attraverso essi si vuole raggiungere anche coloro che in genere non sentono vivo un senso di appartenenza alla comunità ecclesiale.


NOTE

1) Como (documento per gli animatori), Lanusei, Lecce, Milano, Mondovì, Palermo, Pordenone-Concordia, Trento, Triveneto, Verona.
Una menzione a parte meritano alcune diocesi, per le quali il documento è stato pubblicato sotto forma di lettera del Vescovo, ma in realtà è frutto di una larga condivisione e di una comunione più ampia: Fermo, Lucca, Pesaro, Pisa, Ragusa, Torino, Trapani.
2) Adria, Agrigento, Albano, Brescia (anche per il progetto degli oratori), Cesena, Como (anche per il progetto riguardante il post-cresima), Cremona, Fiesole, Firenze (limitato per ora solamente alla analisi della situazione), Ivrea, Locri-Gerace, Lodi, Lucca, Mantova, Matera, Modena, Novara, Pesaro, Pisa, Ragusa, Reggio Emilia, Roma, Sora, Torino, Treviso, Udine, Vicenza.
3) Brescia, Fiesole, Lodi, Novara, Reggio Emilia, Roma, Treviso, Udine, Vicenza.
4) Agrigento, Como, Fermo, Firenze, Locri, Sora, Torino.
5) In effetti però, dalle notizie pervenuteci attraverso il questionario, abbiamo visto che questa è una situazione abbastanza diffusa nelle chiese italiane, per cui crediamo che il «progetto giovani» dell'ACI ispiri la pastorale di diverse diocesi.
Tra le linee di progettazione pervenuteci, presenta delle caratteristiche tutte particolari il materiale inviato dall'eparchia di Piana degli Albanesi, la Chiesa degli italo-albanesi di rito bizantino greco. La spiritualità orientale si concentra molto attorno ai monasteri, per cui la «Comunità permanente orientale ed ecumenica» con sede del monastero basiliano di Mezzojuso (PA) è divenuta punto di riferimento per approfondire l'aspetto «catechetico mistagogico» della pastorale. I convegni annuali organizzati da questa comunità sono diventati un periodico appuntamento per approfondire la preparazione pastorale ed ecumenica e per trovare il modo di annunciare e vivere il Mistero della Chiesa con i giovani.
6) Responsabili diocesani e salesiani della pastorale giovanile del Triveneto, Sorpresi dalla gratuita. Riflessioni per una Chiesa che si fa prossimo a tutti i giovani (Verona Pro-manuscripto 1988). Id., Testimoni.. che altro?. Animatori a servizio dei giovani (Verona Pro-manuscripto 1990).
7) La categoria dell'appartenenza si presenta come la categoria più adatta a distinguere nell'universo giovanile le varie fasce di giovani che richiedono un impegno ed un intervento differenziato da parte della comunità ecclesiale. All'interno delle comunità ecclesiali i giovani sono invitati a compiere un cammino di socializzazione e di identificazione dei propri interessi con quelli degli altri e del proprio gruppo. I progetti sopra citati prevedono cammini differenziati in base ai diversi livelli di inclusività. L'utilizzazione di questa categoria permette alle diocesi di definire una mappa, quanto più possibile oggettiva, della realtà giovanile.