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    Schede di lavoro

    Congresso Eucaristico Naizonale

    (Ancona 2011)

     

    I scheda
    L’Eucarestia ci educa ad accogliere e a integrare la fragilità umana

    a) La Parola di Dio

    Due testi possono essere presi come riferimento: il primo (tesoro in vasi di creta), dove fragilità(creta) e preziosità(tesoro) sono simbolicamente raccolti nell’immagine paolina. Il testo si presta sia per una ricaduta personale che comunitaria:
    “Abbiamo un tesoro in vasi di creta” 2 Cor 4,7
    Il secondo testo che può avere una valenza anche pastorale (debolezza e forza dell’annuncio evangelico):
    “…quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti, quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio…” 1 Cor 1,26-31

    b) La descrizione della situazione

    Rimozione della fragilità umana nella cultura attuale: delirio di onnipotenza
    Eccessiva cura del corpo (fitness, palestre, centri benessere e loro diffusione sul territorio)
    Cultura mediatica e modelli proposti: veline e modelli maschili
    Ricadute educative nel mondo giovanile a partire dal principio che” tutto è possibile”: ricerca dell’estremo (sport estremi)
    Non consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti: appiattimento della ricerca e dello studio differenziato e conseguenze nella formazione e nella scuola (cfr. università)
    Nuova percezione del limite mediata dalla cultura virtuale: il” virtuale” cambia il modo di sentire
    Negazione della vecchiaia: anziani alla ricerca della giovinezza passata
    Censura della” preparatio ad mortem”: allontanamento del moribondo (non si muore più in casa)
    Nella pastorale: incapacità a stare nell’ incompiuto, nel fallimento, nell’incerto, nel non sicuro, e a camminare con umiltà.
    Emergere di nuove fragilità:
    Incapacità a sostenere ogni forma di dolore (la soglia si è abbassata nelle nuove generazioni con gravi conseguenze: es. aumento dei suicidi)
    Depressioni latenti e bulimie e anoressie nascoste e più difficili da stanare
    Ricerca del “branco” per superare la solitudine e sentirsi “forti”
    Nella pastorale: burnout degli “uomini di Chiesa”

    c) Suggerimenti pastorali

    Eucarestia-fragilità-pastorale

    Eucarestia sorgente della misericordia: perdono dei peccati primo atto nell’azione liturgica eucaristica
    Eucarestia e sacramento della Riconciliazione: mostrare l’unità e il richiamo dei due sacramenti
    Eucarestia e Pastorale della Salute: importanza del malato come membro della comunità cristiana (visita costante dei malati e degli infermi; comunione domenicale al malato durante Eucarestia comunitaria, in alcune occasioni Eucarestia e Unzione degli infermi, Eucarestia e preghiera di guarigione)
    Eucarestia e “conoscenza -custodia” della propria fragilità : educazione nella pastorale giovanile a conoscere i doni ma anche i limiti della propria vita. Mettere a confronto i giovani con i limite e la fragilità.
    Eucarestia e pastorale ecclesiale: consapevolezza
    del limite di ogni programmazione
    delle fragilità delle strutture
    della tentazione di far leva su mezzi di potere umano, sulla apparenza, sul successo, sull ‘immagine

    Eucarestia-fragilità-comunità cristiana

    L’esperienza dell’accoglienza e dell’accettazione delle fragilità nella comunità parte dalla possibilità di comunicare le proprie difficoltà in ambienti accoglienti, dove il mostrare la propria “debolezza” non è un “mostrare il fianco” a un nemico, ma è esperienza di condivisione e di comunità.
    Da questo ambiente accogliente si può partire per una lettura delle proprie fragilità alla luce del Vangelo, come condizione che ci avvicina a Cristo-Eucarestia(“quando sono debole è allora che sono forte”) e non come giogo della condizione creaturale.
    Il saper creare comunità accoglienti diventa atto di testimonianza per il mondo dove sembra non esserci spazio per chi mostra le proprie debolezze e viene dunque considerato “uno sconfitto”. Su questo si può considerare come si tenda a rimuovere, come se non fossero parte dell’esperienza umana, la vecchiaia, il dolore, la morte, momenti della vita che non possono essere nascosti.
    Il discorso dell’accoglienza è valido tanto più per quelle “fragilità estreme” evidenziate dal documento, nell’ottica di una azione pastorale che sia più prevenzione che recupero, recuperando la valenza sociale della comunità cristiana.
    Talvolta anche il nostro essere comunità cristiana tende a “selezionare i perfetti”, adeguandosi, seppure con categorie e “criteri di selezione” diversi, alle logiche del mondo.


    II scheda

    Eucaristia ci educa alla vera relazione: autentica vita affettiva

    a) La Parola di Dio

    La prima grande verità da contemplare: Dio ha un corpo. Una verità data per scontata dove in Gesù “abita corporalmente la pienezza della divinità” (Col.2,9). È questo il corpo “preparato da Dio” (Eb. 10,5-7): quello del suo Figlio, Gesù. Dobbiamo evitare di sottrarre l’immagine di Dio da ogni pensiero che non sia il suo Corpo. È questa un’azione contemplativa che ridefinisce i contorni della nostra stessa vita perché ogni brandello del nostro corpo, grazie a Lui, è trasformato. I due prologhi di Giovanni nel Vangelo e nella prima lettera:
    Gv 1, 1-18
    1Gv 1,1-4
    Il corpo di Cristo interpella la vita cristiana dell’apostolo, che rigenera e offre il suo corpo come “sacrificio e offerta a Dio” (Rom 12,1-2). La corporeità è “offerta”, culto vivente. La spiritualità diviene per ciò stesso correlazione dinamica e vitale degli esseri, dono di corpi, apertura dialogica e amorevole che il credente vede generata e continuamente alimentata da Dio. Il contrario dello spirito, in questo senso, non è la materia, ma la chiusura nel proprio io, l’ostinato rifiuto della relazione, l’annullamento persino del colloquio.
    Rom 12,1-2
    Per questo anche la vita verginale di Gesù non congela i suoi atteggiamenti affettivi e il suo cuore. L’atteggiamento che meglio trasmette questa sua personalità è raccolto nel verbo splagknìzo, avere compassione (Mt 9,36; Mt 14,14;Mc 1,14; Mc 8,2). Meraviglia poi la spontanea maturità umana in cui Gesù lascia spazio a tutti i sentimenti. Non appare mai asceta impassibile privo di emozioni, anzi la varietà dei suoi sentimenti si colora di passione: Lc 10,38-42; Mt 19,13; Mc 10,14; Mc. 10,16;Mt 21,12; Mt 23,13-39; Lc 7,9; Mt 15,28; Mc 12,41-44; Lc 17,17-18.

    b) La descrizione della situazione

    Ambiguità dei termini e fraintendimento del loro significato: es. amore….
    Identificazione dell’affettività con la sessualità: il campo affettivo vive una restrizione (riduzione dei corsi sulla formazione all’amore al campo sessuale)
    Rifiuto dell’appartenenza concepita come limite della relazione
    Instabilità e fragilità della relazione (amicale, di coppia, sociale…)
    Liquidità dei rapporti con risultati estremi: indifferenza assoluta (passaggio da un rapporto all’altro senza impegno e responsabilità) esigenza di fusione con il risultato della con-fusione e assenza della distanza (pretesa di rapporti empatici assoluti, assolutizzazione dei sentimenti …)
    Affettività disturbate e aumento di patologie frutto anche di esperienze familiari negative

    c) Suggerimenti pastorali

    Mostrare la bellezza e la bontà del Vangelo dell’amore in tutti gli itinerari formativi: “Amatevi come io vi ho amato”
    Fondare l’esperienza comunitaria cristiana (parrocchia, unità pastorale, comunità pastorali, associazioni, movimenti, nuove comunità ecclesiali)) come frutto dell’amore reciproco (comandamento nuovo), segno della presenza vita del Cristo risorto e testimonianza evangelizzante
    Curare gli itinerari di formazione affettiva in preparazione al sacramento del matrimonio, alla vita consacrata, nei seminari e nella formazione permanente del preti
    Preparare uomini e donne capaci di corresponsabilità e sinergia nei diversi ambiti formativi così da mostrare concretamente la complementarietà uomo-donna
    Porre attenzione preventiva alle situazioni di fragilità affettiva conclamate presenti sul territorio offrendo o indicando una rete di persone-istituzioni di sostegno ( es.centro di aiuto alla vita, centri di ascolto, centri caritas, singoli operatori)


    III scheda

    L’Eucarestia per il lavoro e per la festa

    a) Parola di Dio

    Per il lavoro:
    Esperienza dell’Apostolo Paolo: cristiano,missionario e lavoratore;
    Interessante l’intreccio fra vita ordinaria intessuta di lavoro e annuncio cristiano dei primi apostoli.
    Vita eucaristica nel lavoro.
    At. 18,3;
    2 Tess. 3, 10.

    Per la festa:
    Preghiera sacerdotale in Gv 17: la festa è la vita della Trinità partecipata ad ogni credente. Fare festa come occasione di vivere la vita in Dio, relazione d’amore, dono reciproco, amore che custodisce, perdona, santifica e fa essere nella gioia vera.
    Allora la festa è un dono da accogliere e custodire prima di una conquista e di un merito-diritto acquisito.
    Gv 17, 1s

    b) La descrizione della situazione

    Per il lavoro da aggiungere alle indicazioni del documento:
    Ricaduta della crisi economica attuale sulle nostre famiglie
    Crisi delle piccole imprese e dell’artigianato (uomini e donne di mezza età che non trovano lavoro)
    Mobilità del lavoro e nuova emigrazione: fuga dai piccoli centri
    Studenti e immissione nel lavoro: es. neo-laureati
    Ricaduta: procastinazione delle scelte di vita: es. matrimonio

    Per la festa:
    Aumento del tempo libero e suo utilizzo
    La vita è gioco, concepito come libera invenzione; un gioco in quell’istante, senza passato né futuro. È l’apologia della distrazione, di un pensare come pulsione continua
    Non esiste la festa perché tutto è festa (festa “spalmata” su tanti momenti, in più luoghi): modo di vestire, mangiare, riposare…
    Nella frammentarietà degli istanti l’Homo ludicus moderno o rischia salti all’indietro nel culto della memoria, con enfatizzazione della tradizione, dei principi autoritari o fideistici, con la nostalgia del passato o del già fatto; oppure salti in vista di un varco nel futuro voluto senza nessuna continuità con quanto esiste oggi...

    c) Suggerimenti pastorali

    Per il lavoro:
    Vita comunitaria ecclesiale e lavoro: consapevolezza della vita della maggior parte dei membri della comunità che lavorano ( rivisitazione degli orari della comunità: eucarestia, catechesi, incontri)
    Pastorale giovanile: una pastorale fatta su misura degli studenti
    Presenza cristiana imprenditoria e sindacato
    Educazione ad una economia di comunione: conoscenza delle esperienze in atto
    Favorire una cultura di una economia etica reale non astratta e utopica
    Far maturare una solidarietà ecclesiale-diocesana stabile e non solo occasionale: es. fondi di solidarietà una tantum.

    Per la festa:
    Eucarestia e domenica: favorire l’incontro-festa-riposo. Importanza dell’ ante e post messa (accoglienza-ascolto)
    Eucarestia e sacramento del perdono e della festa: disponibilità totale il sabato pomeriggio
    Celebrazione dell’Eucarestia e ministero della presidenza: il prete costretto a rincorrere le Eucarestie da celebrare (quale festa riesce a vivere con la sua gente?)
    Unificare la domenica come giornata della comunità che si ritrova: Eucarestia, formazione, festa, riposo, carità
    Preparare una pastorale del turismo capace di accogliere i cristiani nella comunità-eucaristica:es. testi in lingua per stranieri


    IV scheda

    L’Eucarestia luce per la vita sociale

    a) La Parola di Dio e i Padri della Chiesa

    Liturgia e Parola
    La liturgia opera/realizza la condivisione e l’unità esempio della eucaristia nella comunità primitiva:
    1Cor. 11, 17-33.

    Liturgia e Padri della Chiesa
    I Padri della Chiesa condannano le ingiustizie e gli abusi a partire dall’Eucarestia. Senza vivere la giustizia non si può partecipare alla li­turgia:
    Questa vita sociale intensa, scaturita dalla liturgia cristiana, è fedelmente descritta da A. HAMANN, Vita liturgica e vita sociale. Milano 1969; il quale scrive riassumendo:
    "La storia del primi secoli dimostra fino a che punto la Chiesa» lungi dal limitarsi a predicare il Vangelo della carità si sforza di viverlo nel cli­ma fraterno delle sue comunità... Per tutti i bisogni i fratelli non si contentano di pregare nel corso dell'assemblea liturgica; si impegnano anche a prendere iniziative, a prestare soccorsi materia­li. Moltiplicano le collette ordinarle e straordina­rie, in un ammirevole ardore di solidarietà. Inven­tano pranzi di carità, cui danno il nome caratteristico di "agape"... L'esercizio della carità in­segna ai cristiani che Cristo aveva spezzato le barriere sociali che separavano i ricchi dai pove­ri, gli uomini dalle donne... La dignità di ogni uo­mo era stata da lui fondata non su una situazione umana, ma sul fatto che ciascuno è stato scelto da Dio... Le diverse iniziative caritative che abbiamo visto esistere nella Chiesa antica, erano colte ad esprimere le esigenze della fede e della liturgia ... Nella Chiesa antica la solidarietà è intesa co­me una estensione della "frazione del pane"... Essa tende a mettere in luce ed a saziare la fame di giu­stizia e fraternità dell'uomo...".

    b) La descrizione della situazione

    Fede vissuta e alimentata in forma intimistica e spiritualistica
    Giudizio negativo di tutto ciò che è servizio politico
    Indifferenza e distacco dall’impegno sociale e politico: chiusura nel privato
    Narcisismo di gruppo: solidarietà e condivisione “provinciale” e riservata agli “amici”
    In ambito pastorale: assenza di una coscienza popolare, tutto è rimandato al magistero sociale della Chiesa
    Ricaduta mediatica: l’intervento della Chiesa (inteso come Papa e Vescovi) viene letto come ingerenza politica in assenza di cristiani che offrono un contributo costruttivo dall’interno

    c) Suggerimenti pastorali

    Educare i cristiani di diverse correnti ad un confronto/incontro unitario circa il servizio politico e culturale
    Prestare attenzione al territorio, evitare superficiali atteggiamenti che ostentano sicurezza ed esclusione di tutte le forze collaboranti in campo sociale, culturale e politico
    Educarsi alla legalità che si esprima in scelte comuni di Chiesa
    Vivere il proprio lavoro come espressione della volontà di Dio e come impegno a edificare il Regno. E’ implicito in un tale atteggiamento l’impegno di acquisire la massima competenza nel proprio specifico campo d’azione. Il lavoro svolto con “professionalità”, qualificata e aggiornata, accresce anche l’autorevolezza della Chiesa nell’attuare con incisività la nuova evangelizzazione.
    In fase operativa coinvolgere responsabilizzare tutte le forze in campo. Il tempo investito nel fare reciprocamente conoscere, collaborare tra loro le diverse forze, le diverse realtà di aggregazione anche laiche è sempre tempo prezioso e ottimamente impegnato. Testimoniare lo spirito di lavoro in comune offrendo percorsi e iniziative maturati dalla collaborazione tra più settori.


    V scheda

    Eucarestia per comunicare la fede

    a) La Parola di Dio

    La sorgente della vita della comunità evangelica primitiva sta nella triplice unità dell’azione eucaristica: l’ascolto della Parola, lo spezzare il pane e la condivisione fraterna
    At 2,42s; 4,32-35; 5, 12-16
    La comunicazione della fede ha la sua fonte nell’Eucarestia.

    b) La descrizione della situazione

    La tendenza alla riduzione dello spazio
    Le comunicazioni stanno rendendo il mondo piccolo, trasformandolo sempre più nel famoso “villaggio globale”. Le distanze del passato si vanno riducendo con lo stesso ritmo incalzante dello sviluppo tecnico.
    Questo fenomeno contiene immediatamente un’esigenza pratica e urgente per il campo delle azioni degli uomini: richiede la capacità di pensare in termini di mondialità, di affrontare i problemi nei vari ambiti (economico, politico, culturale…) con un’ottica planetaria e di interdipendenza. Non si può più seguire una logica di dettagli.
    Questa cultura però rischia di essere animata da un movimento “egologico” tendente all’affermazione egocentrica-narcisistica dell’io. Gli esiti sono di tipo ideologico-totalitario in quanto l’io (cioè una parte) pretende di ingigantirsi fino ad occupare tutto lo spazio e diventare la totalità, e questo è intrinsecamente violento. Un sociale, un collettivo, un tutto, un uno che elimina le diversità, la distinzione, in realtà nasce dalla divisione, dalla guerra e conserva in sé tutto il negativo del conflitto violento.

    La tendenza alla riduzione del tempo
    Una seconda tensione presente ai nostri giorni, ancora più emblematica, è il tentativo della riduzione del tempo nella simultaneità degli istanti. Anche questo elemento, se da un lato è un profondo richiamo al fato che la vita “si gioca” realmente nell’attimo presente, dall’altro contiene il rischio che gli attimi rimangano nella totale frammentazione, avendo perso il fondamento dell’Eterno che come “filo d’oro” li potrebbe legare.
    Staremmo per entrare nell’epoca della “fine della storia” non tanto nel senso catastrofico di un tramonto del pianeta terra per distruzione atomica o ecologica, ma piuttosto nel senso dell’impossibilità di “raccontare una storia” sia in termini personali, sia in termini più generali, a causa della rottura stessa dell’unità del tempo nelle sue dimensioni di passato, presente e futuro.
    Non basta dire Dio, occorre interrogarci su quale volto di Lui si presenti.
    È l’attesa di un Dio che sia in rapporto con il concreto esistere dell’uomo, un Assoluto concreto.
    La cultura contemporanea non si è semplicemente arresa alla frammentazione e alla frattura; si è rimessa in cerca di un Oltre che poteva ridonare l’unità, ma spesso si è avviata sulla strada di un Assoluto senza volto e senza legami con la storia concreta degli uomini. Un Assoluto che non incontri mai il concreto esistere dell’uomo, non può interessare, anzi diventa una spinta verso una fuga dalla vita di ogni giorno. In questi ultimi anni il fatto nuovo del ritorno di un certo tipo di sacro presente nelle sette e nei vari gruppi gnostici ha rimesso fortemente in scena un religioso anonimo che come tale rischia di cancellare i nostri volti

    c) Suggerimenti pastorali

    Una pastorale che mette al centro il Volto di Cristo
    A questo punto della riflessione possiamo esplicitare sotto forma di tesi o di chiave di lettura la sfida che è posta all’evangelizzazione. Se le rotture sono esito del tentativo dell'af­fermarsi di una parte sulle altre, cioè di un in­dividualismo chiuso su se stesso, prima tappa che il Vangelo ci indica per la nuova storia è l’uscire dalla fortezza dell’ego per scoprire il Volto dell'Altro. E di questo l’Eucarestia ne è manifestazione.
    L'io è chiamato a deporre la propria sovranità per essere custode di un'epifania, per accogliere l'irruzione di un inatteso. Il volto dell'altro richiede:
    - responsabilità (= responsum dare): dare una risposta al suo appello, uscendo dall'indifferenza e dal disimpegno.
    - disinteresse (dis-inter-esse): una visione dell'essere «ferito» interiormente dal rapporto, quindi mai riducibile a possesso o autonomia solipsistica.
    - prendersi cura: che non è un sostituirsi all'altro, ma è un “farsi uno”, un far sì che l'altro sia.
    Ma tra tutti i volti diventa decisivo l'incontro con il Volto che in modo inatteso si fa incontro come Risorto, ma con i segni del Crocifisso, e ti domanda: «Mi ami tu?». Ed è proprio questo volto che i nostri occhi possono scoprire nell’Eucarestia.

    L'evento dell'unità
    Un passo avanti è ancora richiesto per rea­lizzare una pastorale evangelizzante: non fermarsi al ri­conoscimento del volto dell'altro, ma giungere alla reciprocità del rapporto, dell’amore.
    In questo spazio accade l'avvenimento di una terza realtà: l'unità. L'evento dell'unità permette ai due di uscire dalla solitudine, di non entrare in conflitto, di non fondersi in una situazione impersonale. L'unità è un evento che fa uscire sia da una logica monistica che da una duale-conflittuale e rende possibile la più grande comunione insieme alla più grande rea­lizzazione della propria personalità e libertà.
    Il “gioco” dell’unità è l’irruzione sorprendente di una nuova logica: quella trinitaria che l’Eucarestia significa. Il volto dell'Assoluto che è rivelato in pienezza nella cattedra del Cristo pa­squale è Trinità. Il «gioco» dei rapporti trinitari è la patria a cui ci spinge l'inquietudine del cuore umano.
    La testimonianza prima di tutto e poi l'annuncio di questo vangelo appare «interessante» per l'uomo perché ricrea l'unità e la bellezza: un'u­nità e una bellezza che nemmeno la morte può spezzare: questa è la grande nostalgia dell'uo­mo.


    T e r z a
    p a g i n A


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