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    Il tesoro e la perla


     

    Parabole giovani /3

    Roberto Seregni

    (NPG 2012-03-2)


    Domande

    «La vita cristiana mi affascina, il modo di guardare alla vita che Gesù ci ha insegnato è unico e bellissimo. Ma quanto devo essere pronto a mettermi in gioco?»
    «A volte mi sembra di sentire la voce di Gesù: seguimi! So che Lui ha un progetto su di me. A volte mi sembra di intravedere qualcosa del Suo sogno sulla mia vita, ma ho anche tanta paura. Come mi dovrò comportare se non riuscirò subito a capire cosa Lui mi chiede?»
    «Ho tanta paura di essere come il giovane ricco del Vangelo, di non avere il coraggio di lasciare tutto. Ho paura di condannarmi all’infelicità con le mie stesse mani... Cosa posso fare per essere pronta al momento giusto?»
    Per fortuna ci sono ancora giovani che si fanno queste domande, che si lasciano interpellare dalla potenza inaudita del Vangelo e accettano la sfida di vivere da vivi, senza lasciarsi schiacciare dalle banalità accomodanti da cui siamo circondati.
    Per chi ha nel cuore domande come queste, Gesù ha raccontato due straordinarie parabole gemelle. Eccole.
    In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
    Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. (Matteo 13, 44-46)

    Struttura

    Le due brevissime parabole sono costruite da Matteo su un identico schema: prima la scoperta del tesoro e della perla, poi la reazione, con la scelta di vendere tutto per conquistare ciò che si è scoperto. La prima parte di entrambe presenta un’antitesi che contrappone elementi diversi: «nascosto-trovato» (13,44a) e «cercato-trovato» (13,45-46a), mentre nella seconda parte si trova la medesima antitesi per entrambe le parabole: «vendere-comprare» (13,44b-46b).
    Ora vediamo più da vicino le due parti.

    La scoperta

    Entrambe le parabole parlano di una scoperta, ma i contesti sono diversi.
    Nel primo caso si tratta di una scoperta assolutamente inattesa. L’uomo che va nel campo incappa in un tesoro per pura fortuna. Non cercato, non atteso, non sperato il tesoro è lì, si presenta come un dono totalmente gratuito e che da subito conquista l’attenzione del fortunato scopritore: «Dov’è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21).
    Diversamente vanno le cose nella seconda parabola. Il mercante è un cercatore di perle preziose, quindi il ritrovamento non ha il carattere così inatteso e sorprendente della prima parabola. Ciò che colpisce nella narrazione è invece la caratteristica eccezionale della perla trovata. Matteo sottolinea che era di “grande valore” (v. 46). Dunque un ritrovamento unico ed esaltante.
    Se nella prima scoperta possiamo parlare di una sorpresa totalmente inattesa, nella seconda si tratta senza dubbio dell’esaudimento di un desiderio.

    La reazione

    Pur essendo diversi i contesti della scoperta, nella reazione le due parabole riportano la medesima sequenza: l’uomo va, vende tutto quello che ha e torna per comprare l’oggetto della sua scoperta. Ciò che colpisce di questa seconda parte è la totalità e la radicalità del coinvolgimento. Entrambi devono vendere tutto: non ci sono mezze misure, non sono ammesse parzialità.
    Scrive Isacco il Siro:
    «L’inizio, il centro e il fine della vita spirituale è staccarsi da tutto per unirsi a Cristo».
    Questa immagine fortissima definisce le esigenze del Regno di Dio: per accoglierlo bisogna mettersi in gioco con tutte le fibre della nostra persona. Il Regno di Dio, per chi lo accoglie, è una priorità assoluta ed esige uno sbilanciamento totale di fiducia.
    I due protagonisti decidono di vendere tutto per acquistare il campo e la perla perché intuiscono che il valore della scoperta è inestimabile e lo fanno con stupore e gioia. Va anche sottolineato che i due personaggi non esitano un istante: davanti a quello che hanno scoperto non c’è spazio per l’incertezza. La totalità del coinvolgimento deriva dalla bellezza di quello che hanno trovato e dallo stupore balenato nei loro cuori. Il brano evangelico sottolinea la gioia della novità più che il sacrificio della rinuncia: ciò che si lascia impallidisce davanti alla bellezza di quello che si è scoperto.
    Scrive San Gregorio:
    «Non desiderando più nulla in questo mondo, mi trovavo, per così dire, all’apice di tutte le cose».
    Il Regno di Dio è così: chiede tutto, ma dona molto di più.
    Ti getta allo sbaraglio, ma dona la certezza viscerale di una presenza che non abbandona mai.
    Ti spoglia di tutto, ma ti riveste con gli abiti dello sposo.
    Ti allontana da tutti, ma per donarti tutto quello che tu nemmeno sapresti sognare.
    Ti scardina dal tuo equilibrio, per donarti quello sbilanciamento folle che si chiama amore.

    È tutto

    Se nel cuore alberga una domanda come quelle che hanno aperto questa riflessione, se stai spostando un piede per fare quel primo passo che ti porterà a vendere tutto per avere il tesoro scoperto nel campo, non avere paura! Quello che troverai sarà infinitamente più bello e più sorprendente di quanto riesci ad immaginare e di quanto puoi sognare. Quel Tesoro, Gesù e il suo Regno, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
    Scrive Sant’Ambrogio:
    «In Cristo abbiamo tutto.
    Se vuoi guarire la tua ferita, egli è medico.
    Se ardi di febbre, egli è la fonte.
    Se hai bisogno di aiuto, egli è la forza.
    Se temi la morte, egli è la vita.
    Se rifuggi dalle tenebre, egli è la luce.
    Se hai fame, egli è il cibo».


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