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    Programmazione attività educativa per collegi e comunità religiose



    (NPG 1968-08/09-77)

    La consulta ispettoriale per la Pastorale Giovanile ha approvato la presente traccia di programmazione.

    COMUNITÀ RELIGIOSE

    In base agli Atti del Capitolo generale XIX e al documento della CISI * sulla Comunità educativa, si è convenuto che la cosa più urgente è quella di aiutare i confratelli a prendere coscienza sempre più profonda del loro essere una comunità ecclesiale chiamata a realizzare un ideale ascetico, formativo ed apostolico.

    Finalità

    1. Aiutare i confratelli a riprendere coscienza più chiara e profonda della loro vita religiosa (teologia della vita religiosa – teologia della comunità – valore della testimonianza, ecc.).
    2. Aiutare i confratelli a qualificarsi meglio non soltanto sul piano professionale, ma soprattutto in ordine alla loro missione educativa (contenuti e mete educative, Catechetica, Pastorale, Ascetica giovanile, Associazionismo).
    Tali obbiettivi (già presenti nei documenti del Concilio e del Cap. Gen. XIX) sono stati ripresi e riproposti in termini di urgenza dalla VI assemblea degli ispettori d'Italia, dichiarando che «si intende salvare, approfondire, accrescere:
    a) la vita religiosa comunitaria di tutti i confratelli in tutte le sue espressioni di fede, di culto, di lavoro;
    b) la qualificazione del personale delle case di formazione secondo il piano quinquennale che tutte le ispettorie devono elaborare;
    c) la preparazione e la qualificazione del personale a tutti i livelli (Direttori, Parroci, Presidi, Direttori di Oratorio, Confessori, insegnanti, ecc...).
    In attesa di un piano organico pluriennale, la consulta ispettoriale, crede opportuno fissare un piano annuale che contempli il seguente:

    Programma

    A) SUL PIANO DELLA VITA RELIGIOSA

    1. Aiutare i Direttori ad elaborare un piano organico di conferenze e di dialoghi sulla vita religiosa vista nei suoi elementi teologici.
    MEZZI PROPOSTI. Tutte le case procurino un congruo numero di copie delle conferenze di D. Aubry tenute ai neo direttori negli ultimi esercizi: tali conferenze potranno offrire materiale per conversazioni e riflessioni da farsi in tutte le comunità.
    Inoltre sarà conveniente che i Direttori invitino persone competenti perché riprendano e sviluppino alcuni dei punti più importanti, in occasione di conferenze mensili o ritiri trimestrali.

    2. Segnalare libri per meditazione e per lettura spirituale.
    MEZZI PROPOSTI. La CISI ha aggiornato un elenco di libri per meditazione (adatti alle varie categorie di confratelli) che già è stato inviato a tutte le case.
    La consulta incarica il delegato ispettoriale della P.G. di aiutare i direttori in una ulteriore scelta dei libri più adatti alle singole case.

    3. Avviare i confratelli alla Revisione di vita, come strumento di edificazione della comunità religiosa e apostolica.
    La «Revisione di vita», nata come metodo di evangelizzazione, è oggi applicata con frutto anche sul piano della vita religiosa come strumento di rinnovamento spirituale basato sul riconoscimento comunitario della presenza di Dio nella vita quotidiana.
    MEZZI PROPOSTI. Incontri con persone specializzate che ne presentino gli aspetti teorici e pratici, in occasione delle conferenze mensili o di altri incontri di confratelli.

    4. Insistere perché la vita comunitaria si fondi maggiormente sulla liturgia.
    È utile richiamare i ben noti principi stabiliti dal Concilio che vuole la liturgia «culmine e sorgente» di tutta l'azione pastorale della Chiesa. Anche il Cap. Gen.
    XIX e l'ultimo incontro della CISI, sono ritornati con insistenza sulla necessità di fare della liturgia il fondamento della nostra vita religiosa.

    a) Concelebrazione

    Introdotta dal Concilio Vaticano II come «manifestazione della unità del sacerdozio», essa ha avuto successive raccomandazioni in documenti ufficiali della Chiesa come strumento efficace di pietà e di edificazione della comunità. La istruzione «Eucaristicum mysterium» del 25 maggio 1967, dice testualmente:

    «L'unità del sacrificio e del sacerdozio è opportunamente espressa dalla concelebrazione dell'Eucaristia, e tutte le volte che i fedeli vi partecipano attivamente, l'unità del popolo di Dio si manifesta in modo singolare, soprattutto se la concelebrazione è presieduta dal Vescovo.
    La concelebrazione, inoltre, esprime e convalida i vincoli fraterni dei presbiteri, poichè in virtù della comune sacra ordinazione e missione, tutti i presbiteri sono fra loro legati da un'intima fraternità.
    Pertanto, se non lo sconsiglia la utilità dei fedeli (che deve sempre essere tenuta presente con attenta sollecitudine pastorale) e salva restando per ciascun sacerdote la facoltà di celebrare da solo la Messa, giova che i sacerdoti celebrino la Eucaristia in questo modo eccellente, tanto nelle comunità sacerdotali, quanto nelle riunioni, che si tengono in tempi determinati e in altri simili circostanze. Coloro che vivono in comune o prestano servizio nella stessa chiesa, invitino volentieri alla loro concelebrazione i sacerdoti di passaggio.
    I superiori competenti, quindi, facilitino, anzi, favoriscano la concelebrazione, tutte le volte che la necessità pastorale o altro motivo ragionevole non richieda altrimenti.
    La facoltà di concelebrare riguarda anche le messe principali nelle chiese e negli oratori pubblici e semipubblici dei seminari, dei collegi e degli istituti ecclesiastici, nonché degli istituti religiosi e delle organizzazioni di chierici che vivono in comune senza voti.
    Quando, tuttavia, vi è un numero rilevante di sacerdoti, il superiore competente può concedere che la concelebrazione abbia luogo anche più volte nello stesso giorno, ma in tempi successivi o in luoghi sacri diversi» (art. 47).
    È chiaro quindi che la concelebrazione non è qualcosa di eccezionale da riservarsi alle grandi solennità; non è nemmeno una funzione che esige particolare solennità. È invece un'azione sacra che esprime e edifica la comunità raccolta dalla Parola di Dio e cementata dalla «fractio panis» che è «sacramentum unitatis».
    A questo proposito si ricorda quanto dice il documento conciliare sulla vita sacerdotale: «Non è possibile che si formi una comunità cristiana, se non avendo come radice e come cardine la celebrazione dell'Eucaristia, dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità» (art. 6).
    MEZZI PROPOSTI. Come già lodevolmente si fa in alcune case, la concelebrazione diventi una cosa abituale, possibilmente quotidiana, o almeno due o tre volte ogni settimana.
    Il direttore e il catechista la favoriscano in ogni modo, studiando l'orario più adatto, spiegandone le ragioni teologiche e dandone personalmente l'esempio.

    b) Parola di Dio nella liturgia

    Il decreto sul rinnovamento della vita religiosa raccomanda che i religiosi «abbiano quotidianamente fra le mani la Sacra Scrittura, affinché dalla lettura e dalla meditazione dei libri sacri imparino la sovraeminente scienza di Gesù Cristo» (art. 6).

    Oltre alla lettura personale e comunitaria dei libri sacri, può essere di grande aiuto la meditazione sulle letture della Messa del giorno.

    MEZZI PROPOSTI

    In tutte le case si faccia uso regolare del lezionario feriale, in modo da venire più direttamente in contatto con la Parola di Dio (anche nelle Messe dette privatamente).

    Qualche volta potrà essere utile un breve commento omiletico o la meditazione personale sui testi della Messa.
    Suggeriamo due sussidi:
    – A. V., Omelie quotidiane, Ed. L.D.C.
    – A. V., Commento esegetico-spirituale al lezionario feriale, Ed. Queriniana.

    c) Preghiera di lode

    L'articolo 99 della Costituzione liturgica dice: «Poiché l'ufficio divino è la voce della Chiesa, ossia di tutto il corpo mistico che loda pubblicamente Dio, è raccomandabile che i chierici non obbligati al coro e specialmente i sacerdoti che vivono o che si trovano insieme, recitino in comune almeno qualche parte dell'ufficio divino».

    MEZZI PROPOSTI. Quando c'è la Concelebrazione è bene farla precedere dalla recita in comune delle lodi (in italiano, se vi partecipano confratelli coadiutori o fedeli).
    Come prevedono gli atti del Cap. Gen. qualche volta si reciti compieta come preghiere della sera (almeno una volta ogni settimana).

    5. Rivedere la metodologia della visita ispettoriale.
    Si è constatato che molte volte la visita ispettoriale nelle varie case diventa laboriosa per la varietà e la complessità dei problemi che l'ispettore deve affrontare in un tempo limitato. Ciò rischia di tornare di danno ai confratelli che non possono intrattenersi a sufficienza con l'ispettore.
    Si propone, quindi, di aiutare l'ispettore a svolgere il suo compito, per mezzo della collaborazione degli esperti di settore.
    MEZZI PROPOSTI. La visita ispettoriale propriamente detta sarà preceduta da una visita degli incaricati di settore, e precisamente da:
    – l'economo ispettoriale: per la parte amministrativa;
    – il delegato per le scuole: per la parte scolastica;
    – il delegato per la P. G.: per l'attività catechistica, liturgica ed associativa;
    – il delegato Apostolati sociali: per l'attività degli exallievi e dei cooperatori.
    Ognuno di essi stenderà una breve e documentata relazione della parte che lo riguarda. Tale relazione servirà al Sig. Ispettore per svolgere la sua visita canonica, come base di discussione e come quadro di lavoro.
    Questo, oltre tutto, servirà egregiamente a coordinare l'attività dei vari settori in una visione organica.

    B) SUL PIANO DELLA ATTIVITA EDUCATIVA

    La consulta ispettoriale ha programmato anche un lavoro comune per le case che svolgono attività-educativa diretta con i giovani.

    1. Aiutare le singole case a proporsi una vera programmazione educativa, in contenuti e metodi educativi ben studiati.
    Si tratta di un imperativo categorico che ci viene dal capitolo generale. Quasi tutte le case vi si sono già adeguate abbastanza bene. Si tratta di continuare e migliorare in qualità.

    2. Aiutare le singole case a chiarirsi bene lo scopo della loro attività, adeguandovi opportunamente la struttura e gli orari.
    Questo rientra nel programma generale del ridimensionamento già in fase di studio nella nostra ispettoria. Ma occorre che tutte le case partecipino attivamente con lo studio personale e comunitario, sia per le indicazioni da trasmettere all'ufficio ispettoriale, sia per i necessari adattamenti alle situazioni concrete. Ogni casa deve rendersi esatto conto delle proprie finalità, procedendo progressivamente ad adattarvi gli orari e l'attività educativa.
    MEZZI PROPOSTI. Intesa con i delegati ispettoriali di settore: Pastorale giovanile, studi, apostolati sociali, vocazione, ecc.

    3. Dare particolare importanza alla conoscenza dell'associazionismo giovanile.
    Ci sembra un problema di particolare importanza, dato il momento storico che viviamo. Non basta che si adottino materialmente tecniche nuove: bisogna rendersi conto dello spirito che le anima, in modo da raggiungere le mete educative volute. Nella ispettoria si nota (a questo proposito) una notevole incertezza, che deve lasciare il posto ad una visione più chiara e a tecniche meglio acquisite.

    MEZZI PROPOSTI

    a) Studio personale che ogni confratello deve fare procurandosi i sussidi necessari.
    b) Incontri di categoria
    Per ovvie ragioni si limiteranno al massimo, ma si cercherà ugualmente di organizzare quelli ritenuti più urgenti ed importanti: Direttori, confessori, catechisti, ecc.
    c) Scambi di esperienze
    Si invitano tutte le case a scambiarsi vicendevolmente programmi di lavoro, iniziative varie, proposte e riflessioni.
    d) Partecipazione di confratelli a corsi specializzati
    Lo scorso anno un buon numero di confratelli della nostra ispettoria ha già preso parte a corsi di specializzazione: associazionismo giovanile, scoutismo, strumenti di comunicazione sociale, vocazioni, ecc. Bisognerà che tale partecipazione sia intensificata specialmente per i settori più importanti: catechesi, liturgia, pastorale, ecc. Il centro di pastorale giovanile provvederà a segnalare i corsi che si effettueranno lungo Panno e a programmarne eventualmente altri più adatti alle nostre necessità.
    e) Stabilire gli esperti di settore previsti dagli atti del capitolo generale. Tali esperti devono coadiuvare il centro di pastorale giovanile nello studio e nella realizzazione di un programma adeguato alla situazione della nostra ispettoria.

    COMUNITÀ GIOVANILE

    Si nota fra i giovani delle nostre case un certo sbandamento, dovuto alla evoluzione del metodo di azione operatosi in questi ultimi anni. Il maggior clima di libertà e di apertura ha prodotto un certo clima di rilassamento e di disorientamento, a scapito di una autentica formazione umana e cristiana.
    In particolare sembrano in crisi le motivazioni cristiane del comportamento quotidiano e della scelta vocazionale.

    Finalità

    1. Creare un autentico clima di famiglia basato sulla conoscenza reciproca e sulla collaborazione tra educatori e educandi per raggiungere le mete concordate: formazione umana e cristiana.
    2. Formare al senso di responsabilità e di impegno nella formazione personale e comunitaria, come risposta alla vocazione di Dio ( = orientamento vocazionale). Le due finalità proposte vogliono sottolineare un aspetto importante nella formazione dei ragazzi delle nostre case. Si tratta di adeguare il sistema preventivo di Don Bosco alla nuova situazione che si è venuta a creare in seguito alle mutate strutture sociologiche.

    MEZZI PROPOSTI

    A. PER LA CONOSCENZA DEI RAGAZZI

    1. Compilazione della cartella personale che contenga il rilievo socio-culturale della famiglia e lo studio delle caratteristiche medico-psicologiche di ogni ragazzo.
    Tale cartella deve essere tenuta dal Direttore ed essere riservata. Dovrà seguire il ragazzo in tutto il periodo di permanenza nelle nostre case.
    2. Valorizzare di più i consigli di classe come strumento idoneo per lo studio della personalità dei ragazzi. Alle comuni sedute per le osservazioni si deve aggiungere l'applicazione costante delle schede di osservazione, eventualmente usate con gradualità (cioè applicate parzialmente di volta in volta).
    3. Programmare incontri frequenti e sistematici con le famiglie per raggiungere una collaborazione stabile all'educazione dei ragazzi. Tali incontri devono avvenire almeno ogni tre mesi e possono essere realizzati anche a gruppi (per esempio: i genitori di una classe) e devono essere un vero dialogo sui contenuti e sulle mete educative che si stanno realizzando nel collegio.
    4. Favorire la libera espressione, il dialogo rispettoso e quelle attività spontanee che meglio rivelano le attitudini ed il gusto dei ragazzi. Il sistema preventivo offre in questo campo delle possibilità innumerevoli: non si abbia paura di mettere i ragazzi in un clima di autentica libertà interiore, attraverso strutture ed iniziative adeguate alla loro età.
    5. Chiamare progressivamente i ragazzi ad una collaborazione responsabile per l'andamento della casa.
    Ciò comporta un progressivo inserimento dei giovani nello studio e nella stesura dei programmi di azione della casa. Non basta presentare ai giovani una programmazione già fatta e poi convincerli ad accettarla: bisognerà chiedere la loro collaborazione anche in fase di programmazione, mediante contatti organizzati con i giovani, per gruppi, per rappresentanti o per assemblee generali. Dipenderà dall'età, dai modi e dai tempi (come dice il documento CISI sulla comunità educativa) ma è un traguardo che si deve raggiungere.

    B. SUL PIANO FORMATIVO

    1. Favorire l'attivismo personale e comunitario:
    a) sia nello spirito della nuova scuola media;
    b) sia con la partecipazione spontanea alle attività extrascolastiche di indole ricreativa, culturale e formativa.
    È ancora troppo diffuso il timore che tutte queste forme di attività siano un cedimento alla forza delle cose, e non invece un adeguarsi a nuove reali esigenze psico-sociologiche. L'attivismo scolastico ed extrascolastico, non deve essere un semplice sfogo naturale dei ragazzi, ma una vera palestra di formazione al senso della convivenza, della iniziativa, della collaborazione, del sacrificio. Ora tutto questo esige che si creda veramente al valore educativo di queste attività e che le si guidino saggiamente.

    2. Articolare la massa dei ragazzi in piccoli gruppi di interesse, che assicurino spontaneità e dinamismo alla comunità giovanile.
    In assenza di tali gruppi il nostro lavoro educativo rischia di essere compromesso dal grigiore di una massa di ragazzi amorfi o livellati. Nel piccolo gruppo il ragazzo si rivela nei suoi tratti caratteristici ed assimila meglio i contenuti educativi trasmessi dalla presenza dei leaders opportunamente guidati.

    3. Formare i leaders per mezzo dei gruppi di riferimento. In termini psico-sociologici si chiama «gruppo di riferimento» quello che nasce non per iniziativa di interesse ( gruppo di appartenenza) ma bensì per intervento dell'educatore. In pratica si tratta di identificare i leaders naturali (o proposti) dei gruppi di interesse, e di radunarli in «cenacoli» per una formazione umana e cristiana che permetta loro di essere il lievito della massa.
    Tali gruppi di riferimento possono essere identificati con le tradizionali «compagnie».
    Si propone la realizzazione di appositi campi scuola per i leaders e la loro utilizzazione, nei campi scuola vocazionali.

    4. Studiare la possibilità di avviare gradatamente i ragazzi ad impegni di responsabilità educativa dentro e fuori della casa.
    Oltre agli impegni educativi nell'interno della casa (capi gruppo, animatori di centri di interesse, ecc.) si potrà studiare il modo di inserire i ragazzi in impegni saltuari o stabili fuori del loro ambiente: campi estivi, oratori, parrocchie... Ogni casa veda quello che si può fare concretamente e prenda le sue decisioni d'intesa con il delegato della P. G.

    5. Curare la formazione spirituale di tutti i ragazzi per mezzo di un piano organico e progressivo che preveda:
    – la iniziazione liturgica;
    – i ritiri mensili;
    – gli esercizi spirituali;
    – l'avvio alla meditazione;
    – l'orientamento vocazionale.
    Per quanto si propone l'incaricato di classe come aiutante diretto del catechista e come coordinatore di tutto il lavoro formativo.
    In quasi tutte le case sia il programma formativo per classe, sia l'incaricato di classe, sono una felice realtà.
    Si tratta di maturare l'esperienza perfezionandola e modificandola secondo i casi.

    * La CISI è la Conferenza degli Ispettori Salesiani d'Italia.


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