Divergenze, convergenze, punti d'innesto per una proposta di educazione cristiana ai giovani

Inserito in NPG annata 1970.


Giancarlo Negri

(NPG 1970-12-33)

Questo studio è la continuazione logica e ideale del precedente. Prende le mosse dove l'altro ha aperto un interrogativo.
Quali sono i contenuti della voce dei giovani? Quasi a titolo di indice, è offerta una rassegna degli aspetti più profondi dei dinamismi giovanili, alla ricerca di convergenze e divergenze di una linea oggettiva di maturazione. È stata fatta una scelta che risponde al fondo della nostra linea pastorale: l'educazione alla fede è in linea di «continuità nel profondo» con la maturazione umana. Per questo, oggettivamente, il punto d'arrivo del processo educativo (e quindi dei contenuti della corresponsabilità) è la «fede adulta».
L'unità di misura di convergenze e divergenze e punti d'innesto, è la densità della fede.
Le note, a prima vista, hanno un taglio più vasto del discorso specifico che fa questo numero della Rivista.
Eppure sono il cuore della corresponsabilità, letta non come benevola concessione o lotta rivendicazionista, ma come complementarietà di ruoli.
L'adulto (se ne afferma l'urgenza) si inserisce nei dinamismi giovanili, per «sviluppare, correggere, organizzare autenticamente» (se ne indica la funzione). Come sacramento di Cristo, «per far fare pasqua».

Le divergenze tipiche comprendono quei dinamismi, sempre limitandoci a quelli più determinanti, che vanno in senso contrario alla assimilazione del Mistero sia sul piano del comprendere e sia sul piano dell'agire conforme.
Le convergenze comprendono quei dinamismi dell'animo giovanile che invece sono consonanti e concordi con alcuni aspetti del mistero cristiano e perciò favoriscono l'integrazione tra fede e vita: sono interessi, aspirazioni, ipotesi e interpretazioni, affettività.
I punti d'innesto comprendono quei dinamismi che sul piano metodologico vanno coinvolti per primi, in quanto aprono la via ad ulteriori sviluppi, secondo la nota teoria pedagogica di Allport (functional autonomy) e fanno da catalizzatore per questi ulteriori processi, che altrimenti resterebbero astratti o indigesti.
Si cercherà di essere in questa analisi soltanto indicativi, quasi per dare degli esempi ed avviare a ricerche locali in questo senso. Ciò che è prezioso ed utile è l'accostamento tra fattori soggettivi ed i contenuti cristiani più indicati per superare l'ostacolo, lievitare quella precisa pasta umana.

DIVERGENZE GIOVANILI DAL CRISTIANESIMO

L'impazienza giovanile rispetto alla pazienza cristiana

L'adulto è più in sintonia con il lungo tempo di maturazione delle cose e quindi con il progetto escatologico della salvezza; il giovane ha una innata urgenza, un po' angosciosa e nervosa, dovuta al sentire la pulsione dei dinamismi di fondo (interiorizzazione, ecc.) allo stato nascente. Dall'impazienza nascono: agitazioni, cambiamenti bruschi, incostanza, cambiamenti d'interesse quando la salvezza «tarda a venire» (Es 32, 1).
Occorrerà insistere molto su attività di immediata realizzazione (attività caritativa soprattutto) e infine occorrerà insistere sull'autocritica, che desolidarizza l'io dalle spontanee pulsioni psichiche.

L'intolleranza ideologica ed etica rispetto alla complessità del Regno di Dio in costruzione

Questo razionalismo non ammette la zizzania con il buon grano, come invece tollera Dio, non ammette pluralismi parziali di idee: anche l'ecumenismo giovanile vacapito più come accento su ciò che unisce che come tolleranza dl diverse opinioni. Di qui viene il classismo giovanile, il fare gruppo solo in base a simpatia, i rigetti ecclesiastici, l'inclinazione alla violenza risolutiva, l'insofferenza di prudenze e sfumature, la preferenza del contraddittorio invece del dialogo oppure l'irenismo.
Occorrerà accennare alla nettezza di divisioni del Giudizio universale, ma insistere sulla complessità della storia, sul realismo del cuore divino che «capisce» e per questo perdona, sulla inevitabile modalità escatologica per cui si arriva alla perfezione ma attraverso il divenire storico, la «condiscendenza» divina (Dei Verbum 2), ecc. Infine lavorare sempre con l'autocritica e la scelta dello stare con Dio invece dello stare con se stessi.

L'egocentrismo intellettuale dovuto al processo di interiorizzazione rispetto al «fidarsi» di Dio e della sua parola

Mentre il vangelo invita a «gettare la vita sulla Sua Parola», il giovane è proprio nel momento in cui «non ascolta nessuno» ma solo se stesso, cioè quanto esplode con luminose evidenze, per lo più destinate ad essere poi superate, dentro la sua coscienza. Il rifiuto di «camminare al buio» cioè di fare cose che non gli sono del tutto chiare, facendole «sulla parola» di un Altro, è istintivo nel giovane, che preferisce «sbagliare di testa sua».
Occorre insistere molto sulla analisi psicologica che mette in chiaro l'invalidità di queste evidenze isolate, mette in dubbio le convinzioni troppo rapide, prospetta un io profondo diverso. Occorre poi distinguere il giusto separarsi dagli uomini, fossero anche i genitori, ma l'insensato separarsi da Dio che coincide con il separarsi dal nostro io più vero. Occorre infine spiegare come la volontà di Dio coincide con le volizioni più intime del cuore umano (legge naturale). Più che presentare il piano di Dio sul piano etico di un paterno ordine da eseguire, dato che Egli ci vuole bene, occorre presentare lo stesso piano come dato da Colui che conosce il nostro io più vero e con esso si è alleato.

La non umiltà, dovuta al processo di socializzazione, rispetto all'umiltà cristiana

I giovani accusano, senza mai accusarsi, inquisiscono sugli altri, gli adulti specialmente, senza porre se stessi sul banco degli imputati, convertono senza cominciare a convertirsi. Fortunatamente questa non militi è COI retta dal bisogno di coerenza per cui essi aborrono dai compromessi.
Occorrerà insistere sulla persona di Cristo umile, che si mescola con i peccatori al battesimo di Giovanni; occorrerà insistere sul distacco dell'io critico dalle proprie spontaneità, puntando soprattutto sulla forte tendenza ad essere «veri» in tutte le proprie cose; occorrerà scendere al livello della solidarietà universale e sulla importanza dell'io come fattore della storia, proprio quella che si vuole mandare avanti; occorrerà insistere sul ben accolto rifiuto delle strutture di salvezza per scegliere le persone che salvano di persona, partendo dalla santità personale.

Opacità sensoriale rispetto alla trascendenza dei sacramenti

Per erotismo intendiamo il fatto che tutte le pulsioni istintuali sono molto forti, echeggianti nell'esperienza interiore, dominanti la parte più spirituale del proprio contatto con le cose: sensorialità, sensualità-sessualità. La mancanza di freni sociali e la novità delle esperienze si unisce qui all'intensità o furore di vivere. Mentre nei sacramenti si va oltre il segno sensibile, i giovani sono fortemente invischiati nel segno sensibile.
Occorre far equilibrare queste tendenze dall'altra tendenza della ricerca filosofica di interiorizzazione, di ragione e senso di quanto si fa, di inclinazione a far le cose pensandoci e non da bambini. Occorre tutta un'indiretta pastorale liturgica nel senso di una potente abitudine a cogliere il profondo di tutto il sensibile (poesia, liturgia, sacramentalità); occorre accentuare la problematica della persona (io-tu) fino a renderla lievito delle tensioni sensoriali e sensuali; occorre passare continuamente dalle idee all'azione che è di per sé modo spirituale di vivere il proprio corpo; occorre l'uso della revisione di vita o penitenza per impedire che le numerose cadute diventino stato accettato o convinto.

L'ambivalenza e debolezza dell'io, rispetto alla coerenza cristiana

I giovani parlano molto di coerenza e sono sensibili all'incoerenza negli altri perché, tra l'altro, la debolezza dell'io come autonomo li pone in umilianti esperienze di ambivalenza, in doppiezza non pianificata, ma giunta come di sorpresa.
Occorre l'insistenza sulla progressività del regno di Dio, per cui si è vivi per la scelta fondamentale di Dio, anche se scelte periferiche contrastano, e si giunge operosamente e attraverso il tempo alla forza dell'io
rispetto n tutte le sue tensioni. Occorre non insistere sul «perdono», che fa pensare o a bambini incapaci o a adulti ritornati dalla via del male, ma invece sulla «comprensione» di Dio, sulla sua alleanza nella lotta di crescita e di superamento del male. Occorre grande insistenza sui piccoli gruppi, che aiutano la debolezza dei singoli io e li ricuperano in fretta, operando anche una autocritica meno dolorosa che se vissuta in un interlocutorio tra due. Occorre una pastorale che avvolge poche rivelazioni del mistero con numerose attività di consolidamento e sviluppo dell'io personale affinché possa «personalmente» conformarsi al mistero.

CONVERGENZE GIOVANILI CON IL CRISTIANESIMO

La lotta al male nei giovani e in Cristo

Tutte le forme di contestazione hanno il significato di una lotta contro il male: disordine, ingiustizia, egoismo. Una lievitazione non cristiana di questo impulso porta a violenze e classismi pieni d'odio.
Occorrerà illustrare il fatto che in Cristo Gesù Dio lotta contro il male del mondo e insieme proporre il modo cristiano di questa lotta; occorrerà far riflettere sulla irrazionalità di combattere il male con il male, invece del vince in bono malum di S. Paolo.

La critica giovanile e la cristiana fame e sete di verità

Uno dei presupposti essenziali al Regno di Dio, anzi una sua soglia, sta nel decidere di vivere secondo verità e non secondo interessi e opportunismi. Questa istanza affiora nella critica dei giovani verso la società intera e può giungere ad una stretta convergenza con l'atteggiamento veritiero di Cristo nel vangelo. L'insistenza su queste convergenze può aprire al desiderio di insistere in un passaggio dalla critica all'autocritica e da un modo proprio di cercare la verità della vita al modo che Gesù Cristo propone.

La ricerca per fare delle scelte e la vita di fede

Nell'urgenza interiore ed esteriore il giovane è in piena fase di ricerca, attraverso esperimenti e prove, attraverso ripensamenti e motivazioni, confronti e conflitti, per giungere a scegliere lo stato sociale e affettivo, la professione, l'impegno politico-culturale. Ciò coincide pienamente coli l'impegno di ricerca, insito nella fede, nella speranza verso una carità che è nel suo profondo una decisione per Dio.
Occorrerà sottolineare fortemente l'innestarsi del soprannaturale nello svolgersi dei dinamismi naturali (integrazione tra fede e vita del DB 52) e cogliere «il significato salvifico che il mistero di Cristo ha per l'esistenza quotidiana». In riferimento alla particolare situazione di scelta con esperienze di «viaggio nel deserto», con aperture universali, con il travaglio della decisione, va mostrata la forte convergenza tra giovinezza e vita cristiana, che, per la trascendenza del suo soggetto, riapre continuamente la ricerca, il rinnovamento, la decisione.

La tensione al futuro dei giovani nel momento delle ricerche e la tensione in avanti del cristianesimo

Il movimento biologico, psicologico, sociologico caratterizza i giovani come esseri fortemente protesi al raggiungimento di mete future, protesi a grandi progetti, consci di dover essere i cittadini di domani, i dirigenti del domani, quando saranno a loro volta padri, uomini, politici, operatori economici. Ma il camminare verso una realizzazione futura è essenziale a tutto nel Regno di Dio e ciò costituisce una forte convergenza da seguire.

La giovanile tendenza a costruire e far nuovo invece dell'adattarsi e accettare

Nel dinamismo giovanile le varie pulsioni conducono ad un atteggiamento di trasformazione nei riguardi del cosmo e della storia-società più che un atteggiamento di accoglienza, scoperta che accetta, come è più dominante negli adolescenti e negli adulti.
Occorrerà perciò accentuare l'aspetto di trasformazione del cosmo e di rinnovamento, che è insito nel piano divino. La relazione a Dio sarà più nel senso della collaborazione in comunione di intenti che di contemplazioni. Il ricostruire richiede fortemente certezze e previsioni per non costruire male e ciò riapre il discorso su Dio, che ha le certezze per il futuro su cui orientarsi per identificare i progetti più validi e capaci di «fare storia». La dimensione umana di ogni costruzione verrà naturalmente molto accentuata, come importanza di costruire un mondo non progressivamente disumanizzante (Populorum Progressio).

L'entusiasmo giovanile e il seguire Gesù Cristo

Si è detto dei giovani che «il loro desiderio non s'inclina mai su un og-, getto senza trasformarlo in un idolo». Nei modi con cui si realizza il processo di assolutizzazione vi è la facilità di entusiasmarsi per quanto può apparire degno d'essere un assoluto, anche solo per qualche tempo. La facilità giovanile ad accendersi e fare dei divi ha una mobilità che consiglia grande varietà di presentazione del volto di Dio, affinché da molte strade si arrivi a coinvolgere nel rapporto a Dio la carica d'entusiasmo indicata. La figura di Cristo come uomo, come risorto, come capo dell'umanità sofferente e dell'umanità in cammino, come Logos che riassume tutte le perfezioni, come «nuovo» più di ogni novità, deve essere ripresentata con linguaggio nuovo ed adeguato ai giovani.

L'accento sulle persone al di sopra delle strutture e il personalismo cristiano

Per derivazione dai processi profondi del suo spirito il giovane contesta ogni struttura e invece esalta la persona umana al di là di ogni sua etichetta. Il movimento verso il terzo mondo in parte è provocato da questo. La situazione del giovane che è ancora al di qua di ogni strutturazione del suo esistere, si esprime in questo stato d'animo, che d'altra parte incontra potentemente il personalismo cristiano. L'importanza di questa centratura sta nell'evitare atteggiamenti classisti, in altro modo facili al giovane, nel suo impegnarsi per i poveri e ritrovare invece il valore personale che mentre allinea con i diritti dei poveri, non permette odio classista verso i ricchi.
Occorre perciò insistere molto e continuamente sulla «salvezza della persona» che sta nell'opera di Cristo e nel suo atteggiamento.

Il riferimento ad un «maestro» e la devozione a Cristo

Per vari motivi i giovani hanno una forma di fede sempre rivolta ad un «maestro» in cui credono, senza dividerlo da un movimento, ma preferendo sempre questo schema a quello di una credenza in una ideologia per se stessa. Hanno bisogno di testimoni e profeti. Ciò collima con la religione cristiana, che è potentemente incentrata su Gesù Cristo.
Occorrerà sempre, anche nelle fasi in cui si presenta il messaggio umano del vangelo, ricapitolare sempre tutto in Cristo, suscitando per lui l'atteggiamento di seguaci e discepoli, che è attivo nei giovani.

I piccoli gruppi spontanei e la dimensione ecclesiale del cristianesimo

Vi è molta autenticità nella preferenza dei giovani per gruppi spontanei e in genere piccoli, in contrasto con la socializzazione istituzionalizzata, che trascura il rapporto face to face o personale dei gruppi primari. La Chiesa ha purtroppo sofferto di questa deformazione storica del modo di essere società ed occorre ritornare fortemente agli schemi della prima chiesa per ritrovare le consonanze più vive con le spontaneità giovanili, senza trascurare però i pericoli già visti dell'intolleranza, del classismo, propri dei giovani.

Il fidanzamento e la vita teologale ed ecclesiale

La dinamica d'incontro attraverso la tendenza sessuale è una dinamica che include potentemente l'apertura dell'io e il riferimento al «tu» dell'altro. Questo sviluppo incontra fortemente sia l'apertura a Dio come «altro» e come «tu», superando ogni eccedenza di funzionalismo religioso infantile, ed incontra come si è già visto il modo di riunirsi in uno che è proprio della Chiesa, dove l'altro non è proiezione dell'io, ma è un altro io (ama il prossimo tuo considerandolo un io come consideri io te stesso).

La felicità ricercata e sognata e il cristianesimo delle beatitudini

L'erotismo, il bisogno di libertà, le contestazioni hanno come pulsione di fondo una accentuata ed ingenua aspirazione ad essere felici e fare felici che trova nella dominante erotica la sua causa più specifica; il diventare importanti agli occhi della gente non ha nel giovane risonanze come il diventare felici. La società sognata dai giovani è una società dove sarà libero l'amore, anche quello corporeo, cioè includente piacere e felicità. Ora il desiderio di felicità coincide con le promesse messianiche e le beatitudini, che riempiono i discorsi di Dio all'uomo. Le modalità sono diverse, ma è chiaro che Dio attraverso le sue vie, giuste ed equilibrate, tende a fare dei suoi figli della gente felice e non dei decorati o dei dignitari di corte o dei personaggi storici. Questa alleanza tra spinta giovanile e progetti divini va ben sottolineata per operare una inclinazione all'alleanza.

PUNTI D'INNESTO

L'interventismo giovanile e la Grazia attuale

Un punto in cui inserire facilmente il cristianesimo nella sua globalità sta nell'interventismo giovanile, accentuato in questi ultimi tempi. Si innesta un discorso cristiano nei giovani a partire da attività compiute insieme per fare nuovo il mondo.
Tale metodo va realizzato seriamente, altrimenti il discorso non attecchisce e va completato con una dinamica di gruppo, altrimenti coloro che fanno l'esperienza d'intervenire rimangono una élite isolata e non fermentante la massa dei compagni. L'attualità, la tempestività della Grazia ha quindi nelle impegnate iniziative degli incaricati della pastorale giovanile un suo segno non solo manifestativo ma anche efficace.

La discussione giovanile e la ricerca della verità

Molti dinamismi interni inclinano i giovani al «mettere tutto in discussione» in una critica di contrasto con gli adulti, che la pastorale può piegare fino a farla diventare critica di contrasto tra superficie e profondo, tra apparenze e mistero interiore, che la rende subito autentica ricerca cristiana. Le difficoltà del metodo della discussione sono soprattutto queste: non è sufficiente il puro discutere (pericolo dell'accademismo); il discutere giovanile è sovente illogico, sofistico per mancanza di visioni d'insieme.

La violenza giovanile e la teologia della croce

Su vari fronti il giovane è incline alla violenza: violenta distruzione di tutto per ricominciare da capo, violente forme di impostazione del suo io in società, violenti forme di attuazione d'una giustizia in una rivoluzione storica che si separa da un certo tipo di evoluzione troppo paziente e tollerante.
Il punto d'innesto sta nel fatto che Gesù non è morto di morte naturale ma di morte violenta; e ciò fa innestare una vera cristofinalizzazione di una spontanea tendenza giovanile molto tipica. Anche in questo caso la continuità e l'assonanza è subito seguita dalla diversità e conversione, poiché la violenza giovanile si proietta soprattutto sugli altri, mentre la violenza della croce incomincia dalla trasformazione di se stessi.

La ricerca giovanile d'un assoluto e l'«unum necessarium» cristiano

A differenza del ciclo precedente (11-15 anni) i giovani non si accontentano di scoprire le cose e di reagire a quanto li interessa, ma cercano di gerarchizzare le cose, ponendo un valore come assoluto e decisivo. In questo è caratteristico del primo ciclo giovanile (16-18) il fanatismo, con cui si impegnano totalmente per il valore scelto in una ascetica di tipo gidiano (dedizione fino agli estremi di se stesso).
Occorre notare la variabilità di assoluti nel periodo di ricerca come pericolo e come possibilità di conversione cristiana. Nel cristianesimo tutto il discorso biblico dell'«adorerai il Signore Dio tuo e servirai Lui solo» trova qui una forte consonanza ed un punto d'innesto per la ricerca catechistica: occorrerà guidare, sfruttando l'abito critico, l'analisi dei vari «assoluti naturali» per aprirsi ad un altro assoluto ed occorrerà poi presentare l'adorazione del Dio di Cristo e il volto del Dio di Cristo in modo da coinvolgere questa forza spontanea del giovane. In tale linea va collocata la vocazione e le conseguenti decisioni.

Il «placet experiri» giovanile e il «venite e vedrete» cristiano

Una forte pulsione che coinvolge tendenze, fantasia, previsioni sta nel bisogno di tutto sperimentare dei giovani. Il turismo giovanile, la droga, le esperienze prematrimoniali, gli impegni nel terzo mondo, i rischi sportivi sono indicativi di questa forte esigenza. Nel vangelo il Cristo non elude mai la sperimentale esperienza del Regno: c'è anzi sempre un invito a «provare», espresso da Cristo ai due primi discepoli: «venite e vedrete». La parte sperimentabile del Regno è insieme esteriore (comunità ecclesiali impegnate) ed interiore (esperienze caritative, esperienze contemplative del deserto, ecc.). In esse il «maestro interiore» fa sentire alla persona la visio per speculum del Regno.
Vi è dunque un punto d'innesto, che richiede difficili organizzazioni pastorali, ma che supera ogni intellettualismo per ritrovare una prassi catechistica ortodossa dove la visio per speculum accompagna l'auditus fidei.