Una metodologia per le RdV

Inserito in NPG annata 1970.


(NPG 1970-11-53)

Più volte è affiorato il discorso sulla RdV, come metodo efficace per una pastorale d'innesto.
È necessario muoversi in un terreno preciso e dettagliato. Per questo è urgente mettere sul tappeto una linea di metodologia: ogni adattamento per commisurare alle persone concrete non potrà essere fatto che a partire da una conoscenza sicura della linea di sviluppo ottimale.

DEFINIZIONE

La Revisione di vita è un modo particolare di pensare i misteri della propria fede in stretto rapporto con le situazioni della propria esistenza quotidiana. Vi è un modo di pensare e vi è un metodo per educare a questo modo.

1. Il modo di pensare

a) Quanto ai misteri della fede si pensano come sono, cioè realtà vive, esistenti ed operanti dentro le nostre situazioni di vita, invece di pensarli tra le righe di un testo come ideologie, concetti e definizioni astratte. Per chi è abituato a questi metodi ogni situazione concreta ha tre protagonisti: le persone che costituiscono la situazione; Dio creatore e redentore; i circostanti, chiamati a collaborare al piano divino per salvare la situazione.

b) Quanto alle situazioni di vita la Revisione di vita consiste in un «secondo sguardo», dopo quello immediato del percepire le cose, un secondo sguardo che è un riesame, una revisione della situazione per cercare di scoprire il mistero in essa contenuto.
Ogni realtà umana è composta di due parti tra loro «compenetrate» (Cost. La Chiesa nel mondo, n. 40); una parte è visibile cioè conosciuta con i sensi e la ragione; l'altra parte è solo «rivelata» dalla fede ed è sostanzialmente Dio creatore e redentore presente ed operante in noi.
Revisionare la situazione (o il fatto di vita) significa vedere la parte visibile, trasfigurata e trasformata dalla parte rivelata, che dà il senso vero a tutto l'insieme. Abbiamo come delle «apparenze» (parte visibile), e la invisibile «sostanza» (Dio creatore e redentore in azione), o meglio abbiamo la pasta ed il lievito che la fermenta.

c) La RdV implica anche un atto di amore (parte morale) nel senso che l'individuo decide di «revisionare», cioè riformare il suo intervento nella situazione nel senso delle nuove scoperte e in conformità con la parte «rivelata» della situazione (Mistero di Cristo, della grazia, ecc.).
Ma questa conversione sarà sentita come conversione alla realtà, un essere più realisti e concreti, perché si agisce in conformità alla parte più vera e consistente della realtà.
La RdV è quindi, nelle sue movenze più vera, un atto di fede. È importante sottolineare ciò, perché senza fede la RdV viene vanificata. La prima parte può essere un'ottima propedeutica. Ma non si può procedere oltre se non in questo contesto.

2. Il metodo o procedimento della Revisione di vita è spiegato nei seguenti punti:

a) Vi sono tre momenti fondamentali e successivi, essi hanno nomi vari a seconda delle varie organizzazioni giovanili:
– vedere-giudicare-agire
– incontro-verifica-impegno
– realtà sperimentata-realtà trasfigurata nella fede-realtà trasformata nella carità
– vedere-capire-collaborare

b) Vi è però sempre qualcosa di comune e sostanziale: si passa sempre non «dal concreto all'astratto», ma «dal concreto visibile al concreto invisibile»
– dal concreto visibile (fatti e situazioni di vita – attività svolte – inchieste fatte, ecc.);
– al concreto invisibile (Dio, presente nel fatto, che crea la realtà, ha un piano per salvarla, opera in essa secondo questo piano, chiama il cristiano a collaborare);
– al concreto vissuto (adesione alla realtà nuova, risposta alla chiamata di Cristo).

c) La riflessione avviene in un particolare clima di affiatamento comunitario (ricerca in comune). Qualcuno dirige la ricerca con precise domande che aprono e chiudono il passo e lo mantengono nella giusta linea:
– la ricerca della persona nella situazione (vedere);
– la ricerca di Dio nella persona (capire);
– la ricerca della vocazione da parte di Dio (collaborare).

SPIEGAZIONE DEL METODO

Concretamente, i momenti della RdV sono tre:
– l'analisi di un fatto, fino agli ultimi dettagli di profondità;
– la ricerca del pensiero e del piano di Dio (di Dio, come persona in azione);
– la scoperta della nostra vocazione in questo piano (come conversione e come azione).
Prima di presentare una indicazione tecnica di metodo è opportuna una parola di commento per ciascuno di questi tre momenti.

Il fatto

Punto di partenza è un fatto.

Primo passaggio: dal fatto tecnico al fatto umano (= umanizzazione)

La prima ricerca ha per oggetto il superamento di tutti gli aspetti tecnici di un dato fatto, per giungere alla dimensione umana presente nell'avvenimento (atteggiamenti, motivazioni, desideri...; la persona in primo piano). Questa ricerca va condotta con abbondanza di particolari e sicurezza di situazioni, evitando decisamente ogni valutazione o giudizio personale.
Il giudizio fiorirà spontaneo e oggettivo, dopo l'esame attento e aperto, costruito nella prima parte della RdV e dopo il confronto con la parola di Dio, nella seconda parte della RdV.

Secondo passaggio: dai comportamenti alle cause

L'impegno di interiorizzare le situazioni richiede il processo difficile e faticoso di procedere dall'esterno all'interno, dai modi di fare ai perché che ne sono sottesi. Tutto ciò mette veramente il dito sulla piaga.

Terzo passaggio: dall'uomo all'umanità 

Mediante la ricerca di altri fatti tipici, in cui siano evidenziati sentimenti e atteggiamenti simili a quelli denunciati nel fatto in esame, si ricollega il problema a quello molto più vasto di tutta l'umanità, per scoprire che non è «affare privato», ma che, tutto sommato, ci sono dentro tutti gli uomini come protagonisti.
Il punto di convergenza va riscontrato lungo l'arco degli atteggiamenti di fondo, delle motivazioni.

Quarto passaggio: dall'umanità ai «me» attuali e reali

Anche dopo aver scoperto che è in causa una persona, anzi l'umanità intera, è facile giocare a rimpiattino con la realtà, sfuggendo nell'atmosfera tersa dell'impersonale, riempendo lo spazio di elucubrazioni qualunquiste, che non toccano sul vivo. Quando invece ci si sente dentro fino al collo, chiamati in questione personalmente, perché un certo fatto è stato scoperto come un «mio» problema, la valutazione diventa molto diversa, più qualificante e compromettente.
Questo è uno dei momenti cruciali della RdV. Solo quando si incomincia a trattare «sulla pelle» dei partecipanti, allora l'attenzione e la ricerca diventa stimolante.
Non va quindi tralasciato o sottovalutato. Oltre tutto è la chiave, forse unica, per non ridurre la RdV ad un «pettegolezzo» sugli affari degli altri. Per introdurre una vera conversione.

Quinto passaggio: dall'umano al divino

L'analisi del fatto non è ancora completa. Ogni realtà contiene aspetti positivi e aspetti negativi. Non è possibile fare di ogni erba un fascio.
Come distinguere ciò che è sovrastruttura deformante da ciò che è originario e autentico, in ogni gesto umano? Come riconoscere la presenza di Dio creatore dall'urgenza di Dio redentore, per togliere le ombre del peccato?
È utile condurre l'esame secondo questa traccia:
– distinzione tra natura e cultura (natura è ciò che è dato da Dio e cultura è l'ulteriore elaborazione di questo dato da parte dell'uomo: la natura cioè manipolata dall'insieme delle libere iniziative umane. Noi, di fatto, incontriamo solo la cultura: non esiste la natura non culturalizzata dall'uomo);
– distinzione tra innaturale e connaturale (cioè deformante il dato iniziale creato o sviluppato in armonia con il dato iniziale creato); dobbiamo cioè chiederci, proprio per conoscere il fatto in tutta la sua portata oggettiva: in questo avvenimento, nelle motivazioni di fondo che hanno spinto il protagonista ad una determinata linea di azioni, che cosa vi è di innaturale e che cosa invece di connaturale? In quanto è connaturale, l'uomo è un collaboratore di Dio e sta portando avanti il suo piano; in ciò invece che è innaturale, l'uomo ha rovinato, deformato, portato a morte quanto di vivo e armonico Dio aveva creato.
Il passaggio introduce spontaneamente nel secondo momento delle RdV.

Il piano di Dio

Per giungere a conoscere le intenzioni e il piano di Dio, si apre la Bibbia. Abitualmente si consiglia:
– di scegliere possibilmente fatti concreti (episodi o parabole) perché più efficaci e meno bisognosi di lunghe esegesi interpretative (evidentemente, alcune espressioni chiave del Vangelo possono sostituire molto bene il fatto, o servire di completamento).
– di usare soprattutto il Vangelo (con gli Atti degli Apostoli). Questo per motivi di praticità e di incidenza.
Il principio va ridimensionato (opportunità di leggere altre pagine della Bibbia) tenendo conto del livello della comunità con cui si fa RdV, del tempo a disposizione, del tema e degli scopi che si vogliono ottenere.
– di procedere con questo ordine:
* scelta comunitaria di alcuni passi
* lettura a ritmo lento (per conciliare la riflessione) dei passi scelti
* eventuale brevissimo commento dell'animatore (o del tecnico)
* riflessione comunitaria, secondo la griglia della RdV.
L'oggetto di questo secondo momento è duplice:

Ricerca della mentalità del Signore

Dopo aver esaminato nei dettagli gli atteggiamenti dell'uomo-dell'umanità-di ciascuno dei presenti nei confronti di un determinato tema, è necessario conoscere che cosa pensa il Signore sull'argomento. La risposta all'interrogativo nasce dal confronto e dalla sintesi della Sua Parola.

Ricerca del piano del Signore

La storia della salvezza fiorisce sulla storia dell'uomo. E non senza la collaborazione dell'uomo. Dio attua giorno per giorno il suo piano.
Gli avvenimenti si inseriscono in esso, producendo luci ed ombre. Il Signore chiede a ciascuno di noi collaborazione concreta, per una realizzazione il più possibile perfetta del suo piano.
Da questi principi, nasce la ricerca della RdV;
* analisi del piano di salvezza (può essere fatta dettagliatamente o in sintesi, a seconda della finalità che concretamente la riunione di RdV si prefigge)
* analisi del modo con cui, fatto e atteggiamenti in questione, si situano nel piano di Dio
* analisi di che cosa fa oggi il Signore per salvare queste situazioni (e qui viene spontaneo il riferimento alla Messa).
Lo studio va fatto con precisione e approfondimento nella ricerca delle motivazioni di questa presenza di Cristo-Salvatore dentro il fatto-atteggiamento, per vedere sempre più razionale la certezza della presenza di Cristo nella vita di ogni giorno, al di là dell'istintività, capace di suggestionare ma non facilmente di condurre all'azione, quando tutto ritorna a freddo.
A questo secondo momento della RdV si può dedicare maggior o minor spazio, a seconda delle finalità che in concreto la RdV si pone.
Se, per esempio, la RdV ha funzione catechistica, allora questa seconda parte va approfondita notevolmente.
Se invece la RdV ha soprattutto funzione operativa, questa seconda parte deve costruire il fascio di motivazioni che renda personale e entusiasmante l'impegno che sarà progettato nel terzo momento.
Se, ancora, la RdV ha lo scopo di guidare da un puro piano fenomenologico o tecnico ad una problematica più umana e personalizzata (passaggio dagli interessi ai valori) l'attenzione sarà puntata soprattutto sul primo momento. Il resto ne sarà conseguenza, magari solo dopo un lungo e lento rodaggio.

La mia vocazione

La terza parte della RdV mira alla riorganizzazione del «me» in chiave operativa: una nuova interpretazione degli stimoli, ed una visione nuova della realtà. Ha perciò due momenti forti, in correlazione con i due momenti della seconda parte.

Ricerca di una conversione (cambio di mentalità)
Una volta conosciuta la «mentalità» del Signore a proposito di un certo atteggiamento, diventa logico cercare di adeguare il mio modo di pensare al Suo, operando una radicale conversione di giudizio.

Ricerca di un intervento concreto 
Se Dio mi chiede collaborazione per inserire «il fatto esaminato» nel Suo piano, non posso tirarmi indietro. Devo rimboccarmi le maniche e decidere qualcosa personalmente e a livello di gruppo (perché la RdV ha posto in gioco me stesso, nel gruppo). Scopo della RdV non è lo studio tecnico e particolareggiato dell'azione progettata. Questo può opportunamente essere fatto dopo: in altro momento, o a chiusura (almeno logica) della RdV.
Essa mi ha stimolato ad intervenire. Con gli amici, studio poi il modo concreto di farlo.

INDICAZIONI CONCRETE PER LA RdV

Cose da tener presenti:

a) Nella RdV «il dialogo con l'essere, con il tempo e con la spazio va a finire in un dialogo con Dio» (Paolo VI). Vi è un procedimento naturale: commentare i fatti del giorno «materia prima» della RdV; su di esso si innesta un procedimento volontario: dirigere questo commento perché finisca in Dio, protagonista principale dei fatti del giorno.
b) I «fatti del giorno» preferibilmente quelli vissuti dai partecipanti alla RdV, sono fatti umani, dentro c'è la persona umana, e perciò vi è praticamente tutta la società, tutto il cosmo, tutta la storia: in ogni fatto confluiscono tutte le influenze di tutte le realtà. Ma tutte queste cause del fatto sono come invisibili, per cui non ci si pensa, mentre la RdV si sforza di scoprire tutta la profondità e tutta la estensione di un semplice fatto umano fino a cogliere il suo segreto, il suo mistero, che è Dio creatore e redentore con il suo piano da proporci, e così entrare in possesso del «segreto delle cose» (Gaudium et Spes, 36) e conformarvisi.
c) Per andare in profondità la RdV sceglie uno degli innumerevoli aspetti reali del fatto e, come seguendo un filo, procede verso l'interiore, verso il profondo. Così, pur restando reali, concreti, non ci si disperde e si giunge alla meta, poiché al termine di ogni indagine sull'uomo troviamo Dio (Gaudium et Spes, 10).
d) Il fatto umano da cui si parte è sempre presente come punto di riferimento, che conferisce dimensione di concretezza: ci si ritorna sopra, vi si allude, invece di dire «Dio salva l'uomo», si dirà «Dio salva Andrea», protagonista del fatto di vita preso in revisione.
e) Si procede per dialogo (tutti fanno le loro osservazioni in base alle domande chiave), oppure il dirigente espone un commento, ma come fosse quello di tutti; «noi pensiamo... noi diciamo...».
Importa perciò moltissimo avere presenti le domande-chiave che portano avanti il discorso: qui è il nocciolo della sperimentazione.

Un esempio commentato di RdV

(Le domande indicate sono a titolo esemplificativo: possono soccorrere, in caso di raffreddamento della riunione. Lo sviluppo dei vari passaggi è invece fortemente consigliato, per la retta funzionalità della RdV).

1° momento: VEDERE

(Si tratta di prendere coscienza del fatto con le sue cause ed i protagonisti coinvolti. L'esperienza consiglia di fare tre passi: dal fatto esteriore al fatto interiore; dall'individuo alla società; dalle cause umane alle cause divine).

1° passo: dal fatto esteriore al fatto interiore

• C'è qualche avvenimento della nostra comunità su cui sembra importante riflettere? (Rapidamente i presenti accennano a qualche situazione locale con fatti ben precisi e concreti. E poi scelgono. Ad esempio: a Viareggio un gruppo di giovani prende come fatto la parte avuta da Marco, un comune compagno, nella morte di un fanciullo, in circostanze molto equivoche).
 Quali spinte o motivi interiori hanno portato X... (nell'esempio preso: Marco) a quel comportamento? (tutti intervengono indicando aspirazioni, frustrazioni, tendenze, interessi, deformazioni. Due cose importanti: qui non si bada alla colpevolezza morale, ma ai fatti, ai moventi, ai motivi che hanno spinto dall'interno; inoltre si fa la scelta di un solo fattore, per non sperdersi; ad esempio la smania di cose eccitanti in Marco).
 Non abbiamo provato anche noi qualche volta lo stesso impulso o sentimento? (tutti intervengono, costatando brevemente, senza inadatte confessioni, come si è simili, si è «insieme» al protagonista, almeno sul piano delle tendenze; l'affare di Marco diventa così un poco «affare nostro»).

2° passo: dall'individuo alla società:

 Conosciamo altri fatti dove agisce lo stesso impulso o sentimento? (Importante passaggio dal caso isolato alla massa; nel suo stato d'animo Marco non è più un caso singolo, ma un esempio di tanti casi analoghi, di tanti Marco, o prossimi a fare come Marco, che forse ci stanno attorno e non vediamo).
 Chi può aver influito sul protagonista (su Marco) e ne è quindi corresponsabile? (Scoperta delle responsabilità sociali; ad esempio gli amici che si accorgevano del lento scivolare di Marco e si accontentavano di dirne male invece di circondarlo di sani affetti come nel film: L'ammutinamento del Caine; oppure la famiglia, la parrocchia, i cosidetti buoni, gli speculatori, gli adulti, gli insegnanti, ecc.; occorre non sperdersi in lunghi elenchi).
 E noi che responsabilità abbiamo? (Occorre evitare la superficiale impressione di non entrarci per nulla; esaminare: l'ambiente tonificante o avvelenante che tutti contribuiamo a creare; le omissioni di aiuto in vari modi; gli esempi forniti; discorsi che si fanno; le critiche distruttive; le reazioni a catena ecc.).

3° passo: dalle cause umane alle cause divine

 Uno dei presenti ricorda: non dimentichiamo che è Dio a dare in ogni momento a X (a Marco), come a tutti, «vita, movimento, esistenza» (Atti 17,28). (Si è ancora sul piano della ragione).
 Nel fatto di X... che cosa vi è perciò di creato da Dio? (Punto importantissimo, dove si coglie la radice buona di ogni impulso contro ogni pessimismo esclusivo. Ad esempio nella smania di cose eccitanti vi è la tendenza alla novità, la tendenza ad andare oltre, l'essere fatto per cose sempre più grandi, impulsi profondi che sono parte di noi e sono viva immagine di Dio; questo ragionamento inoltre coinvolge Dio come agente più importante, a cui rivolgersi per capire il fatto nel suo mistero).
 In che modo questo bene di X (Marco) è deformato e rovinato dal male? (Il male visto come guasto e deformazione di un bene. Si coglie sia il disordine dei desideri buoni e sia l'intensità di questo disordine nello spingere al comportamento).

2° momento: CAPIRE

(Vista la realtà, si tratta di capirla nel suo profondo mistero, per poi intervenire e siccome con la ragione si è scoperto che Dio stesso vi è coinvolto come protagonista, la cosa più logica da fare è interrogare Lui, perché ci riveli attraverso la Bibbia le sue intenzioni verso quel Marco che Egli continua a creare, i suoi piani su di lui, la sua opera per realizzarli. L'esperienza consiglia tre passi: le intenzioni, i piani, l'opera di Dio).

1° passo: vediamo le intenzioni di Dio nei riguardi della sua creatura.

 Con quali intenzioni Dio è tuttora presente nella situazione (nella persona di Marco)?
È importante qui prendere anche materialmente in mano la Bibbia. Gli interventi dei partecipanti metteranno in luce l'amore fedele di Dio, alleatosi a Marco, come a tutti gli uomini, per salvarlo. Frasi bibliche ricorrenti: «non voglio che il peccatore muoia, ma che si converta e viva» (Ez 33,11); «Tu chiudi gli occhi sui peccati degli uomini affinché si pentano» (Sap 11,23); «Non spezza la canna già incrinata... ricerca la moneta perduta, la pecorella fuggita...».
 Come si comporta Gesù in situazioni simili nel Vangelo?
(Qualche fatto evangelico che abbia analogia anche lontana con quello attuale; interventi dell'esperto per eventuali correzioni esegetiche. Si noti che al livello di stati d'animo, e non di fatti esterni, gli accostamenti sono molto più giusti e possibili; ad esempio il giovane ricco del vangelo, l'adultera, Erode che vuol vedere Gesù per curiosità, ecc.).

2° passo: vediamo i piani di Dio per salvare i protagonisti dalla situazione in cui si sono cacciati.

 Quale progetto ha Dio per salvare X (Marco) dalla situazione in cui si è messo? (Partendo dagli accenni sporadici del passo precedente, si cerca di ricordare una sintesi in quattro punti di tutto il piano di Dio applicato alla vicenda revisionata.
Il Piano di Dio consta di Incarnazione (Dio diventa Gesù e così prende su di sé i dolori ed i peccati di Marco come di tutti gli uomini); Pasqua o passaggio da morte a vita (Gesù unisce Marco e tutti noi alla morte dolorosa per liberarci dal male e alla sua Risurrezione per intensificare e ingrandire tutti i nostri beni); Pentecoste (Gesù chiama tutti a collaborare con Lui per realizzare la Pasqua di Marco e di tutti: è la Chiesa); Parusia (la salvezza di Marco non avviene di colpo, ma si svolge un po' alla volta, o palese o nascosta, come il seme nella terra (Mc 4,26-29) fino al giorno della piena riuscita finale con la Risurrezione del corpo di Marco e di tutti. È importantissimo collegare i misteri di Cristo al protagonista del fatto ed ai concreti suoi problemi; ad esempio prende su di sé la smania di cose eccitanti, che tormenta Marco, la sua debolezza, ecc.).
 Quale parte del Piano di Dio ci occorre approfondire?
(Si fa qui una analisi di una parte del Piano divino nei suoi dettagli, con un evidente progresso dottrinale e con il vantaggio di mantenerlo agganciato al concreto della vita reale).

3° passo: vediamo l'attuale opera di Dio

 Attualmente che cosa sta facendo Dio in concreto per salvare X (Marco) dalla sua situazione?
(Qui sono d'obbligo gli accenni alla S. Messa, dove Dio «oggi», cioè per le situazioni reali del nostro quotidiano, interviene, si sacrifica, porta nuove energie spirituali; e alla Grazia attuale, cioè al misterioso lavorio dello Spirito Santo nel profondo di Marco, come di tutti noi, per «metterci in contatto col mistero pasquale» di Cristo, utilizzando per questo tutto ciò che ci capita (Rom 8,28).
 Quale collaborazione Dio chiede a noi in questa vicenda del suo Regno? (Si ricorda di nuovo la Chiesa e la Pentecoste in sintesi e ci i apre così al terzo momento; è un breve punto di passaggio).

3° momento: COLLABORARE

(Si tratta di rimboccarsi le maniche con idee ora più chiare e realistiche e con un senso di viva responsabilità verso il «nostro fratello Marco», e verso la chiamata di Dio in lui. L'esperienza consiglia due passi: una conversione immediata di atteggiamenti e mentalità e poi una discussione su progetti precisi di collaborazione).

1° passo: conversione del modo di pensare

 Come vediamo ora la situazione di X (Marco) e nostra, in forza delle scoperte fatte?
(Si tratta di confrontare il precedente giudizio superficiale con quello che viene dopo una revisione di questo genere; un esempio è negli Apostoli che vedono sul lago Gesù e dicono «è un fantasma», ma dopo un più attento esame dicono «è il Signore!» (Gv 21,7). Si badi anche alla conversione affettiva: prima condanna pura e semplice, ora senso di solidarietà, corresponsabilità, desiderio di collaborazione).
 Come possiamo convertirci a questo nuovo modo di capire il fatto? (È il momento di un po' di preghiera silenziosa o in gruppo, come viene ispirata dalle scoperte fatte o dalle emozioni nuove provate).

2° passo: come in concreto dobbiamo collaborare

(Si seguono due direzioni: nei riguardi dei tanti «Marco», cioè dei tanti nostri fratelli che sono nel pericolo di finire come Marco, se non interveniamo; e poi, quando è possibile, nei diretti confronti di Marco, cioè del protagonista su cui si è imperniata tutta la meditazione).
 Che cosa possiamo fare per i nostri fratelli che si trovano in situazioni simili? (Si faccia attenzione a non perdere di vista l'opera di Dio: noi siamo solo collaboratori, quindi conformiamo i nostri interventi all'opera di Dio rivelata dalla Bibbia).
• Che cosa possiamo fare subito per X (Marco)?
(Quando è possibile, si tratta di distribuire il lavoro perché ognuno con le sue doti e possibilità collabori veramente a quanto si può immediatamente fare per liberare dal male e per avviare al bene quanti sono coinvolti nel caso meditato). E con questo punto termina normalmente la Revisione di vita.

N.B. - Nel gruppo (di 10-15 giovani o adulti) un esperto si incarica di dire al momento giusto le qui indicate domande-chiave, che portano avanti la riflessione comune senza il pericolo di sperdersi o di deformare tutto.

La RdV presuppone il gruppo, tecnicamente e pastoralmente qualificato.
Suggeriamo ancora i due libri complementari:

R. Mucchielli, La dinamica di gruppo (pp. 232, L. 1.400)
Aa. Vv., Pastorale e dinamica di gruppo (pp. 168, L. 950)
Elle Di Ci - 10096 Torino-Leumann