La proposta dei movimenti nonviolenti

Inserito in NPG annata 1977.


Beppe Marasso

(NPG 1977-09-44)

 

Non esiste una «proposta» dei movimenti non-violenti in Italia, tale da essere percepita dal corpo sociale nel suo insieme.
I movimenti nonviolenti vivono una vita sostanzialmente clandestina rispetto alla grande opinione pubblica. Il modo di uscire da questa minoranza e segretezza è oggetto di discussioni nell'ambito dei movimenti stessi. Questa ricerca, inoltre, dà luogo a proposte diverse: esse fanno diverso gruppo da gruppo, e rischiano di disarticolare i singoli gruppi al loro interno.

I MOVIMENTI NONVIOLENTI OPERANTI IN ITALIA

I movimenti che esplicitamente si richiamano alla nonviolenza (che non è il pacifismo né tanto meno si esaurisce in esso) sono:
– il movimento nonviolento
– il MIR - movimento internazionale della riconciliazione
– il MCP - movimento cristiano per la pace. Queste tre organizzazioni non sono le uniche. Ve ne sono numerose altre, quali la LOC (lega obiettori coscienza), il PR (partito radicale), Amnesty intemational, Pax Christi, le quali, pur facendo esplicito richiamo alla nonviolenza non partecipano al coordinamento dei movimenti nonviolenti o perché sono un partito (i radicali, per esempio) o perché legate strutturalmente alla istituzione cattolica (Pax Christi).
Tutte queste sigle, pur nella loro eterogeneità, rappresentano delle persone che hanno un patrimonio comune costituito dalla opposizione alla società contemporanea o, almeno, alle sue più grosse storture.
L'impegno politico si basa su due elementi che tutti i nonviolenti condividono:
– la connessione stretta tra mezzi e fini
– e la strategia che punta al «deperimento» delle istituzioni violente e non alla loro violenta soppressione.
Stretta connessione tra mezzi e fini vuol dire che se vuoi la pace non prepari la guerra o la guerriglia, ma fai crescere la giustizia e, ad esempio, ti impegni nel tuo posto di lavoro a tutelare con i tuoi i diritti dei più deboli.
Strategia che punta al deperimento delle istituzioni violente vuol dire che se non ti piace l'esercito non punti ad organizzarne un altro di colore opposto, per far fuori il precedente, ma punti alla obiezione di massa, al boicottaggio delle fabbriche d'armi...
Questi due contenuti si sono strettamente fusi nella lotta per il riconoscimento della obiezione di coscienza, che è stata l'occasione attraverso cui i nonviolenti negli anni scorsi hanno polarizzato la loro attenzione, si sono riconosciuti e hanno saputo condurre una battaglia vincente.

LE PROPOSTE SPECIFICHE DEI VARI MOVIMENTI

Abbiamo accennato, sia pure schematicamente, al comune patrimonio di idee e di lotte dei vari movimenti nonviolenti. Facciamo ora un cenno alla situazione attuale tratteggiando un breve flash per ogni movimento.

Movimento nonviolento

Il movimento nonviolento è stato fondato 12 anni fa da Aldo Capitini, una delle personalità più alte, nell'ambito della nonviolenza, vissute nel nostro paese.
Il movimento è, coerentemente all'insegnamento capitiniano, un raggruppamento «laico». Questo non vuol dire che sia chiuso alla dimensione religiosa; anzi Capitini ha sempre considerato se stesso come un rivoluzionario religioso, anche se non legato a nessuna confessione religiosa, costituita come chiesa. Attuale segretario del movimento è Pietro Pinna, collaboratore di Capitini e primo obiettore italiano.
Il movimento attualmente attraversa una fasi di stasi, dovuta alle divergenti linee che dividono i suoi aderenti. Nell'ultimo congresso si è costatato la presenza di tre linee di tendenza.
– La prima è definibile «filoradicale» nel senso che individua nelle battaglie condotte avanti dai Radicali delle battaglie sostanzialmente giuste e coglie nell'area radicale un importante interlocutore. Negli ultimi anni è avvenuta una netta crescita del PR. Oggi, in questo partito, si trovano molte persone attratte dalle singole battaglie che esso conduce (divorzisti, antimilitaristi, abortisti, anticoncordatari...). Queste persone sentono che il PR si richiama esplicitamente alla nonviolenza e vorrebbero saperne di più, ma non trovano nel partito (pochi esclusi) chi davvero abbia fatta della nonviolenza una ricerca impegnativa per la vita intera.
Secondo questa prima corrente, il movimento nonviolento dovrebbe assumere, come suo compito, l'azione pedagogica alla nonviolenza di molti militanti radicali i quali accetteranno questa funzione dei nonviolenti solo se li vedranno coinvolti nel partito.
Questa è la ragione per cui nelle ultime elezioni politiche alcuni militanti del movimento non-violento hanno accettato la candidatura nelle liste del PR. Tale è stato, per esempio, il caso di Pietro Pinna, a Perugia, di Davide Melodio a Milano, animatore della Lega nonviolenta dei detenuti e autore del libro «Carcere, riforma fantasma», di Matteo Soccio a Vicenza, studioso della difesa popolare nonviolenta.
– La seconda linea di tendenza è quella marxista. Questi compagni ritengono compatibili i principi e i metodi nonviolenti con l'analisi marxista.
La nonviolenza può trarre, da questo contatto, concretezza, spessore storico, visione più chiara della dinamica sociale e dei suoi conflitti e può svolgere (come diceva Capitini) una «aggiunta», cioè un salto di valore che produce un avanzamento storico. Il movimento marxista ha avuto un'anima legalista che ha prodotto l'appiattimento socialdemocratico e un'anima duramente ribelle che ha prodotto la riproduzione di modelli militari per l'assalto al potere, con l'emergere inesorabile di fenomeni stalinisti.
La nonviolenza, in questo quadro, deve portare a compiuta elaborazione teorica l'enorme esperienza di lotta nonviolenta che il movimento operaio ha fatto (sciopero, boicottaggio, disobbedienza civile), vedere nel movimento operaio il portatore potenziale di una novità storica che si avvererà con la nonviolenza. Solo la nonviolenza, infatti, porterà al rifiuto sia del quadro giuridico esistente (socialdemocrazia), sia degli strumenti tipici della vecchia realtà da superare, armi ed eserciti (leninismo).
Per questi, il Pdup-Manifesto è l'organizzazione nella quale svolgere la lotta politica e ideale, seguendo la linea accennata.
– La terza corrente, infine, si richiama alla Arca. L'Arca è la comunità fondata 30 anni fa da Lanza del Vasto in Francia. Deriva la sua ispirazione direttamente da Gandhi, di cui Lanza del Vasto è stato allievo e collaboratore negli anni trenta. Propone come modello sociale e umano la vita comunitaria in piccole comunità patriarcali, il più autosufficienti possibile (in Francia ne esistono 6), la conoscenza, il possesso e il dono di sé, cose che sono conseguite ed espresse con la meditazione, lo yoga, la preghiera, la musica, la danza e il lavoro manuale.
Attua il soddisfacimento dei bisogni prima riducendoli all'essenziale e poi soddisfacendo quelli che rimangono, con i mezzi più semplici possalile. Il mezzo semplice è padroneggiato dall'uomo. Quello complesso, invece, lo padroneggia, come capita con la macchina, che piega l'uomo al suo ritmo e lo riduce a sua appendice. La povertà dei mezzi produttivi non si connette solo agli uomini singolarmente considerati, consentendo ed esaltando la loro professionalità e creatività; ma si connette anche all'intero tessuto sociale e alla stessa biosfera, perché determina il decentramento produttivo, che a sua volta significa piccole concentrazioni umane, e cioè rapporti comunitari, non rapimento delle materie prime, non inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra.
Gandhi denunciò in modo profetico i mali dell'industrialismo; sostenne la democrazia di villaggio e indicò, fino ad assumerlo come simbolo dell'intero movimento, nell'arcolaio la base materiale di tale democrazia decentrata e perciò partecipata.
Ora gli amici dell'Arca hanno impostato, con il sostegno del Movimento nonviolento, e in collaborazione con altri movimenti, una lotta efficace contro le centrali nucleari. Indicano nella opposizione a questo programma suicida l'obiettivo più urgente per cui i nonviolenti devono battersi.
Riusciranno queste tre mini-correnti a trovare una sintesi non paralizzante ma stimolante le giuste potenzialità contenute in ciascuna di esse? La risposta non è facile. Tutto, oggi, è aperto. Sede: Movimento nonviolento - cp. 201 06100 Perugia.

Il movimento internazionale della riconciliazione (MIR)

Il MIR ha alcuni aspetti interni analoghi al movimento nonviolento. Manca però di qualunque riferimento al PR, mentre è più sviluppata l'attenzione alla Chiesa, in vista di una maturazione di tutti i cristiani alla nonviolenza.
Uno dei suoi fondatori, in Italia, è Tullio Vinay, ora senatore della sinistra indipendente, eletto nelle liste del PCI.
La consuetudine invalsa nel MIR da molti anni è tale che se il presidente è protestante, il segretario sarà cattolico, o viceversa.
L'attuale segretario è Hedy Vaccaro (valdese); il presidente è Fabrizio Fabbrini (cattolico). Sede: MIR - Via Alpi 20 00198 Roma.

Il movimento cristiano per la pace (MCP)

Il MCP è una organizzazione soprattutto presente a Roma (per quanto riguarda l'Italia) dove cura anche in collaborazione con alcuni Ministeri, viaggi-studio di giovani di paesi diversi e campi estivi di lavoro, incentrati su problematiche attuali, di ispirazione nonviolenta. Sede: MCP - Via Rattazzi 24 00185 Roma.