Proposta per un progetto educativo-pastorale


(NPG 1978-08-52)


Questa proposta di progetto si avvale di un certo periodo di «sperimentazione» e rappresenta il risultato di una rielaborazione operata da una équipe di educatori, rappresentanti di vari istituti di una «ispettoria» salesiana, con la collaborazione di alcuni esperti.

INTRODUZIONE

Scopo del progetto
– operare una sensibilizzazione degli educatori, per essere più responsabili nell'azione educativa e saper collaborare all'interno della comunità salesiana, quale animatrice della comunità educante;
– offrire uno strumento che chiarifici e convogli gli interventi di tale comunità, nell'operare una crescita completa dei ragazzi.

Definizione di progetto educativo-pastorale
Si tratta di
– una programmazione organica
– di una serie di interventi educativi (contenuti e metodi)
– orientati ad obiettivi generali, intermedi ed immediati
– ricavati dalle scienze generali dell'educazione e dalle esigenze concrete delle persone
– e distribuiti nel tempo, secondo criteri di priorità e di urgenza. In tal senso la parola «progetto non richiama il concetto di imitazione o ripetizione, ma la categoria di «creatività», quindi suscettibile di continui adattamenti e modifiche.

Limiti
Va concepito in termini dinamici e non vuole essere una serie di norme da attuare immediatamente nell'azione educativa: va arricchito quindi con il contributo di ognuno. Si tratta di una bozza di progetto e non supplisce alle varie fonti ordinarie.
Vuole suscitare una convergenza ed unità di interventi, attraverso l'assimilazione di principi e criteri di fondo condivisi.

PREMESSE

L'attività educativo-pastorale si propone di portare la persona dallo stadio di sviluppo in cui si trova (stato di partenza) ad uno stadio successivo verso una meta ideale di maturità (cfr Meta finale - Progetto d'uomo).
Tutto ciò presuppone per noi:
• una visione dell'uomo e del mondo, che noi identifichiamo nel personalismo cristiano;
• una certa interpretazione di personalità umana, considerata nei suoi elementi costitutivi e dinamismi di sviluppo, orientati verso una piena maturità;
• la conoscenza dei tratti fondamentali caratterizzanti il nostro stile educativo, che trova nell'esperienza storica della nostra tradizione salesiana e nel sistema preventivo di don Bosco il suo punto di riferimento costante.
Consideriamo tutto questo in una visione aperta al dialogo con altre visioni dell'uomo e del mondo, con altre interpretazioni di personalità, con differenti sistemi e progetti educativi.

CRITERI

1) Secondo le tre linee suddette scaturiscono i seguenti criteri: L'uomo è coscienza

Coscienza implica conoscenza, e anche valutazione e progettazione. L'uomo cosciente è lucido, si rende conto delle cose, e quindi sarà anche un uomo responsabile. Molte specificazioni della coscientizzazione sono già sulla soglia dell'aspetto che toccheremo successivamente: la responsabilizzazione.
Ecco alcune specificazioni possibili, esemplificative, del «rendersi conto di sé nel proprio contesto umano e spazio-temporale»:
– rendersi conto di essere e di crescere in un mondo esso pure in crescita
– rendersi conto delle proprie possibilità
– rendersi conto delle dimensioni del proprio io e della propria esistenza: essere corporeo, sessuato, dotato di intelligenza, affettività, capacità decisionale, ecc.
– rendersi conto del significato più profondo della propria esistenza
– rendersi conto del valore costruttivo o distruttivo del proprio agire («esame di coscienza» individuale e «analisi critica» delle responsabilità anche collettive, ecc.)
– rendersi conto di ciò che può e deve essere migliorato e cambiato per un progresso e una crescita reale
– coscienza di essere chiamati a un progetto di vita dipendente da scelte che stanno nelle nostre mani
– coscienza, allo stesso tempo, che noi non costituiamo l'intera realtà, ma che la realtà ci precede, ci resiste, ecc.: senso realistico delle proprie possibilità e progetti
– coscienza che ci sono molti progetti nel mondo, di cui non possiamo non tener conto nel progettare noi stessi.

L'uomo è solidarietà
La solidarietà, aspetto essenziale dell'uomo, ha moltissimi aspetti, di cui elenchiamo alcuni che sembrano imporsi con maggiore evidenza:

uguaglianza, giustizia
– esclusione di discriminazioni ed emarginazioni
– diritti dell'uomo comuni a tutti
– possesso comune di tutti i beni della terra e della cultura
– fenomeni connessi (o contrari): femminismo, razzismo, classismo

fratellanza, collaborazione, pace
– fiducia reciproca
– pace non è solo assenza di guerra
– violenza e non violenza
– disarmo, obiezione di coscienza
– rispetto della vita
– eliminazione di ogni oppressione
– cf «Pacem in terris»

originalità, chiamata
– nella solidarietà generale, ognuno ha un compito particolare – vocazione – (la solidarietà non è «appiattimento»)
– vi sono ruoli diversi e complementari, ognuno ha il suo posto
– vi sono ruoli per i singoli, per le famiglie, per i popoli per i gruppi

amore, donazione, servizio
– sono le radici, l'anima, i vertici della solidarietà: vertici della maturità umana e cristiana
– amicizia, amore familiare e coniugale
– dono di sé, servizio
– maturazione affettiva
– benevolenza, apertura, comunione

comunicazione e dialogo
– sincerità e verità nella comunicazione (individuale, di massa, ecc.)
– apertura a ricevere e a dare, verso tutti, anche se questo include una assunzione «critica» dei valori
– pluralismo come ricchezze culturali da conservare, ma anche da far convergere verso una ricerca comune
– tolleranza, rispetto dell'originalità.
Il dialogo è un atto di fiducia convinta (che diventa nel cristiano atto di fede) che tutti gli uomini hanno un loro apporto da dare all'umanità.
Per il cristiano: nessun uomo o gruppo di uomini, fossero pure i cristiani, esaurisce i doni, le ricchezze, la manifestazione e la chiamata di Dio. Per questo il cristiano è tenuto a entrare in dialogo sincero con tutti gli uomini (nei quali Dio creatore e lo Spirito Santo operano, anche se non sono ancora nella Chiesa) per chiarire meglio insieme il senso della vita e dell'azione dell'uomo nel mondo.
Solo così egli è in ascolto di tutta la Parola di Dio (RdC 14). D'altra parte, tutti hanno il diritto di arricchirsi dei doni, della manifestazione, della chiamata di Dio data ai cristiani non per loro stessi, ma perché venga donata a tutti (cf Evangelii nuntiandi). Uno dei punti del dialogo è senza dubbio l'impegno terrestre dell'uomo. La Bibbia sembra non insistervi troppo (benché dia indicazioni sufficienti: «Soggiogate la terra...; chi non lavora non mangi...; lavorate anche per poter aiutare i fratelli...», ecc.), perché probabilmente non c'era bisogno di rivelazione particolare per questo: l'uomo può e deve giungervi con la ragione (e vi giungono benissimo anche i non cristiani). La rivelazione si occupa soprattutto del senso profondo e finale di tutto questo (cf la Gaudium et Spes sul senso dell'attività umana nell'universo e quindi il contributo specifico del cristiano starà – piuttosto che nell'avere una concezione sua del modo di sviluppare il progresso tecnico-materiale – nel contribuire «a dare significato» e a salvare in primo luogo il primato dell'uomo e della persona («La vita è più importante del vestito»..., ecc.).
Altro punto di dialogo e ricerca comune è il come divenire più uomini, il come educare, formare l'uomo, contribuendo alle «scienze dell'uomo» e accettandone «criticamente > i contributi.

L'uomo è responsabilità
– È responsabile, libero, protagonista.
– È capace di deviazione, che non è un semplice «incidente», ma colpa, peccato.
– È capace di costruzione, di creatività.

Aspetti della responsabilità:
– responsabili di sé, del mondo, della storia
– responsabili della propria crescita nel mondo
– responsabili attraverso l'impegno e il lavoro
– responsabili del proprio corpo, della propria salute (fenomeni della droga, alcoolismo, ecc.)
– responsabili di tutta l'umanità (fame nel mondo, ecc.)
– libertà in formazione, in un processo di liberazione (lotta contro il male, in tutte le sue forme)
– sentirsi protagonisti, creativi
– responsabili in modo originale di un intervento che è proprio, ma che avviene insieme con altri
– sentirsi debitori, tenuti a render conto di un progetto che non è solo proprio.

2) L'uomo è una persona concepita come unità psico-fisica, armonicamente organizzata e dotata di elementi potenziali sufficienti per la piena realizzazione di sé.

La visione di personalità alla quale ci ispiriamo vede la persona come:
– centro del rapporto educativo
– progetto sempre aperto
– in un processo di progressiva interiorizzazione delle proprie esperienze
– e di apertura al Trascendente
– che si realizza in una intensa relazione con e per gli altri.
La crescita della persona avviene attraverso l'allargamento e la continua ristrutturazione:
– del campo percettivo (modo di percepire la realtà globale, il mondo, la storia,...)
– del concetto del sé, reale e ideale
– dell'avvertenza dei bisogni fondamentali della propria vita: di affermazione, di realizzazione secondo proprie scelte, di relazione,...

3) Ecco i tratti specifici salesiani.

Finalità
Secondo l'intuizione di don Bosco, il progetto mira alla «totale promozione dell'uomo, allo sviluppo integrale del singolo e dei gruppi» (don Bosco parlava di «buoni cristiani e onesti cittadini», mirava alla «sanità, sapienza e santità» dei suoi giovani e proponeva uno stile di vita che comprendesse «allegria, studio e pietà») questo progetto è «radicalmente aperto e positivamente orientato alla piena maturità in Cristo» (CG21 n. 81).

Contenuti
Tale promozione:
– sul piano della crescita personale dei ragazzi tende «a offrire il pane del corpo, la competenza in una professione, la cultura intellettuale. Ma sempre e in ogni caso tende ad aprirli alla verità e a costruire la loro libertà. Cerchiamo per questo di trasmettere loro il gusto dei valori autentici che li orientino verso il dialogo e il servizio degli altri» (Cost. n. 18);
– sul piano della crescita sociale vogliamo aiutare i giovani ad avere un cuore ed uno spirito aperti al mondo ed agli appelli degli altri, in termini di disponibilità, di solidarietà, di dialogo, di partecipazione e di corresponsabilità, nell'impegno per la giustizia e nella costruzione di una società più giusta ed umana (cfr CG21 n. 9);
– sul piano della maturazione cristiana mira all'educazione di una fede consapevole ed operante, al risveglio della speranza e dell'ottimismo. «Fa vivere l'esperienza di liete e giovanili celebrazioni liturgiche e suscita forme più accessibili e vicine alla pietà giovanile e popolare. Promuove una forte devozione alla Madonna ed educa ad un senso di appartenenza viva e responsabile alla Chiesa» (CG21 n. 92).

Stile salesiano nell'azione
La carità evangelica e pastorale si esprime attraverso:
– l'attenzione ai giovani reali, alle loro esigenze, agli interessi attuali e ai compiti di vita che li attendono; la simpatia verso il loro mondo, la capacità di accoglienza e di dialogo;
– la stima e la giusta considerazione dei valori di cui i giovani sono portatori e l'attenzione ai dinamismi della loro crescita;
– la ragionevolezza delle richieste e delle norme, la creatività e la flessibilità delle proposte;
– l'impegno di sollecitare l'adesione ai valori non attraverso l'imposizione forzata, ma tramite le vie della persuasione e dell'amore;
– la convinzione, umanamente e cristianamente incoraggiante, che «in ogni giovane, anche il più disgraziato, havvi un punto accessibile al bene; dovere primo dell'educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile e trarne profitto» (D. Bosco);
– la franchezza di una proposta cristiana integrale, seppur commisurata alla diversità di età, di livello culturale e spirituale, di capacità di ascolto e di accettazione. Il sistema preventivo richiede inoltre:
– un intenso e luminoso ambiente di partecipazione e di relazioni sinceramente amichevoli e fraterne;
– lo spirito di famiglia di semplicità e schiettezza;
– in un clima di ottimismo e di gioia «riflesso della grazia di Dio e della serenità interiore»;
– un modo comunitario di crescita umana e cristiana, vivificato dalla presenza amorosa e solidale, animatrice e attivante degli educatori (l'«assistenza»);
– una saggia pedagogia del tempo libero.
Favorisce quindi tutte le forme costruttive di attività e di vita associativa, in cui i ragazzi trovano contemporaneamente spazio di protagonisti, stimolo alla creatività e inventiva, terreno di autentica azione missionaria.
Infine il sistema si attuerà realmente come «preventivo»: infatti si intende educare il giovane al futuro, prevenire e anticipare i tempi in profondità, mediante l'esercizio graduale e maturante della libertà. Per quanto è possibile si vuol essere «presenti» ai giovani anche dopo il primo periodo di formazione» (CG21 nn. 101-102).
Si vuole creare in tal senso «un ambiente che faciliti l'incontro, la formazione progressiva di tutta la comunità giovanile attraverso la pedagogia della festa, la catechesi occasionale e sistematica,...» (CG21 n. 124).

CONCLUSIONE

L'identità della presenza evangelizzatrice di noi salesiani «nella Chiesa e nel mondo consiste anche oggi nell'evangelizzare educando. L'educazione è il nostro modo preferito ed il nostro campo privilegiato di evangelizzazione; e l'annuncio del Vangelo è la ragione d'essere della nostra arte educativa» (CG21 n. 569).
Troviamo in questa intuizione il «contributo originale di sapienza apportato da don Bosco alla Chiesa e al mondo» (CG21 n. 570) di cui la congregazione è depositaria attiva.
Conseguentemente i luoghi educativi anche profani, gli spazi dove il giovane cresce e si esprime, sono per il salesiano «vie e ambienti di evangelizzazione» (i servizi più tradizionalmente evangelizzatori – la catechesi, le celebrazioni liturgiche e sacramentali – sono momenti-vertice di una evangelizzazione diffusa e distribuita).
Lo stesso discorso vale per le modalità di intervento: la dimensione chiaramente religiosa e quella umana, se sono distinguibili sul piano teorico e dei fini, in effetti sono due aspetti inscindibili di un'unica realtà.
L'espressione «evangelizzare educando» significa in ultima analisi operare sempre in uno stile di «integrazione fede-vita». La formula riassume bene il progetto educativo-pastorale salesiano: progetto educativo aperto e motivato dalla fede (la vita verso la fede) e una proposta di fede che dà significato e salvezza alla crescita quotidiana (la fede verso la vita).

I RAGAZZI

Introduzione
Per un'adeguata impostazione del discorso educativo globale occorre prendere chiara visione della situazione potenziale del ragazzo, che nel suo incessante divenire presenta problematiche e tensioni sempre nuove, emergenti da uno stadio evolutivo trascorso e vissuto, e preannunciante ulteriori tappe e dinamiche.
Questo sembra giustificare l'importanza dei «campi dell'amicizia» (nell'estate precedente l'ingresso nell'Istituto). Oltre ad offrire ai ragazzi l'occasione di una forte esperienza socio-ecclesiale, essi si propongono anche come scopo l'evidenziazione, almeno in termini generali, delle loro potenzialità biopsichiche, nonché delle eventuali difficoltà che possono presentare all'approccio educativo.
Ne consegue che il «campo», nella formulazione di un progetto educativo globale, viene a collocarsi come prima tappa e unità, importante per una corretta impostazione educativa, in quanto dà una prima conoscenza del ragazzo e un primo avvio all'opera di educazione.
È in base a questa prima conoscenza che si imposterà il lavoro educativo di Istituto. Ad elaborare il progetto di lavoro, sia nel «campo» sia soprattutto nei tre anni della media (e quindi anche in seguito), si presuppone compresa e accettata la necessità di lavorare insieme da parte di tutti gli educatori ed insegnanti dei ragazzi stessi, con piena coscienza e conoscenza delle mete educative da raggiungere.
Occorre che tutti cerchino il modo di evidenziare – nelle proprie discipline e interventi – valori convergenti e unificanti. È necessario il coinvolgimento educativo cosciente dei genitori e la corresponsabilizzazione progressiva dei ragazzi.

Punto di partenza
I ragazzi di 11 anni si trovano generalmente a dover operare un passaggio:
– sul piano fisiologico, da un periodo di relativa stasi ad un altro di tensioni preannuncianti l'arrivo dello sviluppo puberale;
– sul piano intellettivo, da una logica concreta ad una logica formale comportante capacità di ragionamento logico, di astrazione, di generalizzazione, del rispetto del principio di non-contraddizione, della comprensione delle norme...;
– sul piano affettivo: passaggio da una dipendenza familiare (processo di desatellizzazione) all'acquisto di una maggiore autonomia ed indipendenza, fondata sull'acquisizione di valori e motivazioni e sulla capacità di impegno responsabile e di esperienze proprie;
– sul piano sociale: dalla «banda» all'accentuazione della vita di gruppo con apertura più responsabile agli altri e inizio di una vita di amicizia, in relazione allo sviluppo affettivo;
– sul piano morale-religioso: passaggio da una morale eteronoma ad un'altra autonoma (sviluppo della coscienza) e inizio di una maggiore interiorizzazione con relativi momenti critici dei valori religiosi e dei contenuti di fede. Sono questi i dati di partenza presentati dai manuali di psicologia e pedagogia. Dall'esperienza fatta finora risulta che i ragazzi che arrivano a noi presentano, rispetto alla descrizione fatta sopra, una certa uniformità, pur offrendo notevoli divergenze soprattutto per quanto riguarda la formazione e sensibilità morale-religiosa legata ai differenti contesti socio-familiari.
Naturalmente, sarà molto utile anche uno studio man mano più approfondito, di questo contesto socio-culturale a livello italiano e più specificamente ancora a livello della nostra regione.

METE EDUCATIVE RELATIVE ALLE MEDIE INFERIORI

Prima Media

Obiettivo: autoconoscenza e presa di coscienza del proprio essere e crescere in una comunità o gruppo di appartenenza in cui operare in termini di fraternità, di solidarietà e responsabilità, in un ambiente, un mondo che è a tutti comune. Questo comporta una graduale conoscenza di se stesso e scoperta dell'altro come uno che mi appartiene e a cui appartengo (fraternità) e del mondo come ambiente di crescita.
Questa «scoperta» o presa di coscienza più viva di sé, degli altri, del mondo, tende a culminare in una ricerca del significato profondo del proprio essere e crescere, delle relazioni con gli altri, del vivere in questo mondo. Tutte queste realtà vengono allora «interrogate» perché ci rispondano, e considerate come «segni» di una realtà più profonda, che costituisce la scoperta più importante da fare. C'è qualcuno che mi parla attraverso questi segni? Ha parlato anche con altri segni più chiari ancora?
Il senso del proprio crescere con gli altri nel mondo si approfondisce allora nella «scoperta» ( = conoscenza, presa di coscienza nuova e più viva) di Cristo, attraverso la lettura di un Vangelo nelle sue linee essenziali, accentuando il messaggio che esso ha per un ragazzo d'oggi.

Seconda Media

Obiettivo: conoscenza di se stesso, che matura fisicamente (sessualità vista come valore da inglobare nel processo di maturazione affettiva) e che nella graduale presa di coscienza della propria capacità di operare motivate decisioni, comincia ad instaurare con i coetanei rapporti di amicizia (l'altro visto come tale in vista di un progetto non egoistico) e con gli adulti, rapporti di ricerca operativa-decisionale. Ciò comporta: apertura all'altro per l'altro, l'altro da amare come amico (ascoltare, comprendere, accettare, aiutare a migliorare, rispettare, impegnarsi per e con l'altro); conoscenza delle problematiche relative al sesso e della sua inclusione nell'amore (educazione sessuale); iniziare alla decisione motivata; capacità di rapporto con l'altro non in termini di opposizione, ma di comprensione e di aiuto; approfondimento della conoscenza dell'Altro-Cristo che cammina con noi, e della comunità in cui oggi lo possiamo incontrare e di fatto lo incontriamo: la Chiesa.
La «scoperta» del nostro profondo inserimento in un mondo in cui si cresce insieme (oppure non si cresce) tende a culminare nella ricerca del significato profondo del nostro «essere-con» ed «essere-per». È una realtà che deve essere «interrogata» perché ci risponda, e considerata come «segno» di una realtà più profonda: perché siamo fatti così? perché cresciamo solo se ci apriamo a «dare e ricevere» da tutti? Dove possiamo trovare la o le comunità in cui crescere?
Il senso del nostro esistere come «persone aperte a dare e ricevere» si approfondisce allora nella «scoperta» ( = conoscenza, presa di coscienza nuova e più via) della Chiesa in cui Cristo continua a vivere per opera dello Spirito Santo, radunando attorno a sé tutti gli uomini; scoperta fatta attraverso una lettura degli Atti degli Apostoli aperta ai problemi della Chiesa di oggi e dell'inserirsi in essa dei ragazzi preadolescenti.
Si ha l'inizio della vita di amicizia che va approfondita e compresa nei suoi dinamismi di amore. Si accentua il processo di desatellizzazione senza però spezzare i legami con gli adulti (famiglia), scoperta di una autonomia in una dipendenza diversa, e questo in vista di una capacità di scegliere, giudicare e decidere sulla base di valide motivazioni (anche nello studio). Inizia un progetto più realistico della propria vita, creativo e con una forte coscienza degli altri. La scoperta dell'altro, come diverso da sé e non in sua funzione, fonte di un progetto sempre meno egocentrico.

Terza Media

Obiettivo: studio e conoscenza di sé, sviluppando la capacità di impegno cristiano e sociale nel proprio ambiente, realizzando rapporti retti con l'altro sesso, con iniziale progettazione del sé (Io ideale), sulla scorta di autentici valori che interiorizzati e personalizzati possono diventare capaci di caratterizzarlo anche di fronte agli altri.
Conseguenze: affrontare i problemi di gestione del proprio ambiente (famiglia, scuola, istituto, parrocchia); conoscenza dei problemi socio-politici, culturali ed economici del proprio ambiente, famiglia compresa; problematiche relative all'altro sesso e incontri di reciproca conoscenza, rispetto e crescita; ricerca nella presentazione dei comuni progetti culturali di quei valori che meglio lo possano realizzare, come uomo aperto agli altri e al «trascendente», con chiara presentazione della proposta cristiana; approfondimento della vita di amicizia; portare il ragazzo a fare scelte attuali e prospettarsi scelte future. La scoperta di sé e del mondo, che è stata anche prima «attiva», si fa ora più impegnata.
I rapporti con la famiglia, con gli amici, con gli educatori e gli adulti in genere e con i problemi che assillano il mondo, ci pongono delle domande non solo sul «significato profondo» che sta dietro ad essi, ma anche un appello al nostro intervento. Che cosa faccio io con e per gli altri, in questo mondo? Che cosa sono chiamato a fare, e come?
L'appello ad agire e ad impegnarsi tende a culminare nella ricerca delle radici profonde dello stile di azione che caratterizza l'uomo e il cristiano, con una lettura appropriata del «Discorso della montagna» (e di altri passi della Scrittura, in particolare, come visione della meta a cui si tende, dell'Apocalisse), lettura fatta non solo nella prospettiva di «riflettere» o «approfondire», ma molto più in quella di «agire» e «attuare».
Uomo aperto agli altri verso una donazione di sé ed un amore oblativo (vera maturità). Inizio di un processo critico e di crisi relativo ai valori morali e religiosi, con accentuazione di problematiche affettive ed erotico-sessuali, emergenti dalla maturazione puberale.

PRINCIPI METODOLOGICI ISPIRATORI

È molto utile per l'educatore sintetizzare in alcuni principi, che servano da guida nell'operare, la nostra teoria della personalità, considerata anche nel suo sviluppo finale sempre aperto, i criteri sopra esposti e lo specifico salesiano. Accenniamo quindi ad alcuni principi, che tengano maggiormente conto della complessa realtà del divenire della persona umana e del fatto educativo.
Principio derivanti dalla personalità dell'educando:
– Principio della gradualità: l'educando non è mai fermo, ma in continuo movimento di crescenza, che esprime con tappe progressive di sviluppo. Esse vanno conosciute, rispettate e favorite (cf Cost. n. 25; CG21, n. 101).
– Principio dell'armonia: il processo di crescita deve essere tale da favorire l'armonico sviluppo di tutte le componenti della personalità del ragazzo, pur con una precisa gerarchia di valori.
– Principio dell'individualizzazione: il ragazzo deve essere trattato secondo le sue irrepetibili caratteristiche individuali, favorendo la piena espressione e la valorizzazione di sé.
– Principio della motivazione: abituare il ragazzo a scegliere e operare in modo libero e motivato, che evita forme abitudinarie, standardizzate e acritiche. Ciò esige anche da parte dell'educatore instaurare un rapporto più personalizzante, motivante e persuasivo.
– Principio dell'attivismo: imparare agendo, per saper calare i valori appresi nella vita concreta. Si opera così più facilmente una sintesi tra cultura e vita (cf «La Scuola Cattolica»).
Principi derivanti dalla vita di relazione:
– Principio della dinamica di gruppo: il soggetto va sempre colto non solo nella sua individualità, ma all'interno del gruppo in cui vive, con i dinamismi tipici ad esso. Questo comporta quindi la conoscenza e l'utilizzazione sul piano tecnico di tali dinamismi.
– Principio della socializzazione: il ragazzo nasce, si sviluppa e matura all'interno di una relazione. Questo comporta favorire in ogni modo l'apertura, l'incontro e l'esperienza con gli altri, ciò prevede il superamento di sé, attuando un atteggiamento oblativo.
– Principio della corresponsabilità: il soggetto deve essere gradualmente responsabilizzato a gestire la propria crescita insieme agli altri, nei diversi ambienti educativi dove è inserito.
– Principio dell'autonomia: la socializzazione non deve assorbire la spinta positiva di autonomia del soggetto, la quale anzi concorre ad esprimere la sua originalità. A tal fine deve essere aiutato ad essere se stesso nei rapporti con gli altri, con criticità, non in termini di contrapposizione.
– Principio della creatività: offrire ai ragazzi occasioni e stimoli per esprimere la loro originalità, con iniziativa e responsabilità, nella piena valorizzazione delle loro peculiarità (cf CG21 n. 102).
– Principio dell'espansione esperienziale: tutto l'intervento educativo-pastorale sia per quanto possibile accompagnato da esperienze atte a tradurre nel concreto i contenuti appresi.
– Principio dell'espansione sociale: lo sforzo educativo non deve essere solo rivolto ad una integrazione positiva nel gruppo attuale, ma atraverso la presa di coscienza delle relazioni sociali necessarie alla propria crescita ed attraverso graduali contatti con la realtà, lo si prepari all'assunzione di responsabilità nei contesti sociali, dove è chiamato a vivere.
– Principio dell'esemplarità: l'educazione si ponga come causa esemplare nel rapporto educativo, testimoniando la validità dei valori che presenta e vivendoli in prima persona con coerenza.

INTERVENTI EDUCATIVI

a livello di preadolescenti, raccordati con le mete educative generali e specifiche di questa età.
Gli interventi vengono distinti in tre gruppi:
1. Interventi offerti dalla Scuola Media e dalle sue discipline.
2. Interventi ludici, espressivi, culturali offerti dalla vita dell'Istituto come comunità educativa.
3. Interventi etico-religiosi offerti in parte dalla scuola e in parte dall'Istituto.
Nota generale:
Ogni intervento ha una sua finalità specifica, che va perseguita in primo luogo. Essa riguarda abilità, qualità, apprendimenti ben determinati. Qui non ci fermeremo a precisarli: è compito di ogni docente, educatore, animatore (sia pure ascoltando tutti gli altri, collegialmente, ecc.).
Quello che ci interessa di più in questa sede è il passo successivo: il dare almeno alcune esemplificazioni di come le finalità specifiche di ogni intervento possono contribuire a educare le qualità di fondo che costituiscono il progetto di uomo come meta finale a cui si tende, sia pure attraverso le mete educative differenziate e graduate per ogni ciclo di età.
Già nella serietà ed impegno nel conseguimento delle finalità specifiche, e nel conseguirle insieme, collaborando, come meta comune, sono presenti mete importanti del progetto di uomo.
Altre sono più presenti nel contenuto e nella motivazione e finalizzazione dei singoli interventi.

1. INTERVENTO SCUOLA

Esso è dato dal fatto scuola nel suo insieme (che nel nostro caso si specifica come scuola cattolica) e dalle singole discipline (nel nostro caso, quelle della Scuola Media italiana).

Il fatto scuola
Esso è descritto oggi come «luogo di formazione integrale attraverso l'assimilazione sistematica e critica della cultura» («La Scuola Cattolica», n. 26).
«La scuola è il luogo privilegiato di promozione integrale mediante l'incontro vivo e vitale con il patrimonio culturale» (ibid.).
Oggi si tende a sottolineare appunto che l'«assimilazione» non è pura «trasmissione» passiva, ma incontro vivo e vitale: «Ciò implica che tale incontro avvenga nella scuola sotto forma di elaborazione, cioè di confronto e di inserimento deí valori perenni nel contesto attuale: la cultura infatti, per essere educativa, deve innestarsi nelle problematiche del tempo in cui si svolge la vita del giovane. La scuola deve stimolare l'alunno all'esercizio dell'intelligenza sollecitando il dinamismo dell'elucidazione e della scoperta intellettuale ed esplicitando il senso delle esperienze e delle certezze vissute. Una scuola che non assolva questo compito e che, al contrario, offra delle elaborazioni prefabbricate, diventa per ciò stesso ostacolo allo sviluppo della personalità degli alunni» (Ib., n. 27). Le finalità della Scuola Media in Italia sono precisate dalla Legge Istitutiva e dalle Avvertenze ai programmi del 1963, come pure dai più recenti sviluppi sulla gestione collegiale della scuola: «scuola di tutti e per tutti»: partecipazione dei genitori e delle forze sociali, democratizzazione e uguaglianza delle opportunità.
Le finalità della scuola cattolica e della scuola in genere dal punto di vista cattolieo si possono ritrovare nel sopracitato documento sulla scuola cattolica: Compiti della scuola in genere (nn. 26-27); Scuola e concezione di vita (nn. 28-30); La scuola nella società attuale (nn. 31-32); Carattere specifico della scuola cattolica (nn. 33-37); Sintesi tra fede e cultura (nn. 38-43); Sintesi tra fede e vita (nn. 44-48); La scuola cattolica luogo d'incontro della comunità (educativa) cristiana (nn. 53-63).

ESEMPLIFICAZIONE

Come le singole discipline della Scuola Media possono contribuire alla «coscientizzazione», alla migliore conoscenza di sé, e della comunità e del mondo in cui si vive.
NB/1: Anche le singole indicazioni sono esemplificative: ogni docente le può migliorare molto, e ne può aggiungere altre.
NB/2: Le indicazioni qui date sono mete educative, pedagogiche, che presuppongono, come si è detto sopra, un previo impegno di conseguimento delle finalità specifiche, o obiettivi didattici specifici di ogni disciplina. Esempi dei due tipi di mete si possono ritrovare nelle indicazioni contenute nella «Scheda valutativa» dell'alunno, oggi in sperimentazione nella Scuola Media.
In generale
Le singole discipline della Scuola Media, nella loro stessa varietà, portano il ragazzo a scoprire varie dimensioni dell'uomo e di se stesso: senso etico-religioso, dimensione corporea, senso musicale ed artistico, capacità di linguaggio e di comunicazione: orale, scritta, gestuale, ecc., capacità di conoscere la (e immersione in) realtà presente e passata, capacità di analisi quantitativa e scientifica dei fatti, capacità di operare sulla realtà trasformandola, ecc. (homo sapiens, homo ludens, homo faber...).
Questo fatto dovrebbe essere opportunamente sottolineato nelle singole discipline, evidenziandone l'aspetto umanizzante, e trattato qualche volta anche nel suo insieme, come panoramica sull'uomo e sul valore umanizzante della scuola nel suo insieme: ciò andrebbe fatto sollecitando, in opportune assemblee, l'intervento dei ragazzi stessi, dei genitori, dei docenti.
In particolare

Lingua italiana
È una delle discipline che ha maggiori possibilità, perché non solo guida all'apprendimento tecnico del linguaggio, ma, attraverso di questo (linguaggio scritto, in particolare) mette in contatto (con la lettura) con contenuti conoscitivi, affettivi, artistici svariatissimi.
Espressione linguistica
– l'uomo è un essere che si esprime (l'animale no, o almeno in modo radicalmente diverso, privo di coscienza interiore riflessa)
– l'espressione linguistica è tra le più duttili, ma non l'unica via di espressione, l'unico linguaggio dell'uomo
– attraverso l'espressione linguistica si mira a porre il ragazzo in grado di «comprendere, ricordare, descrivere i propri sentimenti, i moti dell'animo, ecc., con oggettività» (Avvertenze ai programmi)
– anche a porre in grado di esprimere con chiarezza i contenuti trasmessi ed elaborati attraverso le altre discipline (Avvertenze).
Attraverso la lettura
– letture sul mondo, sull'uomo, sul ragazzo che cresce e i suoi problemi i vari generi di espressione, che fanno conoscere meglio diverse dimensioni dell'uomo e le coltivano: resoconto oggettivo, descrizione scientifica, narrazione letteraria, poesia (elementi fantastici, affettivi, estetici, ecc.).
Queste sono alcune esemplificazioni riguardantti la «scoperta» dell'uomo e la coscienza di sé, ma sia il linguaggio che i suoi contenuti offrono innumerevoli mezzi di sottolineare la solidarietà fra gli uomini, la corresponsabilità nell'originalità e nella libertà, ecc.

Storia
– conoscersi come io situato nel tempo
– io sono un essere in cammino, che cambia, cresce, che ha una sua storia, situata nella storia dell'umanità
– io sono un essere che riceve, che eredita, da tutta una storia
– conoscendo come sono vissuti altri uomini, quello che hanno fatto, sentito, operato, conosco meglio anche me stesso
– conosco l'uomo e me stesso come essere che opera, e mai con risultati indifferenti: o costruisce o distrugge
– interessante conoscere come è arrivata a me la civiltà, i valori di cui vivo: mezzi materiali, beni spirituali: di conoscenza, amore, morale, religione, ecc.
– la storia non è una realtà modificabile a capriccio: l'uomo maturo ricerca e rispetta i fatti come sono, la realtà, la verità.
Grandissime sono poi le possibili sottolineature della solidarietà e corresponsabilità nella storia passata e recente.

Geografia
– sono un io collocato in uno spazio e in un ambiente
– è importante conoscere come mi colloco in relazione con la natura, con l'ambiente, con le società umane
– rapporto tra crescita e ambiente
– conoscere l'ambiente in cui sono cresciuto e cresco mi aiuta a conoscere me stesso (compreso il paragone con altri ambienti: potevo crescere diversamente o non crescere affatto).
Quanto alla responsabilità e solidarietà, è forse la disciplina che offre più occasioni di sottolinearle: responsabilità ecologica; responsabilità edilizia (come si sono costruite certe città, o ambienti che uccidono l'uomo invece di aiutarlo a crescere); responsabilità nelle scelte produttive (non sempre si produce ciò che più fa crescere l'uomo, ecc.); complementarietà delle economie nel mondo, responsabilità per squilibri: tra industria e agricoltura, tra nazioni sviluppate o in sviluppo o in sottosviluppo, o in regresso, ecc. Lo stesso si poteva dire per la storia:
– le scelte storiche erano sempre inevitabili?
– le guerre fanno la storia? sono inevitabili?
– meccanismi che hanno portato a certe scelte
– valori morali che sostenevano determinate società
– senso dell'evoluzione verso un mondo migliore: valori, prese di coscienza che emergono dalla storia...

Lingua straniera
– ci sono vari modi di esprimersi, di pensare, di vivere le stesse cose
– superamento dell'etnocentrismo

Matematica e scienze
– linguaggio matematico e statistico per la conoscenza dell'uomo
– l'origine della vita e dell'uomo
– conoscenza di sé come corpo, interagente con l'ambiente fisico
– potere dell'uomo sulla natura.

Educazione artistica e musicale
– dimensioni originali dell'uomo

Educazione tecnica
– homo faber – potere sulla natura – superiore alle cose – signore dell'universo? Educazione fisica
– sono un essere corporeo – capace di espressione corporea – con limiti fisici – con possibilità fisiche.

2. INTERVENTI LUDICI - ESPRESSIVI - CULTURALI

Si tratta di interventi e attività in gran parte liberi e inseribili con una certa libertà nell'orario comune.
Si prestano quindi a un discorso di responsabilità, corresponsabilità, uso responsabile della libertà molto notevole, e che non va disatteso. Strutturazione, orari, organizzazione, ecc. si prestano a questo dialogo e a questo esercizio importante per la crescita del ragazzo.

Interventi e attività più comuni
Gioco e ricreazione; sport; passeggiate; canto; apprendimento di strumenti musicali; audizione musica; gruppo espressione; teatro, recital; feste, celebrazioni; cineforum; TV; lettura; corsi di traforo e altre abilità manuali; corsi di dattilografia; corsi di fotografia.

Interventi educativi
Prima meta: Presa di coscienza di sé
• Sport e gioco: aiuta alla scoperta di se stesso, delle proprie capacità, limiti. Per rendere tutto ciò più completo è bene variare le attività.
• Attività musicali: richiamano la propria sensibilità, le proprie inclinazioni, le caratteristiche tipiche del proprio carattere. A tal fine è necessario che i ragazzi siano guidati a fare un collegamento tra ciò che provano e il proprio carattere. Tutto questo è più arricchente nella realtà di un gruppo, con la scoperta delle diversità.
• Drammatizzazione: attraverso gesti, scelte di ruoli, modalità di intervento e di espressione il ragazzo rivela ciò che è e scopre le proprie capacità. L'importante è che l'educatore stimoli ad una espressione delle profondità del proprio essere. Tale attività è particolarmente indicata per i soggetti inibiti o complessati, dato il suo valore di liberazione.
• Hobbies: offrire una vasta gamma di scelte, per permettere di scoprire e manifestare capacità ed interessi latenti (esempio: fotografia, pittura, ceramica, traforo, dattilografia...).
• Mass-media: la scelta di determinate letture, di trasmissioni, films e l'identificazione con determinati personaggi rivelano le caratteristiche personali e gli ideali. L'educatore deve portare i ragazzi alla scoperta dei motivi delle proprie scelte, aiutando in tal modo l'approfondimento della conoscenza di sé.
Seconda meta: Solidarietà, senso dell'insieme
• Canto corale e attività espressive (strumenti, teatro, scenette...): educano alla sintonia con gli altri ed alla armonizzazione, educando la propria tendenza di emergere sugli altri, sviluppano il rispetto e la valorizzazione dei diversi ruoli.
• Passeggiate: è un momento privilegiato per il senso dell'insieme, l'attenzione a tutti, la collaborazione nel creare unità ed armonia, per creare nuove amicizie e approfondire il rapporto con gli altri.
• Sport e gioco: sviluppa il senso del gruppo, il valore di collaborare insieme, senza esclusione; il rispetto dei diversi ruoli, lasciando spazio ad ognuno. L'educatore per primo deve entrare in questa prospettiva, secondo il principio di esemplarità. L'elemento di competitività, di per sé positivo, deve essere ben dosato, in una giusta scala di valori.
• Feste: il gruppo si diverte veramente solo con l'apporto positivo di tutti, anche a livello di preparazione. Qui la funzione dell'educatore è essenziale per aiutare a creare il clima adatto.
Terza meta: Responsabilità
• Attività di gruppo: l'educatore deve sempre sviluppare il senso di responsabilità e corresponsabilità, in ogni attività di gruppo, non sostituendosi al ragazzo ma lasciandogli lo spazio per assumersi incarichi, sapersi gestire le varie attività ed incentivare la creatività e l'iniziativa personale.
• Sport e gioco: il ragazzo deve essere aiutato a considerare che tali attività dipendono molto dal proprio modo di porsi, sentendosi responsabile in prima persona del gruppo, non solo per l'organizzazione e l'andamento, ma anche per l'atteggiamento di fronte alle varie situazioni ed ai risultati.

3. INTERVENTI ETICO-RELIGIOSI

Prima meta: scoperta del Cristo e del mondo come luogo di segni che mi interpellano.
Tempo dello spirito: aiutare i ragazzi ad una sensibilità ed attenzione ai diversi segni presenti nella loro giornata, attraverso momenti di riflessione, di revisione guidata, discussione, confronto con la Parola di Dio, esperienza di preghiera... Attuando inoltre una catechesi esperienziale, occasionale, che non deve essere però frammentaria.
N.B. – Tale discorso vale per gli altri interventi etico-religiosi.
Seconda meta: senso ecclesiale, scoperta di sé in termini di oblatività.
Terza meta: senso del servizio, dell'apertura operativa come risposta alla proposta del Cristo.