Introduzione a: Scuola media e progetto educativo

Inserito in NPG annata 1978.


(NPG 1989-08-21)

Nel momento in cui la scuola media è sollecitata ad uno sforzo di qualificazione, i cristiani (e le comunità ecclesiali) seguendo l'ispirazione evangelica del loro servizio educativo, sono invitati ad assumere responsabilmente le nuove istanze ed a concepire un progetto educativo costruito attraverso un dialogo critico con tutti coloro che condividono le stesse scelte globali; un progetto che saldi l'unità dei vari interventi informativi-educativi e favorisca l'orientamento dei ragazzi e l'inserimento positivo nella società. Così facendo essi rispettano contemporaneamente la loro vocazione cristiana e l'autonomia laicale che va assicurata ai processi educativi. Essi infatti, senza pretendere di saperne di più perché cristiani, rifiutando tuttavia una educazione neutrale, qualificano il loro servizio, perché si ispirano fondamentalmente al messaggio evangelico. In un progetto di ispirazione cristiana essi ritrovano anche un compito per loro irrinunciabile: l'evangelizzazione. Non vogliono educare alla fede, approfittando del fatto che i ragazzi e le famiglie scelgono, per esempio, la scuola cattolica, ma pensano alla educazione alla fede come al modo più profondo di vivere il processo educativo. Sono in altre parole convinti che quando il processo educativo è vissuto in modo autentico, la proposta cristiana trova il terreno più adatto per svilupparsi, in modo unitario rispetto alla maturazione della persona.

Altre volte NPG ha trattato il problema della scuola. Rimandiamo i lettori soprattutto ai seguenti numeri monografici:
NPG n. 6-7/'73; 2/'74: «La scuola italiana oggi e domani».
NPG n. 9-10/'75: «La programmazione educativa nella scuola media».

FATTI

«Nel nostro paese ogni cittadino ha qualche legame con la scuola.
Ognuno ha frequentato la scuola per lunghi anni. E ognuno ha un suo parere sulla scuola: avremmo voluto studiare assai di più, o, al contrario, siamo rimasti assai contenti; già soltanto a parlare di quel periodo proviamo amarezza, oppure diventiamo entusiasti.
Alcune persone dicono: " Quanto sono fortunati i ragazzi di oggi perché la scuola di oggi è assai migliore di quella di un tempo ".
Altri invece dicono: "Oggi i ragazzi non imparano proprio nulla..."». La scuola è oggi al «centro del ciclone» della problematica sociale.
Sono molti a fare risalire a cause di disadattamento scolastico il malessere giovanile, un certo sfaldamento della società, la mancanza di ideali, il deprezzamento dei valori.
Sarebbe semplicistico addossare alla scuola o agli insegnanti l'intera responsabilità del quadro socio-educativo, ma non sarebbe altrettanto realistico nascondere le responsabilità di questa istituzione.
Parlando di «progetto educativo» pensiamo realmente a vaste possibilità che la scuola possiede nel proporre ai ragazzi un modello di vita. Dovendo iniziare il nostro «dossier», ci è sembrato logico ascoltare gli interessati. Avremmo voluto, e in un certo senso dovuto, dare la parola ai ragazzi, ai genitori, agli operatori sociali... In realtà ci siamo limitati ad ascoltare gli insegnanti. È stata una scelta operata anzitutto per una questione di spazio, ma anche perché riteniamo che più di ogni altra fascia di interessati, siano gli insegnanti ad essere più direttamente coinvolti nel tema del «dossier». Alle nostre domande risponderanno alcuni insegnanti delle scuole statali. Parecchie risposte appaiono chiaramente in linea risolutiva, altre, più problematiche, riportano opinioni personali o ripropongono ed amplificano gli interrogativi. La rivista li propone anzitutto come stimolo, perché si abbia una percezione viva dei problemi concreti, rimandando l'approfondimento di alcuni temi alla sezione «prospettive».

PROSPETTIVE

Il cristiano, consapevole di dover condividere l'esperienza di tutti gli uomini e di sviluppare all'interno di questa il suo servizio specifico, si chiede: quale deve essere la presenza del cristiano nella scuola media d'oggi? Consapevole della necessità di «rispettare» l'autonoma consistenza delle realtà umane (come è la scuola) e dell'irrinunciabile urgenza di annunciare Gesù Cristo, egli scopre che l'evangelizzazione è contemporaneamente testimonianza (impegno liberatore, da condividere con tutti) e annuncio (dare ragione della speranza che sostiene il suo impegno). La presenza del cristiano nella scuola è nella linea della testimonianza: impegno promozionale per fare della scuola un luogo di crescita, di liberazione e di umanizzazione dell'uomo, vissuto all'interno della novità di esistenza che Gesù Cristo dona.
Ma perché il servizio del cristiano nella scuola sia «serio» è indispensabile realizzarlo non solo nell'autonomia della realtà dell'educazione-istruzione, ma anche utilizzando tutti gli strumenti (eventualmente contestando quelli non promozionali ed elaborandone di alternativi) che l'istituzione scuola mette a disposizione. «Usare» significa: muoversi al loro interno, condividerne l'esercizio con coloro che si riconoscono nello stesso orizzonte antropologico, centrarli sull'uomo in crescita, usarli in direzione promozionale.
La scuola media quindi, che tra l'altro si qualifica come «essenzialmente formativa», diventa appello ai credenti per una realizzazione più convinta delle innovazioni strutturali e dello spirito che le anima.
È questo il senso dello studio di G. Proverbio, che analizza gli strumenti che la scuola media oggi offre per la promozione dell'uomo e ne indica nello stesso tempo l'uso corretto, promozionale, critico.
«Promozione dell'uomo» è ancora affermazione generica. Suggerisce un obiettivo che va concretizzato mediante riferimenti antropologici concreti: quale uomo, quale nuova relazione educativa può essere ipotizzata? In altre parole si richiede l'elaborazione di «materiali antropologici» su cui costruire un progetto educativo: quel progetto cui deve tendere l'istituzione scolastica, per essere promozionale, al cui servizo il cristiano
gioca la sua esperienza e competenza, illuminate dalla fede. La fede offre una ispirazione globale che permette al credente di realizzare una «ricerca orientata». Su questa linea si colloca lo studio di P. Gianola, che affronta direttamente il tema della realizzazione del progetto educativo, meta antropologica cui la scuola deve tendere per realizzare adeguatamente il suo compito.
La Chiesa attraverso la scuola cattolica afferma il diritto ad una presenza tra le altre istituzioni formative perché ha un servizio da proporre. I cristiani gestiscono le scuole per fare un servizio educativo ai ragazzi e ai giovani; e in questo realizzano la loro missione evangelizzatrice. Le due finalità «evangelizzazione e servizio educativo» non sono alternative, ma complementari: facendo bene il loro servizio educativo essi pongono
le premesse per consolidare il loro impegno di evangelizzazione. Ciò si traduce nella formula: educazione di ispirazione cristiana. Essa qualifica il servizio della scuola cattolica e permette alla Chiesa di essere presente in modo significativo nel pluralismo istituzionale attuale.
È questo il significato dello studio di J. Vecchi, che partendo dalla situazione concreta di una Congregazione che è largamente presente nel campo educativo-scolastico, sottolinea l'importanza che le scuole cattoliche si qualifichino sia come istituzioni scolastiche, sia come comunità di evangelizzazione.

PER L'AZIONE

L'ispirazione cristiana del progetto educativo si qualifica per una scelta radicale al centro di ogni intervento educativo pone la persona dei ragazzi concreti. Tutto il resto viene messo al loro servizio: comunità degli educatori, strutture, tradizioni, orari e impianti.
Questa centralità rischia tuttavia di non avere rifilessi pratici se non si traduc realmente in un progetto verbalizzato e vissuto, che non solo definisca con chiarezza le scelte culturali e la linea educativa, ma si renda garante nello stesso tempo della concretezza, della gradualità e della continuità dell'azione educativa.
Un progetto, costantemente aggiornato, usato come strumento di convergenza educativa e di coscientizzazione dei docenti, dei genitori e delle varie componenti sociali, diventa un indispensabile punto di riferimento per assicurai anche l'opportuna determinazione nel superare quelle forze oggettive già strutturate che lavorano talvolta anche inconsapevolmente contro una crescita armonica dei ragazzi.
Come può essere ipotizzata una linea di elaborazione tecnica del progetto educativo? Evidentemente dipende non solo dalle scelte di fondo di chi è chiamato a questa elaborazione, ma anche dalla situazione concreta socio-cultura della scuola. Per questo abbiamo rifiutato l'idea di proporre una stesura analitica di progetto, che rappresentasse per così dire la proposta redazionale, ed abbiamo optato per la rassegna di progetti concreti già realizzati e in uso in varie scuole, pur essendo consapevoli dei limiti che inevitabilmente presentano. Siamo convinti che questo materiale, oltre a dare testimonianza dello sforzo di alcune comunità educative per operare in una linea unitaria, rappresenta in ogni caso anche un utile materiale di confronto, dal quale si può partire per l'elaborazione di un nuovo progetto, maggiormente calibrato sulle proprie esigenze.
Ci sembra utile tuttavia far precedere alla rassegna dei «progetti», un contributo di P. Gianola, che presenta i criteri per una elaborazione tecnica di progetto.
Tali criteri trovano più ampia giustificazione e sviluppo nello studio riportato nella sezione «prospettive» di questo stesso dossier.