Progetti per una educazione globale nella scuola cattolica

Inserito in NPG annata 1975.


Un gruppo di educatori salesiani del Piemonte

(NPG 1975-09/10-37)

Un gruppo di educatori, responsabili di comunità educative salesiane, al termine di una settimana di studio sui problemi della scuola, hanno elaborato un documento-sintesi che riportiamo come stimolo a verifiche e confronti. Il testo, come si nota, ha una parte introduttiva che tende ad evidenziare problemi di tipo educativo e pastorale che devono stare a monte di ogni programmazione. Nella seconda parte, più direttamente operativa, sono indicate scelte ritenute prioritarie e sono offerti criteri concreti per la loro realizzazione. L'insieme di queste pagine può indicare ad altri educatori, operanti nella scuola cattolica, una linea di lavoro e suggerire piste.

PREMESSE

Tutti sentiamo il bisogno di programmare un rinnovamento dei nostri istituti educativi, per essere fedeli allo spirito e alla lettera del CGS e delle istanze pastorali offerte alla Chiesa italiana da «Il rinnovamento della catechesi».
La ricerca di un criterio oggettivo per questo rinnovamento porta a sottolineare la centralità della persona dei giovani, al cui servizio ci poniamo, come elemento prioritario di ogni fatto educativo e pastorale. Le nostre comunità faranno un vero servizio pastorale e quindi saranno fedeli a D. Bosco e alla missione che la Chiesa ci affida, se, in ogni intervento, sarà presente lo sforzo di comprendere ciò che i giovani e i ragazzi di fatto sono prima dei facili schemi con cui possiamo catalogarli, in base alle nostre strutture e alle nostre esperienze; per condurli da ciò che sono a ciò che dovrebbero essere, ad una vita cioè di fede matura, in un'adesione personale e gioiosa a Cristo risorto, nella Chiesa, per portare avanti la sua Pasqua.
I giovani oggi sono mutati. Ci sono tendenze in atto nel mondo giovanile di cui è necessario prendere coscienza.
aaaaVivendo all'interno di una società pluralistica e secolarizzata, ne soffrono i condizionamenti e ne percepiscono spontaneamente gli aneliti. Sentono che la Chiesa, come istituzione, tende a essere relegata alla marginalità, anche se propone valori che dovrebbero afferrare tutta la esistenza. Da una società centrata sul consumismo, assumono una mentalità edonistica.
Avvertono con chiarezza, anche sotto la spinta istintiva del marxismo (come fatto «culturale» prima che come ideologia) , il peso delle strutture in ogni gesto umano, e quindi sentono la necessità di impegnarsi a livello sociale.
Avvertono una precisa responsabilità nella storia, intesa come «cammino in avanti» per il servizio e la promozione dell'uomo.
Questo volto nuovo del giovane degli anni '70, conduce i nostri giovani al rifiuto di un modello ufficiale di «cristiano» (e quindi alla contestazione più o meno aperta a forme precostituite di proposta di fede) e nello stesso tempo al rifugio in un gruppo di coetanei, quasi per sfuggire alla pressione del mondo esterno.
Per molti, inoltre, la scoperta della politica genera crisi di fede. Questi fatti drammatici sono vissuti in prima persona solo da alcuni giovani. I ragazzi e i giovani delle nostre comunità forse ne sono lontani, almeno a livello riflesso. Qualcosa di questo si riflette nella loro dimensione vocazionale, maturandoli in un progetto di sé diverso da quello tradizionale. Per fedeltà a D. Bosco che sapeva leggere i tempi con preveggenza, sentiamo la responsabilità di impostare la nostra pastorale giovanile tenendo in attenzione le istanze sopra ricordate, per non correre il rischio di trovarci presto travolti dalla vita che incombe.
D'altra parte la nostra vocazione ci chiede di educare giovani capaci di immettersi responsabilmente nella vita con un preciso impegno di promozione che coinvolga la propria fede e la propria identità cristiana. Nelle nostre comunità siamo a contatto soprattutto con preadolescenti. Ma non per questo è possibile evadere i problemi sopra ricordati. Anche i ragazzi vivono dentro queste tensioni, perché è l'aria che essi respirano che ne è pregna e sono chiamati a esserne sempre più all'interno, proprio a partire dalla loro identità umana e cristiana.
L'educatore accorto non anticipa problemi e preoccupazioni sproporzionate alla reale età, ma con sano realismo e profonda fede, prevede e anticipa il cammino della storia, teso a creare nell'oggi i cristiani maturi di domani.
Per questo ci pare di concludere sottolineando l'impossibilità di ignorare il peso di questi fenomeni, nel momento in cui siamo chiamati a progettare un rinnovamento pastorale dei nostri istituti.

LINEE E URGENZE PASTORALI

Come educatori della fede, abbiamo letto le esigenze presenti in questi fatti e nella descrizione del mondo giovanile attuale. A questi principi vogliamo adeguare la nostra azione pastorale, per fedeltà a D. Bosco e alla Chiesa Italiana. In concreto, ci pare che la nostra azione pastorale sia chiamata oggi a convertirsi a queste esigenze:

1. Esigenza di amare i giovani di un amore pieno e aperto come quello di D. Bosco «amate ciò che amano i giovani, ed essi ameranno ciò che amate voi...».
Un amore vero diventa compartecipazione, ricerca, presenza, collaborazione e condivisione, coraggio, sacrificio e creatività.

2. Esigenza di educare alla criticità, per favorire scelte personali in un contesto pluralista come è quello in cui viviamo e soprattutto vivono i nostri giovani.
L'educazione alla criticità deve aver inizio anche nella preadolescenza. Per noi «educazione alla criticità» significa abitudine costante a leggere la realtà fino in fondo, per non lasciarsi catturare a priori da nessuna proposta, sapendo accettare con entusiasmo ciò che è positivo e contestando quanto occorre con la luce e la forza della Parola di Dio.

3. Esigenza di prendere con serietà la vita quotidiana, in ogni intervento pastorale.
La vita quotidiana è il luogo teologico in cui noi e i nostri giovani giochiamo la nostra salvezza. Non è quindi l'occasione per un discorso di fede, ma il «pane» che va lievitato dalla Parola di Dio. Per questo un progetto di educazione alla fede avviene oggi all'interno di un processo di umanizzazione e di educazione.

4. Esigenza di una fede impegnata per la promozione della giustizia. L'«impegno politico», come si dice oggi, è un criterio di verifica del nostro impegno educativo. La nostra educazione deve convertirsi in «educazione liberatrice», tesa cioè a liberare il giovane dai condizionamenti che soffre e a proiettarlo in un impegno sul sociale, per essere promotore di liberazione per tutti coloro che a più titoli sono «oppressi».

5. Esigenza di esperienze intense di vita cristiana, per i giovani più qualificati e sensibili nella fede, per aiutarli a vivere la propria identità cristiana in forma esplicita, in un mondo che tende a relegare la vita di fede al solo livello implicito.

6. Esigenza di educare ad atteggiamenti che facciano da sostegno alla vita di fede matura.
L'istituto dovrà continuamente verificare il tipo di educazione indiretta che propone (gratuità o arrivismo – servizio o competitività – risultato facile o accettazione della «morte come strada alla vita» – tempi lunghi o tempi brevi – comodismo o capacità di sacrificio) , per non passare con i fatti un'educazione contraddittoria a quella che proclama con i «programmi» e le parole e per non favorire di conseguenza una disintegrazione tra fede e vita.

7. Esigenza di afferrare il giovane nella totalità della sua persona e quindi necessità di creare una pastorale a tre dimensioni: formazione di una mentalità di fede, di un'attività come collaborazione alla Pasqua, di una esperienza di comunione e di matura vita di gruppo da essere esperienza di chiesa.
Gli interventi educativi dovranno essere preoccupati di far spazio a questi settori di azione educativa, per non ridursi alla pastorale della sola parola.

8. Esigenza del gruppo come spazio normale per l'educazione, per il sostegno che ne proviene nella circolazione dei valori. Per giungere alla vera esperienza di gruppo come fatto educativo urgente è indispensabile trasformare le classi in veri gruppi primari e promuovere gruppi, spontanei nel momento dell'origine, ma profondamente animati nel momento della conduzione, nel quadro normale della vita dell'istituto.

9. Esigenza di educare ad una preghiera e ad una partecipazione alla liturgia che parta dalla vita e investa la vita, ma sappia, nel contempo, aprire alla scoperta della gratuità e della alterità nel dialogo con Dio. Questa esigenza connota immediatamente: creatività e duttilità nella preghiera, il gruppo come suo luogo normale, il graduale inserimento nella preghiera ufficiale della chiesa, la partecipazione ad esperienze di intensa preghiera, la revisione di schemi rigidi e di mentalità formalistiche.

PROPOSTE OPERATIVE

La vita normale dell'istituto è il luogo in cui si vive questo rinnovato impegno pastorale. Non possiamo pensare di fare una scuola «comunque», nell'attesa di intervenire in altri momenti più qualificati; né di ridurre l'educazione liturgica al solo momento delle celebrazioni; né tanto meno di progettare un tipo di associazionismo adatto per il tempo libero. In base a queste istanze, i Confratelli partecipanti alla «settimana» propongono queste annotazioni operative, per un rinnovamento della pastorale giovanile dei nostri istituti.

Comunità educativa

a) Sottolineiamo il fatto che la comunità educativa nella sua totalità è composta in corresponsabilità dalla comunità salesiana, dai giovani e dai loro genitori e da esperti.
Poiché l'azione educativa avviene nella chiesa locale, vanno previsti i continui necessari contatti.

b) Sottolineiamo l'assoluta importanza di una leale collaborazione tra tutti i membri della comunità educativa, pur nella diversità di mentalità, di idee.
Il servizio educativo costringe gli educatori ad un lavoro continuo di ricerca di comunione.

c) La comunità educativa potrà progettare mete educative, all'inizio di ogni anno. Ci sembrano prioritarie le seguenti:
– favorire nei giovani la coscienza e la graduale maturazione nell'esercizio della propria libertà, responsabilità, creatività;
– spingere all'impegno politico attraverso una conoscenza dei grandi problemi del mondo e dell'ambiente concreto in cui si vive ed una azione responsabile per la liberazione e la giustizia;
– guidare a scoprire il servizio agli altri come realizzazione di una azione esplicitamente apostolica e missionaria.

d) La comunità educativa verifichi frequentemente e periodicamente il suo impegno. La comunità salesiana soprattutto è chiamata a questa verifica continua allo scopo di essere una comunità di fede, di amore e di promozione umana e cristiana dei giovani e di confrontare la graduale realizzazione delle mete educative che ci sono proposte, per esempio attraverso meditazioni comunitarie, celebrazioni eucaristiche, assemblea, revisione di vita...

e) La comunità salesiana faccia partecipare i ragazzi alle proprie attività apostoliche, nel limite del possibile, o almeno interessi e partecipi loro il proprio entusiasmo.

f) Ogni piano pastorale muove i suoi passi dalla conoscenza totale del ragazzo. Per questo in ogni comunità vanno previsti i mezzi sufficienti e adeguati (medico, psicologo, sociologo, pedagogista...).

Scuola e catechesi

a) Sottolineiamo la necessaria umanizzazione dei contenuti dell'insegnamento scolastico: tutte le materie devono, secondo ambiti specifici, rivelare al ragazzo l'uomo nella sua storia, l'opera di Dio e la collaborazione dell'uomo nello sviluppo della creazione, la responsabilità dell'uomo nel successo e nell'insuccesso di questo progetto.
Questa umanizzazione dell'insegnamento creerà una continuità per la rivelazione, intesa come manifestazione esplicita del piano di salvezza di Dio all'interno dei dinamismi della storia dell'uomo.
In questa dinamica si situa anche l'istruttore professionale con il compito tutto speciale di creare con i fatti la coscienza che la professione e il lavoro futuro vanno vissuti come impegno e non come strumento di guadagno e di arrampicatura sociale.

b) Per fare della scuola un vero spazio educativo umano maturo, è necessario evitare lo spirito di competitività, il desiderio eccessivo del successo personale; si deve invece educare alla collaborazione e al progresso comunitario.
Si suggeriscono alcuni dei seguenti mezzi:
– lavoro a gruppi, ben impostato per favorire il lavoro reale di tutti;
– aiuto di chi ha di più, anche come intelligenza, verso chi possiede di meno;
– non dare troppo valore al voto come tale;
– invitare a fare gratuitamente alcuni servizi: per esempio, portare dei libri di lettura o per ricerche;
– partecipare alle gioie e ai dolori dei compagni;
– creazione di iniziative di classe, per il bene della comunità o di altre persone fuori della comunità.

c) È necessario abituare alla criticità, partendo dalla vita quotidiana (fatti e giornali, cinema e televisione...).
Questo atteggiamento educa ad un uso maturo dei mezzi di comunicazione sociale e inizia un vero processo di liberazione dai condizionamenti.

d) Ogni insegnante abbia continuamente la coscienza che l'insegnamento che gli è affidato è prima di tutto una missione apostolica e pastorale.

c) Nello spirito della leale collaborazione a livello di insegnanti e di educatori si ricorda l'importanza del consiglio di classe.
Per la retta gestione di questo consiglio, siamo chiamati ad osservare lo spirito e la lettera delle norme di legge.
Il consiglio di classe deve diventare il promotore di
– unitarietà di indirizzo didattico;
– pastoralizzazione della scuola;
– conoscenza approfondita del ragazzo;
– verifica dei piani di lavoro.
Al consiglio di classe si raccomanda la partecipazione dei rappresentanti; dei genitori per una retta corresponsabilità educativa.

f) Per un retto servizio pastorale ed educativo ai giovani, ogni insegnante abbia nei limiti del possibile, l'opportunità di seguire i giovani nell'intero ciclo formativo.

g) L'impegno educativo chiede a chi lo gestisce il coraggio di un continuo e disponibile aggiornamento (didattico, psicologico, pastorale) anche in vista del compito di testimonianza di scuola di piena educazione chiesto alla scuola cattolica.

h) Un ruolo speciale nel momento pastorale della scuola è coperto dall'insegnamento della religione, come momento formale della catechesi. Esso insegnamento ha il compito di mostrare che il cristianesimo è l'unica risposta concreta, definitiva dei problemi e delle esigenze personali dei giovani e della comunità umana, offrendo anche quell'aspetto di novità e di apertura verso un futuro di cui tanto oggi i giovani sentono l'urgenza. Per non tradire queste attese, l'insegnamento della religione va affidato a confratelli capaci e qualificati, disposti ad un continuo processo di riqualificazione teologica e pastorale.

Preghiera e liturgia

a) Ricordiamo che la vita di preghiera dei giovani dipende in buona parte dalla testimonianza di preghiera che offre la comunità salesiana. Questo ci impegna e ci responsabilizza!

b) Nel proporre una partecipazione alla preghiera e quindi nell'organizzare il quadro della vita liturgica dell'istituto, è necessario tener conto del livello di fede reale dei giovani.
Quindi, tra l'altro, la comunità studi le forme proporzionate (messe a gruppi, partecipazione alle messe della comunità salesiana con ruolo di attori e non di semplici spettatori...) per condurre i giovani alla gioiosa, vissuta, intensa partecipazione all'Eucaristia.
L'educazione alla partecipazione e alla «scoperta della Messa» è lenta e graduale, ma comunque sempre frutto di convergenza dell'impegno educativo di tutta la comunità e di riflessione e di esperienza particolarmente significative.

c) Anche nei casi in cui i giovani non partecipino quotidianamente all'Eucaristia, è compito della comunità fornire un momento tranquillo e preparato di preghiera quotidiana.

d) E necessario programmare dei veri momenti di «scuola di preghiera», per educare e formare alla preghiera; quindi gli educatori e gli animatori di gruppi e della casa prevedano questi momenti di formazione, anche attraverso la partecipazione ad esperienze significative di preghiera fuori casa.
È necessario sempre che la preghiera della comunità o del gruppo sia accuratamente preparata, perché è pregando «bene» che si impara a pregare. I responsabili sentano questa preparazione come esplicito dovere professionale, a cui dedicare tempo, lavoro e studio.
Per una preghiera «incarnata», dovranno essere tenute in conto le situazioni reali in cui i giovani vivono e gli avvenimenti storici (storia della salvezza, fatti attuali del mondo, della chiesa, della casa, dei gruppi e dei singoli).

e) Per creare duttilità e inventiva nella preghiera, si studino la opportunità e le modalità delle preghiere comunitarie prima e dopo certi momenti ed azioni lungo il giorno.
Si rendono necessari gli opportuni esperimenti da verificare e giudicare.

f) Si approfondisca e si educhi al senso del peccato nel suo aspetto personale, sociale ed ecclesiale e si realizzi, soprattutto nei momenti forti delle feste liturgiche e dei ritiri, la celebrazione comunitaria della penitenza e della riconciliazione con la chiesa e con Dio.

g) Si mettano in giusto rilievo anche quelle feste della Madonna e dei nostri patroni, caratteristiche dello spirito salesiano.

Associazionismo e vita di gruppo

a) Per la conduzione matura dei gruppi è indispensabile la figura dell'animatore. Qualificarsi è esigenza professionale.

b) La vita di gruppo è di rilevante importanza come elemento educativo del ragazzo e del giovane. Quindi prevederne l'esigenza, l'esistenza e l'attività diventa impegno prioritario nella gestione pastorale. Coloro che hanno la responsabilità dei gruppi situino, anche nella divisione del tempo, questo loro incarico come fatto ufficiale (sullo stesso piano delle «ore di scuola»!).

c) Accettare la vita di gruppo come momento educativo comporta il coraggio di pagare la tassa della «vitalità» dei gruppi: un accentuato «movimento» nella casa e nella comunità, che potrebbe, forse, turbare il ritmo ordinario.

d) Il primo e più naturale gruppo di appartenenza è la classe scolastica. Il responsabile di classe dovrà lavorare per trasformarla in vero gruppo primario.

e) È necessario curare in modo particolare i leaders dei gruppi con un efficiente gruppo di riferimento. Questo significa, tra l'altro, la loro corresponsabilizzazione nell'opera educativa e nella gestione ordinaria della casa.

Rapporti con le famiglie dei giovani

L'opera educativa deve prevedere una corresponsabilità con i genitori che ne sono i primi e primordiali responsabili.
In concreto questo fatto comporta:
– avere incontri periodici con i genitori, per poter conoscere meglio l'ambiente di vita dei ragazzi e per impegnare i genitori stessi nell'opera educativa;
– creare e responsabilizzare il consiglio dei genitori;
– affidare qualche diretto compito educativo;
– prevedere qualche momento di spiritualità (ritiri) con e per i genitori;
– far giungere ai genitori il messaggio di una vita cristiana impegnata attraverso i ragazzi stessi.