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    Doppiovù



    (NPG 1978-02-21)


    Della rivista DOPPIOVÙ , che ha cominciato ad uscire nell'ottobre 1976, abbiamo esaminato i primi due numeri. Ecco i risultati.

    0. PROSPETTIVE PROGRAMMATICHE

    La rivista: un mensile per giovani dai 14 ai 19 anni, edito da Mondadori, 96 pagine, L. 500. Parte subito, all'improvviso, ben programmata ideologicamente, commercialmente, economicamente.
    – Una caratteristica curiosa: direttore responsabile, redazione (6 persone), segreteria dí redazione, consulenza artistica: tutte donne.
    – Altra caratteristica di partenza, il paternalismo: «W è un simbolo vincente, perché si sdoppia a piacere (viva noi)..., perché è un grido: voglia di fare qualcosa con voi, voglia di ascoltarvi senza pregiudizi, di parlarvi, di esservi utili, di divertirvi... Siate voi a condurre i dibattiti..., a confrontare esperienze e problemi» (1,1).
    – «Una rivista che vuol esser fatta con voi e non per voi o al di sopra di voi» (inserto, 1,49).
    – Subito nel secondo numero, mentre si ammette che «per motivi tecnici il giornale viene preparato con anticipo» (2,10), nel frontespizio già si proclama che «la proposta di partecipare è stata accolta con entusiasmo: vi state facendo vivi con un vero contributo d'idee da tutta Italia» (2,1).
    – Già ad una prima lettura affiora un giovanilismo per consumo politico. Risultano imbanditi tutti gli argomenti che possano piacere ai giovani. Il tuttc ideologicamente ben qualificato.
    Musica (naturalmente leggera). Sport. Scuola (o più esattamente: contestazione scolastica). Costume (senza i tabù). Politica (di sinistra inoltrata). Religione (per screditarla).
    Rassenga di film «più significativi»; di cineclub «impegnati»; di teatri «menc tradizionali»; di «eminenti di informazione democratica» («le più combattive quelle che nonostante tutto sono riuscite a mantenere, almeno fino a oggi, il lorc spazio vitale» (1,84): per una di queste trasmittenti si notifica che ha «spazi autogestiti dalle donne, dai militari e dagli omosessuali» (1,84).
    Poi, la pubblicità del solito consumismo.
    Si aggiunga che le illustrazioni degli articoli e della pubblicità concedono pocc al «voyeurismo maschile».
    «Le idee» in genere non sono presentate dalla redazione come proprie. Sonc messe in bocca a giovani intervistati, o ospitati in tavole rotonde. La redazione naturalmente, le ha selezionate per bene. E prima ancora ha selezionato i giovani

    1. DIMENSIONE PERSONA

    1.1 LIBERTÀ - RESPONSABILITÀ
    Lo spontaneismo è issato a bandiera: «W si sdoppia a piacere: vietato vietare (Frontespizio del primo numero).
    Volgarità e parolacce accreditano un certo tipo di «femminilità» delle redal trici e additano la strada dell'emancipazione giovanile:
    cazzo (1,2 1,13 1,27); cazzate (2,16); stronzo (1,28); merda ( 1,14 ); cul (1,28); puttana (1,21 1,80); casino (1,65 2,14); finocchio (1,82); affancul (2,15); scopare (1,27 1,81 2,16); inculare (2,14).
    Viene denunciata la mancata possibilità di «essere liberi», ma generalment viene addebitata alle «strutture».
    – Sul problema della droga e del recupero dei drogati tiene banco... Dario Fc le cui tesi principali sono: Il problema di fondo è il problema della disgregazione sociale, culturale, politica» (1,16); «Sono i rapporti di classe che devono cambiare, i rapporti di proprietà, di produzione, di economia, di sfruttamento, ecc.» (1,16).
    Paradigmatica, per Fo, l'esperienza cinese di Mao che ha risolto il problema dei 40 milioni di drogati lasciati da Chiang Kaishek perché: «c'è stato un movimento di classe enorme, c'è stata una coscienza di lotta straordinaria. Magari perdendo come lotta sul piano dei diritti civili, però ha determinato una presa di coscienza e un'aggregazione effettiva» (1,16).
    Alcune modalità e mete di «libertà»:
    – «Libertà e indipendenza richiedono sempre qualche sacrificio, e il ciclomotore è un modo di essere liberi e indipendenti» (1,56) (nb: non è un lancio pubblicitario di ciclomotori).
    – «NIENTE RIFORMA SENZA FEMMINISMO» (2,21). t il proclama. Poi vengono elencate alcune richieste avanzate dai collettivi femminili delle scuole romane (dopo aver ricordato che nel corteo di un imponente sciopero «i maschi venivano in coda o ai lati, in posizione secondaria, mentre erano le studentesse a reggere le bandiere, gli striscioni e a scandire gli slogan» (2,21):
    «1) abolizione delle scuole " femminili " perché riproducono una divisione dei ruoli sessuali e creano una subalternità nel mercato del lavoro;
    2) abolizione di tutte le materie antifemministe o dei contenuti antifemministi delle medesime;
    3) apertura dei consultori gestiti dalle donne nelle scuole e nei quartieri;
    4) corsi di educazione sessuale, impartita nelle scuole e controllata dalle studentesse perché la medicina non sia più l'acquisizione di pochi ma un momento socializzato tra medico e utente;
    5) distribuzione gratuita degli anticoncezionali anche per le minorenni;
    6) aborto libero gratuito e assistito» (2,21).

    1.2 AMORE - SESSUALITÀ
    La virilità della donna e la sua forza d'urto nelle rivendicazioni «civili» sono valori altamente apprezzati:
    – Un simpatico modello di donna nella «miliziana» di Mao Tse-Tung: «Le donne della Cina / nutrono strane ambizioni / non amano vestirsi di rosso / amano vestirsi da soldato» (1,10).
    – Nel presentare il libro e le idee de L'AVVENTUROSA STORIA DEL FEMMINISMO, l'autore – Gabriella Parca – dà come acquisito: «nei momenti più importanti della lotta, come in quello attuale per la liberalizzazione dell'aborto, l'unità delle donne è assoluta e fuori discussione» (1,10).
    Libertà sessuale e aborto sono comportamenti scontati per la realizzazione del giovane d'oggi.
    All'insegna di «ABORTO LIBERO» viene imbastita una tavola rotonda sul tema: «PUÒ CAPITARE A TUTTI, SI FA ALL'AMORE E LA RAGAllA RESTA INCINTA. COSA FATE?» fra studenti di un liceo scientifico, i quali «hanno preferito non essere fotografati» per evitare ulteriori fastidi.
    Più che la volontà di ricerca è una cucitura di tesi già date come pacificamente acquisite; quali:
    a) «Le donne hanno fatto dell'aborto una bandiera per affermare la loro autonomia» (1,80).
    b) «Anch'io se restassi incinta non avrei problemi morali» (1,80).
    c) «Noi sappiamo benissimo che delle regolari esperienze sessuali sono importanti per avere una psiche equilibrata e sappiamo anche di che mezzi si servono per non farci arrivare a una corretta visione del sesso» (1,81): cattiva educazione sessuale, mancata diffusione di anticoncezionali, ignoranza in genere e istillazione della paura di rimanere incinta, in particolare.
    d) «Risolvere il problema dell'aborto significa risolvere il problema della libertà sessuale e tutti gli altri problemi creati da una falsa moralità che pretendono di presentarci come moralità universale» (1,82).
    e) «La violenza con cui vengono imposte determinate idee, e parlo di violenza morale crea dei conflitti interiori terribili. Basta pensare al documento della Chiesa sul sesso alle parole del Cardinale di Milano, contro la soluzione degli aborti terapeutici adottata nei confronti delle donne di Seveso» (1,82).
    Viene presentato il libro sequestrato «PORCI CON LE ALI», «uno dei più grossi successi editoriali della stagione» (2,12): riguarda il come si vive la sessualità a 16 anni.
    Si presenta lo schema del contenuto (per chi magari lo ignorasse, ora che è sequestrato) (2,13). Poi c'è un'intervista di sedicenni fatta agli autori MARCO LOMBARDO RA. DICE (medico psicologo, 27 anni) e LIDIA RAVERA (giornalista, 25 anni). Ecce alcune tesi fatte emergere da questo «libro didascalico» (2,14):
    a) «La mia esperienza, purtroppo, è che non ho avuto mai dei rapporti in cui sesso amore si sono unificati, c'è stato o un amore platonico, non completato dal sesso, c sesso fine a se stesso senza componenti affettive» (2,14).
    b) «Anche essere " femminista " fa parte del conformismo di sinistra. Un altro aspettc di questo conformismo riguarda proprio il sesso per cui a 16 anni è quasi un doveri aver fatto o fare delle esperienze sessuali per non sentirsi frustrati o inibiti... Molte mie compagne di classe si sentono " emancipate " perché hanno le loro brave esperienze sessuali né più né meno come i maschietti. Perdere la verginità, per una ragazza d'oggi significa apparire " disinibita " e mettersi al livello delle compagne più scafate. Così cadiamo nel conformismo dell'anticonformismo. Questa visione distorta dell'emancipazione femminile conduce le ragazze ad una ulteriore confusione» (2,16).
    c) «Il problema fondamentale è il passaggio dalla vera e seria repressione sessuale alla cosiddetta liberalizzazione sessuale. Noi viviamo una fase intermedia tra la vecchia morale sessualmente repressiva, quella di stampo cattolico per intenderci, e una fase d: sessualità completamente liberata... Ci troviamo in una fase intermedia molto pericolosa perché è facilmente recuperabile dalla classe dominante. Infatti, il dover fare certe esperienze sessuali entro una certa età, come per esempio perdere la verginità o aver molti rapporti, denota una matrice borghese che esiste in molti giovani» (2,16).
    d) «La vita dei sedicenni è fatta di esperienze sessuali, ma anche, e soprattutto, di amicizia, di politica, di gruppo...» (2,13).
    Rovesciamento dei tabù: è vietato «ragionare» dignitosamente del sesso.
    Riportando la notizia del sequestro (e son così due i sequestri... notificati!) dell ENCICLOPEDIA DELLA VITA SESSUALE edita da Mondadori (e «questi fatti accadono nel 1976, nel Trentino, nota provincia bianca dove esistono maestre che ritengono pornografico qualsiasi disegno attinente al sesso» [2,23]), l'articolo è intitolato.. «PARLARE DI SESSO È SEMPRE PECCATO» (2,23).

    1.3 DIVERTIMENTO - SPORT
    Per la musica (leggera) si ha un particolare fiuto non alla qualità ma alla strumen talizzazione politica che se ne deve fare:
    – Il cantautore FRANCESCO GUCCINI, il quale «ama i gatti, le ragazze, il tabacco da pipa, il buon vino, le camminate a piedi» (1,26), ammette di essere spesso volutamente volgare, di dire parolacce (1,27); ma soprattutto non sdegna l'«utilità artistica» (1,26) della canzone per piazzare la sua ideologia (contestazione della borghesia) e costruirsi il divismo dell'antidivismo.
    – Viene presentato il complesso musicale INTI ILLIMANI, impegnato, nelle file del partito comunista, a costruire il nuovo Cile con le proprie canzoni: «Non siamo cantanti, siamo militanti politici che cantano» (1,27).
    Anche il binomio sport-politica è un canone sacro.
    Presentando il medagliere che Cuba s'è guadagnato alle Olimpiadi dí Montreal, si mettono in luce «i legami profondi tra lo sviluppo sportivo di Cuba e le conquiste economiche e politiche che lo hanno reso possibile».
    Mentre si nota che «i fautori della partecipazione italiana alla finale di coppa Davis in Cile, pretendono che lo sport sia disincarnato dalla politica» (2,9).
    Il femminismo non va dimenticato nemmeno quando si presenta lo «sport del mese». Si intervista e sí va a scuola (non solo sportiva) da una donna.
    Per il TENNIS viene intervistata una ragazza di 16 anni, MANUELA ZONI, vincitrice (nel 1976) dei campionati italiani «indoor» di r categoria.
    Alla domanda se si sente realizzata col tennis o se aspiri a qualcos'altro, la ragazza risponde: «Adesso come adesso che ho 16 anni, mi va anche bene solo il tennis. Rinunce a parte..., mi permette di girare l'Europa, quindi anche di divertirmi, di fare una vita che poche ragazze della mia età possono fare» (1,38) «Il pubblico, con la storia che sono giovane, mi vizia... Colpa anche della stampa che tende a fare degli atleti che riescono in uno sport dei miti, dei personaggi. Succede soprattutto in Italia: se vinci ti portano alle stelle e se perdi ti distruggono» (1,39).
    Per il BASKET viene intervistata MABEL BOCCHI, la quale risponde ad alcune domande:
    Come concili lo sport con il resto? «C'è poco da conciliare. Rinuncio a tante cose. Io non so cosa voglia dire andare al cinema, a ballare, improvvisare una gita in montagna o al mare. Gli allenamenti li faccio nel tardo pomeriggio e perciò vincolano- le mie serate e nei week-end ci sono le trasferte, le partite di campionato, ecc.» (2,43).
    Qualche consiglio ai giovani? «In campo e fuori, l'importante è essere altruista, giova al gioco e alla squadra. È uno sport di gruppo che si basa sulla collaborazione che non consente egoismi o individualismi» (2,43).
    Si auspica, nell'additare l'ideale delle competizioni motociclistiche («A 14 ANNI PUOI ESSERE CAMPIONE») una maggiore accessibilità in quel mondo a due ruote, alludendo ad una non meglio precisata «età dell'oro».
    «Tutto ciò può e deve cambiare, in un prossimo futuro, perché il motociclismo non sia riservato a pochi ricchi o fortunati, ma torni ad essere disponibile ai più» (1,60).

    1.4 ALTRI INTERESSI O VALORI
    «Essere o non essere... consumista»: ecco il problema:
    – Nella rubrica SCUOLA APERTA un giovane si fa portavoce di una denuncia: «Mi rendo conto che questa società consumista, con i suoi miti e le sue mode, ha condizionato gli studenti al punto da non farli pensare ad altro che alla moto e alle ragazze» (1,21).
    Vediamo come «risponde» DOPPIOVÙ:
    – C'è la rubrica «BABILONIA» aperta «a chiunque voglia inviare messaggi, dare consigli, vendere o comprare qualcosa, proporre scambi, segnalare iniziative» (1,2; 2,2). È una specie di pubblicità economica (anzi gratuita), che ospita di tutto. Dagli appelli del cuore tipo «stampa rosa» (Sandra, scusa! Ti amo ancora! Metti da parte l'orgoglio, e rispondi. Piero), al bisogno di rompere la solitudine adolescenziale (Vorrei corrispondere, e conoscere nuovi amici...). Dai baratti infantili (Collezione intera di Diabolik vendo; Vendo testi scolastici usati), agli animaletti (Tartarughine di mare cercano collocazione). Dalle proposte di lavoro (Disponibile come baby sitter, anche per cani e gatti), alle richieste più impensate (Conoscete qualcuno che fa tatuaggi?). Una casa di confezioni «estende l'IDEOLOGIA JEANS oltre la cintura» (2,68). La Parker è reclamizzata come «la penna per chi vive e scrive come vuole» (2,75). Tra i vari modi di occupare il tempo libero, viene indicato la collezione di oggetti, non escluse vecchie saponette per puntare con esse anche a una «pop-art» (1,54).
    – Doppiovù, pur invitando i giovani a contestare la società, le istituzioni, il capitalismo, finisce per propinare ai giovani le consuete ricette consumistiche... Ogni fascicolo ha qualche articolo apparentemente «redazionale» ma in realtà «pubblicitario», che conclude con il tagliando da compilare, staccare e spedire.
    A prima vista stupisce in Doppiovù la presentazione esteriore: carta quasi da formaggio, niente copertina, testata disegnata con lo spray, niente quadricromia. Stampa tipo underground, per intenderci, come quell'informazione alternativa che propaganda quasi clandestinamente le idee eversive. Ma dentro, dove si mette la pubblicità, guarda caso, spuntano fuori i quattro colori. Che l'aria dimessa sia stata volutamente scelta per catturare un certo pubblico?
    L'importante: essere arrabbiati.
    – Nell'articolo SPARIAMO BENE LA NOSTRA RABBIA (2,26) viene presentato il cantautore EDOARDO BENNATO, il quale si esprime così:
    «La nostra civiltà, quello che noi chiamiamo progresso, è un progresso di armi, cioè noi costruiamo armi per conservare un equilibrio» (2,28).
    «Disperatamente, con tutti i limiti che ho, ma non di cantautore, cerco di essere umano, cerco di essere coerente con me stesso, perché visto che ho questa disperazione dentro, l'unica cosa che mi resta è di avere stima di me come cantautore» (2,29). Obiezione: «Nelle tue canzoni c'è sempre un'accusa rispetto a un certo tipo di società e, appunto, un tono sarcastico verso... il nostro modo di vivere. Quello però che non ho trovato è una proposta risolutiva a questo stato di cose che denunci. Insomma, sul positivo i cantautori, secondo me, hanno paura di impegnarsi» (2,27).
    Risposta: «Non vedo perché un essere limitato quanto gli altri, anzi magari di più, come il cantautore, deve risolvere i problemi degli altri» (2,27).
    Anche la chitarra è contestatrice.
    La chitarra viene presentata come «lo strumento più amato, più conosciuto, il simbolo della contestazione» (2,32).
    «La storia della chitarra si confonde con quella del costume: è l'avvento di un'epoca nuova che rimette in discussione un'infinita gamma di valori, non solo musicali» (2,33). Prima era stato precisato che «l'introduzione della chitarra in Europa è merito degli arabi che l'hanno portata in Spagna nell'VIII secolo; in Italia si è diffusa soltanto nel XII secolo» (2,32).

    2. DIMENSIONE COMUNITÀ

    2.1 FAMIGLIA
    Si risolve nella conflittualità genitori-figli:
    – «Fino al 1960-65 nel Trentino era meglio non dire che idee politiche avevi. Per le mamme avere un figlio comunista o socialista era una vergogna. Un sacrilegio! Una cosa da confessare al prete. Non per niente tutti i vecchi comunisti che ci sono nei paesi han finito per diventare degli ubriaconi perché a furia di vivere isolati, l'unica cosa che gli rimaneva era bere» (2,86).
    – «Peccato però che queste cose (si tratta dell'«appello " sessuofobico " che si rifà al VI comandamento»: l'ultimo documento della Congregazione per la Dottrina della fede circa l'etica sessuale) che non hanno effetto su di noi ne hanno sui nostri genitori. Loro già non ammettono che due ragazzi facciano l'amore prima dì sposarsi, figurati se il Papa gli va a dire " guai a chi lo fa! "» (2,87).

    2.2 SCUOLA - CULTURA
    Modalità di riforma e «cultura alternativa»:
    – Poiché «sulla situazione disastrosa della scuola gli studenti non hanno mai potuto dire la loro a chi conta» (1,18), DOPPIOVÙ si fa portatore delle istanze di alcuni giovani da inviare al ministro, l'on. Malfatti, «chiuso nella stanza dei bottoni» (1,18), il quale sarebbe responsabile di varie «malefatte», specialmente di «svolgere una politica burocratica che mira a stancare gli studenti e a dividere gli insegnanti per lasciar tutto così com'è ora» (1,18).
    Nel lungo elenco di tutte (e sole) cose negative c'è anche spazio per affermare che «il Consiglio di classe è strumento di potere oppressivo creato ai tempi del fascismo» (1,19); che il tipo di cultura tradizionale «è superato e svuotato di significato» (1,20); che l'ora di religione e di ginnastica (si allude ad imprecisate scuole serali) andrebbero abolite anche se «corsi già inesistenti», onde «utilizzare gli stessi soldi per fare meglio la ginnastica di giorno» (1,20).
    – Argomenti trattati, fuori dai programmi ministeriali, in una scuola popolare di operai immigrati a Milano: «Storia: questione meridionale, esperienza cilena, tappe del movimento operaio. Geografia e scienze: analisi del colera di Napoli e studio sulla nocività in fabbrica e nel quartiere. Matematica: analisi della busta paga e della riforma tributaria» (1,11).
    – In una vignetta i docenti vengono divisi in tre categorie. «Poliziotti, puttane, professori» (1,21).

    Dei nuovi «baroni» fanno «cultura, oggi»:
    Nell'intervista con BERTOLUCCI sul suo film «Novecento», benché l'articolo porti il titolo «UN NOVECENTO TUTTO DA DISCUTERE», il «dibattito» è fatto servire per sottolineare alcune componenti della portata «culturale» e «contestativa» del film. Bertolucci, infatti, ci tiene ad affermare che:
    Nel suo film la resistenza «la si vede come momento fondamentale della lotta di classe e non soltanto come momento di liberazione dal nazifascismo» (1,66).
    Il 25 aprile dei suoi contadini è una giornata rivoluzionaria perché «fanno il processo al padrone. In fondo io credo che sia un salto di qualità più interessante che mostrare la lotta armata. Non s'è mai visto un processo al padrone in un film italiano» (1,67).
    All'appunto di aver fatto un film comunista prodotto con capitale americano, il regista risponde: «Secondo me questo film è un monumento alle contraddizioni del sistema in cui viviamo. Cioè viviamo in enormi contraddizioni, e io non ho paura di cercare all'interno di queste contraddizioni il modo sia di poter andare avanti sia di farle esplodere» (1,70).

    Geografia politico-femminista.
    Per la rubrica «ALLA SCOPERTA DI UNA CITTÀ» viene presentata Bologna, che ha «il sindaco più famoso d'Italia» (2,66) «ed è anche una città civilissima dove si cerca di salvare sul serio il centro storico e dove nelle ore di punta si viaggia in autobus gratis» (2,66).
    Oltre ad indicare le tre chiese più importanti e «i teatri alternativi» (2,69), si esalta «la più antica università d'Europa» (2,66), ricordando che già nel 1200 contava 10.000 iscritti e che «a quell'epoca i professori erano spesso donne e un severo cronista annota che una di queste, NOVELLA D'ANDREA, era così bella da essere costretta a fare lezione dietro una tenda per non distrarre i suoi allievi» (2,66).

    2.3 ECONOMIA - MONDO DEL LAVORO
    Nella rubrica «UN LAVORO PER DOMANI» viene presentata la professione del MEDICO (1,74-78), premonendo che «il nostro neolaureato è perfettamente incapace di essere medico» (1,78); che i professori sono «conservatori ai vertici, ma nei nuovi arrivi c'è aria rinnovatrice» (1,78).
    Forse è per questo che il prof. Giulio Maccacaro, «uno dei promotori di "Medicina Democratica"» ( 1,78 ), «l'unico gruppo di medici di sinistra» (1,76), può suggerire che «gli studenti dovrebbero cominciare la pratica sanitaria fin dal primo anno e concludere gli studi, anche di sociologia e di politica, verificando "sul campo", cioè nel quartiere o nella fabbrica, la propria preparazione» (1,78). Anche un non meglio specificato «prof. V.», specialista e libero docente in ostetricia e ginecologia a Milano – anch'egli appartenente a «Medicina Democratica» – dopo aver lamentato: «Io sono l'unico a praticare l'aborto terapeutico e mi trovo continuamente i bastoni tra le ruote» (1,76), esorta il medico ad uscire dal suo isolamento di casta: «Si confronti con la realtà del paese che sono i movimenti operai, i sindacati, le fabbriche, gli anziani, i consultori per le donne» (1,76).

    2.4 POLITICA - PARTITI
    Politica «pulita» e politica «sporca».
    – Omaggio a MAO TSE-TUNG: «Grazie ai sacrifici / a tante ferme volontà / osammo comandare a luna e sole / di darci un nuovo cielo» (1,10).
    – Da noi «la politica è una cosa sporca, si dice, ed è un affare privato di una casta ristretta di persone. t come se ci fossero due mondi, da una parte noi, dall'altra i politici, corrotti e irraggiungibili» (2,76).
    Il grande evento paradigmatico di condanna (di una sola parte) e di esaltazione (di una sola parte).
    – È lo scandalo del WATERGATE (nel presentare il film TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE): «evento clamoroso», «testamento politico sulla inesauribile capacità degli americani di salvaguardare la loro democrazia» (1,6).
    Spunto per «un dibattito sulla libertà di stampa e sulla funzione dei giornalisti» (1,6).
    – Anche nel secondo numero viene rimarcato lo scandalo WATERGATE (2,78) e per partecipare al concorso i giovani vengono nuovamente invitati a vedere il film TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE (2,80).

    Arte politicizzata.
    C'è l'invito «DIPINGIAMO LA CITTÀ», perché «il murale è un'arte spontanea, un messaggio diretto, un nuovo modo di comunicare i problemi che appartengono alla realtà politica e sociale» (2,53).
    Poi nell'esemplificazione grafica e nel commento a questa «espressione epico-popolare» di contestazione, dopo qualche accenno all'ecologia, si spiega che «i murali urlano la risposta dei giovani a un governo reazionario» nel Messico (2,53); «raccontano la rabbia del Cile antifascista» (2,53); in Italia diventano «una pittura politica d'azione» (2,54); «ispirati quasi sempre a temi di attualità politica, i murali assumono il significato di una guerriglia urbana combattuta a colpi di pennello» (2,54-55).

    Preoccupazione per il rapporto libertà di stampa e democrazia.
    – «Ancora dieci anni fa, in pieno regime democristiano, così scriveva CIVILTÀ CATTOLICA, la rivista ufficiale dei gesuiti: C'è in Italia un'assoluta libertà di stampa; ma dov'è la stampa libera? Tutti i grandi organi di informazione, cioè i grandi quotidiani e i settimanali di grande tiratura, sono in Italia al servizio di colui o di coloro che li pagano, sono la «voce del padrone» (2,77).
    – Nonostante questa presa di coscienza non si esita ad affermare: «Quotidiani e settimanali fra i più autorevoli, come IL GIORNO, il CORRIERE, l'ESPRESSO e PANORAMA, affiancano e sostengono le battaglie per i diritti civili (legge Valpreda, divorzio), contribuiscono a smascherare i neofascisti delle trame nere e i loro piani eversivi» (2,77).

    3. DIMENSIONE RELIGIONE

    Col titolo «AMORE TEST» viene presentato l'inno all'amore di S. Paolo. E si precisa:
    «Questo INNO ALL'AMORE non riguarda l'amore fisico, che è fuggevole e spesso deludente. E non parla neanche del matrimonio, che può alle volte, coronare un amore, ma mai crearlo.
    Molti studiosi sostengono che queste parole, oltre ad essere un modello perfetto per un amore umano, siano una descrizione dell'amore con cui tu sei amato da... Dio. (...) Qual è il segreto di un amore vero, stabile? L possibile passare oltre ai luoghi comuni e scoprire un nuovo significato della parola AMARE?
    Se vuoi conoscere davvero la risposta a queste domande, richiedimi il mio libricino gratuito D'AMORE SI MUORE» (1,87).

    Anche le nonne e l'infanzia sono «segni»:
    – In una vignetta viene stilizzata una ironica processione religiosa con l'affermazione: «La nonna partecipa spesso alle manifestazioni» (1,88).
    – Presentando il volume «UN RAGAZZO ALL'INFERNO» di M. APPIGNANI che descrive la sua vita di «collegio» in istituti spesso tenuti da religiosi, si riportano le parole di Marco Pannella: «Il massacro che si chiama assistenza dell'infanzia romana» e si definisce il libro «un racconto terribile, contrassegnato dalle botte e dai sassi sotto le ginocchia, dalla fame e dalle sodomizzazioni, dagli elettroshock e da letti di contenzione. Una testimonianza identica a quella di migliaia di altri ragazzi»... assistiti dagli istituti religiosi (2,9).
    L'interesse per l'ORA DI RELIGIONE è sottolineato dal sottotitolo «un film orripilante contro l'aborto» (1,24) (è il documentario della San Paolo film «ABORTO LIBERTÀ DI UCCIDERE?»).
    L'articolista si chiede: «Come possono certi insegnanti di religione permettersi certe sconcezze che nulla hanno a che vedere con l'impegno civile e democratico?... Professori ed educatori, che non sentono la necessità di far cessare le mostruosità dell'aborto clandestino e trovano invece naturale allearsi con i fascisti per lasciare le cose come stanno» (1,24).

    Lezione di ecclesiologia.
    Dopo aver precisato – alludendo al documento della Chiesa sul sesso e alle parole del cardinale di Milano per le donne di Seveso – che «la Chiesa si è espressa nell'unico modo possibile alla sua coerenza», un giovane precisa che una tale chiesa «non è veramente una Chiesa come la si dovrebbe intendere. La Chiesa dovrebbe essere del popolo, la Chiesa è il popolo. Questa è un'identità che i cosiddetti cattolici hanno dimenticato. Oggi la Chiesa si identifica col popolo» (1,82).

    I «parametri» per definire un cattolico
    L'argomento religioso viene esplicitamente a galla in una tavola rotonda con un gruppo giovanile di Trento (di questa città si ricorda, in una finestra il famoso concilio; del concilio Vaticano II non si fa cenno: che la Chiesa si sia fermata a Trento?): «QUANTI DI VOI SONO CATTOLICI? IN CHE MODO LO SIETE? COME VIVETE LA RELIGIONE OGGI?». Questo il titolo. Le domande a cui i giovani sono invitati a rispondere sono indicative: «Vi sentite obbligati a praticare la fede? Da chi vengono i condizionamenti maggiori? Dalla scuola, dalla famiglia?». Sulla confessione si chiede, quasi suggerendo la risposta: «Ma al prete si confessa proprio tutto come una volta? Per esempio, se baci un ragazzo, se fai l'amore con lui, lo vai a dire al confessore?». La Chiesa è presentata come una realtà che condiziona interferendo sulla normalità dei comportamenti: «Dite di non accettare quello che la Chiesa dice: i suoi insegnamenti, i suoi principi religiosi, dogmi, eccetera. Ma fino a che punto non ne siete ugualmente influenzati nella vita di ogni giorno? Nei rapporti con gli altri? In amore? Nelle scelte personali, nella politica?». Il documento sull'etica sessuale è presentato come una condanna discutibile dei comportamenti «disordinati» (nb. le virgolette sono del testo) per poi chiedere: «Che effetto ha avuto questo appello " sessuofobico " che si rifà al VI comandamento e cioè " non commettere atti impuri "?». Queste le domande. Naturalmente le risposte sono, con qualche eccezione a dir la verità, sulla stessa lunghezza d'onda (2,82-87).

    4. PROGETTO D'UOMO

    In un contesto culturale ambiguo e in un clima di giovanilismo, emerge un progetto d'uomo nel quale:
    A) prevale il negativo sul positivo
    – la denuncia e la contestazione, sulla proposta e l'edificazione;
    – l'atteggiamento istintivo, sulla volizione razionale;
    – la conflittualità (con gli adulti e le istituzioni), sull'impegno costruttivo;
    – la deresponsabilizzazione sociale, sulla maturazione personale;
    – il giudizio fazioso, sulla critica obiettiva;
    – il comportamento amorale (sovente, anzi, immorale), sull'etica motivata da valori personali e comunitari;
    – l'orizzontalismo materialista, sul realismo trascendente.
    B) Il positivo, quando emerge, si presenta solo come indicazione di esigenze:
    – le strutture sociali non devono imporre ideologie prefabbricate, e non devono soffocare la libera espansione dell'individuo;
    – la sessualità non deve essere intesa come semplice funzionalità (alla procreazione) ma come gesto d'amore e di libertà;
    – le attività socio-culturali (sport, musica, scuola, professione...) non si possono mai presentare «neutre» (rispetto ad un progetto d'uomo e di società), perciò vanno vissute e utilizzate come fattori importantissimi per costruire l'uomo e la società;
    – le strutture ecclesiali non devono offuscare la limpidezza del messaggio evangelico;
    – i cristiani non devono indulgere al compromesso con le potenze economiche e politiche.
    L'analisi delle due riviste è stata curata da Mario Montani.


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