Si può educare alla libertà?

Inserito in NPG annata 1978.


Giuseppe Sovernigo

(NPG 1978-01-55)

Non ogni via consente di divenire liberi. Ci sono delle strade obbligate che è necessario percorrere. E la strada che porta alla libertà è quella che porta ai valori autentici. Sono essi il sostegno e l'alimento della libertà, la realtà imprescindibile per divenire liberi, il fondamento su cui essa poggia, il terreno su cui fiorisce.
Nella misura in cui si incontrano e si assimilano, così da costituire la propria gerarchia di valori, essi agiscono come una forte carica energetica che potenzia la «capacità sorgiva» della libertà. Senza un adeguato incontro con i valori autentici la libertà intristisce. È così esposta a tutte le varie forme di schiavitù. Ora quando si parla dei «valori», si parla come di un polo positivo che orienta, di un campo magnetico che attira, di un qualcosa che conta, che è percepito come rilevante nel proprio contesto di vita. Il benessere, la cultura, l'amore, la bellezza, la giustizia, la fraternità, la verità, la libertà, la bontà, la pace, il progresso, l'uguaglianza, la parità; oppure la riuscita, l'affermazione di sé ad ogni costo, il profitto, la soddisfazione immediata, il denaro. Ogni realtà apprezzata per la sua capacità di rispondere alle attese profonde dell'individuo o del gruppo umano viene considerato un valore.
Tutto quello che gli uomini cercano, tutto quello che fa di essi degli «essere desiderosi», tutto quello che conta, questi sono i valori. Qualunque cosa produce una soddisfazione, o mette a disposizione un mezzo per raggiungerla, viene ritenuto un valore.
Vivere per dei valori significa decentrarsi da se stessi e aprirsi, abbandonare un atteggiamento velleitario ed egocentrico per mettersi in relazione con l'altro, con tutti gli altri, con Dio, con il cosmo. Il credente poi, rispetto al non credente, coglie una dimensione nuova. Egli sa che mediante il richiamo dei valori, è Dio che chiama.
Tuttavia non tutto ciò che viene detto valore lo è per davvero. Ci sono alcune realtà che costituiscono dei valori autentici. Sono quelle che promuovono la crescita autentica della persona umana, lo sviluppo integrale di tutte le dimensioni senza riduzionismi e mutilazioni. Ci sono poi altre realtà che di fatto sono pseudovalori. Sono quelle che riguardano aspetti parziali del divenire umano presentati come assoluti, oppure aspetti marginali, periferici, vissuti come centrali. Spesso si tratta di valori ludici come lo sport, la moto, la macchina, oppure dei surrogati della realtà come la droga, la violenza... Questi pseudovalori normalmente producono una crescita abnorme della personalità. Ogni unilateralismo nel campo dei valori è deformante. Esso frequentemente determina confusione tra i vari livelli, oppure apatia a certi valori cardinali.
Inoltre i valori non stanno entro la persona ed entro il gruppo umano allo stato brado, dispersi, sparpagliati. Essi si polarizzano attorno ad un valore centrale che riguarda il modo di essere, un valore legato all'identità personale. In ogni personalità, normalmente funzionante dal punto di vista psicologico, c'è sempre un valore, o un insieme di valori, che funge da assoluto, da tratto unificante.
I valori centrali riguardano il modo di essere. Sono i valori cardinali che costituiscono il «sostegno della libertà». Altri valori invece riguardano l'avere e sono in vista dell'essere. Essi vanno armonizzati e subordinati ai valori-sostegno della libertà.
Perché i valori possano effettivamente essere il sostegno e l'alimento della libertà è necessario che siano interiorizzati, che entrino a fare parte viva della persona. Il cammino che porta dallo stadio «liberi da...» a quello «liberi per... e assieme» è possibile nella misura in cui si assimilano i valori e nella misura in cui si impara a scegliere positivamente.

L'INCONTRO CON I VALORI

I valori non esistono in astratto, teoricamente. Essi hanno uno statuto esistenziale. Bisogna, almeno in parte, averli incontrati per desiderarli. Bisogna in qualche modo essersi compromessi con loro per cercarli. Essi sono come idee immanenti che chiamano, suscitano, pongono in stato di ricerca.
Ci si incammina verso di loro non direttamente ma attraverso le mediazioni. Per essere fatti propri devono essere scoperti, «svelati».
E perché i valori intravvisti divengano motivazione, cioè spinta all'azione, e quindi atteggiamenti, cioè abituale presa di posizione personale in una data direzione, bisogna che siano incontrati da tutta la persona, con tutte le sue dimensioni e livelli, secondo i dinamismi psichici propri dell'età.
Perciò affinché l'adolescente assuma i valori indispensabili per il cammino della sua libertà è necessario che li incontri personalmente attraverso le varie mediazioni.

Primo incontro: i modelli educativi

Il ragazzo scopre concretamente i valori solo nelle persone che li incarnano. Possono essere l'artista, il sindacalista, la madre di famiglia, il giovane militante, il prete...
Il loro comportamento, il loro linguaggio possono essere registrati; ogni persona che cresce si riferisce per tanti aspetti ad alcune «persone-chiave». La libertà infatti si sviluppa e si manifesta con il concorso di terze persone, in un contesto relazionale. All'inizio c'è la madre, poi il padre, la famiglia, i compagni di gioco, la scuola, la banda, gli amici, i compagni di lavoro, il gruppo più allargato.
Qui, entro le situazioni personali e di gruppo, l'educatore viene percepito dal ragazzo, tramite il dinamismo psichico della identificazione e dell'idealizzazione, come un modello, come una persona in cui egli si sente in qualche modo prolungato. Si tratta di una persona sentita come «connaturale», realizzante i propri desideri e attese, una persona di cui si tende ad assumere ideali e stile di vita, da cui ci si sente rassicurati, un «testimone luminoso» di una realtà vitale di cui l'adolescente, consciamente o inconsciamente, è alla ricerca.
«Ho scoperto Cristo vivendolo in mezzo a coloro che lo amano, afferma Giorgio, ho imparato ad amare vivendo tra coloro che mi amano, ho cominciato a possedere questa voglia di amare incontrando persone che cercano di vivere l'amore nella loro vita. Ho incontrato missionari che mi hanno stupito. Con la loro esperienza cristiana mi hanno fatto capire il significato di tante parole vere come vivere la povertà, amarsi l'un l'altro, vivere il Vangelo... Se le saprò prendere sul serio, esse possono diventare l'asse portante del mio progetto per l'avvenire. Praticando gli insegnamenti che il mio ambiente mi dava, ho incontrato persone nuove che vivevano contente. Questi nuovi incontri con ragazzi sicuri di sé e del loro avvenire, felici della loro esistenza, mi ha aiutato a fortificarmi nello spirito, mi hanno insegnato a vivere l'amore».
I giovani non si ingannano sui veri educatori «la cui vita, precisa Henri Bergson, è un appello».

Secondo incontro: nelle situazioni concrete

Nessun insegnamento teorico, nessuna esortazione o consiglio, nessun castigo o costrizione possono portare l'adolescente a quello che raggiungerà solo l'esperienza diretta, con il contatto vivo con i problemi e con le situazioni di vita. È a questo livello che il soggetto percepisce la portata formativa per lui dei vari valori con cui viene a contatto. È allora che riesce a farli propri così che la libertà possa maturare.
È nei fatti della vita che è possibile cogliere dal vero quello che in realtà conta, sono gli avvenimenti «i maestri che Dio ci dà», osserva Pascal.
«È nella mia vita di militante, precisa Adriano, che ho incontrato davvero il Signore. Se penso che forse egli mi chiama a vivere con lui, allora non si tratta più del desiderio di un ragazzo. È in questa vita dura che cerco di vederci chiaro. Perché non divenire 24 ore su 24 quello che attualmente mi è chiesto per varie ore al giorno? Perché non scegliere di essere totalmente disponibile mediante una scelta radicale che impegna la mia vita senza ritorno?».

GLI AMBIENTI DI VITA

Non è in astratto, nelle intellettualizzazioni e teorizzazioni, nei bei discorsi che si incontrano i valori, ma nelle situazioni viventi e concrete. È qui che la libertà prende avvio, cresce, si scontra e fruttifica oppure, al contrario, può venir imprigionata.
Per ambienti di vita si intende l'insieme di cose, persone, oggetti, situazioni quando instaurano una relazione che perdura nel tempo e in qualche modo incide modificando il rapporto tra i singoli fattori. Necessariamente una persona vive in un dato ambiente che influisce su di essa ed è in relazione con altri ambienti. L'individuo può avere più o meno coscienza di questa influenza, può subirla, rifiutarla oppure orientarla. Di fatto essa esiste. Si concretizza in una data cultura locale o ambientale, in un dato modo di interpretare la vita, di agire e reagire.
Quando un gruppo umano dà una determinata risposta ai problemi che gli si presentano, e queste risposte divengono per il gruppo un sistema a cui riferirsi, crea la propria cultura. Alcuni valori vengono massimalizzati, altri marginalizzati. Ne deriva «un campo di forze» psicosociali con alcune direzioni preferenziali. Il bagaglio di norme e di valori presenti in un ambiente possono essere in accordo con quelli di altri ambienti oppure in contrasto più o meno esplicito. Il comportamento dei singoli solitamente risulta influenzato, talora anche determinato, da questo campo di forze. È con gli ambienti di vita, oltre che con i fattori personali temperamentali, che la libertà ha a che fare. Oggi l'incidenza degli ambienti di vita si è andata accentuando e moltiplicando in seguito alla rapida evoluzione sociale in atto.
Ogni persona che vuole seriamente divenire libera deve costantemente revisionare il tipo di rapporto che intercorre tra sé e gli ambienti di vita. Analizziamo i principali ambienti.

La famiglia

Essa costituisce all'interno della società, intesa in senso più ampio, il micro ambiente, il più delle volte assai condizionato. Essa è legata indissolubilmente al processo evolutivo della società. La famiglia è il luogo vitale della nascita, del primo avvio, dell'evoluzione e della strutturazione della libertà. Essa ha un'influenza determinante sulla qualità e sui contenuti della libertà, influenza che varia a seconda dell'età del soggetto e del tono familiare.
La famiglia dà al divenire della libertà la stimolazione necessaria ad aprirsi al mondo circostante, un sostegno affettivo indispensabile per affrontare in modo incolume i primi rischi mediante l'esperienza dell'amore parentale incondizionato. Questo amore autentico sperimentato costituisce l'energia dinamica, il cemento indispensabile per costruirsi senza del quale il cammino della libertà risulta inceppato, talora bloccato. La famiglia fornisce poi un valido sostegno normativo, fa da principio della realtà contro i cortocircuiti del principio del piacere. Di fronte alle schiavitù di ritorno, ai ripiegamenti su se stessi sempre all'orizzonte questo sostegno normativo, alimentato da una disciplina coerente, rilancia la libertà verso nuove prospettive, le consente di liberarsi dal passato e dal bisogno. La famiglia fornisce poi alla libertà una proposta di valori che a poco a poco costituiscono il contenuto della libertà, dapprima ricevuto come una eredità, poi revisionato e fatto proprio. Fornisce infine alcuni modelli di identificazione e di sostegno al soggetto in età evolutiva così che, seguendoli, forte della loro forza, illuminato dalla loro luce, può affrontare successivamente le varie tappe del divenire umano.
Perché la famiglia possa svolgere queste funzioni indispensabili per il divenire della libertà è necessario che il clima affettivo sia alimentato da un amore sostanzialmente autentico, che la crescita del bambino e del ragazzo sia sostenuta da una disciplina sostanzialmente coerente e costante. Ogni seria carenza affettiva, come pure ogni disciplina incostante e contraddittoria, rendono più difficile, talora problematico, il divenire della libertà.
Al di là delle trasformazioni in atto la famiglia deve restare il luogo di incontro di più generazioni che si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa, ad armonizzare i diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale.

Il gruppo

Esso può essere vissuto in vari modi a seconda del tipo di gruppo e dell'età del soggetto. Può essere un gruppo sociale, amicale cioè centrato sui bisogni affettivi dei singoli componenti, un gruppo di appartenenza o di riferimento, o di entrambi a seconda del legame che intercorre tra il soggetto e il gruppo.
Ogni gruppo poi ha un suo stile, sue finalità, una sua mentalità. Il gruppo si pone oggi come il luogo di convergenza e di sviluppo dei valori come dei disvalori; spesso costituisce la palestra per lo sviluppo della libertà, come pure il terreno di pesanti condizionamenti, se prevale il gregarismo. Esso normalmente fornisce al partecipante una stima proveniente dalle sue abilità, dalle sue capacità di accettazione e di inserimento, un sostegno per affrontare assieme le ostilità del mondo circostante.
Nel gruppo i valori incarnati si manifestano nel clima prevalente e in particolare in certi individui che ne sono i portatori. L'assunzione dei valori e dei modelli di comportamento del gruppo sarà tanto più ampia e incisiva quanto più il «bisogno di affiliazione» si farà sentire, rafforzato dal difficile incontro con gli adulti, da una differenza di mentalità e di gusti tendenti al conflitto, talora all'opposizione.
Ciò che va verificato è la modalità secondo cui ciascuno vive la realtà-gruppo. Esso ha sempre un influsso, spesso decisivo, nel divenire della libertà. Non tutti i gruppi cui si appartiene svolgono una funzione positiva nei riguardi della capacità di scelta e della libertà.
Il gruppo di asservimento è quello nel quale si instaura il gioco ben conosciuto della dialettica del padrone e dello schiavo. Esso esiste quando l'adolescente aliena la sua libertà per ricevere in cambio la sicurezza psichica con il sentimento inebriante di appartenere ad una collettività.
Il gruppo di liberazione è quello in cui prevalentemente regna la tolleranza e l'accoglienza. Tutti i membri dicono volentieri ciò che pensano e ciò che provano; ascoltano volentieri ciò che gli altri propongono. Le opinioni delicate e importanti vi trovano il tempo per essere discusse lungamente e concretamente, mentre si abbandonano le decisioni minori ai responsabili competenti.
Nella decisione si cerca l'oggettività e la progressività. I membri competenti nel problema studiato sono ascoltati con più attenzione. L'opinione di un membro è accolta ed esaminata secondo il suo valore o rigettata dopo discussione. Nell'azione in un gruppo di liberazione si promuove la creatività e il rispetto della persona. Un membro che ha fallito in una nuova impresa o in un lavoro delicato è sostenuto dal gruppo che comprende le sue intenzioni e lo aiuta a rettificare l'uso dei suoi mezzi. Il gruppo rifiuta di sfruttare le debolezze o i difetti di certuni dei suoi membri. Il gruppo poi rafforza la partecipazione dei suoi membri attraverso scambi basati principalmente sulla mutua comprensione e simpatia, anche nei riguardi di un altro gruppo.

La scuola

La scuola, rispetto alle libertà, ha una funzione di stimolo, di apertura di orizzonti, di assunzione dei contenuti della libertà. Essa può dare il giusto senso della libertà all'interno del divenire umano, soprattutto dovrebbe consentire l'acquisizione del senso critico e della capacità creativa mediante il dialogo, la ricerca e il confronto critico. Essa mette a confronto con altri progetti e realizzazioni della libertà, con le loro ricchezze e limiti, quelli dell'insegnante, dei compagni, delle grandi personalità del passato e del presente, quelli di altre culture, con i vari movimenti di liberazione in atto. Questo scambio, questo confronto critico libera il soggetto dal familismo, dal paesanismo, dal provincialismo. Gli consente di acquisire la dimensione politica, strutturale dei vari aspetti della vita, lo rende capace di incidenza sociale. Perché la scuola contribuisca positivamente all'elaborazione e maturazione della libertà è necessario che sia autentica, creativa, pro-movente la persona, liberante, non strumentalizzata da persone e da ideologie, non funzionalizzata al sistema, non annacquata nel qualunquismo e nel permissivismo.

Il lavoro

L'ambiente del lavoro è una forma di scuola molto esigente dove la libertà è messa a dura prova. Normalmente si dice che uno è adulto quando sa lavorare, essere autonomo, non solo economicamente; quando sa essere professionalmente qualificato, sa fare i conti con un orario, con le leggi del lavoro spesso molto esigenti, è capace di solidarietà di categoria, di esercitare in modo democratico i suoi diritti.
Ogni libertà, per acquisire consistenza, deve misurarsi con la realtà della vita, con la sua durezza. Emargina inesorabilmente i figli di papà. Mettendo a contatto con le varie situazioni di schiavitù dell'ambiente-lavoro, con le amarezze altrui apre alla libertà orizzonti nuovi, fa scoprire soprattutto la dimensione sociale di ogni libertà. Liberi si diviene solo se lo si diviene assieme.
Ogni ambiente di lavoro ha pure i suoi risvolti negativi, i suoi limiti A questi bisogna saper reagire in nome di dati valori. Ci sono anche rischi per la libertà come il carrierismo, lo sfruttamento, la ripetitività, il restringimento di orizzonti, lo spirito corporativistico...

La parrocchia

Alcuni tra coloro che vivono nei vari ambienti di vita si ritrovano nella comunità cristiana in base ad un motivo specifico e assai importante per il divenire della libertà, quello della fede in Gesù Cristo. Qui si ascolta la parola di Dio, si celebrano l'eucaristia e gli altri sacramenti, si vive in associazioni di catechesi, di carità, di animazione, si verificano le modalità ed i contenuti del proprio impegno. Questo ambiente è creato da coloro che hanno scelto per divenire liberi un progetto di vita secondo il Vangelo. La parrocchia infatti si kresenta come l'ambiente dove si radica, si nutre, si irradia il modo cristiano di divenire liberi secondo la strada percorsa da Gesù di Nazareth, morto e risorto.
A volte tuttavia la parrocchia sembra prospettare, per divenire liberi, una via dagli orizzonti ristretti, talora troppo ripetitiva e al riparo dai rischi.

Ambienti del «tempo libero»

A differenza del passato oggi quasi tutte le persone, soprattutto gli adolescenti, dispongono di un certo tempo a propria disposizione da passare secondo certe preferenze personali. Per venir incontro a questa realtà sono noti gli ambienti del tempo libero. Essi possono essere un'occasione per ricreare le energie spese, per coltivare certi hobbies personali, soprattutto per la libera e creativa espressione di sé. Il cammino della libertà trova nel tempo libero una occasione privilegiata per riequilibrarsi, per tonificarsi rispetto alle limitazioni del duro vivere quotidiano. Questi ambienti possono tuttavia divenire fonti di nuove schiavitù se sono vissuti passivamente. L'industria del consumo sollecita tutti i bisogni, ne crea di nuovi secondo un'unica legge che è quella del profitto.

IMPARARE A SCEGLIERE

Perché la libertà si radichi nella persona, cresca e fruttifichi è necessario saper scegliere positivamente. E una persona sceglie positivamente quando compie scelte orientate verso uno sviluppo umano autentico ed integrale. Saper scegliere nella vita è fondamentale per il divenire della libertà. La stessa libertà si nutre, o muore, attraverso le varie scelte che ogni persona quotidianamente compie. La capacità di scegliere e la qualità della scelta sono determinanti per la libertà.
Ora nessuno nasce già capace di operare «scelte positive». A scegliere si impara a poco a poco lungo un apprendistato legato al tipo della propria evoluzione. Per questo imparare a scegliere è estremamente necessario per ogni persona umana, soprattutto per le persone in età evolutiva. Ne va di mezzo la qualità della propria libertà. Precisiamo ora alcune modalità dell'apprendistato della scelta.

La scelta come negazione

Ci sono vari modi di vivere l'esperienza umana della «scelta» a seconda dell'età e delle condizioni di vita. Ora uno dei tratti caratterizzanti gli adolescenti è un particolare modo di vivere questa esperienza umana della scelta. Si tratta della scelta vissuta come negazione.
Imparare a scegliere è un compito tipico dell'adolescenza. Nel nostro mondo attuale l'uomo è chiamato non a seguire passivamente i binari della tradizione, ma a decidere dei propri atti personalmente molte volte al giorno, in mezza a varie possibilità. E l'adolescenza è l'età del primo fondamentale apprendimento della scelta. Ora gli adolescenti normalmente distinguono tra scegliere e scegliere liberamente. Per un adulto questi due aspetti sembrano sinonimi. Invece per l'adolescente questa distinzione precisa certi limiti che si impongono all'interno di una scelta. Non tutto è ugualmente possibile. Questa distinzione sottolinea la necessità di conservare aperte tutte le possibilità che si presentano.
Non è facile scegliere per l'adolescente. La capacità di scegliere positivamente è minacciata dall'ambizione, dal bisogno di voler tutto, di abbracciare tutto. L'attrattiva dell'universale, del tutto, è tale che spesso sfocia in un rifiuto di scegliere. Infatti scegliere comporta sempre anche rinunciare. L'adolescente percepisce questo aspetto di rinuncia in un modo cosi violento e doloroso che la scelta gli sembra una mutilazione delle sue possibilità personali, gli appare come pregiudizievole per il suo sviluppo. Ed è tentato di rifiutarla, di intrattenersi con il suo sogno di infinito. Rifiuta perciò quello che lo determina troppo presto e attende, rimbalzando da una scelta ad un'altra senza un preciso orientamento. Per un certo tempo oscilla affettivamente tra la scelta di questa o quella ragazza e senza nessun impegno affettivo preciso, tra questo e quel settore professionale, tra questo e quel progetto di vita.
Emerge allora l'atteggiamento tipico dell'adolescenza: quello della oscillazione. Si tratta di un porsi e riporsi di fronte alle varie possibilità, senza fermarsi a lungo in nessuna, alla ricerca di un rapporto vivo, di un legame preferenziale, di una conoscenza tra ciò che l'adolescente cerca più o meno consapevolmente e ciò che queste realtà offrono. È come un assaggio a ripetizione, il passaggio ritmico di un pendolo da un punto ad un altro. Chi non ha mai vissuto questo tempo inutile non sarà mai «persona». Per scegliere, per essere libero nell'impegno è molto importante che vi sia questo tempo di incoerenza, di tentativi mancati, di aspirazioni, di sofferenze, ecc. È proprio qui, in seno a queste contraddizioni, inconsistenze e concoerenze, a questo guazzabuglio di impulsi che nasce realmente la possibilità, non ancora l'attuazione, delle scelte. La capacità di scegliere positivamente è costruita da intuizioni personalizzanti e da minuti dí verità che ci si rifiuta di considerare come istanti di illusione. L'adolescenza è il tempo di alcune intuizioni fondamentali, in cui affettività e intelligenza si compenetrano in una unità, come una luce che illumina ciò che si vorrebbe perche lo si ama.
È questo inoltre il momento in cui l'adolescente scopre nuovi valori che sfuggi vano al ragazzo e che al contrario portano l'adolescente a mettere in questione ciò che costituiva il sostrato del suo progetto di avvenire, elaborato fino allora, in base al quale sceglieva. Questi nuovi valori riguardano il suo sviluppo fisico e psicologico, la scoperta dell'universo, l'attrattiva dei sensi e del partner eterosessuale, il gusto per il lavoro, la passione per le scoperte tecniche... Tutti questi valori spesso sono sentiti dagli adolescenti in modo ambivalente come oggetto di attrattiva e causa di tentazione. Essi danno luogo ad uno stato di perplessità e di inquietudine nello scegliere a causa della loro disparità, incoerenza, talora incompatibilità.
L'uomo di oggi poi, sollecitato da più offerte di beni di vario tipo, vorrebbe prenderli tutti, farli propri per accrescere la sua esistenza. Ognuna di queste offerte è allettante, contiene una parte di valori che si vorrebbero propri, che si riconoscono come un bene irrinunciabile. Poiché tutto non si può prendere, fare una scelta è spesso sentito come una mutilazione delle proprie possibilità, una negazione di sé. Si insedia allora entro l'animo un senso di frustrazione, di vuoto che si cerca di colmare in vario modo, con riempitivi di vario genere, una difficoltà consistente a prendere sul serio e fino in fondo le esigenze delle scelte che pur si devono fare nella vita quotidiana, come se si vivesse «in trasferta» rispetto a se stessi.

La scelta come affermazione

L'adolescente sarà stimolato dalla necessità a scegliere, e sarà tentato di farlo precipitosamente, per motivi terribilmente ambigui, talora a contrapporre ai valori precedentemente assimilati le nuove istanze.
Ben presto l'esperienza dello scacco lo riporterà alla coscienza dei propri limiti,
È un bene urtare contro le resistenze degli uomini e delle cose e lasciarsi trasformare e, spezzandosi, constatare quanto le proprie possibilità siano ristrette e quanto sia limitato il campo delle opzioni.
È molto importante che questa esperienza dello scacco gli consenta di intravedere quali sono per lui i contorni di una possibile riuscita. Questa esperienza dello scacco normalmente è dolorosa, spesso è vissuta come una sconfitta. Così, durante un periodo più o meno lungo, il soprassalto della personalità, il, sostegno degli educatori, l'abitudine acquisita ad affrontare il reale, per il credente anche la grazia divina, consentiranno all'adolescente di scoprire l'aspetto positivo della scelta. La concepirà non più come una limitazione ma come una possibilità, la condizione del salvataggio innanzi tutto e poi il mezzo per una crescita personale. I valori in cui crede si vanno gerarchizzando. Sarà lui a prendere in mano la sua vita.
Giungerà il giorno in cui la scelta gli sembrerà una vittoria della sua personalità sull'ostilità del mondo e degli uomini, una tappa necessaria per la costruzione di sé e una mano data per la crescita dei fratelli.
La scelta allora non è più una via d'uscita inevitabile cui ci si rassegna. Essa diventa l'assunzione della propria responsabilità di fronte a se stessi, la realizzazione di sé in una opzione che impegna l'avvenire costruendolo.
Questo giorno della scelta positiva, senza una data ben precisa, segna la fine dell'adolescenza e annuncia la nascita dell'uomo psicologicamente adulto. Ma come educarsi a scegliere? Quale via seguire per imparare ad operare positivamente delle scelte così da accrescere la propria libertà? Come non restare prigionieri della scelta come negazione?

La dinamica della scelta positiva

Ogni persona quotidianamente compie molte scelte, alcune più importanti, altre meno, in alcune di queste si sente protagonista, in altre quasi necessitata. Non ogni scelta è sempre e comunque un momento di crescita. Non ogni scelta segna un passo avanti. Perché lo divenga è necessario una adeguata azione pedagogica, un procedimento opportuno.
Occorre una costante verifica delle proprie scelte possibile mediante un «confronto critico» tra i momenti costitutivi della scelta. Ogni scelta infatti si articola fondamentalmente così:
– ciò che si cerca, si attende a tutti i livelli;
– ciò che viene proposto attorno e dentro di noi o che si trova davanti per essere accolto, rifiutato o subito;
– ciò che si sceglie di fatto, facendo proprio uno degli elementi proposti, lasciando perdere gli altri;
– ciò che si ottiene come frutto della scelta, come risposta a livello di autorealizzazione, di gioia autentica conseguita, di servizio per la crescita, confrontati con le aspirazioni di partenza;
– le vere motivazioni per cui si sceglie, oltre quelle immediate, appariscenti. Dal confronto fatto con verità emergerà a poco a poco la conformità o meno tra ciò che si sceglie abitualmente e le esigenze del proprio progetto di vita e del bene comune. Alcune scelte sono conformi e lo realizzano, altre difformi. Questo confronto abituale fatto tra sé e sé, tra sé e un educatore amico, all'interno di un gruppo di verifica consentirà a poco a poco, in un clima di sincerità, di cogliere la direzione e il senso delle varie scelte e di rannodare queste varie scelte neí loro quattro elementi costitutivi attorno alla propria identità da costruire. Occorrerà per questo:
– ampliare il ventaglio delle attese a tutte le dimensioni dell'uomo;
– graduare le scelte secondo le età, impegnandosi a fare scelte e a farle il più liberamente possibile;
– scoprire ed esaminare le alternative utili nell'affrontare la realtà;
– riflettere su ciò che veramente si apprezza, si ama, si desidera, su ciò che si ritiene veramente autorealizzante e costruttivo per sé e per gli altri;
– cogliere le occasioni per affermare pubblicamente le proprie scelte, per darne testimonianza;
– comportarsi e vivere in consonanza con i valori scelti;
– esaminare attentamente il proprio comportamento e gli atteggiamenti e individuare la loro coerenza, la linea di sviluppo.
La pedagogia della libertà comporta inoltre un clima educativo in cui ci sia tolleranza e un buon numero di conflitti e di rischi da affrontare.
Bisogna preventivare l'errore come una parte normale del cammino verso la libertà. In realtà si tratta di scelte più o meno adeguate. L'errore spesso significa che gradualmente il giovane sta cercando in se stesso le fonti della valutazione.
È in un clima di libertà che una persona impara a conoscere quali sono le cose di cui ha veramente bisogno, quali quelle in cui crede per davvero. Allora a poco a poco l'individuo non agisce più per obbligo o per costrizione interna o esterna, ma secondo i valori che egli stesso ha interiorizzato. Bisogna perciò incoraggiare ciascuno «ad essere se stesso».
Senza di questo non è possibile il passaggio dai valori esteriori, che sono caratteristici della immaturità, ai valori interiorizzati che sono indice di maturità. Bisogna in proporzione all'età, esercitare una vera responsabilità e correre un rischio pagando di persona, portando le conseguenze delle proprie scelte.
Il vivere troppo protetti, in un modo o nell'altro, conserva infantili, impedisce di divenire liberi. .È questo il grande rischio che corrono tutti coloro che sono tenuti lontani dalle responsabilità dirette, compatibili con l'età, da un lavoro concreto, diverso dal semplice studio.
Occorre poi porsi ripetutamente di fronte alle esigenze globali del proprio sviluppo e del bene comune. Ciò renderà facile collocare le varie scelte all'interno del proprio quadro di vita. Il particolare acquista senso e valore situandosi opportunamente nel quadro di insieme.
Ne emergerà l'esigenza di orientamento prevalente, di una «linea di vita preferenziale», di una propria coerenza che concretizzi la propria vocazione.
Vero educatore è colui che aiuta a saper scegliere aiutando il soggetto a prendere coscienza dei veri motivi per cui sceglie, dei risultati ottenuti, commisurati con le aspirazioni e attese, della crescente libertà interiore che ne deriva.