La maturazione affettiva degli adolescenti

Inserito in NPG annata 1978.


Domenico Sigalini

(NPG 1978-01-49)


ALCUNE PREMESSE DI METODO

Il mio intervento risponde alla domanda pastorale: come fare un cammino di maturazione affettiva globale con gli adolescenti, che sia umanamente e cristianamente significativo?
Maturazione affettiva per questo nostro progetto dice ordine a:
– sessualità (anche nei suoi aspetti di genitalità),
– rapporto con l'altro e gli altri (che non è mai separato dalla sessualità, ma anzi da essa strutturato),
– costruzione di una personalità armonica.
Nel dire maturazione affettiva, un operatore di pastorale elimina la dicotomia tra umano e cristiano; intende già arrivare alla collocazione della esperienza religiosa e di fede dentro tale maturazione, non come prima uno e poi l'altro, oppure adesso sei un uomo, sai stare bene con la ragazza o il ragazzo, apriti al dono della fede. Quando si parla di maturazione affettiva nei nostri ambienti educativi, si intende già operante in essa la persona sconvolgente di Cristo, la serenità e la gioia di una comunità di fede. Non mi pare necessario dire maturazione affettiva cristiana e cattolica.
Con questo non si vuol dire che se non si è maturi affettivamente non si può compiere un atto di fede o vivere una vita di fede (il dono della fede non è legato neanche alla maturazione affettiva), oppure che se non si vive l'esperienza di fede non si raggiunge la maturità affettiva. Intendo solo dire che un operatore di pastorale in mezzo ai giovani o un genitore cristiano, non può fare un cammino di maturazione affettiva a cui viene appiccicato sopra qualcosa di cristiano o la fede; così che l'adolescente debba ancora superare da solo la dicotomia fede, comportamento-atteggiamento cristiano, affettività.
La maturazione affettiva e la fede sono realtà autonome, ma il cristiano maturo è una persona sola: ama la sua ragazza o il suo ragazzo, si apre agli altri, esprime la sua personalità, ma vive qui dentro la sua fede.
Già negli obiettivi deve essere sempre presente l'apertura alla proposta di fede.
La difficoltà sta nel non forzare l'autonomia del mondo affettivo e nel non ridurre la fede ad appendice superflua o a «conquista» di atteggiamenti.
Inoltre mentre per un cammino educativo di maturazione affettiva, per esempio una crescita di serenità e semplicità nel rapporto ragazzo-ragazza, puoi avere delle sicurezze di comportamento maturo, cioè sai dire se un adolescente ha fatto un buon cammino (pur essendoci sempre la possibilità di regressioni) e quindi puoi fissare delle mete chiare e palpabili, per la fede ti devi sempre accontentare di preparare la porta aperta, perché è solo Dio che dona la fede. Il compito dell'educatore è più un tener deste le domande, che pretendere di dar la risposta.

OBIETTIVI PER UN PROGETTO DI MATURAZIONE AFFETTIVA .

In ogni progetto educativo è importante aver chiari gli obiettivi. Essi hanno il difetto di schematizzare la realtà o il cammino che si compie coi giovani, ma il pregio di essere dei chiari punti di riferimento per l'educatore, per la revisione del lavoro svolto, per la chiarezza di rapporti che si deve avere anche con la struttura educativa: l'ambiente, l'istituto, il consiglio pastorale. Evidentemente si deve essere sempre pronti a rompere lo schema dietro la spinta dei giovani che cambiano e della realtà che evolve.
Proprio per le premesse fatte, gli obiettivi seguiranno due caratterizzazioni: quella psicologica, pedagogica e sociologica e quella religiosa. Quest'ultima per semplificare la chiamiamo «apertura alla fede» con questo significato ben preciso: è il tentativo di far cogliere quanto già c'è di cristiano nel cammino di maturazione psicologico, e quanto può essere completato, esplicitato e accolto dalla fede. La pretesa è sempre quella di evitare la dicotomia tra umano e cristiano, tra fede e vita.

Accettazione serena e superamento della fase autoerotica e omoerotica

Qui si fa esperienza concreta che la sessualità non è un'appendice della persona, magari sempre e soprattutto legata alla procreazione, ma un coefficiente di crescita: infatti provoca sofferenza, insicurezza, scoraggiamento, senso di novità, di potenza, gioia di condividere.
Si tratta allora di aiutare l'adolescente a superare i momenti di autocontemplazione, accettandone senza drammi i limiti, renderlo cosciente che l'apertura ai suoi coetanei dello stesso sesso è fondamentale, ma anche limitante se è solo aver aumentato il «peso» o la «stazza» del proprio io, renderlo cosciente di come la società sfrutta questi suoi momenti di passaggio. Occorre la sociologia con la lettera maiuscola, ma anche quella spicciola fatta di osservazioni locali, di paese.
Questo obiettivo insomma, come tutti i seguenti, è desunto dalla lettura ragionata dell'adolescente concreto con tutti gli apporti delle scienze umane.

Apertura alla fede
Stimolato dalla forte richiesta di autocontemplazione è il momento di far porre le domande: chi sono? come ero? che cosa non sono? chi: sarò? Sono le prime domande religiose, le prime richieste di senso, il primo esperimentare, nonostante la forte tendenza alla razionalità, l'insufficienza di una risposta razionale per riuscire a collocare l'esperienza di un giorno nel significato globale della vita.
Inoltre mentre si esperimenta il gusto e la gioia di fare «corpo» con gli altri far emergere domande di finalità: per chi ho tante possibilità? perché da solo mi sento frustrato?
Sono domande o atteggiamenti che aiutano a predisporsi a una proposta. Ci sono anche nel vangelo domande esistenziali di questo tipo e c'è sempre accanto una proposta di Cristo che viene accettata o respinta.

Accettazione del proprio ruolo e della propria identità sessuale

Non si tratta di educare a perpetuare un ruolo prefabbricato di uomo o di donna, ma di far esperimentare che essere uomo o donna è un dato di fatto da gestire nel contesto in cui si vive e da qui partire per modificarlo, se occorre.

Apertura alla fede
Può essere un fatto tipico che mette in evidenza la domanda del destino o del caso. «Potrei essere maschio o femmina a caso, ma potrei anche esservi stato chiamato». La vita come risposta a una chiamata. Il libro della genesi può far da guida per creare questo atteggiamento.
Prevalenza assoluta dell'essere persona, sulla funzione o sul ruolo. Essere maschi o femmina a servizio dell'essere persona.

Vivere l'eterosessualità come responsabilità

Vivere la propria «eterosessualità» (intendo con questo l'interesse e l'amore verso le persone dell'altro sesso, con la nutritissima fenomenologia che va dal farsi l'amichetto o l'amichetta, al gruppo misto, alla cotta come situazione permanente della vita, alla conquista, al dono) come tensione fondamentale della vita, luogo di acquisizione della capacità di donare e di accogliere, superando il dare per avere o l'avere soltanto, come tipica esperienza di felicità e di amore umano, condotta attraverso una equilibrata comunicazione: i gesti, le parole, i segni di affetto.

Apertura alla fede
Si potrebbero esaurire quasi tutti gli accostamenti e le aperture al messaggio cristiano in questo contesto, trattandosi dell'esperienza fondamentale della vita e del luogo privilegiato di incontro con Dio. Ne cogliamo alcuni:
– l'amore tra uomo e donna è l'immagine migliore dell'amore tra Dio e l'uomo: scoprire qui di chi siamo immagine;
– sperimentando l'azione sconvolgente di una persona che entra nella propria vita, come potrebbe essere sconvolgente l'amore di Cristo;
– porsi degli interrogativi sulla possibilità di un amore più grande (1 Cor 13);
– arrivare a nutrire con fondatezza il «sospetto» che qualcuno ci crei per l'altro. Non è assolutamente il caso di idealizzare troppo o di rendere definitiva la scelta di una determinata persona, ma è importante cominciare a vedere che si tratta di una chiamata (vocazione) cui rispondere e che ha bisogno di un serio e lungo ascolto;
– inscrivere nei propri atti religiosi la ricchezza della comunicazione umana: corporeità, gesti, sguardi, espressioni, segni...
– esperimentare la felicità come scopo della vita: ricerca di felicità piena ed esistenziale come strada che apre al trascendente;
– stimolato dalla parola (in tutte le sue articolazioni) dell'altro o dell'altra che ti cambia, fare esperienza di un'altra parola che penetra: spada a doppio taglio che entra nelle fibre dell'uomo: la parola di Dio.

Composizione del genitale e sessuale con l'affettivo e il personale

Cambiamento della mentalità tecnologica del computer: stimolo e risposta immediata.

Apertura alla fede
In questo lavoro di «riunificazione» del proprio essere si deve arrivare a cogliersi come persona da spendere tutta e non a pezzettini, con riserve più o meno egoistiche, e a vedere gli altri come persone da accogliere nella loro completezza, non solo in quel che soddisfa. Un'esperienza di fede spesso parte da questo atteggiamento, che permette anche di aprirsi alla comunità ecclesiale nel senso meno idealistico possibile.
Esperimentare che l'essere non è un fascio di fenomeni, ma esige una unità che li fonda e li trascende.
Questo essere completo può ben essere la casa di Dio.

Instaurazione di rapporti non egoistici con l'altro e gli altri

Acquisizione della dimensione comunitaria e politica della vita. Apertura e accettazione dell'altro come tappa indispensabile della conoscenza e accettazione di sé e della propria maturazione. Superamento dei meccanismi di difesa per far emergere una personalità matura.

Apertura alla fede
Approfondire la dimensione del dono, gli altri sono un dono che ci vien fatto.
Non c'è maggior amore di colui che dà la vita per i fratelli: proposta esplicita di Cristo. Il dramma di questo amore tra Dio, Cristo e gli uomini nella lotta della morte di Cristo e nella risposta del Padre con la risurrezione.
Bisogno di purificazione che deriva dalla sperimentazione di rapporti egoistici.
Attitudine a celebrare con gli altri i fatti significativi della vita.
Associare al clima di gruppo, l'idea e l'esperienza di una comunità di fede e di una comunità ecclesiale.

Una esistenza come dono per gli altri

Riuscire a rendere significativa per gli altri la propria esistenza, quello che si vive, la gioia e l'amore che si sperimenta, il dolore e gli stati d'animo che si provano. Tutto questo è importante per sentirsi persona. L'adolescente allora deve arrivare a riflettere sulle sue esperienze per poterle esprimere in termini significativi.

Apertura alla fede
Anche la propria accoglienza di Cristo deve diventare significativa per gli altri. Occorre riflessione, razionalizzazione di contenuti, giustificazione vitale della propria fede.

Il senso della verginità

Verginità come possibilità di vivere in termini diversi una carica d'amore e di sessualità, come espressione di una propria personalità o valorizzazione dei propri doni.
Possono esistere scelte di verginità, autonome dal mondo della fede e nello stesso tempo significative, anche se talvolta sono vissute in termini funzionali.

Apertura alla fede
Scoperta e entusiasmo per il regno di Dio, necessità anche di anticiparlo o esprimerlo con questo segno. Vivere per l'Eucaristia e la comunità: sacerdote.

Superamento della visione idealistica di sé

È tipico di una maturazione affettiva, perché essere troppo idealisti significa anche non accettare di giocare nella corporeità la propria carica vitale, bloccare nel sogno e nel fantastico il proprio rapporto con l'esterno.

Apertura alla fede
L'esperienza di un concreto storico determinante apre a un altro concreto storico significativo: Cristo come persona storica, il sacramento come fatto corporeo, la Chiesa come popolo storico.
Questi sono gli obiettivi e nello stesso tempo le tappe di un cammino educativo. Per altre aree di vita è più facile segnare delle tappe progressive, qui è impossibile e perché l'evoluzione del mondo affettivo non è omogenea in tutti e perché vi si notano spesso progressi e involuzioni, superamenti e ritorni... La realtà stessa da cui si parte non è così schematica.
Usiamo allora più delle tappe di metodo che di contenuto, cioè attraverso un metodo vediamo quali sono !i momenti e gli strumenti per arrivare agli obiettivi.

STRUMENTI E METODI

I luoghi

Una prima fase è di analisi locale, individuale e di gruppo dei vari mondi che interessano l'affettività, dei luoghi dove l'adolescente stempera o rafforza la sua capacità affettiva. Una ricerca quindi dei «luoghi» in cui vive:
– la sua sessualità,
– un rapporto con gli altri che gli interessa,
– sí sente qualcuno o nessuno.
Per essere concreto provo ad elencarne alcuni: il bar, la balera, l'oratorio, i cinema, le gite, i crocicchi delle strade, il campetto incoltivato tra i condomini, il banco di scuola, le festine, la strada, qualsiasi tipo di motoretta, il giro rituale dei paesi vicini, l'uscita dello stabilimento di confezioni, le lezioni dei compagni di lavoro,
i propri luoghi di solitudine, le ore davanti allo specchio, i contrasti con i fratelli e i genitori, le lunghe confidenze con l'amico con l'amica, i fumetti e. le riviste pornografiche, la stessa messa di gruppo, il gruppo di preghiera, il gruppo politico, il campo di gioco, la manifestazione femminista, il diario, la banda di amici...
Metodo: una elencazione su cartellone, magari con disegno, raccontare a ruota libera avventure, episodi, ricordi vivi, le liti, i sotterfugi per le conquiste sentimentali, i divertimenti... Non escludere mai la domanda (perché) che può portare ai condizionamenti, ma anche ai fini e aprire qualche problema esistenziale di senso.

I comportamenti

La presa di coscienza dei luoghi può portare ai comportamenti o alle reazioni. Ne elenco alcune:
– ricerca di amicizia, mettersi in mostra, superficialità, timidezza, apertura e chiusura;
– stato di insicurezza e ricerca di appoggio (in due si risolvono meglio i problemi che in uno);
– ricerca di comprensione e di dialogo (non mi capisce nessuno, ho almeno qualcuno che mi aiuta);
– è la moda che lo vuole (tutti hanno la ragazza o il ragazzo, lo voglio anch'io);
– fuga dalla famiglia e ricerca di uno spazio da gestire come si vuole. Isolamento e ricerca di soddisfazione sessuale;
– reazione dopo alcune frustrazioni e costituzione di «bande» o maschile o femminile, di gruppi totalizzanti sia politici che sportivi;
– non accettazione di sé.
Questi sono alcuni dei comportamenti più comuni che vanno resi evidenti per risalire agli atteggiamenti che li provocano e sostengono.
Metodo: disegno di gruppo, drammatizzazione, disegno personale da commentare, su temi che permettano all'adolescente di esprimersi. Qui è molto importante usare la tecnica non verbale. Celebrazione eucaristica di gruppo e analisi dei sentimenti in essa affiorati.
Celebrazione della riconciliazione e scoperta di sentimenti da cambiare.
Non trascurare la domanda: e se qualcuno ci avesse creati per l'altro?
Atteggiamenti
Già nella fase precedente i comportamenti si mescolavano agli atteggiamenti. Ora si tratta di rendere evidenti ancora maggiormente le fonti dei comportamenti e cercare di cambiarli.
È indispensabile un confronto, qui ha un posto preponderante la proposta e la comunità cristiana.
Metodo: proposta di modelli senza troppe mediazioni: coppie, gente impegnata, preti, suore, missionari, genitori, politici, figure significative della storia attuale, la persona di Cristo (qui bisogna dar fondo a tutti i mezzi e le risorse: canzoni, vangeli, libri, cineforum, esperienze forti).

Esperienze

La maturazione affettiva non si fa a tavolino, non si risolve nelle discussioni, ma esige l'impatto con la realtà, si deve misurare con l'esperienza.
Esperimentare allora la capacità di donare nel gruppo, nella comunità, tra amici e tra due. Vivere l'accoglienza dell'altro, celebrarla nella festa. Esperimentare la capacità di incidere nella comunità civile o ecclesiale, come passaggio al sentirsi qualcuno, al trovare un posto.
Alla fine di ogni momento di lavoro, occorre sempre il paziente e acuto lavoro dell'animatore che sa cogliere da quanto è emerso il fatto vero che interessa, il problema che va risolto e qui indicare alcune linee interpretative o alcuni obiettivi, altrimenti ci potrebbe essere un dispendio di tecniche fine a se stesse.
Si è fatto un bel fotolinguaggio, si è partecipato a una drammatizzazione, che ha interpretato vari sentimenti, e situazioni, si sono eseguiti disegni, ma il cammino educativo non è automatico. Occorrono puntualizzazioni, piste di ricerca da approfondire, momenti di silenzio, uno sfogo nella preghiera, ricerca e valutazione di obiettivi chiari.
Tutto questo discorso può sembrare concreto, ma la vera concretezza è tra gli adolescenti, col proprio gruppo di animatori, dove passo passo si adatta un metodo, si cerca lo strumento che valorizzi i fatti da essi vissuti e li illumini con quegli obiettivi che gli stessi fatti, proprio per come sono accaduti, esigono.