L'adolescente nelle contraddizioni dell'oggi

Inserito in NPG annata 1978.


Franco Garelli

(NPG 1978-01-31)


I documenti riportati aprono molti problemi, descrittivi e interpretativi: il campo specifico di lavoro per il sociologo.
Veramente c'è una diversità tra adolescenti e giovani? Si può parlare di condizione adolescenziale, oppure ogni adolescente è un mondo a sé? I tratti che differenziano l'adolescente di oggi da quello di ieri sono da imputare alla crisi di autorità degli educatori, oppure esistono cause strutturali più globali? E quali? Come sono di fatto gli adolescenti di oggi, al di là delle descrizioni troppo facili, più fantasiose (o ideologiche) che reali?

PREMESSE

L'arco di età dai 14 ai 16 anni (l'adolescenza) delimita un periodo della vita dell'uomo che si caratterizza per rilevanti e per molti versi definitivi mutamenti nei tratti somatici e psicologici dell'individuo.
Da un punto di vista sociologico l'attenzione a questa età viene rivolta al sorgere e al consolidarsi di un consistente processo di,emancipazione (affettivo, culturale, di relazioni...) del soggetto dal nucleo familiare, che si accompagna al passaggio dell'individuo dalla scuola dell'obbligo o al mondo del lavoro o ad una scuola che offre maggiori stimoli socio-culturali e maggiori libertà e responsabilità. Vi sono altri «processi», altri «passaggi» nella vita dell'uomo. Ma quello dell'adolescenza rivela caratteri di particolare importanza, di chi esce a poco a poco da un ambito di socializzazione ristretto per aprirsi maggiormente alla realtà sociale e alle sollecitazioni esterne. Si tratta inoltre di un processo che contribuisce in modo rilevante a impostare e definire la personalità dell'individuo, dal momento che nell'età adolescenziale il soggetto, in base alla propria esperienza e agli stimoli che caratterizzano la sua esistenza, opera alcune scelte di vita e di valore e consolida alcune idee, opinioni, atteggiamenti, che avranno un rilevante peso nell'impostazione del suo futuro.
In questo contributo si cerca di descrivere i caratteri degli adolescenti, non i tratti generali della condizione giovanile. Certo gli adolescenti occupano i primi gradini di quella scala anagrafica e problematica costituita dai giovani nella società contemporanea, e pertanto evidenziano alcuni caratteri propri di tutta la condizione giovanile. Ma crediamo che gli adolescenti abbiano oggi a rivelare una serie di caratteri specifici che li distinguono dai giovani in generale e che permettono una singolare riflessione a quanti (operatori sociali, studiosi...) si interessano a questo arco della condizione giovanile.
Nella presente analisi non si tratta degli adolescenti in generale, nei caratteri che essi in tutte le epoche storiche possono evidenziare in rapporto agli adulti o ad altre età della vita dell'uomo. Si vogliono invece considerare le caratteristiche che rivelano gli adolescenti oggi, nella seconda metà degli anni '70, dal momento che è nostra convinzione che l'«età adolescenziale», l'«età del passaggio» o «del processo», venga vissuta oggi in modo assai diverso dai soggetti interessati rispetto al modo in cui era vissuta dagli adolescenti nell'Italia degli anni '50 o '60.

I CARATTERI DELL'ADOLESCENTE NEL CONTESTO SOCIO-CULTURALE DEGLI ANNI '50-'60

Qualche anno fa, parlando dell'adolescenza, avremmo impostato il tema pressa- poco in questi termini: ogni società è assai preoccupata di preparare i propri membri ai ruoli professionali e sociali che la contraddistinguono e a tal scopo si serve di tutta una serie di istituzioni (famiglia, scuola, chiesa...) la cui funzione è quella di preparare la personalità degli individui ai ruoli e alle posizioni sociali adulte, sia fornendo loro le conoscenze tecniche adeguate per occupare una posizione lavorativa, sia soprattutto cercando di inculcare negli individui quegli atteggiamenti che garantiscono un elevato grado di lealismo nei confronti delle istituzioni e del sistema sociale.
La tensione a inserirsi nella società adulta era il filo conduttore dell'esperienza dei giovani e quindi anche degli adolescenti, i quali trovavano così a livello adulto tutta una serie di modelli funzionali al loro pieno inserimento nella società. Ai giovani si chiedeva l'impegno nello studio, l'umiltà e la disponibilità nell'apprendimento del lavoro, l'acquisizione dei valori della laboriosità, onestà e competenza professionale... tutti sforzi che avrebbero avuto come contropartita l'inserimento a pieno titolo nella società adulta. Per la maggioranza della popolazione, delle famiglie, si poteva migliorare la posizione sociale seguendo i modelli professionali dominanti intorno agli anni '60: l'operaio specializzato e il tecnico che aveva una certa capacità professionale da spendere nel proprio lavoro; e il libero professionista e il piccolo imprenditore, che alla competenza univano una larga autonomia nella propria attività lavorativa.
In questo contesto l'adolescenza come fase di passaggio, segnava un importante momento di orientamento dell'individuo verso questi modelli, un'età in cui il giovane operava alcune scelte di fondo che lo predisponevano all'acquisizione di tali modelli di uomo e di inserimento sociale.
L'adolescenza, pertanto, era un'età di passaggio nel segno però della continuità. In essa venivano fatte alcune importanti esperienze e scelte grazie alle quali l'individuo si orientava ai ruoli sociali e professionali adulti e nell'acquisizione di quei caratteri che gli permettevano un sicuro inserimento sociale.
È chiaro che il processo mediante il quale l'adolescente cominciava ad adeguarsi alle mete culturali e sociali della società non era lineare. Ma per lo più l'idealizzazione degli adolescenti, la loro «utopia», il desiderio di prima emancipazione dalla famiglia, la loro «contestazione» (rivolta contro il padre, critiche alla società dei consumi...) veniva facilmente fatta rientrare dal peso esercitato da una serie di istituzioni e di apparati culturali che apparivano omogenei e ben coordinati tra di loro nel tentativo di trasmettere i valori e le norme dominanti a livello sociale e nell'assuefare i giovani a tale contesto sociale.
Stiamo descrivendo una società abbastanza stabile nei suoi presupposti istituzionali, in cui il desiderio della ricostruzione (a livello nazionale e familiare) e del raggiungimento di una stabilità economica e sociale, sembrano largamente predominanti, rispetto alle istanze di critica e di mutamento.
Si tratta di un tipo di società e di gioventù adeguatamente descritta da una pagina del sociologo Alberoni, il quale riferendo di una ricerca condotta da un sui) collega (Guido Baglioni) sui giovani all'inizio degli. anni '60, cosi si esprime: «In una recente indagine condotta, con tecniche rigorosamente non direttive, sui giovani dai 15 ai 20 anni della diocesi di Milano, che abbraccia quindi, oltre a Milano, tutta la Brianza fino a Lecco, 'abbiamo trovato che i giovani, praticamente senza alcuna eccezione, condividono i valori che possono essere considerati tradizionali in queste zone: la famiglia che come istituto non viene discusso, per cui tutti pensano con serietà a sposarsi; il lavoro, per cui il fannullone è disprezzato alla stessa stregua del ladro; la moderazione e l'oculatezza nello spendere il denaro, per cui lo spreco, l'ostentazione, ma anche l'avarizia e l'ansietà, sono derise; la competenza e l'iniziativa unite ad un realismo nel proporsi gli scopi. Accanto a questi valori tradizionali, si son integrate, senza alcuna frizione, alcune idee moderne sull'importanza dell'istruzione come strumento per acquistare una competenza ed assicurarsi una posizione sociale (realizzabile) e l'incomprensione della cultura (istruzione) fine a se stessa. L'orizzonte politico di questi giovani è limitato, ma costantemente tenuto nella sfera del possibile e del realizzabile, e la società ai loro occhi appare come un sistema comprensibile in cui chi è intelligente e onesto si può inserire al posto giusto» (Alberoni F. - Baglioni G., L'integrazione dell'immigrato nella società industriale, Bologna, il Mulino, 1967).

COME IMPOSTARE UNA RIFLESSIONE SULLA CONDIZIONE ADOLESCENZIALE OGGI

Alla luce di queste riflessioni, quali sono i caratteri dell'età adolescenziale oggi, nell'attuale contesto storico?
In altri termini: come imposteremmo oggi una riflessione sulla condizione adolescenziale?
Crediamo che oggi non sia possibile trattare dei giovani in generale e degli adolescenti in particolare, senza considerare i caratteri propri della società italiana della seconda metà degli anni '70. Si tratta di quell'insieme di fattori di crisi e di mutamento sociale che contraddistinguono la vita del nostro paese nel presente momento storico e che hanno acute ripercussioni sui nuclei di popolazione che più si rivelano in posizione di debolezza sociale (ad esempio: i giovani e gli adolescenti).
Tenendo presente, nel trattare degli adolescenti, i caratteri del sistema sociale nel quale siamo attualmente inseriti, vogliamo in qualche modo sottolineare che i fenomeni strutturali e i condizionamenti socio-culturali hanno notevole importanza nel determinare l'atteggiamento, il comportamento, le opinioni e i valori dei giovani adolescenti. E ciò in contrapposizione ad un approccio che riduce la dinamica della condizione adolescenziale ad un fattore di «buona» o «cattiva» volontà, senza considerare che questa «volontà» è soggetta ai condizionamenti assai rilevanti che possono completamente distorcere l'iniziativa e la percezione dell'individuo.
Senza voler comunque sminuire la rilevanza della libertà e della responsabilità dell'individuo, la nostra analisi si muoverà in un'ottica per la quale le attese, le scelte e i caratteri degli adolescenti di oggi, vengono descritti e spiegati considerando l'influenza su di essi esercitata dalle istanze culturali e dal sistema sociale dominante.

DISCONTINUITÀ (E CONTRAPPOSIZIONE) TRA LA PRIMA E LA SECONDA «SOCIALIZZAZIONE»

Quella adolescenziale è una età in cui i giovani cominciano a prendere coscienza che i valori e le concezioni di vita predominanti nel nucleo familiare di appartenenza e che hanno costituito fino a quel momento il principale substrato della loro educazione vengono sovente contraddetti di fatto da altre impostazioni di vita e da altri valori con cui essi entrano in contatto fuori dall'ambito familiare (nella scuola, nel tempo libero, nei gruppi...) in quel processo di progressivo spostamento del loro asse di socializzazione da una ristretta e omogenea esperienza al più vasto contesto sociale. In altri termini, avviene a livello personale la scoperta che non c'è continuità tra la socializzazione avvenuta nell'ambito ristretto del nucleo familiare e quella che gli adolescenti iniziano ad avere in modo rilevante nella scuola secondaria o nel mondo del lavoro, nel sistema di relazioni, nel gruppo dei pari.
Occorre però fare alcune precisazioni a proposito di questa «consapevolezza». Anzitutto c'è da affermare che nell'attuale contesto sociale i giovani già a livello di scuola dell'obbligo e di socializzazione primaria possono risultare al centro di una pluralità di proposte educazionali che rivelano una diversità o una conflittualità di concezioni di vita e di impostazioni di valori. Ma una allargata coscienza di tale contrapposizione e diversità sembra avvenire per il giovane solo nell'età adolescenziale, nel momento in cui ad una maggior capacità di autoanalisi e di critica corrisponde un effettivo allargamento della propria esperienza sociale, affettiva, di relazioni fuori dal nucleo familiare. In secondo luogo occorre precisare il grado di questa consapevolezza negli adolescenti. Crediamo che i 14-16 anni rappresentino nell'attuale contesto socio-culturale un processo grazie al quale il giovane riesce a dipanare la generica intuizione di trovarsi nella propria esperienza di fronte a proposte di vita e a valori diversi e per certi versi contraddittori, fino a individuare a grandi linee i caratteri di alcune di queste concezioni dell'esistenza e della realtà.
L'impressione però è che gli adolescenti riescano a raggiungere un certo grado di consapevolezza solo di alcune sollecitazioni e proposte culturali che essi incontrano nella propria esperienza, ma che di molte altre non riescano ad avvertire la presenza e ad individuare i caratteri in modo soddisfacente. In questo ultimo caso, proprio perché la consapevolezza permette una maggiore autonomia ed emancipazione, gli adolescenti possono essere più facilmente «condizionati» da valori e concezioni di vita che essi trasudano dal contesto sociale senza una adeguata percezione dei loro tratti fondamentali e del loro potere condizionante.
Da quanto detto emerge pertanto un primo e importante tratto caratteristico della età adolescenziale nell'attuale contesto socio-culturale. Il processo di uscita da un ambito di socializzazione ristretto e il progressivo inserimento in un contesto sociale più allargato avviene per l'adolescente all'insegna della discontinuità tra i due livelli di socializzazione. I valori e i modelli di vita a cui il giovane si espone nella sua esperienza adolescenziale si rivelano per lo più caratterizzati non da una diversità complementare rispetto a quelli che informavano l'ambito di socializzazione ristretto, ma da una contrapposizione o estraneità rispetto al nucleo fondamentale in cui avviene la prima socializzazione.
L'adolescenza costituisce nel nostro contesto socio-culturale il complesso processo nel quale il giovane avverte in qualche modo e rivela (con maggior o minor consapevolezza, direttamente o indirettamente) la diversità e contraddittorietà di modelli educativi e di proposte e concezioni di vita che incontra nella sua nuova esperienza a cui giunge dopo una socializzazione relativamente stabile e unitaria. Mentre nell'età dopo l'adolescenza il giovane già cerca di elaborare in qualche modo una strategia di azione tra le molte proposte e concezioni presenti nel contesto sociale, operando alcune scelte di fondo e tentando un processo di unificazione della propria esperienza, l'adolescente si caratterizza essenzialmente come il soggetto che scoprendo una nuova realtà rimane da essa abbagliato senza riuscire a far conseguire alle molteplici sollecitazioni e scoperte una soddisfacente azione di razionalizzazione e di scelta.
Appare evidente che i giovani nell'età dell'adolescenza vengono immessi in un flusso di stimoli, sollecitazioni ed esperienze socio-culturali che risultano non solo molteplici e diverse ma anche contraddittorie tra di loro. Nell'età adolescenziale il giovane scopre nella propria esperienza il pluralismo e la complessità del nostro contesto socio-culturale.

L'influsso dei mass-media

Quando si parla dell'influsso della società sugli adolescenti in genere l'immagine che si evoca è quella dei «mass-media» e del loro enorme potere di condizionare il comportamento dei giovani e di creare modelli consumistici di vita. Certo questi canali di comunicazione giocano ancora un notevole ruolo nell'indirizzare ai consumi gli adolescenti e si rivelano con sempre più raffinate tecniche in grado di continuare a sfruttare le vaste potenzialità di mercato dei beni voluttuari rappresentato dalla domanda degli adolescenti. A questo scopo consolidati e flessibili «trust» e agenzie di pubblicità, vendendo mode, modelli di vita, idee, «valori», concezioni della realtà... riescono a creare nei giovani i bisogni dei prodotti che circolano sul mercato. Gli adolescenti risultano una facile preda di un tale disegno commerciale.
Resi disponibili dall'età e dalla nuova esperienza da essi vissuta, agli stimoli e alle sollecitazioni che li attorniano, essi sovente intravvedono nei modelli presentati dalla società dei consumi e dai mass-media obiettivi di emancipazione e di realizzazione personale. L'assunzione di tali mete culturali si rivela pertanto un tentativo dí definizione della propria identità e può essere l'inizio di un processo che in assenza di adeguati filtri critici e di esperienze più significative relega gli adolescenti a istanze di vita formali e vuote di contenuto.

IMPATTO CON IL PLURALISMO CULTURALE

La dialettica politica

Ma non c'è solo l'istanza consumistica che «investe» gli adolescenti.
Nel presente momento storico i giovani affacciandosi nell'adolescenza a nuovi stimoli culturali e a nuove esperienze, vengono in particolare investiti e interpellati \dal dibattito e dalle tensioni che si stanno snodando a livello nazionale intorno al problema del cambiamento o della conservazione dei tratti caratteristici della nostra società. È l'ingresso dei giovani nel campo della politica, la prima scoperta significativa di una divisione della società in gruppi e classi sociali, l'iniziale rilevante utilizzo di categorie di analisi della realtà sociale...
Che gli adolescenti studenti siano investiti da tale dialettica e problematica appare un fatto scontato se si analizza come i militanti politici cerchino di creare adepti tra i giovani che iniziano le scuole superiori, come la maggior parte della mobilitazione politica degli studenti medi non gravi tanto sui giovani del triennio quanto sui giovani del biennio, come siano soprattutto i giovani dai 15 ai 16 anni a costituire la massa delle assemblee, a sfilare per la città portando bandiere e striscioni, quasi a dimostrare che la militanza politica offre uno sbocco al loro bisogno di essere attivi e di socializzare.
A livello del mondo del lavoro, gli apprendisti vengono inseriti in un contesto in cui appaiono assai rilevanti per la loro garanzia occupazionale l'appartenenza al sindacato e la solidarietà con gli altri lavoratori. La presa di coscienza di una comune condizione di vita crea le premesse per questa solidarietà e militanza. Certo non tutti gli adolescenti rivelano un elevato grado di militanza politica, né tutti gli apprendisti (o quanti a diverso titolo si inseriscono nell'età adolescenziale del mondo del lavoro) una allargata mobilitazione sindacale.
Inoltre è vero che le scelte politiche necessitano di adeguati approfondimenti e interiorizzazioni, processi che non possono esaurirsi nell'età adolescenziale. Di fatto però nell'adolescenza i soggetti sono al centro di una serie di esperienze di vita e di stimoli che favoriscono la presa di coscienza delle condizioni materiali che caratterizzano la loro esistenza e quella nel nucleo familiare di appartenenza; che contribuiscono alla scoperta dei condizionamenti e delle contraddizioni dei modell di sviluppo dominante nell'attuale società; che sollecitano le riflessioni e una presa di posizione nei confronti del sistema sociale. Del resto tale problematica pervade tutta l'esperienza quotidiana dell'adolescente e riguarda sia i vari messaggi che gli adolescenti percepiscono nelle loro occupazioni e nel tempo libero, sia l'ambito familiare in cui l'adolescente vive, sia i vari gruppi che il giovane frequenta.

Pluralismo nella scuola come esperienza di diversi progetti di vita

Per limitarci al caso degli studenti, si può affermare che in questo contesto gli adolescenti sono ormai in grado di comprendere che l'apparato scuola non è una realtà univoca, costituita da insegnanti che hanno come unico scopo di preparare í giovani che si inseriscano nel mondo produttivo, ma che tra gli stessi docenti e tra le altre componenti del mondo scolastico, esiste una allargata dialettica e controversia sui fini dell'educazione, sul modo di utilizzare gli strumenti didattici, sulla funzione della scuola, sulla predisposizione dei programmi scolastici, sui problemi della «partecipazione» scolastica, sulla concezione della realtà sociale e della vita.
La dialettica presente nella scuola si rivela agli occhi dell'adolescente in condizione studentesca, parallela a quella che egli avverte nel contesto sociale più allargato, e che si snoda giorno dopo giorno ad esempio nel modo differente con cui i diversi organi di stampa e di informazione descrivono e interpretano uno stesso avvenimento, e nelle differenti analisi della realtà e concezioni del mondo che sottostanno alle proposte culturali che nell'età precedente all'adolescenza il soggetto considerava solo nella loro funzione di divertimento.
Quanto detto vale anche per l'ambito familiare. Nella famiglia il giovane studente inizia a prendere coscienza nell'età adolescenziale degli sforzi messi in atto dai 
genitori per far fronte alla riproduzione sociale del nucleo familiare. Il tema degli scioperi, delle rivendicazioni salariali e politiche dei lavoratori, dell'occupazione, del caro-vita, del problema della casa... sono all'ordine del giorno, dal momento che la complessità dell'attuale vivere sociale porta questi problemi continuamente alla ribalta e alla attenzione del nucleo familiare. Inoltre l'adolescente percepisce in modo più chiaro le opinioni e le posizioni che i diversi membri della famiglia maturano in rapporto al mutamento o alla conservazione del sistema sociale dominante.
L'orientamento ideologico e politico appare pertanto un problema che investe in pieno l'adolescente della seconda metà degli anni '70. Senza dubbio si tratta di un carattere non riscontrabile negli adolescenti degli anni '50 e '60. Infatti il dibattito e la dialettica ideologico-politica attuale che consegue a una particolare situazione di crisi socio-economica del sistema nel quale siamo inseriti, risultano così accesi e controversi da investire in modo considerevole anche la condizione adolescenziale.

L'adolescente in una società conflittuale

In luogo di affacciarsi ad una società relativamente stabile da un punto di vista socio-economico e politico, l'adolescente di oggi fa capolino in un contesto di elevata contraddittorietà sociale e di crescente dialettica sul tipo di società da privilegiare per il proseguo dello sviluppo sociale ed economico e per l'espansione della democrazia. Anche se in molti casi l'adolescente non matura un preciso orientamento e sembra rimanere ai margini di tale dibattito, di fatto però egli interiorizza (magari a livello inconsapevole) i termini della dialettica e questa contribuisce a caratterizzare il substrato culturale e di esperienza in cui l'adolescente si muove.

Quale libertà personale?

Accanto a quella consumistica e quella relativa all'orientamento ideologico e politico, l'adolescente di oggi nel suo impatto con la realtà sociale più allargata incontra l'istanza e la problematica che possiamo genericamente definire della libertà e della autonomia. Che questa istanza sia uno dei «valori» e dei caratteri della cultura del nostro tempo appare un fatto indiscutibile. Molti movimenti (a vari livelli e a diverso titolo) si battono per tale autonomia.
Ricordiamo, tra l'altro, che in questo filone di tendenza possono essere intraviste sia la battaglia per i diritti civili, sia l'emancipazione di alcuni nuclei, categorie e classi sociali che vivevano fino ad ora in una condizione di inferiorità nel contesto sociale (movimento delle donne, dei giovani), sia il tentativo portato avanti da alcune minoranze di far riconoscere alla società intera i loro dirittti e i loro caratteri (movimento degli omosessuali).
Aldilà di questi specifici movimenti, ciò che ci preme sottolineare è che si crea a livello culturale un insieme di idee, valori, opinioni, tendenze... che pervadono e interpellano quanti sono inseriti nella società, e soprattutto quanti (come gli, adolescenti) si affacciano al contesto sociale in un atteggiamento di disponibile apertura a tutte le istanze innovative che lo costituiscono.

Il peso di questi fatti sugli adolescenti

Abbiamo rilevato in questo punto che gli adolescenti di oggi incontrano nel loro impatto col contesto sociale più allargato molteplici stimoli, sollecitazioni, esperienze socio-culturali che riversano nella loro giovane esperienza una serie di istanze, contraddizioni, conflitti che caratterizzano la società di oggi.
Per comprendere in modo adeguato chi sono gli adolescenti di oggi, non dobbiamo pertanto perdere di vista questo quadro complesso. E inoltre occorre ancora riflettere sul modo ín cui i giovani adolescenti «coniugano» nella loro esperienza le varie istanze, proposte, sollecitazioni.
Proprio per la giovane età, proprio perché non hanno ancora filtri culturali e di esperienza adeguati alla situazione di pluralismo in cui sono chiamati a vivere, è molto facile che gli adolescenti coniughino insieme senza eccessivi problemi e ripensamenti una serie di istanze che hanno avvertito a livello sociale e che in qualche caso possono rivelare tra di esse caratteri contraddittori. Si creano così una serie di atteggiamenti-comportamenti di difficile interpretazione, che non brillano certamente – agli occhi critici degli adulti – per la loro razionalità o coerenza o livello di interiorizzazione. È in questa linea che sorgono i vari tipi di conformismo, che si creano le varie mode, che avvengono i repentini abbandoni di posizioni o scelte difese fino a pochi istanti prima con estrema decisione, che vengono tentate commistioni di modelli di vita e di idee il cui equilibrio appare un frutto di stagione a chi da una posizione di maturità indaga sugli esiti di tali processi.

LA CRISI DELLE ISTITUZIONI TRADIZIONALI E LA MANCANZA DI ISTITUZIONI EDUCATIVE ALTERNATIVE

Ma perché il giovane adolescente non ha un filtro sufficiente per far fronte agli stimoli che riceve?
La risposta è da ricercare oltre che nella giovane età dell'adolescente e nel travaglio psico-somatico che lo caratterizza, anche nel processo di crisi che investe; nell'attuale momento storico, quelle strutture che un tempo rappresentavano un contesto in grado di aiutare il giovane a unificare la propria esperienza e che accompagnavano in modo determinante il suo processo di inserimento nella società.
Della crisi della scuola s'è detto.
Quanto alla famiglia si può rilevare come essa non costituisca più nell'attuale momento storico, quel filtro culturale che permetta al giovane di orientarsi nelle «scoperte» che egli effettua nell'età adolescenziale. La famiglia, in generale, non sembra essere un ambito adeguato a far luce sulla contraddittorietà delle proposte culturali dell'attuale contesto sociale. Essa stessa, anzi, viene investita da tali contraddittorietà e stimoli, per cui sembra diventare più un luogo di parcheggio che un ambito in cui il giovane può esercitarsi a unificare e ricomporre la sua esperienza e a ricercare una identità.
Di qui nascono, crediamo, alcuni motivi di sfiducia che gli adolescenti rivelano in generale nei confronti della famiglia.
Oltre alla crisi della scuola e della-famiglia, emerge anche il venir meno di alcune strutture che in passato avevano una importante funzione di socializzazione e di educazione dei giovani. Ci riferiamo in particolare alla crisi che ha travagliato l'associazionismo cattolico ed ecclesiale che per molti giovani costituiva un tessuto connettivo della loro esperienza che avveniva o in continuità o in supplenza della funzione del nucleo familiare. Anche se tale associazionismo appare attualmente in netta ripresa, occorre però riconoscere che la grande maggioranza dei giovani dopo la stagione della contestazione e l'accentuarsi del processo di secolarizzazione a livello nazionale, preferisce socializzare in strutture pubbliche o nei piccoli gruppi in cui non vi siano etichette confessionali vincolanti.
Non ritenendo che i partiti e i sindacati rappresentino per gli adolescenti luoghi di specifica formazione ed educazione, si può ritenere che i piccoli gruppi dei coetanei, rappresentino per gli adolescenti, gli ambiti di maggior socializzazione e i luoghi in cui il giovane in qualche modo (magari a livello inconsapevole) tenta una sintesi -- nei comportamenti, atteggiamenti, nelle idee e valori –delle sollecitazioni e stimoli che contraddistinguono la sua esperienza.
Considerando però il carattere soprattutto di tempo libero di tali gruppi e il conformismo di interessi, di posizioni, di manifestazioni che sovente li caratterizza, si può affermare che_più che un luogo-momento di comparazione delle varie istanze culturali per una sintesi originale, essi rappresentino_ per l'adolescente un ambito in cui ritrovare una certa qual identità senza affrontare decisamente i problemi che il contesto socio-culturale di fatto riserva. Tali gruppi, pertanto, rischiano di esercitare più una funzione di integrazione socio-culturale o di «evasione» che non un filtro alla complessità dell'esperienza che l'adolescente sta vivendo. Da quanto detto appare pertanto confermata l'ipotesi di «disorientamento culturale» che contraddistinguerebbe la maggioranza degli attuali adolescenti.

DISORIENTAMENTO CULTURALE E ASSENZA DI PROSPETTIVA

Senza un adeguato filtro culturale e di esperienze che permettano di unificare le proposte e gli stimoli con i quali entrano in contatto, i giovani adolescenti sembrano essere confinati in una condizione di «disorientamento culturale». Si può osservare che tale tratto caratterizzava anche gli adolescenti di alcuni decenni fa, nel contesto occidentale. Allora però l'adolescente sembrava risultare disorientato soprattutto dall'inserimento in un contesto sociale più ampio di quello che aveva caratterizzato la sua esperienza precedente, ma non dalla discontinuità tra il primo livello di socializzazione e il secondo, né dalla mancanza di strutture e di ambiti che sostengono il giovane in questo suo processo esperienziale. Inoltre il punto di approdo dell'età adolescenziale appariva in un contesto storico precedente, più chiaro e consolidato sia nel sottofondo della coscienza dell'adolescente, che così percepiva come passeggeri gli eventuali momenti di disorientamento, sia nella coscienza e azione di quanti lo attorniavano.
Tutto ciò significa, in altri termini, che l'età adolescenziale oggi, si caratterizza per una «mancanza di prospettiva». Si rivela cioè già consistente nell'arco dei 14-16 anni l'esperienza dell'assenza di prospettiva, elemento che sembra uno dei caratteri principali della condizione giovanile nell'attuale contesto sociale.
Assenza di meta sociale, incapacità-impossibilità di intravvedere un filo conduttore unificante della propria esperienza, difficoltà a percepire il significato della propria esistenza (problema che molti nemmeno più si pongono), esperienza / di una eccessiva esposizione al contesto socio-culturale senza adeguata possibilità I di «filtro»... sono tutti elementi_in cui si scompone il tratto della «mancanza di prospettiva».
Affermando ciò non vorremmo attribuire all'adolescente un eccessivo grado di consapevolezza di questo processo nell'arco dell'età che lo caratterizza. È assai probabile che la maggior parte degli adolescenti non percepisca lo stato di «assenza di prospettiva» che vive, e soprattutto non avverta ciò come un aspetto negativo della propria esperienza. Molti adolescenti, infatti, affermando di «vivere alla giornata» sembrano rivelarsi a un tempo orgogliosi e realisti di non aver molte certezze (e pertanto mete prefissate) su cui costruire il loro presente e futuro, senza avvertire le possibili conseguenze negative di tale carattere. Di fatto molti adolescenti, aldilà della consapevolezza, facendo proprio lo slogan' del «vivere alla giornata» e accettandolo come un dato di fatto a cui occorre adeguarsi, si abituano ad un'ottica ristretta, immediata, pragmatica, nell'impostare e considerare la propria esistenza.
I motivi di questo adeguamento sono, ancora una volta, da ricercarsi sia nelle strutture sociali (scelte professionali, logica da obiettivi a medio o piccolo termine...) che impediscono altre istanze, sia nello scarso peso educativo di gruppi e forze sociali che potrebbero in qualche modo alimentare e innescare un movimento che cerchi di contrapporsi a tale condizionamento.

IDEALIZZAZIONE O REALISMO?

L'immagine, consolidata nel tempo, che gli «adolescenti», proprio per l'età, si affaccino alle nuove esperienze e alle proposte che li circondano con un atteggiamento di entusiasmo e fiducia, col desiderio di partecipazione e coinvolgimento nelle iniziative che li riguardano, sembra un po' stemperarsi o attenuarsi alla luce dei caratteri degli adolescenti di oggi. Non che la fascia di età dai 14 ai 16 anni riveli carenza di speranze e di attese nelle manifestazioni che la contraddistingue. Di fatto però sembra un dato scontato la minor carica ideale che caratterizzerebbe gli adolescenti di oggi, la maggior insoddisfazione nelle iniziative da essi intraprese e nelle attività svolte, una maggior indifferenza verso le proposte che loro vengono presentate.
È frequente sentire animatori di gruppi giovanili e educatori descrivere gli adolescenti utilizzando termini quali «apatia», «insofferenza», «insoddisfazione generalizzata»...
Certo occorre andare aldilà dell'apparenza, per valutare a fondo il carattere a cui accenniamo. Non si può infatti riversare sugli adolescenti la responsabilità di tale , atteggiamento, come se l'indifferenza o l'entusiasmo fossero caratteristiche che sorgono e si alimentano nel solo spazio personale (riconducendoli ad un elemento del temperamento o a una questione di «volontà») e non avessero invece una ben più complessa matrice sociale e culturale.
Alla luce di queste osservazioni si può ben comprendere come gli adolescenti di oggi rispecchino nell'indifferenza, apatia, sfiducia, senso del relativismo; autonomia, le caratteristiche che contraddistinguono il tipo di società nella quale sono inseriti.
Meno sensibili, più scettici e critici verso le proposte in positivo che vengono loro presentate, gli adolescenti sembrano anche più orientati a rifugiarsi in una ottica di gratificazione immediata-, in modo da dare un senso concreto e autonomo al loro «vivere alla giornata», aldilà degli intenti ideali irrealizzabili e del sollevamento di una eccessiva problematica.
In tal modo gli adolescenti appaiono allinearsi o anticipare (pur con toni minori) il carattere realista e scarsamente utopico della maggioranza dei .giovani d'oggi, i 'quali si rivelano tali non per «vocazione», né per «scelta», ma come soluzione di- sopravvivenza in un contesto sociale e di relazioni in cui hanno avvertito sovente l'impossibilità di tener fede e realizzare i propri «ideali» e il bruciore delle frustrazioni accumulate in campi ritenuti importanti per la loro personale e comunitaria realizzazione.

CONFLITTUALITÀ, VIOLENZA, AGGRESSIVITÀ

Un ultimo elemento a cui vorremmo accennare concerne l'aumento di aggressività espresso da molti adolescenti, soprattutto quelli che vivono nelle grandi città e nelle situazioni e condizioni sociali più precarie e difficili. Si tratta di atteggiamenti e di comportamenti che esprimono un clima di più allargata violenza che sembra innervare sempre di più la stessa vita sociale. In altri termini, gli adolescenti, rispecchierebbero nella loro esperienza e nelle loro manifestazioni tutto un contesto socio-culturale in cui la violenza, la conflittualità, l'aggressività, sembrano normali manifestazioni del sistema.
Il giovane adolescente, di fatto, anche a livello latente, interiorizza questo clima sociale in cui è immerso. Conflittualità che caratterizza l'ambito familiare, dal momento che molte famiglie hanno costanti problemi nel far quadrare il bilancio quotidiano; violenza nei rapporti tra uomo e donna, sia nella concezione della donna-oggetto, sia nella tradizionale immagine (che sembra ancora dominante nel contesto nazionale) che vede l'uomo nella posizione di dominio e la donna relegata a espletare funzioni di soddisfacimento dei bisogni privati dei componenti il nucleo familiare; aggressività che è dovuta al fatto di non aver accordato alla relazione e all'incontro tra le persone, nella società industriale un valore e uno «spazio» costruttivi, per cui il rapporto con gli altri sembra essere regolato essenzialmente da motivi di interesse, o di antagonismo, o di formalità, o di divertimento...
Abbiamo descritto solo alcune possibili istanze, situazioni-condizioni che possono di fatto far interiorizzare nell'adolescente la violenza e l'aggressività. A un livello.. più immediato,, cioè più direttamente riguardante e coinvolgente il giovane adolescente, crediamo che uno dei principali motivi alla base della crescita della aggressività, sia individuabile nel fatto che venendo meno la funzione di socializzazione propria delle istituzioni tradizionali non sostituite in ciò da altre adeguate agenzie, diventa sempre più difficile per l'adolescente acquisire ed esercitarsi negli atteggiamenti di relazione, di rispetto, di discussione, di compartecipazione, di capacità di ascolto... tutti elementi che sono alla base di un corretto modo di partecipazione sociale e di socializzazione. Il rifugio nel piccolo gruppo, per lo più di «loisir» (un ambito che comincia a essere prescelto dall'adolescente come spazio di personale realizzazione), non aiuta e non predispone ad una socializzazione più ampia, che favorisca l'inserimento positivo del giovane nel più allargato contesto sociale. Mancando questo apporto costruttivo si offre più spazio al fatto che i rapporti sociali cominciano a caratterizzarsi per l'aggressività e il conflitto anche a livello adolescenziale.