Il «catechismo dei giovani» per la spiritualità giovanile

Inserito in NPG annata 1979.

 

(NPG 1979-06-68)


Il «Catechismo dei giovani» (= CdG), nel suo impianto globale e nelle opzioni di contenuti, offre una proposta di «identità cristiana» per i giovani d'oggi. Esso quindi rappresenta il testo privilegiato, di meditazione personale e di gruppo, anche per il nostro progetto di «spiritualità giovanile». Ci sembra infatti che la consonanza sia notevole, anche se non mancano le accentuazioni diverse.
Ideale sarebbe la sua utilizzazione piena e progressiva.
Purtroppo, però, il CdG non è di facile lettura: per la mole di pagine che lo costituisce e per la sensibilità culturale che presuppone.
Per superare questo limite, suggeriamo una lettura «tematica» del CdG, indicando i capitoli più interessanti per il discorso sulla spiritualità giovanile. Questa operazione, tra l'altro, ci permette di evidenziare anche una serie di suggerimenti metodologici (che il CdG non affronta esplicitamente, perché è solo «strumento di lettura», da collocare in una più vasta strategia educativa).

LE «DOMANDE» CHE EMERGONO DAL QUOTIDIANO

Quali esperienze?

Il CdG privilegia soprattutto tre esperienze che ritiene fondamentali per il giovane d'oggi:
– la ricerca della verità (cap. 1)
– il bisogno di libertà (cap. 3)
– il desiderio che diventa speranza (cap. 4).
Attraverso un attento lavoro critico, queste domande esistenziali raggiungono la soglia «religiosa» (così come ne abbiamo parlato nel nostro progetto), perché restano implacabilmente aperte, anche dopo il confronto critico con le diverse risposte culturali. Il procedimento è interessante e raffinato, anche se qua e là un poco polemico. Suggerisce un itinerario da utilizzare saggiamente.
Il capitolo 2 inoltre affronta esplicitamente la dimensione religiosa della vita, per mettere in stato di attenzione alla trascendenza, «nonostante» le pretese esasperate della secolarizzazione o le accuse dei «maestri del sospetto».
Anche questo capitolo risulta prezioso, per fondare nella sensibilità giovanile il senso (non alienante) di una ricerca sulla spiritualità.

Necessarie integrazioni

Il CdG ha privilegiato alcune esperienze fondamentali della vita di un giovane. L'educatore attento deve collocare questo in una visione pastorale più ampia:
– Normalmente si giunge a queste esperienze-limite solo partendo dalle concrete, quotidiane esperienze giovanili. Per evitare facili cortocircuiti (che conducono inesorabilmente alla insignificanza della proposta religiosa) è indispensabile attivare un itinerario di problematizzazione (= umanizzare), per aprire le esperienze quotidiane verso queste soglie-limite, dove l'attenzione al religioso è più facile e immediata.
– Non possiamo ridurre le esperienze-limite dei giovani alle tre analizzate dal CdG. Per molti giovani, forse, non sono neppure le più significative. Il CdG offre un «esempio» di approccio alla problematica religiosa e sollecita perentoriamente a «passare» per queste dimensioni radicali (verità-speranza-libertà), per poter approdare in modo maturo e consapevole all'accoglienza dell'evento annunciato. Nel nostro progetto abbiamo suggerito altre esperienze-limite. I due «elenchi» non sono alternativi, ma complementari. Ogni educatore saprà inventare l'itinerario corretto e più praticabile.
– La problematizzazione delle esperienze non è mai solo un processo culturale. Scatta quando si è provocati dalla vita stessa. Il CdG non può che operare nel limite culturale. Tocca all'educatore sostenere lo sviluppo dell'itinerario, programmando momenti-forti, mettendo a confronto con persone significative, immergendo in avvenimenti propositivi.

Esigenze importanti

Il CdG sollecita tutti gli educatori della fede a realizzare questo «momento» problematizzante in un certo stile. Lo ricordiamo:
– La fase di «ricerca» è già momento costitutivo (anche se non esaustivo) dell'itinerario catechistico-spirituale. Non può essere vissuto solo come «previo» (come precatechesi, pre-spiritualità...). Anche nel nostro progetto l'abbiamo sottolineato.
– La ricerca avviene sempre in un confronto critico con la «sapienza» umana (umanesimi, ideologie, antropologie...). Nel CdG questo confronto sa evitare due facili rischi: il rifiuto scontroso e autosufficiente e l'accettazione incondizionata e falsamente ottimistica. Si tratta di due atteggiamenti importanti, soprattutto se si pensa a quanto capita oggi a non pochi gruppi e movimenti ecclesiali.
– Da questo confronto nasce la consapevolezza critica delle «ragioni» della propria fede. Essa apre ad una nuova (urgente) forma di «apologetica», per dare ai giovani di oggi la capacità di vivere «umanamente» la propria decisione per Gesù Cristo, evitando i rischi del fideismo o def razionalismo (si veda il cap. 5).
– La ricerca avviene però sempre «dentro» l'esperienza della comunità ecclesiale. Si tratta di ricercare una «verità» che è già testimoniata da una comunità e dalla sua prassi. Si recupera così la funzione importante dell'adulto e la memoria sociale, come testimone di un passato da accogliere gioiosamente (anche se criticamente), per comprendere il presente e vivere in prospettiva di futuro.
– Quando la ricerca è condotta «dentro» la comunità ecclesiale, risulta più facile evitare il rischio di impostare l'apologetica in termini solo culturali, di «verità» giustificata razionalmente. Questo approccio è importante, ma non l'unico e, forse, per i giovani d'oggi neppure il più significativo. La prima apologetica (e quindi il primo approccio) è determinato dalla «connaturalità»: dal fatto cioè che si esperimenta, come cosa interessante e carica di senso, il vivere da credenti, perché ci sono persone che lo fanno e queste esercitano un fascino esistenziale notevole.

IL «CONTENUTO» DELL'ANNUNCIO CRISTIANO

La proposta contenutistica del CdG

Il grande annuncio che il CdG offre ( e su cui si costruisce la nuova identità del giovane cristiano) è centrato sulla Persona di Gesù il Cristo e sul suo vangelo: il Regno di Dio che viene.
Basta questo veloce accenno per cogliere la consonanza del CdG con il nostro progetto di spiritualità.
Tra i molti capitoli che compongono questa seconda parte, consigliamo la lettura soprattutto dei seguenti:
– La causa di Gesù è il Regno di Dio: questo è il suo vangelo. Bisogna leggere attentamente il cap. 6 (il vangelo del regno) e 8 (i miracoli come segno del regno).
– Chi è Gesù: cap. 9, 14, 15. Si richiede una scelta concreta e progressiva di alcuni passi di questi capitoli (e questo è compito di ogni educatore che conosce le capacità di accoglienza e di interiorizzazione del suo gruppo), per presentare Gesù il Cristo, come una persona che ha vissuto una vicenda cosi sorprendente da sollecitare alla domanda: «ma tu chi sei». In questo, il CdG è davvero pregevole e fornisce una strumentazione molto buona. Ci presenta Gesù, raccontando in modo critico la sua storia e raccontando, nello stesso tempo, la storia di coloro che hanno creduto in lui. Si realizza così un processo linguistico che ripete quello dei Vangeli.
– Gesù incontrato nella fede (della comunità ecclesiale e del «lettore») rivela chi è Dio (cap. 16) e chi è l'uomo (cap. 22, 7-8).
Il CdG suggerisce un metodo per l'evangelizzazione
Ogni progetto di spiritualità richiede il «coraggio» dell'annuncio, perché l'identità nuova del cristiano è sempre la risposta personale ad un evento incontrato. Il CdG suggerisce alcuni orientamenti pastorali con cui realizzare l'annuncio:
– Un itinerario: dalla causa di Gesù (il regno) alla persona di Gesù, morto e risorto, alla rivelazione del mistero di Dio. Come si vede, l'itinerario privilegia la dimensione storico-narrativa: una vicenda sorprendente che costringe ad interrogarsi sull'identità di colui che l'ha vissuta e ad accogliere il suo messaggio.
– Un metodo: un annuncio «narrato», come abbiamo appena ricordato. Attraverso la narrazione, il lettore è continuamente coinvolto in prima persona, perché è costretto a schierarsi di fronte alla provocante sorpresa della storia raccontata; e si accorge, nello stesso tempo, che il soggetto narrante è un «popolo» e non un «maestro»: la/ comunità ecclesiale racconta la sua storia, quella che l'ha costituita come «popolo di credenti» (è importante collocare qui, come fa il CdG, le notizie sulla Chiesa: cap. 11 e 13).
– Questa persona di cui narriamo la storia sorprendente, propone una buona notizia (= il suo evangelo): per la potenza di Dio, la vita ha un senso (da qui la «festa»), per questo deve essere vissuta come «nuova» (la conversione) (si veda il cap. 7).
– Abbiamo già detto in diversi toni che il racconto costringe ad una decisione coraggiosa: una «scommessa» per Lui, che coinvolge tutta la vita. Questo aspetto talvolta passa in secondo piano, in certa catechesi più preoccupata di «informare» che di «chiamare». Il CdG ripropone questa esigenza in modo spesso perentorio, tanto da far nascere qualche problema in coloro che riconoscono nell'attuale condizione giovanile una incapacità strutturale per le «grandi» decisioni, per le scommesse a tempo lungo. Certo, dovremo chiederci: come aiutare i giovani di oggi a questo urgente e difficile cambio di mentalità?

LA VITA NUOVA

L'incontro sconvolgente con la persona di Gesù il Cristo, nella comunità dei credenti, spinge coloro che lo accolgono ad una novità di vita.
Il CdG suggerisce alcune dimensioni di questa novità di vita. Le vogliamo sottolineare perché molto vicine al nostro progetto di spiritualità. Il CdG fa questo discorso esemplificando su alcuni tratti dell'esistenza del cristiano. Noi preferiamo allargarlo sollecitando ogni educatore a tradurre queste cose nella direzione delle diverse istituzioni formative e nell'arco complesso dell'esistenza giovanile.

L'unità interiore della persona: quale uomo nuovo

Ricordiamo alcune pagine del CdG, a grandi temi, che possono offrire materiale di riflessione per chi desidera approfondire il progetto di spiritualità:
– La vita quotidiana costituisce la risposta personale alla grande chiamata: essa è quindi sempre vocazione (cap. 17, 1-2, 9).
– Lo stile di questa vita nuova è determinato dai tre atteggiamenti costitutivi dell'esistenza cristiana: la fede, la speranza, la carità. Il CdG sa articolare bene le dimensioni teologali con quelle esistenziali, per dare a fede-speranza-carità una reale capacità di integrarsi con la vita (cap. 17, 3, 4, 5).
– Questa novità di vita si esprime nella «storia», come sua interpretazione e come prassi per la sua liberazione. Il CdG ha scelto una teologia un po' escatologica (più attenta cioè alla discontinuità tra promozione umana e Regno di Dio, che alla continuità). Lo ha fatto per quella tendenza prevalentemente critica che filigrana la sua interpretazione della «sapienza» umana. Il nostro progetto di spiritualità è un poco più ottimista perché più «incarnazionista». Ma si tratta di leggeri spostamenti di accento, interessanti anche per realizzare l'esigenza di contrappeso sulla misura dei concreti giovani con cui si lavora (si veda il cap. 22).
– Il giovane credente deve riuscire a leggere tra le righe della sua storia, per coglierla dentro la grande storia della salvezza. Nel nostro progetto abbiamo parlato di «sacramentalità», proprio in questo senso. La scelta è presente in moltissime pagine del CdG (cap. 7,7; 12,6; 22,6-8). Dal CdG ritroviamo anche alcuni suggerimenti per realizzare questo compito difficile e impegnativo: l'esigenza di fare silenzio per saper contemplare (17,6-8), la preghiera (ivi), la capacità di celebrare nella liturgia e nei sacramenti il mistero che la vita si porta dentro (13,6-7; 20,8).

I tratti della vita cristiana

Anche il CdG affronta la fatica di reinterpretare i tratti costitutivi dell'esistenza cristiana, in una prospettiva globale. Nel nostro progetto abbiamo indicato questo come uno dei compiti più urgenti. Ne abbiamo anche individuato le direttrici di azione. Il CdG contiene pagine molto belle a questo proposito.
Le elenchiamo:
– il cristiano e la legge: la libertà dell'amore (cap. 19)
– la prassi politica (cap. 21)
– l'amore e la «sessualità» (cap. 20)
– la festa e la conversione (cap. 7)
– la capacità di prendere la propria croce. Il tema ritorna spesso; suggeriamo soprattutto il cap. 10 (Gesù, segno di contraddizione) e 12 (la via della croce); inoltre, come esempio delle conseguenze esistenziali che fioriscono su questa prassi di Gesù: 22,8 (i beni penultimi)
– gli «uomini del Regno»: il nuovo popolo (18), Maria (18,5), il cammino nella storia (22).
Queste pagine possono sembrare troppe per una lettura veloce del CdG. D'accordo. Resta però l'esigenza di allargare progressivamente l'attenzione, perché il CdG è una proposta organica e strutturata, che sopporta a fatica una sua frammentazione antologica. Toccherà all'educatore, consapevole di questa urgenza di fondo, fare le sue scelte concrete. Questi capitoli (e tutto il CdG) serviranno almeno per verificare la sua mentalità.

Gli atteggiamenti

La vita nuova del credente si costruisce attraverso l'acquisizione di atteggiamenti umani qualificati, secondo lo stile di Uomo nuovo che è Gesù Cristo. Quali atteggiamenti? Invece di fare noi degli elenchi, ci è sembrato più interessante sollecitare i gruppi a questa ricerca. Man mano che vengono lette pagine del CdG (soprattutto, ma non unicamente, della sua terza parte), può essere utile al gruppo chiedersi: quali stili di vita atteggiamenti) vengono sollecitati? come possono essere ripensati nelle concrete situazioni di vita e nelle esperienze che il gruppo condivide?
In questo terreno, che è di fondo per l'opera educativa e pastorale, è sempre rischioso procedere in modo troppo sicuro o schematico: gli atteggiamenti sono sempre il frutto di un confronto critico tra la situazione di fatto (che solo nel qui-ora si può conoscere) e il dover-essere (quello che il CdG e il progetto di spiritualità sollecitano).