Introduzione a: Dopo la «ricerca Milanesi» dire la fede in Gesù Cristo nella vita quotidiana

Inserito in NPG annata 1982.

 

(NPG 1982-07-5)

Si è parlato molto in questi mesi della ricerca effettuata da G. Milanesi per conto delle ACLI, della editrice LDC e dell' Università Salesiana di Roma e pubblicata in due volumi dalla stessa LDC. Se ne è parlato soprattutto per far conoscere e discutere i risultati.
Contemporaneamente alla presentazione ed al commento dei risultati, sono comparsi i primi tentativi di riflessione educativa e pastorale, proseguendo del resto le riflessioni riportate particolarmente nel volume secondo della ricerca.
Con questo dossier, Note di pastorale giovanile presenta una sua problematizzazione educativa e pastorale della ricerca ed alcune prospettive di ripensamento della proposta pastorale negli anni '80.
La ricerca Milanesi lascia intravvedere come, se da una parte noti è affatto vera, in termini quantitativi e qualitativi, la rinascita del sacro o il diffondersi della cosiddetta religione della crisi, dall'altra non è neppure vero un ritorno dei giovani alla esperienza religiosa tradizionale o all'esperienza cristiana in senso specifico.
Non per questo si può dire che tra i giovani sia assente ogni domanda religiosa. La stessa ricerca, sostiene che essa, anche se in modo frammentato e soggettivizzato, è presente ed è legata ai temi della vita quotidiana e della ricerca di una nuova qualità di vita.
L'ipotesi di una domanda religiosa emergente dalle modalità concrete con cui i giovani vivono la loro vita quotidiana viene fatta propria e assunta dal dossier, fino ad affermare che la proposta cristiana per i giovani degli anni '80 deve essere una « evangelizzazione della vita quotidiana».
Questo riconoscimento della domanda religiosa dei giovani non è affatto scontato e, quando venga riconosciuto, non è utilizzato quasi mai come luogo da cui riformulare la proposta pastorale.
Si viene, di conseguenza, a determinare una impasse pastorale che nel dossier viene descritta in termini di crisi di comunicazione. Attorno al tema della vita quotidiana ci sembra sia possibile elaborare una risposta sensata alla crisi di comunicazione, e dunque all'impasse pastorale. L'evangelizzazione della vita quotidiana dei giovani è la domanda che si pone alla chiesa degli anni '80. Come rispondere?
Il dossier individua il problema, lo approfondisce, indica delle possibili linee strategiche per una soluzione.
Gli interrogativi aperti evidentemente sono ancora molti; la rivista li ricorda e li rilancia agli operatori pastorali.
Per una verifica sulle prospettive indicate dal dossier e per un cammino in avanti alla luce delle «domande aperte», si sta pensando ad uno o più weekend di studio con quanti condividono questa impostazione e desiderano collaborare alla ricerca di una linea comune.

FATTI

Il punto di partenza del dossier è una scelta pregiudiziale: considerare i giovani come portatori di una nuova domanda religiosa, anche se soggettivizzata e frammentata. Questo punto di partenza del dossier va anzitutto verificato: davvero si può parlare, alla luce della ricerca Milanesi, di nuova domanda religiosa?
La risposta viene data da R. Tonelli che rilegge la ricerca da una originale angolatura: non quella usuale della pratica religiosa dei giovani o della presenza di contenuti religiosi nel loro modo di esprimersi e nelle risposte ai questionari, ma quella di una analisi fenomenologica della vita quotidiana. A tale analisi la vita dei giovani risulta intrisa di domande aperte al religioso, anche se allo stato grezzo, di cui lo stesso soggetto, non si rende spesso immediatamente conto.
Come mai allora la evangelizzazione risulta difficoltosa, quando da una parte i giovani hanno domande religiose e dall'altra gli educatori cristiani hanno una storia appassionante da raccontare, una storia in grado di trasformare la vita dei giovani? Secondo Tonelli, e questa è la seconda parte del suo intervento, la crisi è una crisi, di comunicazione tra giovani e chiesa, o perché si parla a diversi livelli del discorso, fino al punto che la comunità evangelizza una domanda religiosa che non è quella dei giovani, mentre non si rende conto della nuova domanda che essi vivono; o perché il linguaggio in cui la chiesa testimonia ed annuncia il vangelo non è adeguato alla sensibilità delle nuove generazioni.
A suo parere, sono quattro i nodi emergenti in questa crisi di comunicazione:
- la evangelizzazione risulta, in primo luogo, una comunicazione senza messaggio: chi parla non capisce chi ascolta e viceversa e, di conseguenza, non c'è alcuno scambio di contenuto esperienziale e religioso;
- le risposte alla ricerca di senso nell'attuale pluralismo culturale si sono moltiplicate e la proposta della fede non riesce a trovare una adeguata collocazione rispetto alle varie proposte di senso;
- i segni linguistici utilizzati per la proposta di fede non sembrano adeguati alla situazione giovanile, né quando si accentua il ruolo delle esperienze, né quando si accentua quello della catechesi contenutistica;
- la nuova situazione richiede di ripensare anche le strutture formative perché quelle attuali non sembrano in grado, normalmente, di fare proposte significative o di risolvere le tensioni esistenti tra individuo e comunità, gruppo e società, privato e politico.
Sono questi i quattro nodi attorno ai quali ruota il dossier.

PROSPETTIVE

L'ipotesi interpretativa della ricerca Milanesi offerta da Tonelli ha già indicato alcuni percorsi preferenziali per una proposta religiosa ai giovani.
In particolare egli ha sottolineato l'importanza del riconoscimento della dimensione religiosa che la vita quotidiana si porta dentro, la ricerca di nuovi linguaggi per una comunicazione sensata, la riformulazione dei contenuti cristiani dentro la nuova domanda di vita dei giovani, la creazione di strutture che permettano di realizzare la comunicazione.
Sui primi tre problemi, lasciando per ora aperto l'ultimo, abbiamo invitato a riflettere alcuni esperti.
Anzitutto ci è sembrato utile approfondire in che senso la vita quotidiana è carica di domanda religiosa e in che modo la esperienza cristiana può essere riformulata come «teologia della vita quotidiana». Abbiamo chiesto questa riflessione ad Armido Rizzi.
Sul vasto problema del linguaggio abbiamo chiesto una riflessione a C. Molari che si è interrogato soprattutto sul rapporto tra «fare esperienza» e «dare contenuti» nella evangelizzazione.
Molti percorsi e itinerari sono senza uscita se non si chiarisce quale debba essere il rapporto tra «fare esperienza» e «riflessione sui contenuti di fede». Su questi temi la riflessione di Molari coincide con la ipotesi di lavoro tracciata ila Tonelli. Quali contenuti trasmettere? A questa domanda risponde C. Bissoli.
Egli sottolinea che la prima comunicazione tra comunità ecclesiale e giovani è al livello di « metacomunicazione», di atteggiamento profondo verso le nuove generazioni.
Solo attraverso una conversione di atteggiamenti il flusso comunicativo può riprendere e lo scambio diventare bidirezionale.
E solo a questo punto si può scendere al secondo livello della comunicazione, quello dei contenuti e della loro riformulazione. Come riformulare i contenuti della esperienza cristiana? Secondo Bissoli, la evangelizzazione deve oggi svolgersi «nell'area della vita», cioè assumendo la ricerca di nuova qualità di vita emergente nel mondo giovanile.
Il tema della vita diventa, a questo punto, il filo rosso che collega il dossier.

PER L'AZIONE

Numerose indicazioni per una riformulazione del metodo e delle strategie pastorali sono già state offerte lungo tutto il cammino del dossier.
Tuttavia non ci sembra che il discorso metodologico e strategico sia sufficientemente articolato. Le intuizioni emesse vanno sviluppate, collegate, riviste alla luce della esperienza degli operatori. Per questo non consideriamo chiuso il dossier. Anzi, preferiamo a questo punto, provare a raccogliere le domande
riproposte dal dossier ed altre ancora. Per farlo abbiamo chiesto un rapido elenco di problemi a Domenico Sigalini, a partire dalla sua esperienza pastorale. Egli intravede nella pratica pastorale alcuni «cammini illusori», delle strade senza uscite e ripropone alcuni nodi educativi per una proposta religiosa.
In particolare egli indica nel tema «progetto etico» il perno di riformulazione delle proposte pastorali.
Come abbiamo accennato nella introduzione al dossier intendiamo continuare la riflessione con gli operatori che condividono la interpretazione della situazione giovanile e le prospettive pastorali del dossier.
Pensiamo di incontrarci presto a livello di responsabili di «movimenti di pastorale giovanile». Intendiamo riferirci a coloro che condividono una pastorale che si ispira al principio della incarnazione e di conseguenza alle strette relazioni tra educazione ed evangelizzazione.
In quella occasione l'esperienza degli operatori offrirà un prezioso contributo al consolidamento critico di alcune ipotesi avanzate nel dossier.