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    Il progetto originale cristiano


     

    Preadolescenti

    Giuseppe Morante

    (NPG 1980-03-94)

    Uno dei fenomeni più sottolineati dagli psicologi della religione - dalla fine della seconda guerra mondiale in poi - è un allarmante abbandono della pratica religiosa da parte non solo dei giovani, ma anche dei preadolescenti.
    G. Cruchon afferma: «Il fatto più rilevante che, in certi paesi, caratterizza il periodo dai 12 ai 14 anni dal punto di vista religioso è appunto l'abbandono delle pratiche religiose. Lungi dall'essere egualmente accentuato in tutti gli ambienti, lo si nota meno nelle ragazze che nei maschi, ma per l'ampiezza e il rilievo con cui si presenta ci costringe a studiarne le cause. Ciò non significa, del resto, l'abbandono di qualsiasi fede religiosa, poiché fra i 17 e i 20 anni ritroveremo molti giovani che si dichiarano cristiani
    (un po' più dei tre quarti), con una fede che, su certi punti, comporta, tuttavia, seri dubbi. Perciò molti preadolescenti conservano indubbiamenti una certa convinzione dell'esistenza di Dio, di cui gli si è parlato durante l'infanzia, né lo vorrebbero rinnegare pubblicamente, a meno che non vi siano indotti da gruppi antireligiosi a cui eventualmente aderiscono. Ma si liberano dagli obblighi cultuali, sacramentali, a meno che non li subiscano per la pressione dell'ambiente familiare e sociale».
    (G. Cruchon, Psicologia pedagogica. Dalla nascita alla giovinezza, Brescia, La Scuola, 1969, p. 367).
    Si tratta di riscoprire la centralità e l'universalità del Creatore e Salvatore, manifestata soprattutto attraverso l'opera di Cristo nella Chiesa.
    Il ragazzo, dopo la scuola media, inizia le sue vere scelte e sempre più concretamente si avvia verso un progetto personale di vita. Per diventare veramente un cristiano, deve essere aiutato a fare scelte e a fondare valori tenendo conto del «progetto» di Dio, stando attento ad esso come ad una chiamata, e in comunione con Lui. Il senso morale e religioso della vita si esprime proprio a questa età con una prima riflessione e un primo orientamento verso una scelta professionale e uno stato di vita. Occorre dunque preparare i ragazzi a questi primi orientamenti vocazionali presentando il cristianesimo e l'imperativo morale come progetto di vita.


    1. Osserviamo la nostra vita

    - Ogni uomo si dà da fare per realizzare propositi, costruire progetti, soddisfare desideri, inverare speranze. Non esiste ragazzo che si accorga di crescere che non abbia in cantiere un progetto personale da realizzare nella propria vita! Quante volte si sente esclamare da ragazzi: «da grande farò..., da adulto voglio essere come...»! C'è in ognuno di noi una tensione verso il futuro in cui vediamo tradotte in vita concreta le nostre speranze, i nostri desideri, i nostri progetti.
    - I nostri ragazzi hanno già pensato a sufficienza a come impiegare, nella vita che si apre loro davanti, le proprie energie di crescita? Chi li aiuterà praticamente ad orientarsi? A quali modelli «ben riusciti» essi si ispireranno?
    - I cristiani hanno il modello a cui riferirsi, e davanti a cui ogni altro modello sbiadisce: Gesù Cristo! Scoprirne sempre più la forte personalità, il comportamento coerente, l'insegnamento sempre nuovo e sempre attuale del suo Vangelo... significa costruire se stesso riferendosi ad un modello di vita veramente formidabile, per cui vale la pena impegnarsi. A che punto sono i nostri ragazzi sulla strada che porta ad un incontro cosciente e personale con Cristo?
    - Realizzare nella vita un progetto personale è come rispondere ad una chiamata. È il Signore che ci ha chiamati alla vita e vuole farci diventare suoi amici nella Chiesa. Ciò non significa però rinunciare ad un nostro progetto personale, estraniarci dal nostro vivere quotidiano negli ambienti in cui viviamo con il realismo dei suoi problemi; ma all'interno della nostra quotidianità contribuire a fare nuovo il mondo che ci circonda. I ragazzi sono il domani del mondo.
    - Certo, costruire un progetto cristiano di vita non è facile! Ma i ragazzi sanno per esperienza che le imprese facili non lasciano soddisfazioni profonde; in ogni attività ci vuole un serio impegno, bisogna decidersi a fare scelte responsabili... per cui vale la pena impiegare le proprie energie di crescita, valorizzare la capacità e i doni personali, far fruttificare la propria creatività. Ma dove, come, quando?
    - Molti ragazzi desiderano rassomigliare a determinati modelli; anzi, spesso senza accorgersene, organizzano la propria vita concreta su quelli di alcuni divi (spettacolo, sport, avventure, fumetti...) dalla carriera facile perché fuori della realtà quotidiana. In che modo Gesù Cristo ci insegna a distinguere i veri dai falsi modelli?

    2. Sviluppi catechistici

    Chi è l'uomo veramente riuscito, secondo Gesù? Leggiamo con un po' di attenzione nel Vangelo le caratteristiche scelte della sua vita e il taglio concreto delle sue azioni. Egli non ha imposto niente agli altri dall'alto della sua autorità, ma ha sempre fatto per primo, impegnandosi in prima persona, ciò che ha richiesto ai suoi seguaci, proponendosi come modello di vita.
    Un progetto cristiano risponde alle esigenze richieste da Gesù; egli ci chiama a costruire attorno a noi la Chiesa, qualsiasi mestiere o professione facciamo, qualsiasi posto occupiamo nella società. Ma sappiamo che non possiamo realizzare da soli tale progetto.

    a) Le difficoltà della nostra crescita
    Innanzitutto è necessario che già fin d'ora i ragazzi si accorgano degli ostacoli da superare; si tratta in primo luogo di difficoltà che sorgono dal di dentro:
    - Egoismo: in genere i ragazzi sono portati più ad essere attenti a se stessi che agli altri, più a soddisfare i propri capricci che ad accorgerci delle esigenze di chi ci sta vicino, più a mettere se stessi al centro dell'attenzione che ad aiutare gli altri. Gesù ci dice che un progetto egoistico è un falso progetto! Egli, nella sua vita, è stato un dono totale di se stesso agli uomini.
    - Individualismo: in genere i ragazzi, appena si accorgono di saper fare qualche cosa da soli, credono di aver conquistato il mondo e vi si buttano ad occhi chiusi, scontrandosi con gli altri. Nella Chiesa non siamo soli, e siamo chiamati a collaborare mettendo a disposizione le nostre energie, perché insieme a quelle degli altri, costruiamo la comunità.
    Gesù ci dice: «da soli non potete fare nulla», e «chi non raccoglie con me, disperde!».
    - Evasione: spesso i ragazzi, davanti alle prime difficoltà che riserva loro la vita, si scoraggiano e si rifugiano nei sogni, nelle fantasie, nei falsi modelli dei fumetti e della vita facile. È evidente che si ha paura di un progetto che richiede impegno, sforzo, responsabilità di scelte.
    Gesù ci dice: «Non chi dice, signore, signore... ma chi compie (= mette in pratica nella vita quotidiana) la volontà del Padre mio».
    - Indifferenza: è un pericolo che può nascere dal fatto che i ragazzi non vedono le ragioni per cui impegnarsi concretamente nella vita, con un progetto da realizzare. Eppure essi sanno che senza un progetto la vita non ha sapore! Come si spiega questa ambivalenza?
    Gesù ci dice: «Poiché non sei stato né caldo, né freddo, ti allontanerò dal mio cospetto».

    b) Il male che è in noi e nel mondo
    Nonostante i bei propositi, nonostante la forte volontà di essere fedeli a Gesù Cristo, nonostante l'impegno rinnovato di costruire il nostro progetto di vita alla luce del suo «essere vero modello», ci accorgiamo che siamo deboli e incapaci, siamo peccatori, cioè infedeli nei nostri impegni cristiani.
    Costatiamo che con le sole nostre energie il progetto si arena, stagna. Gesù conosce questa nostra situazione e ci viene in aiuto con i doni del suo Spirito, potenti energie che ci fanno rivivere rinsaldandoci nei propositi.
    Dio sceglie ciò che è debole per realizzare il suo piano; si serve di persone credute inutili dalla gente per compiere delle imprese straordinarie. Anche i ragazzi sono deboli e fragili nonostante che sentano in corpo la forza di spaccare il mondo...; proprio ad essi è rivolta la chiamata ad essere fedeli al Signore, confidando nella sua «grazia», rendendosi disponibili al suo invito: ascoltare la sua parola di vita, partecipare al suo banchetto familiare, sperimentare il suo perdono. Questi doni particolari di Cristo aprono il cuore all'amore rinforzando le energie di crescita. In questo incontro di collaborazione, la costruzione viene progressivamente su, robusta.

    c) La difficoltà di distaccarci dai falsi modelli che la società ci regala
    Quanti ragazzi e ragazze sono letteralmente infatuati dai tanti divi e divetti che abbondano nei nostri ambienti e continuamente proposti al consumo dalla nostra società!
    Messaggi, messaggi, messaggi... in ogni momento della giornata, su ogni angolo di strada. Ne siamo influenzati anche senza accorgercene:
    - Leggiamo «Diabolik» e ne restiamo ammirati per la destrezza dei suoi furti e la sua vita comoda; diventa il nostro modello che ci fa amare il denaro più della vita...
    - Tre minuti di canzonetta ed i ragazzi sognano un autografo o addirittura di abbracciare il «favoloso cantante»... e dimentichiamo la realtà che ci circonda. Non ci interessano più i problemi che viviamo...
    - Ci nutriamo di propaganda e ci lasciamo condizionare dalla moda, e nella nostra vita acquistano a poco a poco grande importanza le cose da possedere e da consumare, il successo facile...
    - Il cinema, il giornale, la radio, la TV, il fumetto... ci propongono continuamente modelli: il grande calciatore pagato a peso d'oro, il divetto dello spettacolo che «affascina», l'eroe dell'avventura, il lottatore forte dalla mano che uccide, il cervellone che vince facile nei concorsi televisivi...
    Siamo spesso malati di ammirazione di conformismo: imitiamo, ci lasciamo strumentalizzare e perdiamo la nostra personalità, rinunciando ad essere autentici originali, per diventare scimmiottatori e burattini.
    Dio non ci ha creato brutte copie, ma «modelli originali»!

    3. Per l'impegno personale

    Ci sono diversi modi di orientare la propria vita in ordine ad un progetto, ma non ogni impostazione è valida se misurata sui tempi lunghi della vita: il progetto va valutato in ordine ai risultati globali e definitivi, non a quelli immediati. Confrontiamoci con la Parola di Gesù:
    - «Chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica è simile ad uno che costruisce la propria casa sulla roccia»; chi non ascolta e non la mette in pratica è come «uno che costruisce la propria casa sulla sabbia» (Mt 7,24-27).
    I falsi modelli cui si ispirano spesso i preadolescenti sono la casa sulla sabbia...
    - Chi si riconosce in Cristo ed accetta i doni di Dio è come il buon servo della parabola dei talenti: con il proprio impegno li ha raddoppiati; mentre chi non ha fiducia in se stesso e se ne sta a guardare, verrà escluso e punito (Mt 14,30). Non sempre per il preadolescente è facile riconoscere i doni ricevuti per metterli sapientemente a frutto.
    - Prima di scegliere bisogna conoscere, valutare bene ogni situazione e non sbagliare i conti, come «l'uomo che doveva costruire una torre» (Lc 14,28-30). I preadolescenti non sono ancora nelle condizioni ideali per saper scegliere; chi li aiuterà?
    - Gesù anche oggi per molti ragazzi è motivo di rifiuto perché pieni di pregiudizi «come i Nazareni nella sinagoga» (Lc 4,16-30); è fatto segno ad indifferenza, come «il giovane ricco n, che mancava di entusiasmo e di disponibilità interiore (Mc 10,1727), o a disprezzo, come i farisei sicuri di sé ed autosufficienti...
    - Chi invece scopre Gesù e lo accetta incondizionatamente, scopre che egli entra a far parte del proprio progetto come il motivo di fondo della propria vita. Quale sarà il progetto dei nostri preadolescenti? Certamente bisogna orientarli in una scelta responsabile, lasciare spazio ad una loro autonomia di crescita, ma impegnare seriamente le capacità personali e la propria originalità.


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