«Ci vorrebbe un amico». Un sussidio per adolescenti

Inserito in NPG annata 1984.

 

a cura di Mario Stefanoni

(NPG 1984-10-39)


Il sussidio riporta la «traccia» di un camposcuola estivo a cui erano presenti 31 adolescenti di 14-16 anni.
Gli animatori avevano chiesto il tema dell'Amicizia. Abbiamo letto il Catechismo degli adolescenti (CdAd) «Io ho scelto voi» e ci siamo ispirati al secondo capitolo (Operatori di pace). Abbiamo anche utilizzato molto il volume di G. Sovernigo, Come amare, LDC.
Il canovaccio è questo:
1. Se ci sappiamo leggere dentro, scopriamo un grande desiderio di comunicazione, di incontro, di amicizia. Anche il nostro corpo è proteso in fuori, è stato inventato per non essere un'isola...
2. Ma come realizziamo questo bisogno di non essere soli? Normalmente - ed è la strada più istintiva - cerchiamo 1'«altro» come oggetto che risolva i nostri bisogni: «Ti amo perché ho bisogno di te», direbbe Erich Fromm. Abbiamo voluto analizzare le varie «proposte» di avere un amico.
3. Non possiamo dimenticare uno che - a detta dei suoi discepoli - è stato un campione nell'arte di essere amico, di amare: Gesù. Non è solo uno che ha parlato dell'amicizia, ma l'ha vissuta radicalmente e ha dato la possibilità di spezzare la catena dell'egoismo. L'uomo, per la forza che viene da Gesù Cristo, ha la possibilità di curare la durezza di cuore e può scoprire la vera dimensione dell'amore.
4. La vera qualità dell'amicizia non è «avere» un amico, ma piuttosto «farsi, essere» amico, prossimo. Questa è la strada per imparare l'arte di amare: passare dall'autocentrismo all'oblatività, dall'«uso» dell'altro alla sua accoglienza, dalla scoperta dei lati «piacevoli» dell'altro alla scoperta del mio ruolo, del servizio che ciascuno può rendere e che lo fa protagonista. In una parola: «mi faccio amico».
I giovani adolescenti presenti al camposcuola (ragazzi e ragazze) hanno partecipato oltre le nostre aspettative. Certamente la riuscita non è merito del fascicolo-sussidio.
I tanti momenti del campo, il clima instaurato, la competenza degli animatori, il periodo di fine-vacanze, ecc... hanno dato una mano per questa riuscita. Il sussidio resta come sentiero attraverso cui abbiamo potuto raggiungere una vetta e da lì scoprire un panorama inaspettato.
Ecco alcune notizie di logistica, con la correzione di ciò che non è andato bene. Innanzitutto alcuni punti fermi nell'orario delle singole giornate:
- ogni mattina circa 30 minuti di preghiera (salmo, parola di Dio, canto, lettura silenziosa della introduzione alla giornata fissata sul fascicolo, preghiera): è anche il momento in cui si «lega» la giornata precedente alla seguente, attraverso la parola del responsabile del campo o del sacerdote;
- anche i servizi (pulizia, pranzo...) sono stati orientati allo spirito dell'amicizia e sono stati lasciati liberi: ognuno sceglieva il servizio per la giornata;
- i gruppi di lavoro e il tempo libero (organizzato e non) sono stati sempre presentati nell'ottica dell'amicizia;
- momento di riflessione anche prima della cena (30 minuti): vi era inclusa una partecipazione della propria vita in ciò che durante il giorno era stato oggetto di riflessione. Così:
1° giorno: Ho capito che il Signore mi dona...
2° giorno: Non ho impiegato bene i doni...
3° giorno: Mi impegno...
Poiché la seconda giornata coincideva con la domenica e il brano della liturgia riportava la parabola del Padre misericordioso e del figlio prodigo, i primi tre giorni hanno fatto riferimento a questo brano:
- il desiderio di «uscire» dalla famiglia per farsi propri amici (Luca 15,11-12);
- il modo sbagliato con cui si sprecano i doni che ciascuno possiede, in rapporti umani che non fanno crescere le persone (Luca 15,13-16) e anche i vv. 25-32;
- in Gesù, Dio rinnova l'uomo e redime ciò che è fallito (Luca 15,17-24).

PRIMO GIORNO: NESSUN UOMO È UN'ISOLA

Preghiera del mattino

Dopo una mezz'ora passata a cantare per creare un po' di «insieme», c'è stata la preghiera del mattino:
- introduzione al tema del campo;
- riflessione personale (vedi sotto);
- vangelo di Luca 15,11-16;
- da «Preghiere» di M. Quoist (pag. 56, primo paragrafo): Amare: preghiera dell'adolescente;
- canto: Era un giorno (Sequeri: In cerca d'autore, Ed. Rugginenti).

Per la riflessione personale: perché questo bisogno dell'altro?

«Cara Dolly, sono una ragazza di 16 anni e sono piuttosto carina. Non ho una comitiva e nel palazzo dove abito non ci sono ragazzi. Per me è un vero tormento» (Marina).
«Sono il ragazzo più scarognato d'Italia e mi sento veramente giù. Volete aiutarmi? Cerco amicizia a tutto gassss» (Valentino).
«Ciao, sono Simonetta, ho un grosso problema: non ho amicizie e per questo sono molto triste».
Lettere come queste riempiono le pagine delle riviste, soprattutto quelle dirette agli adolescenti.
In fondo ogni lettera lancia un messaggio: «Soli si muore», come cantava una canzone di qualche anno fa.
Ogni persona, da quando nasce, ha bisogno di incontrarsi, di comunicare. Si nasce predisposti all'incontro. Non siamo fatti per vivere da soli.
Perché questo bisogno dell'altro?
Perché nessuno di noi è un'isola che può vivere senza il contributo degli altri? «Vivere con gli altri non è un fatto che si può rifiutare con una semplice decisione: fa parte dell'essere uomini» (CdAd 38).
Perché? «Ognuno di noi vive quotidianamente l'esperienza della incompletezza. Ne danno prova il bisogno di compagnia, il timore della solitudine, la ricerca di qualcuno che ti ascolta, la sicurezza che proviene dall'essere insieme, nel gruppo, l'attrattiva della ragazza o del ragazzo, il bisogno di essere amati, protetti, accettati, il bisogno di tenerezza» (Sovernigo).
In ogni caso è certo che ciò che ci rende felici non è la certezza di possedere capacità, quanto la possibilità di esercitarle e di viverle per qualcuno.
Siamo fatti «per... gli altri» ( uomini per).
Allora un uomo è maturo quando sviluppa la capacità di uscire da sé per donarsi agli altri e accoglierli.

Lavori di gruppo

II lavoro è iniziato con la proiezione delle diapositive HC 20 (Vivere è comunicare, LDC). I giovani erano divisi in tre gruppi. Abbiamo proiettato le diap. 1-2-3 e abbiamo chiesto: «in un minuto il gruppo si consulti e formuli una frase che esprima il messaggio di queste tre immagini».
Poi abbiamo proiettato le diap. 4-5-6 e nello spazio di un minuto il gruppo ha espresso in una frase il messaggio globale delle tre immagini.
Dopo le diap. 13-14-15 il gruppo ha avuto tre minuti di tempo per inventare un episodio che avesse come protagonisti ragazzi e ragazze nelle situazioni illustrate dalle immagini.
Dopo la proiezione delle diap. 16-17-18 è stato chiesto ad ognuno dei presenti: «quali situazioni concrete ti vengono alla mente osservando queste tre immagini?».
È iniziato il lavoro dei gruppi separati con l'avvio di queste domande:
- In quale diapositiva ti ritrovi? Quale esperienza fai nell'incontro con gli altri?
- Proviamo ad incontrare un altro in maniera disponibile e presentiamoci reciprocamente. Tecnica utilizzata: Colloquio a due e presentazione del partner, da B. Grom, Metodi..., LDC, p. 33. I mimi sono stati presentati alla fine mattinata. Al pomeriggio in ogni gruppo è continuata la riflessione con i giochi del serpente e della cerniera (cf B. Grom, pp. 63-66) e con il test seguente.

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Preghiera della sera

La preghiera della sera è incentrata sul gesto della presentazione del cosiddetto «foglietto» che esprime il riconoscimento del dono del Signore. Ecco lo schema:
- vangelo di Luca 15,11-16;
- presentazione del «foglietto» in cui ognuno porta il suo «dono» agli altri, lo legge a voce alta iniziando così «Ho capito che il Signore mi dona...». Gli altri rispondono: «Rendiamo grazie a Dio»;
- preghiera conclusiva: Pregare giovane, LDC, pp. 288-289.

SECONDO GIORNO: MI FACCIO UN AMICO

Preghiera del mattino

- Canto: Il Signore ha messo un seme.
- Lettura del vangelo di Luca (15, 13-16. 25-32) e introduzione dell'animatore.
- Riflessione personale (vedi sotto).
- Preghiera: O Signore ci rendiamo conto... (Pregare giovane, pp. 260-261).
- Canto: Era un giorno... (Sequeri).

Per la riflessione personale: sei un amico?

Il bisogno di comunicare non sempre si realizza in modo soddisfacente (CdAd 39). Infatti, se è vero che siamo fatti per gli altri, è anche vero, però, che a volte il nostro «stare insieme» è ambiguo e immaturo.
Quando eravamo bambini, per esempio, dicevamo di voler bene a certe persone (papà, mamma) perché avevamo bisogno della loro presenza e del loro aiuto. Oggi, siamo convinti che essere attaccati ad una persona solo per interesse personale non è certamente il modo più libero di creare legami.
Così pure siamo convinti, almeno a parole, che ci sia una certa immaturità affettiva quando ci poniamo al centro, come punto di riferimento per tutto e tutti e non tolleriamo che altri ci contraddicano, facciano dei rilievi sul nostro operato o la pensino diversamente da noi: ci rende insicuri.
Ancora: certamente non si riuscirà a «creare legami» quando manca la libertà personale del donarsi: quando ciò che conta nell'incontro è l'interesse personale. Il piacere fine a se stesso; quando non si è capaci di superare la istintività (ieri avevo voglia, oggi no). E soprattutto la comunicazione non si realizzerà mai in modo soddisfacente quando tutto viene finalizzato al corpo: allora esso non diventa più strumento di dialogo, ma di possesso.
Anche quei gesti che sembrano di donazione e di amicizia ne sono in realtà la negazione.
Sorgono un sacco di domande:
- Se pensi ai tuoi atteggiamenti, credi che in te ci sia una buona capacità di amicizia?
- Cosa ti ostacola nel cammino che va dal «pensare soprattutto a sé» (egocentrismo) all'aprirsi all'altro con oblatività (cioè per amare, per donare)?
- Quali sono le tue «qualità» su cui puoi costruire una vita aperta agli altri?

Lavori di gruppo

Si è svolto sui documenti proposti:
- dischi: Sono amici (M. Bosé), Io ho te (Rettore), Un'estate con te (T. Cutugno). Sono alcuni dei più venduti e più commerciali in questo periodo e per questo li abbiamo scelti;
- pubblicità: alcuni spots pubblicitari;
- letteratura: Il piccolo principe (A. Saint Exupery, p. 95-102: la volpe); Amare: il diario di Daniele (M. Quoist, p. 66-68: lettera di un adulto e p. 97-99: colloquio con il prete).
Prima di pranzo, in assemblea è stata fatta la griglia (vedi sotto) in base a quattro domande:
- Quale aspetto dello stare insieme è ritenuto importante (aspetti fisici, spirituali, utilitaristi...)?
- Per quale motivo si sta insieme?
- Cosa impedisce lo stare insieme? Dove sorgono le difficoltà?
- Chi è l'altro?
Sono venuti fuori alcuni progetti di amore:
- amore-piacere (eros): cf pubblicità;
- amore-sentimento (filìa): cf canzoni;
- amore-amicizia (filìa): cf letteratura.
Sono state spiegate le diverse concezioni di amore e si è accennato anche a progetto di amore-per-gli-altri (agàpe) che Gesù ha fatto all'uomo e che si fonda sull'amore di Dio. L'accenno più vivo è stato fatto alla messa della sera.
Nel pomeriggio c'è stata la preparazione della messa. Si sono creati gruppi spontanei: uno preparava i canti; un altro le introduzioni alle letture e la preghiera dei fedeli; un terzo l'accoglienza, che nella messa ha avuto una particolare attenzione, mettendo in evidenza che l'eucaristia è un invito alla fraternità.

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TERZO GIORNO: AMARE È

Preghiera del mattino

- Salmo 138
- Matteo 5, 43-48: due modi di amare. L'animatore ha poi riassunto la griglia del giorno precedente per richiamare il nuovo modo di amare di Gesù.
- Ascolto della canzone di G. Bella Dove sei? (dal disco: Il patto): gli uomini si attendono un Dio-per-tutti. In Gesù egli si è manifestato così.
- Lettura individuale (vedi sotto).
- «Preghiere» di M. Quoist: Signore, liberami da me stesso (pp. 119-121).
- Canto: Era un giorno... (Sequeri).

Per la riflessione personale

Quando noi gridiamo la nostra solitudine o la nostra incapacità di amare veramente, Qualcuno «che sta nei cieli» non delude e si fa amico.
Questa è notizia lieta (Evangelo) che fu udita nella notte di Betleem e in seguito passò di villaggio in villaggio, nelle nazioni e nei continenti: «Dio ha posto la sua tenda in mezzo a noi» (Gv 1,14). E non era fantasia: Giovanni dice la concretezza dell'esperienza fatta, quando scrive: «Abbiamo conosciuto l'amore» (1 Gv 3,16). I quattro Vangeli raccontano una grande esperienza di amicizia nata dall'incontro con un falegname di Nazareth, più tardi riconosciuto come Maestro.
Gesù di Nazareth (questo il suo nome) non era un isolato. Non era uno di quelli che si mettono in cattedra e dettano agli altri la loro sapienza; oppure che dalla solitudine danno alle stampe le loro idee.
Più tardi i suoi amici hanno capito che ciò che era importante non era tanto il pensiero che trasmetteva nella predicazione, quanto la sua persona, il suo modo di vivere. Egli parlava di amore, ma soprattutto lo viveva.
Il Vangelo è storia di incontri: persone deboli e fallite, super-uomini pieni di sé, gente in festa e famiglie in lutto, malati e condannati a morte, uomini di potere e dipendenti... Ognuno si è trovato a confrontare il proprio stile di vita con quello di Gesù, basato non su criteri di prestigio, di élite, di disinteresse, di individualismo, di piacere o di rispetto umano.
I suoi amici li educa a combattere l'ipocrisia; chi ha timore di farsi vedere con lui, sa di poter contare sulla sua riservatezza; chi, come Pietro, ha paura delle scelte impegnative, trova in Gesù una persona decisa e capace di dare la vita con coraggio.
In Gesù si fa presente e si radica nel mondo la possibilità di amicizia, così debole e fragile tra gli uomini.
Questa possibilità è data anche ad ogni persona che, uscendo dal proprio egoismo, crede che la maturità consista nell'aprirsi agli altri.

I lavori di gruppo

I lavori di gruppo si sono svolti secondo la traccia che segue: «l'amore secondo Gesù
La domanda di fondo: noi abbiamo «conosciuto» l'amore: quale identikit dell'amore risalta se guardiamo il modo di vivere di Gesù?
La ricerca è fatta in tre gruppi e prende spunto da:
- l'esperienza di Gesù;
- il «gruppo» di Gesù;
- l'insegnamento di Gesù.
1. L'esperienza di Gesù
Luca 5,27-32; 19,1-10; 7,36-50; 22,47-53; 22,54-62; 23,39-43; 23,33-34. Matteo 26,27-79.
2. Il gruppo di Gesù
Luca 9,60-62; 9,51-56; 22,47-53. Marco 9,33-35; 9,38-40; 10,13-14. Matteo 18,21-22.
Giovanni 14,1-17.
3. L'insegnamento di Gesù
Luca 15,4-32; 18,9-14; 14,7-11; 14,12-14. Matteo 18,14-20; 18,6-9; 18,23-35; 5,23-24.

Guida alla riflessione dei brani proposti

- Situazione in cui Gesù ha operato il gesto e dato l'insegnamento sull'amicizia.
- Chi era la persona beneficiata? In quale stato era?
- Il gesto e l'insegnamento da chi sono stati accolti; perché?
- Da chi hanno avuto opposizione; perché?
- Come veniva affrontato normalmente un caso del genere?
- Quale motivazione ha portato Gesù per risolverlo diversamente?
- Nel tuo ambiente o esperienza quando si verificano fatti simili? Come vengono risolti abitualmente? Quali sono le difficoltà per risolverli alla "maniera di Gesù"? Sinteticamente: «Gesù ci dice che chi ama...».
Dopo la riflessione personale (di 15 minuti) su due brani e il confronto (30 minuti) con un amico, il gruppo si riunisce ed esprime le caratteristiche dell'amore in un cartellone (es., «chi ama è..., fa..., ecc.).

Assemblea celebrativa (prima di pranzo)

- Canto: Ti ringrazio, mio Signore (Sequeri: Qui dove tu ci chiami, Ed. Eco).
- Lettura dei cartelloni fatto gruppo per gruppo: Chi ama è..., intercalata (dopo la lettura di ogni gruppo) dal canto di P. Comi: Se uno è in Cristo (Per ogni uomo, Ed. Paoline).
- Lettura di Martin Luther King (Pregare giovane, LDC, p. 408; oppure CdAd 71).
- Preghiera: O Dio, tu ci hai fatto per te (Pregare giovane, p. 179).
- Canto: È bello andar coi miei fratelli...
Al pomeriggio abbiamo messo una particolare attenzione ai rapporti ragazzi-ragazze. Proiettato il montaggio diap. Okay-ko (Ed. Paoline) ne è sorta la discussione e in seguito i gruppi hanno fatto come una «sceneggiatura» e un doppiaggio meno serioso. È servito per sorridere un po' su cose che rischiano di diventare troppo serie... È mancato un piccolo momento di preghiera serale che aiutasse a puntualizzare i rapporti ragazzi-ragazze e a vederli con serenità.

QUARTO GIORNO: MI FACCIO AMICO

Preghiera del mattino

- Pregare giovane, p. 435. La preghiera è stata fatta in un piccolo santuario dedicato alla Madonna: essa dice «sì», diventa protagonista sulla parola di Dio.
- Lettura della riflessione personale (vedi sotto).
- Canto: Dammi un cuore, Signor, grande per amare...
- Preghiera di R. Follereau: Signore insegnaci a non amare noi stessi.

Per la riflessione personale

Gesù ci ha dato un esempio di cosa è «amore», di come si vive amando e di come fare dell'amore un progetto di vita: «Sono venuto non per essere servito, ma per servire» (Mc 10, 45).
Possiamo dunque guardare con speranza e fiducia alla storia degli uomini, perché è certo che Dio è segretamente all'opera per far fiorire attraverso tante strade i frutti della pace (CdAd 58).
Ma in ogni tempo c'è bisogno di uomini che siano segno di pace, operatori di giustizia.
Ecco: deve venire qualcuno a portare la speranza.
Per questo Gesù risorto dona il suo Spirito agli uomini, perché continuino la sua opera e vivano con il suo stile.
Lo Spirito di Dio è dato perché possiamo maturare nell'unica strada della maturità: aprirci agli altri, vivere il servizio, la condivisione, passare dall'egoismo alla accoglienza e alla generosità.
Essere Chiesa non è una semplice tradizione: è accettare di vivere una esperienza di comunione fondata sulla paternità di Dio.
«La Chiesa è un popolo riconciliato» (Sant'Agostino): cioè persone che, superando ogni distinzione, danno testimonianza di un modo nuovo di vivere, fondato sulla fiducia in Dio.
A ciascuno sono stati dati dei doni particolari perché li metta a disposizione della crescita dei propri fratelli. Tutti siamo chiamati a diventare protagonisti, con impegni e funzioni diverse.
Per diventare protagonisti sono necessarie alcune virtù:
- umiltà (gli atteggiamenti orgogliosi possono dividere invece che creare comunione);
- accoglienza (ignorare gli altri o essere duri con loro può determinare il loro allontanamento);
- comprensione (per i limiti, i difetti, le povertà altrui).
Il confronto con Gesù, dunque, ci ha modificato il concetto di incontro con gli altri. Non «avere degli amici» deve essere lo stile dello stare insieme, ma «diventare amici».
La solitudine si neutralizza e la gioia cresce non «accaparrandosi» gli altri e le cose, ma seminando le nostre qualità e i doni di cui siamo depositari.

Lavori

Abbiamo ascoltato l'esperienza di due giovani operatori di volontariato, un ragazzo e una ragazza che sono anche fidanzati tra loro.
Prima lui ha parlato della sua scelta e delle motivazioni che ve lo hanno spinto. Poi lei ha parlato della esperienza del fidanzamento: da come è nato alla strada percorsa.
I gruppi si sono riuniti per 15 minuti e hanno formulato le domande, che sono state poi dirette agli interessati.
Per quanto l'ultima giornata sia sempre quella più critica (dopo le notti di veglia o semi-veglia precedenti), è sembrato che fossero abbastanza attenti e partecipi. Volendo, in questa giornata si potrebbe utilizzare la serie LDC diap. HC 22: Vivere è donare.

Preghiera della sera

- Pregare giovane, p. 198;
- Luca 10,30-37: il Samaritano;
- riflessione silenziosa; poi ognuno esprime il proprio impegno: «Signore mi impegno a...» (essere più disponibile in famiglia; più aperto a scuola; meno chiuso nel mio gruppo; a dare, un po' del mio tempo per...);
- preghiera di M. Quoist: Il mattone;
- canto: Dammi un cuore, Signor.
Nel pomeriggio i gruppi hanno preparato il bivacco che, iniziato verso la mezzanotte, si è concluso alle 4 del mattino seguente (è la prima volta che durano tanto, eppure era un posto umido: chissà che i nuovi giovani siano più resistenti della vecchia generazione...).