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    Educare l’amore. Percorso per fidanzati /1

    Raffaele Gobbi

    (NPG 10-01-55)


    Ci vuole una certa dose di coraggio (o di incoscienza?) a rivolgersi a dei giovani che «stanno insieme» chiamandoli «fidanzati». Già da molto tempo ci si chiede se esistano ancora i fidanzati. Con Raffaella Iafrate (relazione al convegno ecclesiale di Verona per l’ambito affettività) possiamo cogliere come «sintomatica la percezione di anacronismo che suscita oggi la parola fidanzamento. Il tempo dell’affetto messo alla prova, della verifica, orientato ad un futuro attraverso una promessa di impegno, fiduciosa nei confronti dell’altro, ha lasciato spazio ad esperienze ‘usa e getta’ o tutt’al più a reiterati tentativi per ‘prove ed errori’, vissuti sostanzialmente come sperimentazioni narcisistiche della propria capacità di seduzione o come conquiste per confermare la propria identità e soddisfare i propri bisogni».
    Cosa ci permette di dire, però, che anche nel contesto non semplice di oggi sta un kairòs? Una chance di far risuonare l’annuncio bello dell’amore, il vangelo dell’amore a due?
    Uno sguardo realistico è il punto di partenza, uno sguardo ispirato da quello dei saggi di Israele, che guardandosi attorno con onestà riuscivano a distillare gocce di sapienza, aperture verso un senso altro, memoria della fedeltà dovuta al Signore e parzialmente dimenticata. Possiamo trovare nella Scrittura un compagno di viaggio per sfogliare il libro del cammino d’amore a due: il saggio, così come descritto nella letteratura sapienziale. Il profeta, dal profilo forte e determinato, duro e denunciante, nell’atmosfera postmoderna di oggi sarebbe accolto con educato scetticismo e messo da parte con nonchalance. L’uomo della Legge sarebbe spiazzato dal primato della coscienza, dal soggettivismo esasperato. Il saggio ha lo sguardo allenato alla riflessione sulla Parola senza tempo e per questo sa leggere con intelligenza, ironia e adesione al reale (non appiattimento) ciò che gli accade attorno. Il suo è un atteggiamento euristico che non si spaventa di fronte alla negatività; non si lancia in complesse visioni di sistema, restando fedele al concreto; nella consapevolezza dei suoi limiti e delle sue ferite non si atteggia presuntuosamente; parte dall’esperienza vissuta senza forzarla in schemi universalistici, ecc. Il paradigma della saggezza (prevalentemente riconducibile ai libri sapienziali della Bibbia) ha qualcosa da dire all’uomo post-moderno di oggi.
    Siamo stretti in una morsa vigorosa dal narcisismo che riduce il «ti voglio bene» ad un «ho bisogno di volermi bene attraverso la conferma che tu mi puoi dare». La patina di cinismo che non di rado sembra spuntare nei panorami disegnati da tante traiettorie di coppia è spessa, efficace nel difendere da un coinvolgimento che risulta troppo impegnativo, troppo rischioso. Quale forza gravitazionale ha l’avvertire nell’intimo che quasi tutto è reversibile! Come seduce la convinzione, a volte inespressa, che quasi tutto col tempo cambia e perde smalto, che rincorrere emozioni sempre più forti e nuove è un quasi sinonimo di vivere decente, plausibile agli occhi del mondo!
    Di seguito alcuni indizi di un senso altro, tracce parziali ma presenti che aiutano a non restare schiacciati dalle considerazioni amare sul contesto di oggi fatte appena sopra. Non interessa fare un catalogo ampio, quanto insistere sull’atteggiamento di una saggezza capace di discernimento, a partire dalla concretezza.
    – Affiora ancora quel romanticismo adolescenziale che ci autorizza a pensare che l’incapacità e/o l’indisponibilità ad affidare come pegno se stessi all’altro (questo è il fidanzamento, in sintesi) non sia un fato ineluttabile. Emblematici nella loro ingenuità sono quei lucchetti che hanno reso famoso a Roma il Ponte Milvio, eloquenza dell’aspirazione all’eterno che ogni amore raccoglie. Con l’esperienza di chi è stato genitore, se non si fosse convinti del fatto che anche questo è un kairòs, una occasione di vangelo, si leggano i tre articoli del vaticanista Luigi Accattoli su Regno Attualità (numeri 16, 18, 20 del 2007).
    – C’è una presenza credente da porgere nel retrogusto amaro che rimane là dove la leggerezza post-moderna, la vaporosità nel non mettersi in gioco più di tanto nel rapporto a due è sembrata una protezione efficace… e non è così. A forza di non voler costruire emerge un senso di insoddisfazione.
    – La presenza di altre culture e religioni provoca a rivedere un certo modo di pensare «debole». Un malintesa tolleranza equivalente all’indifferenza morale, lo sfruttamento del corpo femminile e la banalizzazione della sessualità, se viste con occhi di culture altre che ci vengono a visitare, stridono. Certo, queste nuove presenze hanno mille problemi di comprensione e inserimento e spesso conoscono deficit su questioni non negoziabili (ad esempio, pari dignità di uomo e donna), ma restano una provocazione, aprono interrogativi e chiedono ai credenti di non assuefarci a un certo degrado.
    – C’è un dialogo da tessere quando è salato il costo di lacerazioni interiori provocate da scelte di rottura. Chi, ad esempio, è cresciuto come figlio di divorziati, a volte plurimi, è più consapevole di come le mancanze degli adulti ricadano sui più piccoli e deboli.
    Al credente è affidato il dono di essere servitore della riconciliazione, e non nel senso di aiutare una coppia a rimettersi insieme, ma per cogliere nelle vicende tortuose della vita, oltre le lacerazioni interiori, un principio, una tensione verso l’unità, la pace. È difficile ma non impossibile far balenare il profilo alto e di bellezza di un cammino a due che si misuri su registri come la totalità dell’impegno reciproco, la fedeltà, la disponibilità alla riconciliazione, l’ubbidienza alla Parola, ecc. Alla fine l’impegno ad educare l’amore si fonda sulla bellezza di verità e senso che riconosciamo in Gesù. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10a): l’annunciare ed educare nascono da una pienezza e abbondanza che non ci appartiene ma che abbiamo incontrata.
    Dio, insomma, non va annunciato solo e prima di tutto come anestetico dei dolori dell’umanità, come contestazione delle nostre pretese di autosufficienza; anche se la credibilità del messaggio evangelico ha la capacità di reggere la sfida di questi tornanti dolorosi.
    Proponiamo, quindi, di rilanciare l’impegno di educare l’amore. Quel­l’amore che è una realtà sorgiva, dinamica e dinamizzante, già attiva e «disponibile» nelle persone, di cui prendere coscienza immediata e diretta. Quando è così comune dissociare l’emozione dalla ragione, la libertà dalla verità, il presente dal futuro e via dicendo, si vuole essere «ambasciatori» di riconciliazione proponendo un cammino che sfogli ciò che va tenuto insieme, che distingua per unire. «È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione» 2 Cor 5,19).
    L’esperienza ebraico-cristiana della Bibbia concepisce la persona come un tutto unitario. Quando quindi si fa riferimento a dei «volti» dell’amore, si deve tenere conto di questo dato: la persona è una unità dinamica con al centro un nucleo di autoconsapevolezza e di autodeterminazione, dove sta la radice profonda della relazione con gli altri e con il mistero di Dio.

    Il progetto

    Si passeranno in rassegna nei prossimi sette articoli – con tutti i limiti di uno schema – cinque volti dell’amore, per ritrovare la bellezza e la plausibilità del fidanzamento come tempo di grazia. E, come coronamento, una riflessione sullo stile e sulla grazia. Ecco i titoli:
    • Con tutto il cuore (tra emozione e sentimento)
    • Con tutta la mente (l’intelligenza)
    • Con tutte le forze (la volontà)
    • Con tutto il corpo (l’eros)
    • Con tutta l’anima (la con-cordia)
    • Con stile (le virtù)
    • Con grazia (il sacramento)
    L’amore è, infatti, una realtà che coinvolge tutta la persona, sentimento, intelligenza, volontà, eros, anima.
    L’amore è sentimento – l’elemento centrale dell’innamoramento – cioè attrazione, desiderio, passione, complicità, percezione che il cuore si scalda e si commuove per l’altro. L’emozione è necessaria ma non sufficiente, a volte addirittura uccide il sentimento.
    L’amore è intelligenza, cioè conoscenza lucida di sé e dell’altro, consapevolezza delle proprie ricchezze e dei propri limiti. E non si tratta di un’intelligenza cervellotica quanto di un intreccio fecondo, anche se non facile, con gli affetti. In sintesi, con parole impegnative, occorre rimettere in dialogo logos e pathos.
    L’amore è volontà, cioè decisione di amare, di andare verso l’altro, soprattutto quando qualche nuvola offusca la relazione, un conflitto allontana e la svogliatezza smorza l’entusiasmo. Una volontà senza intelligenza, senza discernimento del mondo degli affetti scade in un poco utile volontarismo.
    L’amore si esprime anche attraverso il linguaggio dell’eros che è anelito all’unione, forza potente che brama la comunione. E quanto in pericolo sia l’eros lo affermano, tra le altre, le parole di ammonizione di un pensatore laico come Galimberti (cf le sua aspre considerazioni sulla sessomania ne I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli 2003).
    Infine, l’amore è anche anima, cioè progressiva comunione di sogni, valori, ideali. Un fidanzamento inizia con l’acconsentire ad un incontro che colpisce per sviluppare, cammin facendo, un con-sentire, una condivisione che non è fare tutto insieme o appiattirsi sull’altro.
    La consapevolezza di questi cinque volti dell’amore può aiutare a rendere ragione della ricchezza di una realtà così grande e alta e al tempo stesso così banalizzata nel chiacchiericcio delle opinioni. La bellezza, l’armonia, la promessa di bene e futuro dell’amore a due esige che tutte e cinque queste dimensioni abbiano spazio e siano integrate: questo è il percorso e l’impegno che proponiamo.
    Inoltre, attraverso il discorso sulle virtù, il cristianesimo disegna l’immagine di una persona umanamente realizzata e compiuta (per quel che è possibile qui in terra). È l’uomo nuovo, al centro della predicazione di san Paolo, rivestito di Cristo e per questo capace di valorizzare tutta una serie di virtù, che non sono esclusiva del cristianesimo (Fil 4,8: In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri). Lo stile di una coppia ha una propria bellezza nell’incarnare in modo originale tutta una serie di virtù: non ci si appiattisce in un clichè omologante, al contrario si esprime la propria originalità. Come presentare le virtù in questo senso e applicarle alla coppia?
    Il percorso approda a conclusione sulla sponda della Grazia. Con grazia, perché è bene essere acutamente consapevoli dei rischi e delle derive della società di oggi ma senza livore, senza esagerato pessimismo, atteggiamenti poco consoni a chi mette al centro della sua fede il Risorto. Annunciare ed educare con grazia, ossia senza lo stile di una militanza aggressiva ma con la forza debole e mite della Parola. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»: proporre e invitare, alzare la voce quando serve e stare in silenzio quando è opportuno, tutto questo con una grande libertà interiore, pienamente dediti a questo impegno ma anche sereni e fiduciosi in un Oltre che ci viene incontro.
    La grazia ha la concretezza del sacramento del matrimonio, per una coppia di credenti. E se il cammino è verso questo approdo, sarà la grazia del sacramento a far comprendere più profondamente certe dinamiche del fidanzamento. Si comprende e si imposta il fidanzamento alla luce della grazia del matrimonio. E questo giova per ritrovare tutta la bellezza e la freschezza di una realtà così straordinariamente bella per tante persone come lo «stare assieme».

    Ide-azione

    * Nell’album del 2006 di De Gregori, Calypsos, alcuni passaggi di Cardiologia, offrono un valido inizio di confronto con dei fidanzati: ad esempio, «L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato? E dice ‘Sempre!’ con disinvoltura, senza paura dice ‘Mai!’, senza paura mai». In L’amore comunque De Gregori mette a fuoco proprio il carattere multiforme dell’amore, le sue molte sfaccettature.
    * Due film tra i molti: Ferro 3 – La casa vuota, di Kim Ki-Duk, decisamente impegnativo ma originale e provocante; Se mi lasci ti cancello con un Jim Carey non in versione comica. Entrambi donano uno sguardo altro, non scontato sull’amore a due: permettono un superamento dei luoghi comuni.
    * Uno sguardo sociologico utile, anche se un po’ abusato oramai, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi di Zygmunt Bauman. Leggere e commentare alcuni stralci del volume è stimolante.
    * Tre articoli sui graffiti amorosi e le scritte apposte sui lucchetti dai fidanzatini del vaticanista Luigi Accattoli su Regno Attualità (numeri 16, 18, 20 del 2007): intriganti!
    * Interessante e acuta L’introduzione all’ambito vita affettiva di Raffaella Iafrate al Convegno ecclesiale di Verona del 2006, «Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo» (cf sito convegnoverona.it, sezione relazioni).
    * L’enciclica di Benedetto XVI Deus Caritas est è sicuramente da raccomandare perché è un quadro di riferimento ampio che dà respiro e profondità ad ogni riflessione sull’amore a due. In particolare si segnalano i numeri da 3 a 18 che offrono la visione d’insieme.

     


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