Lo Spirito Santo anima della Chiesa



LA GMG DI SYDNEY. UNO SPIRITO PER LA VITA /3

Mario Delpini

(NPG 2008-07-14)


“e in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito
per formare un solo corpo;
e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito” (1 Cor 12,13)

La Chiesa che vediamo

Che cos’è questa festa? Questa gioia di trovarsi, questa voglia di cantare, questa sorpresa di intenderci, questa esultanza di scoprirci desiderosi della felicità degli altri, anche se sconosciuti, anche se d’altri mondi e d’altri colori?
Noi abbiamo un nome per questa festa: noi la chiamiamo “Chiesa”, quella convocazione unica al mondo, quel radunarsi e sentirsi fratelli, per un senso d’appartenenza che viene da tanto lontano ed è tanto giovane e lieto.
Che cos’è questa familiarità? Questo stare insieme senza imbarazzo di giovani e vecchi, di inquietudini e di certezze, di adolescenti e di giovani che dubitano di tutto, di sé, di Dio, di tutti e di cardinali e vescovi eredi della responsabilità di essere testimoni della verità necessaria? Cos’è questa naturalezza delle domande e questa discrezione delle risposte?
Noi abbiamo un nome per questa familiarità: noi la chiamiamo “Chiesa”, quel sentirsi tutti come a casa propria, e spesso, come in un casa, così diversi, contenti e insofferenti nello stesso tempo.
Che cos’è questo miracolo? Per esempio il silenzio: la complicazione delle lingue che rende stentata la comunicazione è come salvata dal miracolo del silenzio. È difficile parlare in tutte le lingue; è facile invece tacere, in tutte le lingue: il silenzio dell’adorazione silenziosa, quando lo sguardo di tutti si rivolge al grande segno innalzato per la nostra salvezza, e tutti volgono lo sguardo a Colui che è stato trafitto; il silenzio che attende che venga l’uomo di Dio per dirci una parola; il silenzio che lascia emergere dal profondo la voce, il gemito dello Spirito che nel cuore di tutti, in tutte le lingue grida l’unico desiderio di essere felici, di essere amati. Che cos’è questo miracolo?
Noi abbiamo un nome per chiamare questo miracolo del silenzio che adora, che prega, che ascolta, che attende; noi lo chiamiamo “Chiesa” quell’avventurarsi nel mistero dove si intravede una comunione più forte di ogni confusione, quel guardare insieme in una direzione che dichiara la nostra comune povertà e insieme la nostra comune speranza.
E che cosa sono queste lacrime, questo piangere con chi piange, questo strazio della madre che non riesce a consolare, questa desolazione della compassione che vorrebbe offrire a tutti speranza e non sa come fare? Che cos’è questo grido che protesta contro l’ingiustizia e si strugge per l’impotenza di non sapere che cosa rispondere al gemito di chi invoca pane, invoca pace, invoca giustizia? Noi abbiamo un nome per chiamare questa madre in lacrime per i suoi figli: noi la chiamiamo “Chiesa”, quel farsi carico di tutti, quel farsi vicino ad ogni uomo che soffre, in ogni parte del mondo.
La Chiesa per noi è l’esperienza di una festa, di uno stare insieme nel nome del Signore, di un silenzio abitato dalla preghiera, di un desiderio condiviso d’essere felici, che tutti siano felici, che siano felici soprattutto quelli che sono più infelici! Lo Spirito che fa la Chiesa ci rende un cuor solo e un’anima sola e ci libera dall’indifferenza e dalla solitudine, dall’egoismo e dalla dispersione.

La Chiesa che ci raccontano

Noi che viviamo così la Chiesa siamo stanchi di chi vuole insegnarci a pensare con pensieri altrui. Noi siamo stanchi di chi insinua che lo sguardo più vero sulla Chiesa è quello che critica, che denuncia, che accusa.
Noi siamo stanchi dei discorsi che insistendo nel recensire scandali, contraddizioni, meschinità, suggeriscono di prendere le distanze dalla Chiesa, di trovare argomenti per giustificare le nostre dimissioni dall’impegno, di omologarci al malumore risentito.
Noi siamo stanchi dei discorsi che giudicano e contrappongono, insinuando la contraddizione tra l’istituzione e la carità, tra l’entusiasmo e la responsabilità, tra la libertà e la legge morale.

La Chiesa che faremo

“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa per il suo sposo. E udii una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini. Egli dimorerà tra di loro, ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi,e non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 1-4).
La fidanzata dell’Agnello, la nuova Gerusalemme, è la Chiesa che risplende della sua bellezza commovente: l’Agnello ama la sposa perché l’ha resa bella e splendida di gloria con il dono di sé: “Come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga e alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5,25b-27).
La bellezza della Chiesa siamo anche noi, che abbiamo lavato le nostre vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello (cf Ap 7.13-17) e abbiamo ricevuto i doni dello spirito, perché a ciascuno è stata data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1Cor 12,7). Conquistati dalla bellezza della Chiesa, commossi dall’esperienza di Chiesa che lo Spirito ci ha donato, noi faremo bella la Chiesa con la santità della nostra vocazione, con l’offerta del dono ricevuto per l’utilità comune.
Ci uniremo con la vita e con la voce al coro immenso dei santi che abitano nella festa di Dio, al coro dei martiri, dei santi monaci, delle mamme e dei papà che hanno celebrato il loro amore per le strade della terra, ci uniremo al coro immenso dei santi che abitano in ogni parte della terra e vivono senza rumore e senza pubblicità la carità sincera e intelligente, ci uniremo al coro immenso dei poveri di tutta la terra e anche noi alzeremo il cantico di ammirazione e di lode, promessa di dedizione e di fedeltà.
E noi tutti insieme, santificati dallo Spirito santo canteremo il cantico e diremo:
Santa Chiesa di Dio, tu sei giovane e vivrai! Perché tu non hai paura del futuro e vai lieta incontro al tuo Signore, al tuo Sposo. Tu, popolo benedetto, vai incontro al futuro non come a un enigma minaccioso, ma come al tempo della tua missione, non ti spaventano i numeri sproporzionati, non ti impressiona la modestia delle tue risorse, tu vai incontro al futuro come il sale che vuole perdersi per dare sapore alla vita, come la piccola luce che rassicura chi cammina nelle tenebre. Tu sei giovane, santa Chiesa di Dio, perché ami il futuro!
Santa Chiesa di Dio, tu sei giovane e vivrai! Perché tu non hai paura delle differenze, non ti guardi in giro con sospetto, non consideri nessuno un nemico: tu sei mossa da una immensa simpatia per ogni uomo e per ogni donna, per ogni cultura e tradizione, per ogni paese e ogni cielo. Dappertutto riconosci le tracce del tuo Signore, dappertutto lo Spirito come un vento amico ti spinge verso nuovi orizzonti. Tu sei giovane, santa Chiesa di Dio, perché hai simpatia per l’umanità!
Santa Chiesa di Dio, tu sei giovane e vivrai! Perché tu non hai paura della definitività, non temi il tempo, come se fosse nemico dell’amore, della bellezza, della giovinezza: tu hai il coraggio e l’azzardo di proporre la vita come una vocazione e di chiedere ai giovani di diventare adulti perché ti fidi di loro, sai che possono dare una parola affidabile, sai che pronunciare il “per sempre” non è un rischio o una rinuncia, non è un azzardo o una ingenuità, ma il compimento desiderabile della libertà, la decisione della verità dell’amore. Tu sei giovane, santa Chiesa di Dio, perché tu credi nell’amore!

Catechesi 17 luglio 2008 – Parish of All Saints, Liverpool