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    La pastorale giovanile in Svizzera


    Pierre Yves Maillard

    (NPG 2008-05-4)


    Una realtà dinamica e diversificata

    Uno dei principali benefici dell’incontro nazionale dei giovani cattolici – e anche una delle sue principali sfide – è consistito nella proposta di un obiettivo comune a tutte le regioni culturali e linguistiche della Svizzera. Per la prima volta, in occasione dell’incontro del 5 e 6 giugno 2004 a Berna con Giovanni Paolo II, tutti i principali attori della pastorale giovanile sono stati invitati a operare insieme per la realizzazione di uno stesso progetto. Gruppi parrocchiali, movimenti, servizi pastorali diocesani e comunità religiose si sono ritrovate attorno alla stessa tavola per concepire, preparare e realizzare quello che è realmente apparso come il primo avvenimento di questo livello in Svizzera, nel campo della Pastorale Giovanile.
    Certo, questa nuova collaborazione non è rimasta senza sforzi. C’è voluto del tempo per creare, al di là delle differenze culturali e linguistiche, uno spazio di fiducia nel quale ciascuno si è sentito accolto e riconosciuto. Si può anche dire che in un primo tempo, i contatti stabiliti hanno soprattutto permesso di illustrare la nostra immensa diversità, percepibile ad ogni tappa della preparazione dell’incontro nazionale del 5 e 6 giugno 2004. In un secondo momento abbiamo anche potuto fare l’esperienza del superamento di queste divergenze, nella presa di coscienza della nostra prossimità a livello di ricerca comune di questo obiettivo che ci superava, nello stesso momento in cui ci riuniva: la messa in atto di un avvenimento ecclesiale aperto a tutti i giovani cattolici della Svizzera e l’invito al Papa Giovanni Paolo II. Poco a poco si è stabilito un vero clima di fiducia tra i diversi responsabili di questo progetto, nel quale l’entusiasmo condiviso prendeva il passo sulle eventuali divergenze e apriva la strada a nuove prospettive. Allo stesso tempo, se è ancora troppo presto per tirare un bilancio di questo Incontro nazionale, si può già dire che questa prima esperienza di collaborazione costituirà uno dei frutti più belli, che avrà permesso di apprezzare la ricchezza e la diversità della Pastorale giovanile in ciascuna delle nostre tre regioni linguistiche.

    La pastorale giovanile nella Svizzera tedesca

    La realtà della pastorale giovanile della Svizzera tedesca si trova dominata dalla presenza di associazioni attive a livello locale e parrocchiale. Abbiamo i movimenti di Blauring-Jungwacht che contano 30.000 membri con circa 7.000 animatori e animatrici. Ogni parrocchia conta ancora un certo numero di chierichetti federati in un’associazione (la Deutschschweizerische Arbeitsgruppe für Ministrantinnenpastoral – DAMP), che supera a sua volta le 30.000 unità. Vi è infine un ramo cattolico di Scout che viene a completare questa offerta, così come un’associazione legata alla «Kolping Jugend».
    A fianco di questi gruppi costituiti si contano nella maggioranza delle parrocchie «delle pastorali giovanili» animate da diversi agenti pastorali e sostenute dalle pastorali cantonali o regionali. Si trovano anche diversi nuovi movimenti religiosi sia a dimensione regionale sia nazionale. In paragone con le associazioni menzionate più sopra, questi nuovi movimenti riguardano meno giovani, ma si caratterizzano per una più forte appartenenza identitaria. Se le associazioni parrocchiali insistono maggiormente sull’aspetto caritativo e diaconale della testimonianza cristiana, questi movimenti sottolineano la dimensione spirituale e liturgica. Essi sono definiti dai carismi spirituali di cui sono il prolungamento concreto a livello di pastorale giovanile: movimento dei focolari, Schönstatt, Junge Erneuerung e Jugend 2000.
    Infine si può segnalare l’esistenza di un coordinamento di tutte queste offerte pastorali a livello di una organizzazione cappello (Ordinarienkonferenz-Jugendvereinigung – OKJV), che si riunisce tre volte all’anno, così come un canale radio su internet che consacra un buon numero di emissioni alla pastorale giovanile.

    La pastorale giovanile nella Svizzera francese

    Come la Svizzera tedesca, la pastorale giovanile in Svizzera romanda è stata segnata per molto tempo dalla presenza di diverse associazioni (in queste regioni: Azione Cattolica, Scout, chierichetti). Di queste, alcune continuano ad esercitare una profonda influenza in diversi cantoni francofoni (si pensi ad esempio alla spiritualità dell’Azione Cattolica, che seppur non più diffusa come prima, si indirizza ancor oggi a diverse migliaia di giovani di età differenti; «MADEP» riunisce i preadolescenti, «RELAIS» i ragazzi dai 12 ai 15 anni, JRC e JEC i giovani di più di 16 anni).
    Parallelamente a queste associazioni di antica tradizione cattolica, altri movimenti più recenti sono sorti («Jeunes de Lourdes»; «Déjeunes qui prie»), così come la pastorale giovanile di ogni Cantone che vuole coordinare questi sforzi e proporre diverse attività a livello locale e parrocchiale, soprattutto in occasione dei tempi forti di Natale e Pasqua. Sono poi nate diverse nuove comunità che hanno trovato sede nella Svizzera romanda (Le Beatitudini, Verbe de Vie, la fraternità Eucharistein). Questi gruppi «carismatici» esercitano una certa influenza sul mondo giovanile.
    A livelli diversi di pastorale giovanile in Svizzera romanda si assiste da qualche tempo ad una volontà crescente di collaborazione e di comunione tra tutti questi differenti attori. Un esempio concreto accade, dal 1997 in avanti, per la preparazione comune della «Giornata Mondiale della Gioventù».
    Nei comitati organizzativi di questa giornata figurano i rappresentanti di ogni pastorale cantonale, ma anche delegati di ogni comunità religiosa e dei principali movimenti giovanili. La stessa dinamica si realizza in occasione di altri grandi incontri ecclesiali (per esempio il festival Prier Témoigner a Friburgo) e a livello di numerose pastorali cantonali.
    Dal punto di vista strutturale, questa stessa volontà di ravvicinamento e di crescente comunione si è tradotta nella creazione della «Piattaforma romanda degli animatori di pastorale giovanile», in seno alla quale tutti i responsabili della pastorale giovanile si ritrovano annualmente per una seduta di scambio e di formazione. Infine, come nella Svizzera tedesca, i nuovi media emergono sempre più come un indispensabile mezzo di evangelizzazione dei giovani, assumendo un ruolo crescente nel campo della pastorale giovanile della Svizzera romanda.

    La pastorale giovanile nella Svizzera italiana

    Fortemente segnata dalla propria identità culturale e linguistica, la Svizzera italiana è caratterizzata da una realtà ecclesiale più omogenea rispetto alle altre regioni. Una parte importante della pastorale giovanile è assicurata dalla «Pastorale giovanile diocesana», che propone durante tutto il corso dell’anno differenti incontri aggregativi (Festa di apertura in settembre, veglia di Avvento, GMG locale il sabato precedente la domenica delle Palme, incontro sul Monte Tamaro). Molti gruppi parrocchiali sono legati alla pastorale diocesana, e operano in particolar modo nella pastorale del dopocresima. Allo stesso modo sono presenti associazioni e movimenti: Azione Cattolica, Scout cattolici, Comunione e Liberazione, Focolari, Rinnovamento nello Spirito, Opus Dei, il cammino Neocatecumenale. Soprattutto l’Azione Cattolica è molto presente nella formazione degli animatori di gruppi giovanili, così come gli Scout cattolici sono coinvolti nella realizzazione dei grandi incontri aggregativi di cui si è parlato prima. Molti movimenti e nuove comunità da un certo tempo, stanno arricchendo il panorama aggregativo della Svizzera italiana. Tra questi la comunità delle Beatitudini, la fraternità di Betania, Palavra Viva e la comunità Shalom. Questi nuovi gruppi carismatici – provenienti dall’estero – sono presenti nella Svizzera italiana perché seguono una formazione teologica presso la Facoltà di Teologia di Lugano.
    Dai primi anni ’80 – soprattutto grazie all’azione dei vescovi della diocesi di Lugano, Ernesto Togni (1978-1986), Eugenio Corecco (1986-1995), Giuseppe Torti (1995-2003), Pier Giacomo Grampa – ha preso forma una modalità più organica di proposta pastorale per le nuove generazioni, articolata soprattutto in un cammino diocesano annuale che offre un tema, degli incontri, una variegata serie di proposte educative suddivise attorno a quattro ambiti: formazione, spiritualità, condivisione ed esperienza caritativa. Questo cammino diocesano ordinario, rivolto soprattutto a giovani del dopo-cresima (dai 14 anni) riprende e segue sempre le proposte delle Giornate mondiali della Gioventù il cui tema viene integrato nell’itinerario pastorale annuale della Svizzera italiana. Con il passare degli anni, l’esperienza inizialmente sorta nella sola diocesi di Lugano si è estesa coinvolgendo per particolari itinerari formativi anche i giovani di lingua italiana della diocesi di Coira (tre vallate). Per sostenere tutte queste iniziative si è istituito a metà degli anni ’90 un segretariato permanente di Pastorale giovanile.

    Ma quale la struttura diocesana di PG?
    Premettendo che il soggetto primario della pastorale giovanile è l’intera comunità cristiana, la struttura serve al Vescovo diocesano per l’attuazione dei suoi intendimenti pastorali.
    * La Commissione diocesana di PG: è composta dai rappresentanti di movimenti, associazioni, vicariati della diocesi. Il principio che regge questa commissione è la presenza nello stesso organismo diocesano di «carismi» e «pastorale del territorio». La commissione è coordinata da un laico e vede nell’assistente diocesano di PG il rappresentante del vescovo diocesano. In questa commissione ci sono dei referenti per i quattro ambiti principali attorno ai quali ruotano le proposte pastorali: la formazione, la spiritualità, la condivisione (grandi raduni diocesani) e l’esperienza caritativa.
    * Il Consiglio degli assistenti di PG: composto da sacerdoti che operano con i giovani, sia sul territorio (rappresentanza di tutte le regioni) sia nei movimenti e associazioni. È presieduto dal vescovo diocesano. Ad esso partecipa anche il laico, coordinatore diocesano di pastorale giovanile.
    * L’équipe diocesana di formazione: composta da delegati del Consiglio degli Assistenti, altri incaricati della pastorale giovanile e da animatori di Azione Cattolica. Ha il compito di predisporre gli itinerari formativi per animatori laici di gruppi giovanili parrocchiali.
    * L’équipe diocesana per le GMG, composta da rappresentanti di tutti i movimenti, delle associazioni, dei gruppi parrocchiali, del consiglio degli assistenti, dei referenti della pastorale dei pellegrinaggi, delle nuove comunità carismatiche e degli ordini religiosi,dei media e dei mezzi di comunicazione (cattolici e non). Questo gruppo di lavoro, rinnovato e rinnovabile dopo ogni GMG, si occupa di organizzare la partecipazione all’incontro mondiale, sia dal punto di vista della sensibilizzazione pastorale sia dal punto di vista pratico, spirituale e formativo. Lavora in collaborazione con la commissione diocesana di PG e con la commissione nazionale che coordina la partecipazione dei giovani svizzeri alla GMG.
    * Il coordinatore e l’assistente diocesano di PG: hanno anche un ruolo autonomo rispetto alla commissione e alle altre realtà. Operano strettamente uniti ad esse e al Vescovo diocesano, esprimendone la stessa sollecitudine pastorale.
    * L’ufficio della PG: responsabile dell’ufficio è il coordinatore laico di PG (volontario). Nell’ufficio lavora a tempo pieno solo un impiegato assunto dalla diocesi.

    Sguardo al futuro

    Come si vede da questo quadro, la situazione della PG in Svizzera è ricca e variegata. Certamente l’abbondanza e la diversità dell’offerta non deve far dimenticare le difficoltà di questa pastorale giovanile confrontata come tante altre, con l’aumento dell’indifferenza religiosa e la diminuita frequenza di vita ecclesiale.
    È comunque permesso riconoscere, nel cantiere permanente della pastorale giovanile, numerosi segni di speranza per la Chiesa svizzera.
    Va soprattutto rilevato, alla luce anche della recente esperienza della visita di Giovanni Paolo II come questo desiderio crescente di collaborazione e di comunione vissuta tra le diverse realtà e i differenti attori responsabili di questa pastorale aumenti costantemente e prenda sempre più forma in manifestazioni e speriamo in una comune progettazione rispettosa del principio dell’unità nella differenza. Non vi è dubbio che l’arrivo del vescovo Denis Theurillat, ausiliare di Basilea, incaricato del dicastero dei giovani in seno alla Conferenza dei vescovi svizzeri, dall’autunno del 2000 ha causato e favorito una nuova dinamica che non da ultimo ha portato alla realizzazione dell’incontro nazionale dei giovani cattolici svizzeri, il 5 e 6 giugno del 2004 e alla visita, in questa occasione, di Giovanni Paolo II che, con il discorso ai giovani nella Bern¬Arena («Alzati, Ascolta, Cammina») e poi con l’omelia tenuta durante la Messa all’Allmend di Berna, ha praticamente offerto stimoli e nuovo vigore per la riorganizzazione della PG in Svizzera.

    La Svizzera

    Stato federale, confessioni cristiane e religioni
    La Svizzera è uno Stato federale al centro dell’Europa, con una superficie di 41.285 km quadrati, una popolazione di 7.300.000 abitanti e 26 Stati Cantonali. In Svizzera si parlano quattro lingue (tedesco, francese, italiano e in alcune vallate orientali, il romancio). La religione di maggioranza è il cristianesimo, con una percentuale che dopo gli ultimi decenni di forte immigrazione dall’Italia e da paesi del Sud Europa (Spagna e Portogallo in particolare) vede il numero dei cattolici superiore a quello degli evangelici. Se è in forte crescita l’indifferenza religiosa, non mancano i segnali di una grande ricerca spirituale che tende, soprattutto a nord delle Alpi, nel vuoto lasciato dalla Chiesa evangelica ufficiale, a indirizzarsi attorno alla proposta di movimenti vicini al protestantesimo carismatico, denominati «Chiese libere». Le percentuali ufficiali di adesione religiosa sono le seguenti: cristianesimo 86% (di cui 46% cattolici; 40% protestanti); 2% musulmani; minoranza ebraica.
    L’iter costitutivo della Svizzera e la sua attuale prassi politica risultano determinati da una costante ricerca di consenso e di riformismo (le modifiche nel sistema politico non sono mai brusche e violente e sono sempre il risultato di un lento processo di consultazioni tra i partner); l’importanza della negoziazione privata tra partner sociali (gli accordi privati che spesso hanno preceduto le leggi; la preferenza alle coalizioni contro la presenza di leader forti, che per altro lo stesso sistema politico per strutturazione sua, dovrebbe impedire che emergano); il controllo delle tensioni sociali (secondo la formula del consenso tra partner e una serie di compromessi tra le parti); il controllo delle disparità regionali e il rispetto delle diversità nel federalismo (questo federalismo che rappresenta oggi come oggi, la sola via possibile per la Svizzera, condizione e al contempo ragione d’essere del Paese). 
    Tutti elementi che non sono irrilevanti per la religione perché connotativi di uno «stile» elvetico presente anche nella prassi dell’organizzazione ecclesiale, soprattutto a nord delle Alpi (Svizzera tedesca e francese). Non va poi dimenticata l’influenza della presenza della Riforma, la cui prassi ecclesiale condiziona anche il modo «cattolico» di vivere la fede e di sentire l’appartenenza alla Chiesa.

    La Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) e le diocesi
    Ha visto la luce nel 1863 ed è stata, su scala mondiale, la prima assemblea di vescovi a riunirsi regolarmente, a disporre di una struttura giuridica e ad assumere funzioni di guida a livello ecclesiale. 
    In Svizzera ci sono sei diocesi: Losanna,Ginevra-Friburgo (lingua prevalente il francese), Basilea (lingua prevalente il tedesco con aree bilingue: francese e tedesco: nella diocesi di Basilea è situata la capitale federale Berna), Coira (lingua prevalente il tedesco, con vallate in cui si parla il romanzo, altre vallate in cui si parla italiano: in questa diocesi si trova Zurigo), San Gallo (lingua tedesca), Sion (lingua francese), Lugano (lingua italiana). A queste diocesi si aggiungono le due abbazie territoriali di Einsiedeln e St.Maurice.

    La diocesi di Lugano
    Le Terre ticinesi sino alla fine del secolo XIX erano soggette dal profilo ecclesiastico parte alla Diocesi di Milano e parte a quella di Como. Per secoli Como e Milano ne avevano curato l’evangelizzazione guidando le sorti della vita ecclesiale in Ticino, soprattutto grazie allo zelo pastorale dei vescovi che, anche personalmente, visitarono queste regioni. Celebri fra tutte le visite di San Carlo Borromeo. La cura pastorale si espresse anche nella realizzazione di importanti istituzioni sociali. In primo luogo nell’ambito scolastico. L’antico desiderio di avere una Diocesi propria divenne più forte a partire dall’Indipendenza del Cantone Ticino nel 1803. Attraverso diverse difficoltà di carattere politico e religioso, mediante le Convenzioni del 1884, tra governo federale e Vaticano si arrivò dapprima alla separazione canonica delle parrocchie del Cantone Ticino dalle Diocesi di Milano e di Como e poi alla nomina del primo Amministratore apostolico che arrivò nel Ticino il 10 agosto 1885. Il 7 settembre 1888, Leone XIII con la bolla «Ad universam» fondava la Diocesi luganese con un prelato insignito di carattere episcopale in qualità di Amministratore Apostolico. Fu solo l’8 marzo 1971 che l’Amministrazione Apostolica del Cantone Ticino venne staccata canonicamente dalla Diocesi di Basilea e il Vescovo sedente portò per la prima volta il titolo di Vescovo di Lugano.


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