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    Direttorio per la Catechesi /14

    La catechesi nella vita

    delle persone /2

    Cesare Bissoli

    Il Direttorio verso di noi

    Uno scopo preciso

    “È ragionevole offrire cammini di catechesi che si diversificano in base alle diverse necessità, età dei soggetti e stato di vita” (DC n. 225).
    Questo comporta avere una visione larga sui destinatari della catechesi, per cui non possono ridursi ai soliti frequentatori della comunità:
    - ha senso seguire i tradizionali stadi di età: catechesi ai piccoli, ai ragazzi e ai giovani;
    - attenzione particolare va data a due categorie che non si distinguono solo per età: adulti ed anziani;
    - finalmente tra tutti vi è dovere di catechesi verso chi vive situazioni di marginalità ed emarginazione.

    Uno sguardo globale

    * Con il c. 8 abbiamo iniziato a considerare le diverse categorie di persone cui abitualmente si fa o si dovrebbe fare catechesi: famiglia, bambini e fanciulli, preadolescenti, adolescenti, giovani (DC nn224-256).
    * Due categorie sono da considerate, non soltanto in quanto in vista dell’età, ma anche per esperienza e responsabilità: adulti ed anziani.
    * Infine, con notevole sensibilità e modernità, si affrontano persone trascurate: disabili, emigranti, migranti, persone ‘marginali’, come i carcerati, i barboni, i matti...
    * Nei cc. successivi, 9 e 10 il discorso sui destinatari si confronta con situazioni ecclesiali e culturali diverse.
    * Abbiamo già sviluppato il c. 8 nella prima sezione (A), ed ora tocca alla sezione B (DC nn.257-282) per 25 paragrafi.

    1. Catechesi con gli adulti (DC nn. 257-265)
    * L’adulto oggi va visto in “continuo processo di ristrutturazione” (a motivo di relazioni, responsabilità...) (DC n. 257).
    * Quanto alla fede la mappa è varia: vi sono: credenti, battezzati non iniziati, chi ha contatto occasionale con la comunità, provenienti da altre confessioni religiose, da nuovi movimenti religiosi, non battezzati (DC n. 258).
    * La catechesi si pone come processo di formazione entro una varietà di situazioni. Necessità di ’accompagnamento’ nella crescita delle fede, mirando alla maturazione di “una sapienza spirituale” che dona unità alle tante esperienze della vita personale, familiare, sociale dell’adulto (DC n. 259)
    * Scopo: suscitare “una mentalità di fede” per una vita da credenti (DC, n. 260); si richiede un processo articolato: “suscitare la fede, purificare la fede, alimentare la fede, condividere e testimoniare la fede” (DC n. 261);
    * Criteri: per adulti fare una catechesi adulta: dire la fede nella sua interezza; adulti protagonisti con i loro catechisti; attenzione alla condizione degli uomini e delle donne; anche in quanto laici; dalla catechesi gli adulti siano resi responsabili verso la famiglia, con figli, in società (DC n. 262).
    * Tante sono le “forme di catechesi”. Ne sono indicate varie secondo la situazione umana, culturale, religiosa dell’adulto, ambienti di vita, in vista del matrimonio, su tematiche morali culturali, socio-politiche (DC n. 264).
    * “Decisiva è la figura del catechista”, “accompagnatore, educatore”, che rispetta l’individualità e la libertà (DC n. 263).
    * Validità di associazioni, movimenti, piccoli gruppi per la formazione cristiana di adulti (DC n. 265).

    2. Catechesi con gli anziani (DC nn. 266-268)
    * La Chiesa vede gli anziani come un “dono di Dio” (DC n. 266). La catechesi va adeguata alla loro” condizione di fede”, che può essere. solida, oscurata, ‘ferita’, con un “senso di solitudine e di inutilità”. Si richiede una “catechesi della speranza che proviene dalla certezza dell’incontro definitivo con Dio” (DC n. 267)
    * Un anziano è un “catechista naturale della comunità”, di cui va condiviso “il ricco patrimonio di saggezza e di fede” sul senso della vita: possa assumere lui stesso “ruoli catechistici verso i piccoli, i giovani e gli adulti “(DC n. 268).

    3. Catechesi con le persone con disabilità (DC nn. 269-272)
    * “La presenza di Gesù si manifesta in loro in modo speciale”. Va riconosciuta la loro “educabilità alla fede” e vanno compresi come “soggetti attivi” nella comunità (DC n. 267).
    * Tali persone sono “opportunità di crescita” perché attestano “la radicale situazione di fragilità di ognuno”. Sono un “grande dono” per leggere il dolore umano nella passione di Gesù suscitando “accoglienza e solidarietà” (DC n. 270).
    * Cura di una “cultura dell’inclusione. Al catechista si chiede un “formazione specifica” imparando nuovi, attuali, canali comunicativi. Va nutrita la loro fede con i “sacramenti, la preghiera, l’annuncio della Parola” (DC nn. 271-272).

    4. Catechesi con i migranti (DC nn. 273-276)
    * “Fenomeno mondiale” per cause speso negative, che tocca anche le comunità. Si richiede accoglienza (DC n. 273).
    * Sarà una catechesi per suscitare fiducia in Dio, solidarietà, superamento di pregiudizi negativi, esperienze di fede adatte secondo la tipicità dei paesi e chiese di origine, con un dialogo tra “chiesa di provenienza e di accoglienza” (DC nn. 274-276).

    5. Catechesi con gli emigrati (DC nn. 277-278)
    * Si richiede “assistenza religiosa nei paesi di emigrazione” con forme di missione(cappellanie) per loro (DC n. 277).
    * Fare una adeguata “Catechesi nei paesi di origine” per quanti ritornano nelle loro comunità native (DC n. 278).

    6. Catechesi con le persone marginali
    * Sono “profughi, nomadi, senza fissa dimora, malati cronici, tossico dipendenti, carcerati, schiave della prostituzione”.
    * Hanno diritto di un’“attenzione spirituale” in maniera informale, occasionale, cogliendo bisogni e domande. La comunità sostiene i “volontari” in questo servizio (DC nn. 279-280).
    * La “catechesi in carcere”: il carcere è "terra di missione, laboratorio di frontiera”, dove Dio “parla al cuore” dei carcerati (DC n. 281).
    * Contenuto fondamentale è il “kerigma della salvezza in Cristo, intesa come perdono e liberazione”. Valore forte è “la relazione fraterna” degli operatori pastorali (la Chiesa) con i detenuti e le loro famiglie (DC n. 282).

    Noi verso il Direttorio

    * Questo c. 8 offre una panoramica pressoché completa di modi diversi di catechesi alle persone, oggi!
    * Sta al centro l’annuncio del kerigma, cioè una catechesi dei fondamenti della fede a partire dalla Pasqua di Gesù, in prospettiva di evangelizzazione e di missione verso il prossimo.
    * Si prospetta una evangelizzazione di tipo catecumenale, dove lo scopo non è tanto far conoscere tutte le verità della fede, ma a vivere da cristiani i dati della fede con la partecipazione alla liturgia, all’uso della Scrittura, alla pratica ella carità. Catechesi come” processo educativo” della vita cristiana.
    * L’attenzione alla vita concreta comporta che la catechesi deve essere flessibile e di adattamento con molteplicità di forme. Ai catechisti si richiede l’arte di accompagnamento, di camminare insieme, di dialogare…
    * La comunità è il soggetto vivo della catechesi, il catechista vi presta servizio specifico, oggi riconosciuto come “ministero istituito” per laici.
    * La catechesi non abbandona nessuno, anzi dà una cura speciale per i più poveri e fragili

    Ed ecco delle domande su cui riflettere:
    - alla luce del c. 8, come valuto la catechesi ricevuta? E come va ripensata?
    - quali sono i “buchi neri” dove la catechesi viene a mancare? In particolare con i giovani. Perché questo? Quali proposte positive faresti?
    - il DC espone una decina di forme di catechesi degli adulti: cosa avviene nella comunità cui apparteniamo?
    - conosco e magari partecipo a forme di catechesi per persone ‘marginali’?
    - l’animatore di pastorale giovanile che criticità e quali cambi trova nella visione proposta dal DC?


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    p a g i n A


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