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    Tra eroismo e deficit

    Le sfide per la ricerca sulla spiritualità dei bambini
    i
    n una prospettiva teologica cristiana

    Annemie Dillen



    L'interesse per la spiritualità

    La spiritualità è collegata a questo vastissimo movimento di ricerca del senso, ma può anche essere descritta in modo più specifico, riferendola a un elemento di trascendenza a cui è legata l'esperienza dell'individuo. La spiritualità può essere descritta come «pluriforme ricerca del senso della vita che mette l'essere umano in contatto con Dio o con la realtà ultima e lo mette in collegamento con tutto ciò che vive» [1].
    Il contenuto del concetto di spiritualità può essere anche più specifico, quando si riferisce alla religione. Le esperienze individuali e il modo in cui le persone esprimono le loro credenze religiose, attraverso rituali, preghiere o azioni, possono anch'essi essere definiti "spirituali". Tutte le diverse religioni rivelano oggi una nuova attenzione alla spiritualità che si rende evidente, per esempio, nell'interesse per i libri di Anselm Griin o nel nuovo fascino esercitato dai monasteri sui laici che vogliono sperimentare momenti di vita monastica. In questo articolo parlerò della spiritualità facendo riferimento solo agli ultimi due significati qui descritti. In particolare mi concentrerò sulla spiritualità dal punto di vista cristiano.

    La spiritualità dei bambini al centro dell'attenzione

    Nella società occidentale troviamo un ampio interesse non solo per la spiritualità in generale, ma anche una crescita recente del tema della spiritualità dei bambini. Dal 2000 si tengono convegni internazionali sulla "spiritualità dei bambini" e nel 2006 è stata fondata l'Associazione per la spiritualità dei bambini («Association for children's spirituality»: si veda il sito www.childrenspirituality.org). Dal 1996 si pubblica l'International Journal of Children's Spirituality, strettamente collegato a questi convegni. Tale rivista e le conferenze si basano su una generica interpretazione della spiritualità, in cui forme di spiritualità New Age o specifiche terapie per bambini basate sulla spiritualità trovano spazio accanto alle riflessioni sulla spiritualità islamica, cattolica o protestante dei bambini. Questo generico approccio alla spiritualità infantile si riflette in gran parte della letteratura internazionale recente e, in particolare, in quella anglosassone. Ne sono un esempio i libri e gli articoli di David Hay, Rebecca Nye e Robert Coles [2].
    Accanto a questa ricerca generale sulla spiritualità dei bambini, sono molte le iniziative recentemente avviate da un punto di vista cristiano. Esse includono l'organizzazione di un convegno sulla spiritualità infantile in prospettiva cristiana (soprattutto protestante) che si è tenuto nel 2003 e nel 2006 negli Stati Uniti. Questo convegno ha adottato la seguente definizione provvisoria di spiritualità infantile: «Lo sviluppo di una relazione consapevole del bambino con Dio, in Gesù Cristo, mediante lo Spirito santo, nel contesto di una comunità di credenti che favorisce questa relazione, e la comprensione di tale relazione da parte del bambino - con la relativa risposta» [3]. Questa definizione condivide con altri approcci alla spiritualità infantile l'attenzione alla relazionalità, oltre che alle esperienze e alla comprensione proprie del bambino. In aggiunta a questi elementi generali si concentra sulla relazione con il Dio trinitario e sulla comunità dei credenti. Se nei decenni passati la spiritualità dei bambini era uno dei temi della teologia cristiana nell'area dell'educazione religiosa e nella psicologia evolutiva religiosa, le recenti pubblicazioni sulla spiritualità infantile tendono chiaramente a considerarla un'area a sé, facendo riferimento a fonti interdisciplinari, quali gli studi biblici, la teologia pratica e sistematica, l'educazione religiosa, le scienze sociali e psicologiche [4].
    Soprattutto in ottica protestante, nella letteratura recente troviamo anche un'attenzione piuttosto marcata per la pastorale dell'infanzia [5]. Accanto agli approcci specificamente cristiani alla spiritualità dei bambini c'è anche la ricerca recente sulla spiritualità infantile dal punto di vista delle religioni mondiali. L'attenzione di quest'ultima si concentra comunque, per lo più, sull'educazione alla spiritualità [6].

    Gli studi sull'età infantile e l'interesse per i bambini

    L'incremento della ricerca sulla spiritualità infantile può essere interpretato come conseguenza del crescente interesse per la spiritualità in sé, nelle varie forme sopra descritte. Allo stesso tempo può essere visto come risultato dello sviluppo dell'area relativamente nuova degli studi sull'infanzia (Childhood studies). Dalla fine degli anni Ottanta varie discipline, quali la sociologia, la psicologia, la letteratura, la filosofia, si sono concentrate sempre più sui bambini e sull'età infantile come particolare ambito di ricerca. L'idea alla base di questo approccio è che il punto di vista dei bambini è stato spesso trascurato nella ricerca tradizionale. In analogia con quelli femministi, gli studi sull'infanzia vogliono porre l'attenzione sul punto di vista dei bambini, soffermandosi sulla vulnerabilità ma anche sulle potenzialità e le competenze dei bambini. Questo approccio nella ricerca scientifica si riflette nell'attenzione internazionale per i diritti dei bambini, che sono stati riassunti nella Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo nel 1989. In questa convenzione, ad oggi ratificata da tutti i paesi membri dell'ONU a eccezione della Somalia e degli Stati Uniti, i diritti sono suddivisi in tre gruppi: diritti alla protezione (quale la protezione dagli abusi, dall'essere vittime di guerra), diritti alla sopravvivenza (che si concentrano sul diritto a un'alimentazione adeguata, al riparo, all'assistenza) e diritti alla partecipazione (diritto alla libertà, quale quella di scegliere la religione in dialogo con i genitori o di partecipare alla vita della società).
    Gli studi sull'infanzia e il movimento per i diritti dei fanciulli promuovono un'idea del bambino come "soggetto competente", con un certo grado di autonomia, a completamento dell'idea di bambino come essere vulnerabile che deve essere integrato nella società e protetto. I bambini non sono solo ricettori passivi e oggetti della cura e della protezione da parte degli adulti, ma dispongono anche di "capacità attiva" e sono in grado di agire in modo significativo. Questo implica anche che possono avere una dimensione etica e religiosa che, per quanto condizionata da genitori, insegnanti e altre figure rilevanti, non è solo una copia di quanto altri dicono, ma la prova di una visione personale del mondo.
    Se si considerano i bambini "soggetti competenti" e "agenti attivi" è necessario anche prendere seriamente in considerazione la loro spiritualità e la loro ricerca di senso e di fede. Questo ha portato a ricerche empiriche sulla spiritualità propria dei bambini, come risulta chiaramente anche nella letteratura teologica cristiana di area tedesca. Gli studiosi usano spesso i disegni dei bambini o i colloqui con i bambini come base per la loro ricerca, che tenta di chiarire come i fanciulli stessi facciano esperienza della religione o, in altre parole, come si possa descrivere la loro spiritualità (religiosa) [7].

    La sensibilità teologica per le competenze spirituali dei bambini

    Dopo questa breve panoramica sugli sviluppi recenti nella ricerca sulla spiritualità dei bambini e sui fattori che influenzano questa ricerca, mi concentrerò ora sulla rilevanza che la ricerca sulla spiritualità infantile riveste sia per i bambini sia per la scienza (soprattutto per la teologia).
    La ricerca sulla spiritualità dei bambini dimostra che i paradigmi classici della psicologia dell'età evolutiva (Piaget, Kohlberg e altri) potrebbero non essere la base unica e assoluta per pensare i bambini oggi [8]. La classica psicologia dell'età evolutiva tendeva a considerare i bambini in termini di "non-ancora", in termini di obiettivo di sviluppo. Nelle parole di Jenks: «Quella di "sviluppo", una nozione essenzialista temporale, è la metafora principale attraverso cui l'infanzia viene resa intelligibile [...]»[9].
    Le riflessioni teologiche sui bambini, che prendono in considerazione i risultati degli studi sull'infanzia e la ricerca empirica sulla spiritualità infantile, tuttavia, ci insegnano che i bambini sono in grado di riflettere sugli elementi religiosi e di farne esperienza in modo sorprendente. Aspetto, questo, che spesso non trova spazio nelle fasi classiche.
    Una critica teologica ragguardevole alla "filosofia del non-ancora" applicata ai bambini si trova nella rahneriana "teologia dell'essere bambino". Karl Rahner scrive che essere bambino non è importante soltanto come preparazione alla vita reale, adulta; essere bambino è cosa preziosissima anche in sé e per sé. L'infanzia non è solo una fase provvisoria della vita. Scrive Rahner: «Noi non perdiamo l'infanzia come qualcosa che resta sempre più dietro di noi, che siamo in cammino nel tempo, ma andiamo ad essa incontro come alla realtà che è stata costruita nel tempo e permanentemente salvata». L'infanzia è, «piuttosto, anche in se stessa, un tempo della storia personale in cui si raggiunge ciò che soltanto in essa si può raggiungere; campo che dà fiori bellissimi e frutti maturi; fiori e frutti però che possono crescere solo in questo campo o altrimenti in nessun altro, e che vengono portati nel granaio dell'eternità». Tuttavia Rahner non considera il bambino «con uno sguardo bucolicamente ingenuo; come se fosse una fonte limpida che viene intorbidata per la prima volta dentro l'ambito controllabile e determinabile delle cure umane». E continua: «Il cristianesimo vede anche già il bambino inevitabilmente come l'inizio proprio di quell'uomo, a cui appartengono come componenti esistenziali la colpa, la morte, il dolore e tutte le potenze dell'amarezza dell'esistenza» [10]. Aggiunge Rahner: la colpa, la morte e la sofferenza devono essere viste nel contesto della grazia.
    Rahner parla dell'importanza dell'infanzia e dell'apertura dei bambini a Dio. Questa visione ottimistica dei bambini si riflette nell'attuale ricerca nell'educazione religiosa riguardo al fare teologia con i bambini. Per analogia con il metodo del "fare filosofia" con i bambini, la maggior parte degli autori di area tedesca parla di un "fare teologia" con i bambini [11].
    Uno dei più famosi sostenitori del filosofare con i bambini, Gareth Matthews, ha messo in discussione la tradizionale impostazione a tappe dello sviluppo del bambino e ha dimostrato che persino i bambini piccoli hanno capacità di riflessione critica molto più ampie di quanto in genere non si pensi [12]. Matthews, come altri, ha sviluppato modelli per fare filosofia con i bambini in classe, dove gli insegnanti entrano in dialogo con gli allievi su argomenti esistenziali e filosofici. Insieme formano una "comunità di apprendimento", cercando risposte e interrogandosi e stimolandosi a vicenda. Questo metodo ha, tra gli altri, lo scopo di stimolare le capacità di pensiero critico dei bambini, di aiutarli a sviluppare le loro abilità linguistiche e comunicative e di dar loro un maggiore senso di autostima. Se i bambini sperimentano che le loro idee sono prese seriamente in considerazione, che possono cercare con altri, anche con un adulto (insegnante), le risposte alle domande veramente importanti, il loro senso di autostima può crescere. Quindi è importante che l'insegnante valuti le risposte e le domande dei bambini, senza reagire nel modo tradizionale dicendo se le risposte sono sbagliate o meno, ma considerandole stimolo per un'ulteriore riflessione, apprezzando il contributo di ogni bambino. Questo metodo non si applica solo alle domande filosofiche, ma può essere rilevante anche nell'educazione religiosa, in cui le questioni teologiche sono discusse e meditate.
    L'idea che i bambini siano aperti alla religione è uno dei concetti basilari a supporto dell'impostazione del "fare teologia con i bambini", insieme con l'idea che essi devono essere presi sul serio piuttosto che considerati non-ancora-adulti che devono imparare dai grandi, detentori della conoscenza e quindi anche del potere. La teologia dell'infanzia di Rahner e lo sviluppo del fare teologia con i bambini condividono l'antropologia ottimistica secondo la quale i bambini possono essere "aperti a Dio": l'infanzia viene definita «come inizio che è aperto al principio primordiale di Dio, che è semplicemente il mistero». Rahner si riferisce alla "prima infanzia" come a «quella vita che è aperta, che attende l'inaspettato, che ha fiducia nell'imponderabile». Egli stesso fa riferimento ai racconti in cui Gesù presenta il fanciullo «come il prototipo di quelli per i quali è vicino il regno dei cieli» [13]. Il "vangelo dei bambini" (Mc 10,14s.) presenta costoro come base per l'idea che essi possono essere un esempio da seguire per la fede degli adulti. I bambini sono qui visti come impotenti, deboli, dipendenti, bisognosi di aiuto, aperti agli altri e alla trascendenza, e fiduciosi. Queste caratteristiche sono presentate come esemplari per gli adulti [14]. Rahner stesso chiarisce anche che Gesù non mitizza i bambini né manca di riconoscere i loro difetti.
    Non solo Rahner ma anche altri autori, che fanno riferimento all'atteggiamento di Gesù nei confronti dei bambini descritto nel vangelo o che considerano i bambini una base per la teologia contemporanea, mettono in guardia dall'idealizzare i bambini [15]. La teologa pratica Joyce Ann Mercer, per esempio, rifiuta una visione troppo semplicistica e romantica del bambino, criticando la lettura teologica essenzialista del Vangelo di Marco. In merito all'"accogliere il regno come un bambino" (Mc 10,15), Mercer scrive:
    Alcuni danno senso a questa frase e al racconto in cui è inserita affidandosi a una rappresentazione essenzialista del bambino come colui che naturalmente, spontaneamente e passivamente accetta il regno di Dio. Altri leggono il racconto attraverso la versione di Matteo, identificando in alcune qualità presumibilmente infantili, come l'umiltà, le caratteristiche necessarie per entrare nel regno di Dio. Ritengo problematiche entrambe le opzioni perché assumono acriticamente alcune qualità emotive ed espressive come essenziali per l'infanzia e identificano la partecipazione o l'appartenenza alla basileia di Dio con l'assunzione di tali caratteristiche [16].
    Se si adotta un concetto estremamente semplicistico del fare teologia con i bambini, della spiritualità dei bambini o della teologia dell'infanzia, c'è il rischio di far assurgere a "eroi" i bambini, di attribuire loro solo capacità positive. Esiste poi il pericolo che la vulnerabilità dei bambini non sia presa seriamente e che i bambini siano visti come "belli e bravi" senza che li si consideri sul serio nelle loro capacità completamente umane di agire in modi buoni e cattivi, di essere egoisti e orientati agli altri.

    Il pericolo del deficitarismo e dell'adultismo

    Tuttavia, concentrandosi sulla vulnerabilità dei bambini e sul fatto che non sono eroi ma hanno molto da imparare e hanno bisogno di socializzazione, si corre il rischio di arrivare all'estremo opposto, ossia di considerare i bambini solo come non-ancora-adulti, o addirittura come non-ancora-pienamente-esseri-umani o persone. Potremmo definire questo un "approccio deficitario" ai bambini, nel quale l'attenzione pastorale, l'educazione religiosa o gli approcci sociali nei loro confronti si focalizzano principalmente sulle competenze che i bambini (ancora) non hanno. L'immagine del bambino come tabula rasa o "non-ancora-adulto" è criticata dai recenti studi sull'infanzia perché così i bambini sono spesso presentati come oggetti di socializzazione non competenti e non responsabili. Sono visti come "progetti pedagogici". Se i bambini vengono considerati soltanto se-condo il paradigma della socializzazione, essi sono valutati e stimolati solo in ambiti specifici, ossia quelli ritenuti importanti nella scuola e nel gruppo.
    La "visione del non-ancora" riferita ai bambini è un approccio che potrebbe anche essere definito con il termine "adultismo". Adultismo indica la mancanza di rispetto per la dignità del bambino e la negazione dell'idea che i bambini siano esseri umani completi che necessitano, per la loro integrità, dello stesso rispetto riconosciuto agli adulti. L'adultismo implica un giudizio arbitrario sulla differenza, analogamente a come fanno razzismo e sessismo, che mettono le differenze in risalto per poi sollevare la discussione sulla discriminazione, anche se la razza o il sesso sono irrilevanti in merito a ciò di cui si discute. L'adultismo sostiene che i bambini debbano essere considerati diversamente perché non sono adulti, anche nei casi in cui l'età non sia un fattore decisivo, come quando a fanciulli e adolescenti si nega il rispetto semplicemente perché giovani [17]. Questo è il motivo per cui il termine adultismo esprime una valutazione moralmente negativa. Trasmette il divieto morale di considerare adulti e bambini come due tipologie di persona completamente diverse e nega ai bambini diritti fondamentali per il fatto che sono non-ancora-adulti. Sostenere che i bambini meritino uno schiaffo quando commettono un errore e non permettere che lo stesso avvenga con gli adulti perché irrispettoso è un chiaro esempio di adultismo. L'alternativa è che i bambini siano considerati, per quanto possibile, persone fondamentalmente non diverse dagli adulti, per quanto nemmeno del tutto uguali.

    Dialogo e scambio

    L'alternativa alla considerazione dei bambini come totalmente diversi dagli adulti è un concetto intermedio fra il considerarli eroi e il concentrarsi sui loro deficit. È un'impostazione che può essere descritta dai termini "dialogo" e "scambio" [18].
    Questa impostazione prende in seria considerazione le debolezze e le potenzialità dei bambini e li ritiene partner veri - benché essi non siano come gli adulti e necessitino di cura particolare. Il fare teologia con i bambini può essere un buon esempio di questo atteggiamento orientato al dialogo nei confronti dei bambini, quando come impostazione sia concepita e applicata in modo sincero - allontanando il pericolo di considerare i bambini degli eroi. Il termine "dialogo" si riferisce all'atteggiamento per il quale le persone si rispettano a vicenda, all'atteggiamento nel quale si ha una sorta di mutualità anche se la responsabilità per l'altro non dipende dalla cura o dal comportamento dell'altro. Il termine "scambio" può essere visto come sinonimo di dialogo, ma in più suggerisce che le rigide strutture di pensiero relative ai bambini e alla loro spiritualità devono essere infrante.
    Si possono distinguere tre ambiti in cui è necessario uno "scambio" fra le idee classiche tradizionali e le esperienze dei bambini, al fine di prendere seriamente in considerazione la spiritualità che è loro specifica. Questi tre ambiti sono: 1) tempo e spazio; 2) tradizione e ortodossia; e 3) immagini classiche dei bambini.
    Prendere seriamente in considerazione la spiritualità dei bambini e creare le condizioni per un dialogo autentico con loro richiedono che la spiritualità non sia vista solo in termini di fasi (tempo) o in termini di meditazione che si realizza in luoghi separati, lontani dalla vita quotidiana (spazio) [19]. La spiritualità dei bambini può assumere molte forme e si esprime nella vita di ogni giorno, per esempio quando aiutano i genitori in cucina, quando sono in auto, mentre si prendono cura di un fratello più piccolo, quando mangiano insieme e quando pregano. La spiritualità è collegata a gesti e azioni come pure a riflessioni e alla meditazione silenziosa. Il fatto che i bambini non possano dare una spiegazione teoretica di un racconto della Bibbia non significa che non lo comprendano. Chi fa esperienza di recitazione di "bibliodramma" con i bambini spesso è colpito dal modo in cui i bambini affrontano i racconti biblici.
    Un approccio alla spiritualità dei bambini orientato al dialogo necessita anche di una visione aperta su "tradizione e ortodossia", una visione che sia preparata ad accogliere nuovi modi di pensare, insieme e oltre ai modi tradizionali. Prendere sul serio la spiritualità dei bambini, per esempio nel fare teologia con i bambini, presuppone che non si consideri la tradizione come un elemento "rigido" e "chiuso", ma come un'"u-topia". L'u-topia indica un luogo (dal greco topos) positivo, se si considera il prefisso "u" derivante dal greco eu. Allo stesso tempo questo "luogo buono" si riferisce alla continua ricerca di qualcosa di nuovo, dal momento che il termine può anche significare "senza luogo preciso", se si fa derivare il prefisso "u" dal greco ou, che significa "no" [20]. La tradizione dovrebbe essere anche considerata aperta al cambiamento e la continuità è possibile se sono possibili anche il mutamento e l'adattamento. Il fare teologia con i bambini è un modello caratterizzato da interrogativi costanti, dal dialogo, dal mutuo apprendimento e dall'apertura a diversi tipi di spiritualità, soprattutto se questi si manifestano nella vita di ogni giorno. Questa impostazione è importante per evitare di pensare alla spiritualità dei bambini basandosi sui risultati dei dibattiti in merito a quale sia il metodo migliore per insegnare le teorie ai bambini o per renderli membri a pieno titolo di una comunità. Nonostante questi tipi di dibattiti e di riflessioni teologiche abbiano una certa rilevanza, non dovrebbero impedire di pensare che anche le voci dei bambini stessi possono trovare spazio nelle comunità religiose.
    L'intento di prendere in considerazione le voci dei bambini si basa su una visione del bambino che non limita la nostra idea dei bambini a un solo approccio. Approfondimenti di studiosi quali Bonnie Miller-McLemore e Marcia Bunge, che passano in rassegna diverse immagini dei bambini fra quelle ben note nella società e nella tradizione cristiana, sono molto importanti perché dimostrano che la complementarietà dei vari modi di considerare i bambini è rilevante. Questa complementarietà implica addirittura che sia le potenzialità (i bambini come docenti, come dono, come gioia) sia le debolezze (i bambini come discenti che devono apprendere, i bambini come possibili peccatori in senso morale) devono essere prese in seria considerazione.

    Le sfide pratiche e teoretiche a una seria considerazione della spiritualità dei bambini

    Se questi tre aspetti dell'approccio alla spiritualità dei bambini mirato al dialogo fossero messi in pratica, forse il sogno di Joyce Mercer di una comunità che accoglie veramente i bambini potrebbe realizzarsi. Ella descrive funzioni religiose in cui le persone sono invitate a condividere intenzioni di preghiera particolari:
    Un'altra bambina chiese che si pregasse per la fine della guerra. Chiese al diacono perché Dio non facesse semplicemente terminare le guerre e il diacono la coinvolse in una breve ma pregnante conversazione teologica sui desideri di pace di Dio, sulla libertà umana e sulla responsabilità degli uomini che devono essere portatori di pace. Le domande della bambina sono state rispettate e il diacono non ha dato né l'impressione di "difendere Dio" da un'indagine seria né di soddisfare la bambina con una risposta compiacente. Hanno invece parlato insieme dell'argomento [21].
    Questo esempio concreto è parte del sogno più ampio di una chiesa e di una società in cui i bambini siano veramente accolti, in cui siano presi seriamente in considerazione con le loro potenzialità e la loro vulnerabilità. Realizzare una comunità del genere è una sfida concreta a livello pratico.
    Allo stesso tempo, la ricerca sulla spiritualità dei bambini ci conduce anche a due nuove sfide teoretiche. Una delle domande di maggiore impatto che rimangono aperte, dopo aver mostrato quella del dialogo come una via di mezzo tra una visione eroica del bambino e una deficitaria, è come si possano prendere in seria considerazione i bambini e la loro spiritualità senza assumere un atteggiamento relativista. Questo problema, inoltre, è strettamente legato ad altre aree della teologia, quali la ricerca nel dialogo interreligioso e nel multiculturalismo. Allo stesso tempo, questa sfida ha un profilo concretissimo quando riguarda i bambini, dal momento che l'"educazione" implica sempre una sorta di visione normativa, ma, contemporaneamente, sappiamo che un modo di pensare per il quale gli adulti sanno tutto e i bambini devono solo assimilare le posizioni degli adulti non è molto arricchente, né per i bambini né per gli adulti. Questo sia detto nell'interesse del benessere di bambini e adulti, ma anche in considerazione della ricchezza che può derivare alla teologia in generale dagli studi sulla spiritualità dei bambini: l'ambito della spiritualità in età infantile è degna di ricevere maggiore attenzione in vari ambiti della teologia e della società.

    NOTE

    1 Si veda la descrizione di spiritualità adottata dallo «Spes-forum» (www.spes-forum.be), un'associazione pluralista belga ed europea che incoraggia la spiritualità nella società e nell'economia.
    2 Si veda, per esempio: D. HAY - R. NYE - R. MURPHY, Thinking about Childhood Spirituality. Review of Research and Current Directions, in L.J. FRANCIS –W.K. KAY - W.S. CAMPBELL (edd.), Research in Religious Education, Smyth & Helwys Publishing, Macon/GA 1996, 47-72; D. HAY - R. NYE, The Spirit of the Child. Revised Edition, Jessica Kingsley Publishers, London 2006; R. COLES, The Spiritual Life of Children, Houghton Mifflin Company, Boston 1990 [trad. it., La vita spirituale dei bambini, Rizzoli, Milano 1992].
    3 www.childspirituality.org/conference/definition.htm (consultato il 2 maggio 2007). Si veda il volume di D. RATCLIFF (ed.), Children's Spirituality. Christian Perspectives, Research, and Application, Wipf & Stock Publishers, Eugene/OR 2004.
    4 M.T. BUNGE (ed.), The Child in Christian Thought, Eerdmans, Grand Rapids/MI - Cambridge/UK 2001; D.H. JENSEN, Graced Vulnerability. A Theology of Childhood, The Pilgrim Press, Cleveland 2005; J.A. MERCER, Welcoming Children. A Practical Theology of Childhood, Chalice Press, St. Louis/MI 2005; B.J. MILLERMCLEMORE, Let the Children Come. Reimagining Childhood from a Christian Perspective, Jossey-Bass, San Francisco/CA 2003.
    5 S. MAY - B. POSTERSKI - C. STONEHOUSE - L. CANNELL, Children Matter. Celebrating Their Place in the Church, Family, and Community, Eerdmans, Grand Rapids/MI 2005; B. STÀDTLER-MACH, Kinderseelsorge. Seelsorge mit Kindern und ihre pastoralpsychologische Bedeutung, Vandenhoeck & Ruprecht, Gòttingen 2004. Si veda anche l'intero n. 6 della rivista tedesca Wege zum Menschen 58 (2006) sull'assistenza pastorale ai bambini negli ospedali.
    6 Per un approccio multidisciplinare e multireligioso, cf. E. ROEHLKEPARTAIN et all. (edd.), The Handbook of Spiritual Development in Childhood and Adolescence, Sage Publications, Thousand Oaks/CA 2006. Per una panoramica della letteratura sull'educazione alla spiritualità per i bambini, si veda K.-M. YUST et all. (edd.), Nurturing Child and Adolescent Spirituality. Perspectives from the World's Religious Tradítions, Rowman & Littlefield, Lanham 2006.
    7 Cf., per es., S. KLEIN, Gottesbilder von Mädchen. Bilder und Gespräche als Zugange zur kindlichen religiösen Vorstellungswelt, Kohlhammer, Stuttgart 2000; S. EcKERLE et all., Gott der Kinder. Ein Forschungsprojekt zu Bildern und Gottesvorstellungen von Kindern, Lit Verlag, Miinster 2001; G. BUTTNER - J. THIERFELDER (edd.), Trug Jesus Sandalen? Kinder und Jugendliche sehen Jesus Christus, Vandenhoeck
    Ruprecht, Giittingen 2001.
    8 E. MARTENS, Kinderphilosophie und Kindertheologie – FamilienMinlichkeiten, in A.A. BUCHER et all. (edd.), «Kirchen sind ziemlich christlich». Erlebnisse und Deutungen von Kindern, Calwer, Stuttgart 2005, 12-28, qui 19.
    9 C. JENKS, Childhood, Routledge, London - New York 1996, 36. Si veda anche B. VANOBBERGEN, Geen kinderspel. Een pedagogische analyse van de vertogen over de commercialisering van de leefwereld van kinderen, Academia Press, Gent 2003, 84s. Si veda inoltre M.-S. HONIG, Entwurf einer Theorie der Kindheit, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1999.
    10 K. RAHNER, Ideas for a Theology of Childhood, in ID., Theological Investigations, VIII: Further Theology of the Scriptural Life – 2, Darton, Longman & Todd, London 1971, 33-50, qui 36 e 40 [orig. ted., Gedanken zu einer Theologie der Kindheit, in ID., Schriften zur Theologie, VII: Zur Theologie des geistlichen Lebens, Benziger Verlag, Einsiedeln 1%6, 313-329; trad. it., Pensieri per una teologia dell'infanzia, in ID., Nuovi saggi, II: Saggi di spiritualità, Edizioni Paoline, Roma 1968, 395-416, qui 399 e 4041. Si veda anche M.A. HINSDALE, "Infinite Openness to the Infinite". Karl Rahner's Contribution to Modern Catholic Thought on the Child, in BUNGE (ed.), The Child in Christian Thought, cit., 406-445, qui 424.
    11 A.A. BUCHER et all. (edd.), Mittendrin ist Gott, Calwer, Stuttgart 2002; ID. et all. (edd.), Im Himmelreich ist kein Sauer. Kinder als Exegeten, Calwer, Stuttgart 2003; ID. et all. (edd.), Zeit ist immer da. Kinder erleben Hoch-Zeiten und Fest-Tage, Calwer, Stuttgart 2004; ID. et all. (edd.), «Kirchen sind ziemlich christlich», cit.; ID. et all. (edd.), Vielleicht hat Gott uns Kindern den Verstand gegeben, Calwer, Stuttgart 2006; G. BÚTINER, How Theologising with Children Can Work, in British Journal of Religious Education 29/2 (2007) 127-139. Cf. anche E.W. LINDNER, Children as Theologians, in P.B. PUFALL - R.P. UNSWORTH (edd.), Rethinking Childhood, Rutgers University Press, New Brunswick 2004, 54-68.
    12 Cf., tra gli altri, G.B. MATTHEWS, Philosophy and the Young Child, Harvard University Press, Cambridge/MA 1980 [trad. it., La filosofia e il bambino, A. Armando, Roma 1981]; ID., The Philosophy of Childhood, Harvard University Press, Cambridge/MA 1994.
    13 RAHNER, Ideas for a Theology of Childhood, cit., 41s. [trad. it. cit., 406s.1. Si veda anche HINSDALE, "Infinite Openness to the Infinite", cit., 427.
    14 Cf., J. ASTLEY, The Role of the Family in the Formation and Criticism of Faith, in S.C. BARTON (edd.), The Family in Theological Perspective, Clark, Edinburgh 1996, 187-202, qui 196; C. KAHLER, "Wenn ihr nicht werdet wie Kinder...". Kindsein als Metapher im Neuen Testament, in R. Lux (ed.), Schau auf die Kleinen... Das Kind in Religion, Kirche und Gesellschaft, Evangelische Verlagsanstalt, Leipzig 2002, 102- 117.
    15 B.J. MILLER-MCLEMORE, Foreword, in JENSEN, Graced Vulnerability, cit., VII-X.
    16 MERCER, Welcoming Children, cit., 52.
    17 MILLER-MCLEMORE, Let the Children Come, cit., 158.
    18 Cf. anche B. PORZELT, Impuls zu "Die Lebenssituation junger Erwachsener als Herausforderungen für Theologie und Kirche", in M. JAGGLE et all., Praktische Theologie in religiàs neuen Zeiten. Auseinandersetzung mit ausgewählten Herausforderungen der Gegenwart. Erhöffnung des Institutes far Praktische Theologie KatholischTheologische Fakulteit. Tagungsmappe zum Fachsymposium 8. Mai 2007, Wien 2007.
    19 Su questo argomento si veda B.J. MILLER-MCLEMORE, Children's Voices, Religious Experience, and Mature Faith, in A. DILLEN - D. POLLEFEYT (edd.), Children's Voices. Children's Perspectives in Ethics, Theology and Religious Education, Peeters, Leuven 2008 (di prossima uscita).
    20 I. CORNU – D. POLLEFEYT, Religieus opvoeden tussen openheid en geslotenheid. Bijbels geloof in een babelse wereld, in D. POLLEFEYT (ed.), Leren aan de werkelijkheid. Geloofscommunicatie in een wereld van verschil, Acco, Leuven - Leusden 2003, 45-65.
    21 MERCER, Welcoming Children, cit., 240.

    (da Concilium 5/2007, pp. 76-90)


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