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    Scheda pastorale "La responsabilità. La scelta del bene e del male"



    A cura di Giuseppe Morante

    (NPG 1999-02-41)


    La riflessione sul peccato originale, sulla coscienza morale e sull’obbedienza alla legge divina, deve portare i credenti:
    * ad una necessaria revisione della propria fede, per riorganizzare, sulle nuove basi acquisite, la propria coscienza personale come laboratorio di scelte di vita cristiana;
    * ad un attivo coinvolgimento nella celebrazione dei riti liturgici che, specie durante il tempo di quaresima, permettono di ripercorrere simbolicamente la strada che porta dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio;
    * alla stimolazione di una testimonianza concreta nel quotidiano, dei valori creduti e celebrati, sia a livello personale che comunitario.

    Per la riflessione catechistica

    La conseguenza del peccato originale risalta dalla vulnerabilità dell’uomo e dalla sua incapacità radicale di fare delle scelte in ordine alla «dipendenza da Dio», di cui i credenti sono invitati a prendere coscientemente visione:
    * la «liberazione» viene come forza che aiuta a resistere di fronte alla paura di lasciarsi dirottare (è radicata in noi questa certezza?), come speranza in una Parola che garantisce che la sorte dell’uomo è invulnerabile (sappiamo valorizzare questa forza per vincere il peccato?), perché il suo significato definitivo è nelle mani di Dio (abbiamo questa fiducia, nonostante tutto?);
    * la forza che viene dal Cristo permette di superare le tentazioni (cioè la possibilità di negare Dio) e di sciogliere il dubbio (cioè il pericolo di non fidarsi di Dio). Verificare a chi si ricorre nella tentazione e nel dubbio;
    * Dio ha liberato l’uomo dal peccato: ma si tratta di una libertà scomoda, che esige lotta per resistere alla tentazione, coerenza nelle scelte per continuare, rinuncie per un’ascesi, tensione continua verso il traguardo. Per queste difficoltà il credente è tentato di contestare Dio... (perché non interviene? perché non ci dà una libertà più tranquillizzante? perché non ci dà un segno della sua presenza?);
    * l’inserimento in Cristo venuto a vincere la paura – generata dalla vulnerabilità umana – che permetteva a Satana di schiavizzare l’umanità, permette il pieno inserimento del credente nel progetto di Dio. Ne abbiamo piena coscienza?

    Per la celebrazione

    La liturgia, con l’ascolto della Parola di Dio e con la celebrazione dei riti sacramentali, naturalmente porta i credenti a confrontarsi nella fede davanti alla legge di Dio; a formarsi la coscienza del peccato; ad avviare la richiesta di perdono nella piena responsabilità morale e come esercizio della propria maturità di fede. L’atteggiamento della conversione significa prima di tutto la coscienza realistica e matura del peccato che è il risvolto negativo di una coscienza morale vigile e delicata.
    In questa prospettiva, le indicazioni che seguono devono tradursi in chiare monizioni durante le celebrazioni quaresimali, precedentemente ben preparate e capaci di coinvolgere tutti nella partecipazione e nella condivisione.
    La fede «celebrata»:
    * aiuta il credente a vivere la coscienza del peccato, non nella disperazione della solitudine, ma nella serena certezza del perdono e in una inesauribile possibilità di ripresa;
    * porta alla libera e profonda decisione di ri-orientare la totalità della persona al bene e a Dio, come scelta di anti-peccato. Questa lotta contro il peccato include anche quella forma di onesto riconoscimento della propria colpa che è la confessione dei peccati;
    * invita a credere che colui che fu dato in potere alla morte come conseguenza del peccato ora è vivo per sempre presso Dio e presso noi, perché il regno è già inaugurato e le sue forze sono operanti nel mondo, nonostante il male che pure esiste. La spiegazione della presenza del male risiede nella responsabilità degli uomini...;
    * fa sperimentare che ci è dato lo Spirito come forza per giudicare le vere sorgenti del male del mondo e per lavorare con vigilanza alla sua liberazione con la capacità di guardare, in tutto il suo realismo, la sofferenza degli uomini e di assumerne il peso tragico di responsabilità;
    * aiuta a comprendere che Dio resta l’avvenire assoluto dell’uomo e del suo mondo; il che significa che ogni progetto di liberazione è sempre inadeguato rispetto alle dimensioni della liberazione che in Dio è possibile;
    * fa immedesimare nella «Penitenza» ed «Eucaristia» che sono i momenti celebrativi fondamentali che permettono di sperimentare la liberazione del male come rifiuto del progetto di Dio nella nostra vita...

    Per la testimonianza

    L’esperienza del perdono e della liberazione dal peccato e dalle tentazioni, come la celebrazione dell’amore di Dio per vincere la vulnerabilità umana... devono portare a collegare questi valori con la vita di fede, nella fraternità che si deve imporre come ideale di una civiltà fondata sul vangelo. Le indicazioni operative a cui vanno orientati i credenti camminano verso l’acquisizione di questi atteggiamenti operativi:
    * lavorare per il passaggio da strutture gerarchiche rigide e spersonalizzanti, a forme di compartecipazione sempre più diretta, democratica, condividendo le comuni responsabilità;
    * affermare con i fatti il rifiuto di ogni forma di colonialismo e favorire l’acquisizione di una solidarietà universale con gli oppressi che lottano per la liberazione;
    * promuovere il superamento di ogni autoritarismo o paternalismo che porta a ridurre il «tu» a strumento;
    * vivere la fraternità come «conversione quaresimale continua» che permette di passare dal cameratismo all’amicizia, dalla collaborazione alla fedeltà nel medesimo servizio;
    * recuperare la forza della vita liberata attraverso le opere della penitenza quaresimale e penitenziale.


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