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    I giovani e il sacro

    Serena Ferri



    Il rapporto tra il sacro e i giovani è una questione molto importante, della quale oggi si parla poco o non si parla proprio. È un rapporto che, con il passare del tempo, sta diventando sempre più complicato. C'è proprio un'indifferenza da parte di molti giovani verso la fede. Siamo increduli di fronte a cose astratte, siamo una generazione che vive di cose solo concrete. Questo può essere dovuto anche alle famiglie che, rispetto a quanto accadeva in passato, non trasmettono più la fede. La religione oggi ha quindi un ruolo diverso rispetto al passato. Se in passato l'educazione religiosa faceva parte del percorso d'istruzione e di crescita dei ragazzi, oggi ciò è meno evidente.
    La maggior parte dei ragazzi si definisce ateo-agnostica, atea perché non crede nell'esistenza di Dio e agnostica perché ritiene che quest'esistenza di un Dio sia non conosciuta e non possa essere dimostrata. Vent'anni fa i giovani che si dichiaravano ateo-agnostici in Italia non superavano il 10-15%, mentre oggi sono circa il 30% dei casi. Ci sono altri che, pur affermando di seguire una fede religiosa o cattolica, vivono di fatto «come se Dio non ci fosse» o trovano rifugio nella fede solo occasionalmente.
    Alcuni giovani, ma anche adulti, sono cattolici solo perché sono stati battezzati da piccoli, come tradizione, ma, molto probabilmente, non si sono mai posti davvero delle domande sull'aldilà o il senso della vita. Pochi, secondo me, si sono posti seriamente il problema di cosa significhi credere in Dio, del perché lo si faccia e di cosa, o chi, sia Dio stesso. Forse le famiglie cattoliche sono più distanti dalla religione rispetto alle famiglie islamiche o di altre religioni.
    Ci sono anche giovani che si definiscono cattolici ma che bestemmiano ogni tre per due e questa secondo me è proprio mancanza di rispetto verso la fede cattolica che tu stesso hai deciso di seguire e soprattutto è una mancanza di rispetto verso te stesso perché decidere di praticare una fede religiosa è un impegno che va rispettato. I giovani che rientrano nella categoria dei «credenti convinti e attivi» sono veramente pochi e non superano il 15%. Per quanto riguarda poi le nostre scelte, sin da bambini possiamo essere influenzati dall'ambiente in cui viviamo e dalle persone che ci circondano.
    Secondo me, quando diventiamo responsabili di noi, siamo in grado di scegliere cosa sia meglio e a cosa ci sentiamo più vicini. Poter essere liberi di scegliere con consapevolezza la religione da praticare è la cosa più importante. È fondamentale non farsi condizionare dal pensiero altrui e non vergognarsi della scelta che prenderai. Purtroppo oggi non è così. Molti ragazzi provano vergogna o addirittura possono essere presi in giro se preferiscono andare, ad esempio, alla messa della domenica mattina invece di andare a vedere una partita di calcio. Secondo me tutto questo è follia. È follia il fatto che, per alcune persone, ognuno di noi non possa avere interessi diversi, ma non sanno che sono proprio questi interessi che rendono unico un individuo. È follia il fatto di non sentirsi liberi di far qualcosa per paura del giudizio o delle azioni altrui. E impensabile il fatto che qualcuno si possa rivoltare contro di te solo perché tu stai facendo quello che piace a te e non quello che piace a lui. Ripeto, tutto questo è pura follia. Fortunatamente ci sono che persone che non credono, ma che sono aperte al dialogo. Mettere idee contrastanti a confronto è bello ed utile perché puoi imparare cose nuove di cui prima non eri a conoscenza e che magari ti possono far cambiare idea sulla tua posizione presa precedentemente o possono rassicurarti sulla scelta che tu stesso hai preso. Inoltre, durante il percorso dei nostri studi, noi giovani possiamo essere influenzati dal pensiero di figure importanti. II filosofo Feuerbach mette in discussione l'esistenza della religione e il rapporto dell'uomo con essa. Secondo il suo pensiero l'uomo proietta al di fuori di sé delle sue qualità, come la giustizia o la creatività, e le colloca in una potenza estranea che poi finisce per dominarlo. Questa potenza estranea è proprio Dio. Dio è il prodotto dell'uomo e non viceversa. La religione ha quindi avuto origine da noi. Questa concezione, come tante altre, può condizionare il pensiero di molti giovani portandoli a riflettere e a chiedersi se effettivamente la religione abbia origine da noi o se noi abbiamo avuto origine dalla religione.
    Per me avere fede significa avere la forza di attraversare momenti difficili sapendo che non siamo soli, ma c'è sempre Dio che ci guida e ci indica la strada giusta. Molti pensano che Dio ti debba per forza aiutare attraverso le tue preghiere. Se non ottieni l'aiuto di Dio pregando, tu smetti di credere in Dio e nella sua esistenza. Questo è il ragionamento di molti e secondo me è sbagliato dal momento che tu non devi cercare l'aiuto di Dio solo occasionalmente, ma in ogni momento della tua vita Lui è con te. Nei momenti in cui tu sei felice, è anche merito suo.
    Da piccola mi hanno insegnato che la fede è l'esperienza di essere amati da qualcuno e che quel qualcuno è proprio Dio, Colui che ha bisogno della tua felicità per essere felice. All'inizio non ho creduto molto a queste parole, mi sembrava surreale il fatto di poter essere amata da qualcuno che neanche mi conosceva.
    Io sono stata battezzata, ho fatto la prima comunione, la cresima e per un po' di tempo anche il dopo-cresima. Mi ricordo che a catechismo non andavo con tanta voglia perché ero una bambina molto introversa. Prima frequentavo di più la Chiesa; ora ci vado quando ci sono feste importanti come il Natale o la Pasqua. lo credo in Dio, però riconosco il fatto di poter fare di più.
    Molto probabilmente rientro nella categoria di coloro che dicono «Io credo, ma non vado quasi mai in Chiesa». Ci sono persone che professano di essere credenti e che non sentono l'esigenza di andare in Chiesa per essere più vicini a Dio, ma basta loro fare una preghiera. La cosa più importante è portare rispetto verso la fede.


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