L'ombra del Padre

giuseppe

«Non poteva stare sdraiato. Si sedette. All’intorno c’era la notte fonda. Dalle stelle che brulicavano nel cielo scendeva un pulviscolo verde argento. Si era fatto molto freddo. Si sfregò con le mani le braccia intirizzite, si avvolse meglio che poté nella tunica, poiché non aveva preso con sé il mantello. Il sonno se ne era andato. Il pensiero lavorava febbrilmente.
Un segno per me…? Quale segno? Che cos’ha in comune la storia di una bisavola con quello che è toccato a me? Ho deciso di andarmene. Non trovo un’altra via di uscita. Non vedrò più Miriam. Non potrei vederla. Se la guardassi, non riuscirei a credere alla realtà. Bisogna essere pazzi per non ammettere la verità di ciò che dicono gli occhi e gli orecchi. Eppure… così debbo andarmene! Debbo fuggire! Ma se non ho fatto nulla di male? Perché debbo scappare come un vigliacco, che teme la punizione? Se fuggirò, questa fuga farà sì che tutti mi giudicheranno indegno. Ma soltanto così posso salvarla. Io non posso accusarla. Debbo rinunciare sia a lei che al mio buon nome...
- Non temere, prendila in casa tua…
Sentì quelle parole come se qualcuno le avesse pronunciate ad alta voce accanto a lui. Si guardò vivamente all’intorno. Ma niente intorno a lui era cambiato. Continuava la notte, argentea e gelida. Il chiarore delle stelle era tanto vivido, che vedeva tutto attorno a sé. Non c’era nessuno. Nei pressi era cresciuto soltanto un fiore bianco, dall’intenso profumo. Del resto poteva darsi che il fiore fosse serrato e che soltanto nell’oscurità avesse dischiuso i suoi petali?
Si raggomitolò cercando calore nel proprio corpo. Si addormentò di nuovo. Nel sonno il fiore crebbe, divenne enorme, si piegò su di lui. Disse:
- Accoglila in casa come tua moglie. Non è stato un uomo a portartela via… Egli stesso si è piegato su di lei. Colui che nascerà sarà il Redentore atteso da tutti. Proprio di lei e di Lui parlava il profeta. Giungerà per insegnare l’amore più grande. Non riuscirei neppure a dirti quanto Lui vi ami... Egli stesso ve lo dirà, genere umano. Egli stesso ve lo dimostrerà. Ma prima che ciò accada, la cosa deve rimanere celata. Questo Egli vuole, per non abbagliare con la sua luce. Non costringere. Desidera conquistarvi, come un ragazzo conquista colei che ama, travestendosi da mendicante e ponendo il suo cuore ai suoi piedi. Proprio tu dovresti comprenderlo...
Giuseppe stava sdraiato tutto tremante. Adesso non sapeva più se dormiva o se sentiva davvero quelle parole.
- È possibile?... – sussurrò.
Tutto questo è vero – gli parve di sentire. – Come Lo conoscete poco, pur avendo sperimentato tanto amore... Davvero non sapete fino ad ora chi Egli sia? Ascolta, Giuseppe, figlio di Davide e Acaz, di Ezechia e di Giacobbe. Egli ti chiede: vuoi tu, che hai fatto la rinuncia insieme a lei, rimanere presso di lei come l’ombra del Padre...? Acconsenti?
Giuseppe sedette di nuovo. Il profumo del fiore si spandeva verso di lui nell’oscurità. Sul suo capo scintillavano le stelle. Il silenzio regnava. Si passò le dita sul viso, come ad assicurarsi che non avesse cambiato la sua forma.
- Ci riuscirò? – sussurrò. – La amo tanto...
- Prendila in casa tua...
Le ultime parole risonarono nel silenzio. Quando si levò in piedi, non vide più il fiore.
Strinse le mani al viso. Aveva pregato tante volte nella vita: Rivelami, Signore, la Tua volontà, indicami quel che devo fare. Attenderò paziente il tuo comando... Aveva atteso tanti anni. Gli pareva di sapere che cosa stesse aspettando. Quello che attendeva era giunto. Ma al contempo aveva superato le sue aspettative. Si trovava al cospetto di qualcosa di così enorme, che gli pareva che quell’enormità lo schiacciasse. Lo prese il timore. Ma in quello sbigottimento una cosa sapeva: c’era la felicità di poter tornare da Miriam.
Scosse con forza il capo, come se volesse, con questo movimento, allontanare da sé tutte le recriminazioni umane.
In qualche punto in lontananza, sulla cima lucente dell’Hermon, si era lacerata la cortina della notte. Una striscia di luce era comparsa al di sopra del merletto formato dalla cima.
Aprì le braccia e pregò: Oh Signore, non distogliere da me il Tuo volto. Sii benevolo e misericordioso verso la mia ottusità. Adesso so che cosa mi hai ordinato di attendere. Chi mai sono io, per osare ribellarmi? Poiché Tu esigi che io abbia una moglie che non sarà mia moglie, e un figlio per il quale dovrò essere padre, anche se padre non sono, che accada conformemente alla Tua volontà. che sia come tu vuoi. Sostienimi, se la mia intelligenza e la mia volontà si indeboliranno. Accogli la mia decisione oggi, che mi hai donato la forza...
In faccia al giorno che schiariva si erse come Giosuè alle soglie della Terra Promessa e come quello mormorò l’antica preghiera:
- Accolgo il peso del Tuo Regno, Signore nostro…».

(Da L’ombra del padre – Il romanzo di Giuseppe di Jan Dobraczynski, cap. 17)

Loreto, papa Francesco

e il Sinodo dei giovani

Intervista a mons. Fabio Dal Cin,
arcivescovo prelato di Loreto

a cura di Gianfranco Venturi *

loreto

Il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione, papa Francesco verrà a Loreto; qui firmerà la lettera che accompagnerà il documento elaborato nel Sinodo dei giovani: perché questa scelta?
Una prima motivazione è da ricercare nel fatto del posto particolare che Maria occupa nella spiritualità di Papa Francesco, acquisita fin da bambino sulle ginocchia della nonna, e poi fondata teologicamente nei suoi studi; la manifesta nei suoi molti discorsi, omelie, dialoghi, gesti.... In tutti i suoi viaggi non manca mai di far visita ai vari santuari che incontra nel suo pellegrinare; sembra che gli sia congeniale “una spiritualità del pellegrino” che, come gli antichi pellegrini, si reca in visita ai luoghi dove Maria è apparsa o ha parlato, per pregarla, affidarle le persone care e ricordare ciò che disse al suo Gesù a Cana: “non hanno più vino”. Egli mi ha manifestato da tempo che era suo desiderio di venire a Loreto in pellegrinaggio, senza clamore, ricevimenti, soprattutto per pregare, ma anche mosso da altri particolari motivazioni.

Quali potrebbero essere queste motivazioni?
Penso che siano varie. Per prima cosa, dobbiamo tenere presente che nel santuario di Loreto, secondo una plurisecolare tradizione e oggi confermata da alcune ricerche archeologiche, è custodita la casa della Madonna. Perciò qui Maria non è apparsa, ma ha vissuto: è stata bambina, giovane, fidanzata, sposa; è diventata la Madre di Gesù, il salvatore, come le ha annunciato l’angelo; proprio per questa maternità lei è diventata la madre di tutti gli uomini. Ogni uomo, quando viene a Loreto e entra nella casa di Maria, viene a casa sua, a casa della Madre, non è un estraneo. Anche il papa, venendo a Loreto, viene a casa di sua madre. Come quando si va a casa della mamma, papa Francesco si raccoglierà in dialogo con Maria, le parlerà di sé, di ciò che lo preoccupa, le domanderà consiglio per poter discernere ciò che ancora il Signore vuole da lui, per il bene della Chiesa... E come quando si va a casa della mamma non si va a mani vuote, così egli porterà una rosa, ma anche il frutto del lavoro fatto con i giovani durante il Sinodo: il documento del Sinodo

Ma perché Francesco ha scelto di venire a Loreto proprio il giorno dell’Annunciazione?
Penso che non ci sia giorno più adatto. È il giorno in cui Maria ha avuto qui la visita dell’angelo che le ha rivelato il progetto di Dio e la chiamava a divenire madre, la madre di Gesù, il salvatore; in lui, è divenuta anche madre di ognuno di noi. È il mistero dell’Annunciazione, l’inizio di un nuovo corso della storia, la grande festa del santuario della Santa Casa.
Questo evento della vocazione di Maria è stato alla base di tutta la riflessione fatta nel sinodo dei giovani, si è parlato della scoperta del progetto Dio su ciascuno di noi, del necessario lavoro di discernimento per arrivare a formulare il proprio sì a Dio, sempre accompagnati dalla presenza vigile e amorosa di Maria. Proprio sigillare il documento sinodale in questa casa di Maria, lo trasforma da documento e ricordo cartaceo in una memoria viva, in un evento sempre attuale. Qui ciascuno può venire e rivivere il mistero dell’Annunciazione. Loreto diventa non uno dei tanti santuari mariani, ma il luogo dove ciascuno vive nel suo oggi il mistero dell’Annunciazione, della sua chiamata personale, del travaglio del discernimento, del coraggio nel dare il proprio assenso al progetto di Dio per ciascuno di noi. Qui possono venire i giovani, i fidanzati, gli sposi, le mamme, gli anziani, i malati, i poveri, ognuno con la propria umanità, per fare chiarezza dentro di sé, della particolare chiamata, invitati alla gioia, e sentirsi dire come a Maria: “Non temere: nulla è impossibile a Dio”.

Prima e durante il Sinodo papa Francesco ha ripetuto che il sinodo è per e di tutti i giovani, nessuno escluso, anche gli agnostici, quelli che non vanno mai in chiesa, gli atei. Loreto è la casa di tutti?
Loreto è la casa della Madre e la mamma non dimentica nessuno dei suoi figli, a tutti ha qualcosa da dire, segue tutti, sa piangere quando qualcuno si comporta male o si allontana, gode quando rientrano, per tutti ha una piccola sorpresa. Dirò di più, forse sembrerà strano. Loreto è la casa anche dei mussulmani. Il papa ha notato che per 34 volte il nome di Maria viene citato nel Corano; lei è “madre del profeta Gesù”; “a me viene quasi da sospettare – disse papa Francesco - che se un giorno il mondo tornerà unito, l’unità sarà nel nome di Maria. C'è quella bellissima pratica, il primo giorno dell’anno, di affidare l’anno a Maria. C'è gente che non crede a suo Figlio però crede nella Madre. ... Il vescovo di un Paese africano, dove vivono in pace cristiani e musulmani, mi raccontava che nell’anno del Giubileo della Misericordia c’era tutto il giorno la coda per entrare nella cattedrale. Quando la gente entrava, alcuni si accostavano ai confessionali, altri si mettevano a pregare, ma la maggioranza andava davanti all’altare della Madonna: ed erano i musulmani. E il vescovo ha chiesto tante volte: «Ma perché voi venite qui?». E loro: «Il Giubileo è anche per noi». Andavano dalla Madonna perché Maria è vicina al popolo musulmano”. Forse il futuro ci riserverà di vedere anche i mussulmani, le mamme incinte o con i loro bambini a pregare nella Santa casa

Fino a questo momento abbiamo parlato di un venire a Loreto, di entrare nella Santa Casa, nel mistero che essa racchiude, ma poi? Papa Francesco già nel suo primo viaggio per la GMG di Rio, “invitava ad uscire dalle sacrestie”. Loreto diventerà il luogo dove si studierà il documento postsinodale, un luogo di convegni per approfondirne i contenuti, o anche il luogo per sentire l’esigenza di uscire, andare in questo mondo, diventare missionari?
Penso che chi entra nella Santa Casa, chi entra nel mistero dell’Annunciazione senta anche un’intima urgenza di uscire, di andare, di mettere in atto delle iniziative appropriare. Al riguardo, il Santo Padre ha voluto rilanciare il Centro Giovanni Paolo II, in continuità con l’ispirazione del suo santo Predecessore, perché questo luogo diventi concreta attuazione del documento post sinodale. Luogo animato da una comunità stabile di educatori dove ogni giovane dell’Italia e del mondo che viene a Loreto possa sentirsi accolto, accompagnato e aiutato a discernere il progetto di Dio le lui. Si tratta di formare coscienze libere e responsabili, consapevoli del mandato ad essere missionari, e cioè di:
• rivolgersi a tutti quelli che incontrano nei vari ambienti (università, ambienti di lavoro, sport, …., di religioni diverse, giovani in difficoltà o crisi esistenziali… )
• per annunciare il vangelo, che non vuol dire - come ripete spesso il papa - insegnare il catechismo e fare da maestri, ma come è avvenuto nel sinodo: ascoltare prima che parlare, interrogarsi vicendevolmente, dialogare con profondo rispetto dell’altro, delle sue idee o modi di vivere, senza rinunciare alla propria identità cristiana; anzi di poterla ravvivare e umilmente condividere per crescere in umanità, anche nelle diversità (non proselitismo);
• per testimoniare con la vita la propria identità, la gioia del proprio personale incontro con Gesù Risorto e del camminare insieme costruendo insieme il futuro;
• mantenendo il quotidiano ascolto della Parola e la preghiera personale e comunitaria;
• ed infine mettendo in conto l’insuccesso, il rifiuto, l’ostilità… la croce, anche da parte dei propri amici, senza mai perdere la speranza, perché solo il seme che muore porta frutto.

* Sacerdote salesiano, ha pubblicato tre volumi sui temi del sinodo (“Voi siete artigiani di Futuro”, “La fede il cuore di tutto”, “Scoprite il progetto di Dio per voi”), dove sono raccolti vari interventi del papa.
In questa intervista approfondisce i temi e le motivazioni che possono essere alla base della visita del papa a Loreto.

Nella sua volontà

è nostra pace

II domenica di Quaresima (C)

a cura di Franco Galeone *

Trasfjpg

1. La domenica “della trasfigurazione”. Quando si intraprende un cammino, occorre sapere bene dove si vuole arrivare, cosa ci aspetta. All’inizio del cammino che ci porterà alla Pasqua, la chiesa ci fa celebrare quel preludio alla risurrezione, che è la trasfigurazione. La chiesa, madre e maestra, dopo averci invitati a camminare nel deserto, a seguire Cristo, ci propone la risurrezione. Un suo anticipo è la trasfigurazione. Ci sono brani del Vangelo che mettono buon umore. La pagina del Vangelo di oggi è una di queste. Il riferimento è al comportamento degli apostoli, di Pietro in modo particolare. È proprio quel loro non capire niente che mette allegria. Anche noi somigliamo a quei poveri uomini, che, quando qualcosa sembra andare bene, vorrebbero che continuasse per sempre, che hanno sonno, che non sanno quello che dicono, che sgranano gli occhi di fronte alla gloria del loro Maestro, come Pinocchio davanti a Mangiafuoco. Anche noi siamo così: pronti all’entusiasmo come alla paura; vorremmo che i nostri istanti di gioia fossero eterni, che la vita si fermasse in una specie di limbo, senza più turbamenti. Anche noi, basta una nube, e giù nella tristezza. Di fronte alla grandezza e al mistero di Dio siamo creature buffe e fragili. Ridicolissimo eroe, direbbe Pascal! Ma non c’è da scoraggiarci: Dio sa come siamo fatti, perché ci ha fatti lui, ed è padre.

NPG: Invito

all'abbonamento e  

programmazione 2019 


Con il numero di dicembre gli abbonati riceveranno il ccp con l'invito al rinnovo dell'abbonamento
Confidiamo nella loro amicizia, per poter continuare con un servizio sempre più competente e ricco.
Lo stesso proponiamo anche ai visitatori di questo sito, che possono fin d'ora usufruire GRATUITAMENTE di quanto offerto on line per il loro lavoro pastorale o studio.
Una cortese proposta: perché non "regalare" o suggerire il regalo dell'abbonamento ad amici possibilmente interessati? È certamente un regalo duraturo, intelligente, utile... A buon intenditor...

Qui sotto la programmazione per il prossimo anno con i dati utili... con l'impegno di proseguire sui sentieri indicati dal Sinodo appena concluso...

IV NPG novembre 2018

* * * * *

AL CINEMA DAL 21 MARZO 2018

La mia seconda volta

Simone Riccioni racconta del suo nuovo film

simone
Simone Riccioni è un ex allievo della scuola e dell’oratorio salesiano di Macerata. Grazie ai salesiani è stato “spinto” sul palcoscenico. Dalle recite scolastiche, ai musical con l’oratorio, per poi arrivare al grande schermo. Ha già scritto e prodotto “Come saltano i pesci” e “Tiro libero”. Molte delle scene di quest’ultimo film sono state girate dentro l’opera salesiana di Macerata e ha visto la partecipazione di don Salvatore Policino, uno dei salesiani della Casa.
Con “La mia seconda volta”, vuole raccontare, ancora una volta in chiave educativa, una piaga diffusa nel mondo giovanile: la droga. Lo fa traendo spunto da una storia vera di una sua carissima amica che ha combattuto questa dipendenza, abbandonandola solo dopo aver rischiato la vita, salvata poi grazie alla donazione di un organo.
La mia seconda volta è un film sull’importanza delle scelte. Ogni giorno, vivendo, ci troviamo di fronte a bivi, più o meno visibili, che ci costringono a scegliere: entrare o uscire, “sì” o “no”. Fa parte della quotidianità di ognuno di noi. Ci sono scelte difficili, quelle che necessitano di attenzione, di riflessione, di tempo. E ci sono quelle facili, immediate, a cui si risponde quasi senza pensarci perché “ci piacciono”. Scelte di testa e scelte di pancia, potremmo dire. Eppure il comune denominatore delle scelte, facili o difficili che siano, è la non-certezza della conseguenza.
Il film è quindi uno spunto di riflessione lasciato ai ragazzi e agli adulti, che non intende fare moralismi né lanciare insegnamenti a tutti i costi. Un quadro il più possibile oggettivo che ogni spettatore potrà guardare per formarsi una propria idea. Abbiamo chiesto a Simone di rispondere ad alcune nostre domande.

 

3P e NPG

PPP e NPG

 

Una sorpresa e una grande emozione

Mentre festeggiamo la memoria del martirio di Padre Pino Puglisi, un amico ci manda questa foto.

Il Beato ha tra le mani una copia di NOTE DI PASTORALE GIOVANILE, e certo non per circostanza...
Siamo andati a verificare nelle annate passate quale fosse il numero della rivista, e abbiamo trovato (da immagine e colore) che era il n. 3 del 1982, con un dossier sull'educazione alla preghiera e - tra le rubriche - il racconto di una esperienza di lotta al disagio giovanile a Foggia.

Qui di seguito il link di quel numero. Anche questo è un modo per un legame spirituale con questa luminosa figura di martire e testimone, di educatore e pastore.

http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2270:npg-marzo-1982&catid=327:npg-annata-1982&Itemid=207

 

 

COP Lettera pastorale Napolioni

Gesù per le strade vorrei te cantar,
Gesù, la tua vita al mondo annunciare vorrei,
solo tu sei la vita, la pace e l’amor,
Gesù per le strade vorrei te cantar!

Gesù, per le strade vorrei te lodar...

Gesù, per le strade vorrei te servir...

È un canto antico e giovanissimo, di chi scelse di vivere nel deserto e tra i poveri la comunione con Gesù, gridando il Vangelo con la vita, facendo la pastorale silenziosa e nascosta del giovane falegname di Nazareth. Come il Beato Charles de Foucauld, Carlo Carretto, i Piccoli Fratelli e le Piccole Sorelle di Gesù… Chiesa di Cremona, i tuoi giovani ti chiamano a cantare e camminare, così.
Il Sinodo dei giovani ci spinge, in avanti, con forza… come l’amore-carità di Cristo, che nel cuore degli uomini urge come esigenza insopprimibile (2Cor 5,14). Ci faccia “prendere il largo”, come ci chiedeva San Giovanni Paolo II all’inizio del millennio.

Sommario

Per ripartire
1 Per le strade... dei giovani
2 Per le strade... della fede
3 Per le strade... della Chiesa
4 Per le strade... dell’amore
5 Per le strade... della vita
6 Per le strade... del mondo
Almeno tre passi
Con le parole di Giovanni

Il testo PDF

Appunti per leggere la Lettera (dal sito PG della Diocesi)


Forza e debolezza

dei giovani

Etty Hillesum

 giovaniEtty

Siccome sono ancora tanto giovane, e ho la volontà indistruttibile di non lasciarmi metter sotto; e siccome ho la sensazione di poter contribuire anch'io a colmare le lacune recenti - e me ne sento la forza -, per tutti questi motivi io mi rendo appena conto di quanto poveri siamo diventati noi giovani, quanto siamo rimasti soli. O è ancora una forma di stordimento?
Il prof. Bonger è morto...
Lui è indimenticabile per me...
Mancavano poche ore alla capitolazione. Ed ecco la figura pesante, goffa, chiaramente riconoscibile di Bonger che se ne andava lungo l'IJsclub, occhiali azzurri su quella testa pesante e originale; guardava le nuvole che da lontano sovrastavano la città, provenienti dal porto delle petroliere dato alle fiamme. Non dimenticherò mai quella scena - quella figura goffa, con la testa di traverso, che guardava le nuvole di fumo in lontananza. In uno slancio spontaneo ero corsa fuori senza mantello, l'avevo raggiunto e gli avevo detto: buongiorno, professor Bonger, ho pensato molto a lei in questi ultimi giorni, l'accompagno un pezzetto.
E lui mi aveva guardata di traverso coi suoi occhiali azzurri e non aveva la minima idea di chi potessi essere, malgrado due esami e un anno di lezioni; ma in quei giorni c'era una familiarità così grande tra le persone, che avevo continuato a camminargli accanto. Non ricordo con precisione il nostro dialogo. Era il pomeriggio in cui tutti cercavano di fuggire in Inghilterra; gli avevo chiesto: crede che abbia senso fuggire? E lui: la gioventù deve rimanere qui. E io: crede che la democrazia finirà per vincere? E lui: vincerà di certo, ma alcune generazioni ne faranno le spese. E quel feroce Bonger era indifeso come un bambino, era quasi dolce; io avevo sentito il bisogno irresistibile di mettergli un braccio intorno alla vita e di guidarlo come un bambino - e così, col mio braccio intorno a lui, avevamo camminato lungo l'IJsclub. Sembrava affranto, era pieno di benevolenza. Tutta la sua passione e la sua virulenza si erano spente. Il cuore mi si gonfia quando penso a com'era quel giorno, il burbero delle nostre lezioni. E arrivati allo Jan Willem Brouwersplein lo avevo salutato, mi ero piantata davanti a lui e gli avevo preso una mano fra le mie, lui aveva chinato un po' il capo con tanta gentilezza, mi aveva guardata attraverso gli occhiali azzurri che gli nascondevano gli occhi e mi aveva detto, quasi con comica solennità: mi ha fatto piacere! E la prima cosa che avevo sentito la sera dopo, arrivando al corso di Becker, era stata: Bonger è morto! Io avevo replicato: non è possibile, gli ho parlato ieri sera alle sette. E Becker: allora lei è stata una delle ultime persone che gli hanno parlato. Alle otto si era sparato alla testa.
E dunque una delle sue ultime parole era stata per una studentessa sconosciuta, che lui aveva guardato con benevolenza attraverso un paio di occhiali azzurri: mi ha fatto piacere!
Bonger non è l'unico. È tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch'io. Restiamo senz'altro un po' impoveriti, ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non m'è entrato veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà; non si può vivere solo con le verità eterne: così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l'esterno come verso l'interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa. E ora leggo ancora qualcosa, e poi a dormire. Domani si lavora di nuovo, alla scienza, alla casa, e a me stessa; non si può trascurare nulla e non si può neppure prendersi troppo sul serio, buona notte.